lunedì 21 maggio 2007

Il settimo sigillo

Det Sjunde inseglet di Ingmar Bergman (1957) Con Max von Sydow, Gunnar Bioernstrand, Bengt Ekerot, Nilse Poppe, Bibi Andersson, Inga Gill, Maud Hansson, Inga Landgré, Gunnel Lindblom Musica: Erik Nordgren Fotografia: Gunnar Fischer (96 minuti) Rating IMDb: 8.4
Solimano
Quel pomeriggio non avevo compiti da fare, ma mi seccava starmene in casa, così decisi di andare al Piccolo Teatro, un cinema parrocchiale di Parma in cui il prete, piuttosto in anticipo sui tempi, chiudeva un occhio riguardo il giudizio morale attribuito ufficialmente ai film: tutti, tutti con riserva, sconsigliato, escluso. Così, oltre ai cartoni animati e ai western, si poteva vedere qualcosa d’altro. Non sapevo che film proiettassero, ma spesso si andava al cinema per far passare un’ora e mezzo, a qualcuno capitò di accorgersi dopo un quarto d’ora che quel film l’aveva già visto... altro che arte guida del ‘900! Vidi la locandina con un guerriero ed entrai contento, ignorando del tutto che esistesse un regista svedese che si chiamava Ingmar Bergman. Il cinema era piccolo e scomodo, non solo, ci si vedeva anche male se uno si sedeva davanti, perché lo schermo era troppo in basso. Mi sedetti davanti a tre altri ragazzi che più che di liceali avevano l’aria di apprendisti. In quel momento partì il film, con la scena che tutti ricordiamo, quella del cavaliere in riva al mare sulla spiaggia sassosa. Poi apparve il titolo, ed uno dei tre ragazzi disse a quello che sedeva dietro a me: “I tlàn miss a tè, el sigillo!”. L’hanno messo a te il sigillo... tutto perché ero alto di statura e dicevano che avevo la testa grossa - cosa del tutto infondata.
In quell’ora e mezzo fu come se avessi per la prima volta scoperto il cinema, fu una esperienza nuova e totale. Mi affascinarono tre personaggi: il cavaliere Antonius Block (Max von Sydow), lo scudiero (Gunnar Bioernstrand), e la teatrante Mia (Bibi Andersson). Dopo aver visto Il Settimo Sigillo divenni sfizioso nel frequentare i cinema, mi informavo prima e cercavo di formarmi un gusto mio. Ci furono vantaggi e svantaggi, perché ogni tanto intoppavo in filmetti massacranti, tanto brutti quanto sconosciuti, fino al record, stabilito diversi anni dopo, di vedere un film cecoslovacco non doppiato ma con sottotitoli in tedesco: accadde al mitico Obraz di Milano, che ora è tornato felicemente alla sua vera destinazione, quella di essere un garage.

Sul Settimo Sigillo, mi interessa dire una cosa che nella mia vita è stata importante: cambiai la preferenza, in origine rivolta al cavaliere, e la rivolsi allo scudiero, che tuttora sento più vicino al mio modo di vedere le cose, e se possibile, di agire su di esse. Il cavaliere oscilla fra fede ed incredulità, lo scudiero è completamente laico e come tale si comporta. Non vado addentro ai segreti pensieri di Bergman, ma avendo visto tante volte il film sono convinto che Bergman si rappresenti doppio, come cavaliere e come scudiero: due modi di essere, non solo religiosi e morali, che sente presenti in sé. Invece il mio apprezzamento di Bibi Andersson è rimasto intatto nel tempo, e mi capitava di essere deluso se in un film di Bergman lei non c’era. Ebbe la concorrenza di altre attrici, ma sulle donne di Bergman sarà il caso di tornarci. Ho letto oggi alcune recensioni del Settimo Sigillo fatte a caldo, quando il film uscì: c’è veramente da sorridere amaramente nel sentire l’aria concessiva e tollerante che certi critici noti riservarono a questo film di uno sconosciuto svedese. Per dire lo stato di grazia in cui si trovava basta ricordare che il Settimo Sigillo è stato girato in 35 giorni, e che nello stesso anno Bergman fece Il Posto delle Fragole. A parte i tre personaggi, che da allora si stamparono nella mia mente, in quell’ora e mezzo ce ne sono di cose memorabili: la Morte che sega la pianta su cui è salito l’attore, il gioco degli scacchi con sullo sfondo il carro ed i cavalli dei teatranti, l’arrivo dei flagellanti, la strega fanciulla, il viaggio notturno nel bosco, la scena finale della Morte che li conduce tutti in fila su per la collina, la vivacità sessuale della moglie del fabbro, infine quei pochi indimenticabili minuti in cui compare la moglie del cavaliere, che si gira stando vicino al camino acceso: Ulisse, dopo anni e anni, è tornato da Penelope, peccato che sia per poco. Ma il cavaliere Antonius Block è riuscito a distrarre la Morte, e la famiglia dei teatranti si salva andando via sul carro, Bibi Andersson compresa!

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo film l'ho visto una notte d'inverno, dietro il consiglio di un mio professore. Un film molto evocativo, suggestivo... bello! Quasi quasi mi risolvo la serata rivedendolo!

Solimano ha detto...

Beh, Lilith, se sei sopravvissuta ai consigli di un professore magari pieno di meta- e di -ismi, ti è andata bene. Credo che approfondire sia utile, ma di fronte ad un film come Il Settimo Sigillo, forse presentarsi indifesi è il sistema migliore per lasciarsene permeare. Poi si vede, si studia, si rivede, come no, ma un certo tipo di ingenuità di fronte al film fa gioco. Discorso pericoloso, ma l'arte cinematografica è fatta così: se non ti prende in quelle due ore, ciccia. Credo sia una forza, non una debolezza.

saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Un gran professore, che tra un termine forbito e una teoria ha saputo infilare motti di spirito ed espressioni romanesche. :)))
Sull'ingenuità sono d'accordo:a prescindere dagli sguardi critici, un film deve prendere "alla pancia" dello spettatore, anche.

Giuliano ha detto...

Bergman sul suo film più famoso:

- Nei suoi film, succede tutt'a un tratto che lei prenda lo spettatore e lo trascini dentro il soprannaturale.
«Quando si è artisti, quando si creano film, è molto importante non essere logici. Bisogna essere incoerenti. Se si è logici, la bellezza sfugge, scompare dalle tue opere. Dal punto di vista delle emozioni, bisogna essere illogici, è proibito non esserlo. Ma se si ha fiducia nelle proprie emozioni, allora si può essere del tutto incoerenti. Perché si ha il potere di cogliere le conseguenze delle emozioni che hai suscitato. Per sempre».
- Quali suoi film ama di più?
«Sicuramente "Persona". Poi “Il settimo sigillo": non è un granché ma ci sono affezionato perché ci ho investito tanto amore e immaginazione. Anche "Sussurri e grida" è un buon film... sì, ne sono orgoglioso. E poi "Luci d'inverno". Ecco. Sono tutti qui».
Olivier Assayas e Stig Björkman, tratto da «Conversazione con Bergman» Edizioni Lindau, 1994