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mercoledì 12 dicembre 2007

Il lavoro nel cinema: Voci lontane... sempre presenti

Distant Voices Still Lives, di Terence Davies (1988) Con Lorraine Ashbourne, Jean Boht, Carl Chase, Chris Darwin, Sally Davies, Frances Dell, Freda Dowie, Anne Dyson, Susan Flanagan, Marie Jelliman, Debi Jones, Matthew Long, Pete Postletwaite Musica: "There's a Man Goin'Round" (canta Jessye Norman), "Taking a Chance on Love (canta Ella Fitzgerald), "The Finger of Suspicion", "Oh, Mein Papa" Fotografia: William Diver, Patrick Duval (85 minuti) Rating IMDb: 7.4

Dedicato alle vittime della Thyssenkrupp

Nicola
La società inglese ha un fortissimo senso di classe e il cinema inglese rappresenta benissimo questo fatto. E' forse per questo che in Inghilterra non è di pochi registi sperimentali e politicizzati la rappresentazione della classe operaia: gli operai offrono buone storie come chiunque altro. [Nel cinema italiano, il ceto cinematografico più frequentato, oltre alle ovvie borghesia e nobiltà, che a far delle storie funzionano in ogni nazione, è il mondo contadino; il che dice tante cose sulla nostra recente modernità].
Così, in Inghilterra, un'opera d'arte fatta di memoria non deve oscillare con ampiezza tra il faubourg St. Germain e le località turistiche della Normandia, ma può anche essere tutta racchiusa nel breve tratto di spazio che porta da un appartamento popolare con tappezzeria giallo-ocra al pub di quartiere.
In questo film straordinariamente intenso, Terence Davies saccheggia la vita sua e della sua famiglia per mettere in scena una storia di famiglia che è anche un discorso sulla memoria. Memoria emotiva, intendo, e anche involontaria -come quella analizzata e messa in scena da Proust.
Il film oscilla tra due temi forti. Uno è il padre alcolizzato e violento con la famiglia, che picchia la moglie riempiendo d'odio e timore i figli. Il figlio maschio e le due figlie crescono comunque, con la madre che cerca di proteggerli da quello che vedono, ma crescono in qualche modo "storti".
L'altro tema sono le canzoni ascoltate alla radio, cantate al pub con gli amici o con un famigliare in casa: il film rasenta a tratti il genere musical. E non a caso: se tutte le esperienze sensibili secondarie (non visuali) sono accessibili alla scrittura, la narrazione cinematografica può rappresentare solo quelle uditive, che qui si stagliano contro una percezione visiva volutamente uniforme -virata verso colori caldi e scuri-, che rappresenta la relativa uniformità emotiva della memoria volontaria, legata al senso della vista.
La prima parte del film, girata due anni prima della seconda, racconta la famiglia col padre ancora vivo. Come in tutto il film, gli episodi si sussueguono non secondo il loro effettivo succedersi cronologico, ma come seguendo il richiamo casuale alla memoria, simile a quello che ci coglie prima d'andare a dormire, o quando passiamo un'ora a guardare fuori dal finestrino d'un treno. E in questo affollarsi di eventi grandi e piccoli, soprattutto piccoli, s'alternano le scene dell'abuso e l'allegria del ritrovarsi con gli amici e coi parenti al pub.
La seconda parte del film avviene dopo la morte del padre, con i figli che crescono, vanno a lavorare, si sposano, hanno i loro problemi -una figlia ha sposato a sua volta un uomo violento e possessivo- che sono legati sia alla modestia della loro condizione, che a vicende più personali. Il film va verso un finale cinematogaficamente dolce e cronologicamente amaro. L'ultima scena del film luminosamente riporta la bella festa di matrimonio del figlio maschio, allegra e piena di colore. Ma quando la vediamo, già sappiamo che di lì a poco Tony e il cognato, che gli aveva trovato lavoro, moriranno in un incidente in fabbrica, precipitando da un'alta impalcatura. Lo sappiamo perché, con una delle tante inversioni temporali, l'incidente, l'accorrere delle ambulanze e il pianto delle mogli li abbiamo già visti nelle scene immediatamente precedenti.
E così accade anche nelle nostre memorie dei morti, dove l'ultima immagine di raccapricciante dolore è quasi subito seguita dalla penultima immagine, felice e rassicurante.