Corps à coeur di Paul Vecchiali (1979) Sceneggiatura di Martine Macqueron, Paul Vecchiali Con Hélène Surgère, Nicolas Silberg, Béatrice Bruno, Myriam Mézières, Christine Murillo, Liza Braconnier, Emmanuel Lemoine, Louis Lyonnet. Madeleine Robinson Musica: Roland Vincent, Gabriel Fauré (Requiem op.48) Fotografia: Georges Strouvé (121 minuti) Rating IMDb: 6.9Solimano
Ci sono argomenti e
modi che è difficile portare nel cinema d’amore. Ne faccio alcuni esempi:
- parlare d’amore col linguaggio di Racine e di Corneille.
- costruire il film su una unica composizione musicale.
- l’amore fra un uomo di trent’anni ed una donna di cinquanta.
- l’amore fra un uomo che lavora con le mani ed una laureata.
- terminare il film tragicamente però anche col lieto fine.
Paul Vecchiali, artista ed uomo strano, è riuscito a perseguire a meraviglia questi cinque
modi in un film che pochi hanno visto,
Corps à coeur. Di quei pochi, molti sono entusiasti, io fra loro. Il film è ambientato in un quartiere suburbano di Parigi. Pierrot (Nicolas Silberg) fa il meccanico auto e non ha nessun problema a piacere alle ragazze, ce n’è una, Emma (Béatrice Bruno), che ha meno di diciott’anni e che gli è sempre fra i piedi, basterebbe che Pierrot alzasse un dito per prendersela, ma non lo fa perché le vuole bene, e la chiama
mucchietto d’ossa. Anche la moglie del proprietario dell’officina ha un debole per lui. Nel corso del film si scoprirà che il proprietario è silenziosamente innamorato da anni di Pierrot. Una sera, Pierrot va a un concerto - gli piace la musica classica - e vede per la prima volta Jeanne-Michèle (Hélène Surgère), una bionda di cinquant’anni che fa la farmacista. Pierrot si innamora e le prova tutte, dapprima con la furberia dell’uomo pratico di donne, poi in modo sempre più goffo ed esposto. Nel quartiere, tutti - e tutte - vogliono bene a Pierrot, si accorgono della situazione e fra loro ne parlano come se fosse una malattia, da cui sperano che Pierrot guarisca presto. Emma, amorosa, simpatica e sfacciata, glielo dice in faccia, a Pierrot, che a lei si confida, sempre senza mai alzare nemmeno mezzo dito. Dal concerto in poi, abbastanza spesso si sente la musica di Gabriel Fauré, il Requiem opera 48. Finisce che Pierrot si piazza sulla sua macchina parcheggiata nella strada della farmacia. Lì vive, lì sta, contornato di piante ornamentali che si è portato e che accuratamente innaffia. Sono tanti i curiosi a fare cerchio intorno a lui, in quei giorni - a qualche metro di distanza. Ogni tanto uno o l’altro si stacca dal gruppo, si avvicina a Pierrot, gli stringe la mano offrendogli la sua solidarietà e guardandolo negli occhi. Finché, credo al terzo giorno - è quello in cui succedono le cose - Pierrot cade a terra svenuto dalla fame e dal sonno. Lo trasportano a braccio nella farmacia (dove, se no?) e la farmacista gli dà quattro convinte sberle per farlo rinvenire. Pierrot prova anche ad andare sul mare del Nord, dove vive la sua amante storica che ora si è sposata ed ha un figlio, ci sta insieme per una notte, ma non serve, se ne torna in città. Mentre era assente, la farmacista gli ha scritto che vuole vederlo, Pierrot corre, e lei gli dice che ha tre mesi di vita e li vuole passare tutti con lui. Vanno in Provenza (Pierrot cede la sua quota nell’officina) e sono felici entrambi, giorno e notte, che vivono in carnalità piena e esibita. Una sera, decidono di festeggiare a cena in un bel locale, lei ci va per prima, tutta acchittata di sete, una signora di ottimo gusto, si capisce che è anche colta, lui arriva dopo un quarto d'ora, nella tuta da officina, però lavata e stirata di fresco. Le è sbalordita, comincia a ridere, passando subito al sorriso amoroso. Torneranno a Parigi, e tutto finirà, non dico come, non per la malattia. Il film termina tragicamente però c’è il lieto fine. Di fronte a una storia così le alternative sono in genere due: o la noia sbadigliante o il sorriso ghignante. Ho scoperto che ce n’è anche un’altra: la commozione fino alle lacrime felici. Metterò nei commenti due brani di francesi che la pensano come me, il secondo si chiude con un
à vos mouchoirs! Paul Vecchiali è un incosciente che ama il rischio per il rischio, qui c’è riuscito, ed anche in un altro suo film, ma un terzo non lo vedrò, per il calcolo delle probabilità non può che cadere, e senza rete. Questi due però mi bastano.