Visualizzazione post con etichetta C.S. Lewis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta C.S. Lewis. Mostra tutti i post

lunedì 1 settembre 2008

I luoghi del cinema: Narnia

The Chronicles of Narnia: Prince Caspian, di Andrew Adamson (2008) Dal libro di C.S. Lewis, Sceneggiatura di Andrew Adamson, Christopher Markus, Stephen McFeely Con Ben Barnes, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Sergio Castellitto, Peter Dinklage, Warwick Davis, Vincent Grass, Pierfrancesco Favino, Cornell John Musica: Harry Gregson-Williams Fotografia: Karl Walter Lindenlaub (144 minuti) Rating IMDb: 7.3

Annarita sul suo blog L'angolo di Annarita

Prendendo spunto dalla recente uscita nelle sale del secondo capitolo (in ordine cinematografico) della saga di Narnia, Il principe Caspian, vorrei mostrarvene le location perché i paesaggi sono di una bellezza spettacolare.

Ancora una volta, dopo l'epica esperienza de Il Signore degli Anelli, la Nuova Zelanda si rivela come il set naturale più adatto a questo tipo di produzioni fantastiche per il fascino della sua natura incontaminata.

È il caso della penisola di Coromandel, con i suoi oltre 400 chilometri di coste suggestive, e in particolare di Cathedral Cove, la bellissima spiaggia bianca con le rocce che compare all'inizio della seconda avventura dei fratelli Pevensie a Narnia, al loro ritorno nel mitico paese in cui l'età d'oro che avevano lasciato nella precedente avventura pare definitivamente tramontata sotto la tirannia della razza di origine umana dei Telmarini.

A nord ovest di Aukland i cupi alberi di Woodhill Forest sono diventati il temuto accampamento della Strega Bianca, colei che ha usurpato il potere di Aslan il leone e ha tenuto in scacco Narnia nella morsa di un gelido inverno senza fine nel primo episodio, Il leone, la strega e l'armadio.

Cave Stream Scenic Reserve vicino al fiume Brocken è un altro paesaggio abbondantemente usato per ricreare l'ambientazione di Narnia.

Elephant Rocks, vicino Oamaru nel distretto Waitaki del South Island si è trasformato nell'accampamento del leone Aslan.

Sulle rocce Purakaunui Bay l'ambientazione spettacolare nella quale è stato ricostruito con la computer graphic il favoloso castello di Cair paravel, in cui vivono durante la loro permanenza a Narnia i re e le regine.

Paradise (Glenorchy) vicino Queenstown è l'ambientazione di Narnia al ritorno della primavera.

Ma diverse parti dei film sono state girate anche in Europa.
Nella repubblica Ceca è stato utilizzato l'Ardspach National Park vicino Trutnov per altre scene che necessitavano di paesaggio innevato e di foreste.

Mentre il castello di Praga è stato il punto di partenza per la creazione del superbo maniero del tiranno Miraz.

In Polonia, al confine con la Bielorussia, la splendida ambientazione della foresta di Bialowieza attraverso la quale fugge il principe Caspian.

In Inghilterra la Severn Valley Railway vicino Ludlow, nello Shropshire, è servita per ambientare il viaggio dei fratelli Pevensie in fuga da Londra bombardata verso la misteriosa dimora dello zio professore.

In Slovenia sono state girate le potenti immagini della battaglia sul fiume ambientandole in un bellissimo tratto dell'Isonzo (Soca, in sloveno), detto la bellezza di smeraldo per il colore acceso delle sue acque.

Così come già Il signore degli anelli, anche Le cronache di Narnia è un avvincente trasposizone visiva del mondo incantato che la fervida immaginazione di C.S.Lewis ha creato. Qui ci sono tantissime specie diverse di mitiche creature realizzate con perizia coniugando l'abilità manuale dell'uomo con la raffinatezza delle tecniche computerizzate.

Tanti lettori che hanno sognato sulle pagine il mondo di Narnia, ora lo possono vedere con i loro occhi. Dopo la Terra di Mezzo, Narnia è entrata far parte del nostro immaginario collettivo grazie ai sofisticati mezzi che oramai il cinema ha a disposizione, ma le bellezze della natura sono sempre una parte determinate nella spettacolare riuscita di colossali produzioni come queste.

Una curiosità. Sembra che il nome Narnia, Lewis lo abbia ricavato da un'antica carta geografica italiana sulla quale era riportato il nome latino della città umbra di Narni. Narnia, appunto.


mercoledì 5 dicembre 2007

Le coppie nel cinema: Viaggio in Inghilterra

Shadowlands, di Richard Attenborough (1993) Sceneggiatura di William Nicholson Con Anthony Hopkins, Debra Winger, James Frain, Daniel Goode, Scott Handy, Roger Ashton-Griffiths, Joseph Mazzello Musica: George Fenton Fotografia: Roger Pratt (131 minuti) Rating IMDb: 7.4
Solimano
Il motivo per cui inserisco questo film è abbastanza curioso. Poco più di un mese fa, ho letto nel bel blog di Annarita un suo post intitolato Boscodirovo, in cui veniva citato C.S.Lewis, un nome a me noto, ma che non frequentavo da lungo tempo, ed ho scritto un commento che qui riporto in parte:
"Molti anni fa lessi ed apprezzai Le lettere di Berlicche di C.S.Lewis, uno strano libro scritto da un credente spiritoso, che è quasi un ossimoro. Poi, molto più di recente, vidi un film notevole sulla sua vita personale e relativi travagli sentimentali (i credenti sono spesso più intorcinati dei laici). Ma facendo click qui sul suo nome, sono riuscito a rintracciarne il titolo: Viaggio in Inghilterra e mi metterò sulle sue tracce, aiutato dai nuovi amici di Boscodirovo."
Per un colpo di fortuna ho rintracciato nella Biblioteca di Lissone il DVD del film, che mi sono rivisto ed ora ne scrivo.
Credo veramente che i credenti possano essere più intorcinati dei laici. So che molti laici la pensano differentemente, e parlano del dono della fede. Ma il rapporto amoroso ha delle sue regole, che non è che le cambi se hai la fede oppure no. Sono regole conscie ed inconscie, con cui comunque bisogna misurarsi. La mia critica -in generale, sia chiaro- è che i credenti rischiano al tempo stesso di essere troppo pretenziosi e troppo accomodanti.
Troppo pretenziosi perché parlano molto di Amore con la maiuscola, un signore che non si sa bene dove sia, mentre certamente non si sbaglia se si vive con pienezza ogni singolo gesto d'amore (con la minuscola). Poi ci sarà qualcos'altro, ma il singolo gesto d'amore non se la tira, si esprime, si fa. Anche il loro rapporto con la monogamia è problematico. Un laico sa che la monogamia non è naturale, ma culturale, e magari sceglie, momento per momento, una monogamia da nozze di diamante, un credente impone (a se stesso ed al partner) la monogamia, ed è la trappola dell'amore comandato, che magari fosse un ossimoro, ma è una assurdità prima logica che emozionale. Cose ben note che si finge di non sapere.
Troppo accomodanti perché non colgono che amore è anche lotta fra due pulsioni di dominanza: non credo che serva fingere (ancora...) che non siano in gioco o cercare di azzerarle, divenendo gentili e noiosissimi, serve invece -arte che non si finisce mai di imparare- indossare lietamente le pulsioni di dominanza e metterle vicendevolmente in risonanza, termine che preferisco a sinergia. Magari si rompe una caterva di piatti, ma si evitano quei sorrisetti di sole labbra che fanno così male alle guance.

Così, Clive Staples Lewis (Anthony Hopkins), inglese, scapolo di più di cinquant'anni, professore ad Oxford e scrittore notissimo, incontra un giorno Joy Gresham (Debra Winger), americana, sposata con un figlio, vicina ai quarant'anni.
Joy ammira moltissimo Clive, ne ha letto e riletto tutti i libri e scrive poesie che ancora nessuno conosce. Dapprima Clive è guardingo, quando riceve dall'America le lettere che gli scrive Joy: le sue ammiratrici epistolari sono tante e tutte dicono più o meno le stesse cose. Ma il caso di Joy è diverso. Anzitutto si dichiara -però senza iattanza- ebrea, comunista ed atea, poi nelle sue lettere l'ammirazione è fondata su argomenti consistenti ed affinata dall'arguzia.
Così, quando Joy arriva in Inghilterra le concede, solo lievemente perplesso, di prendere un te insieme, e ci va col fratello con cui vive -pure lui scapolo. I colleghi accademici, nel sentire di questo appuntamento si meravigliano: conoscono di Clive l'empatia pubblica delle conferenze e delle lezioni, ma sanno il suo riserbo privato. Joy non ha finito di sorprendere: arriva alla sala da te, e siccome non ha mai visto Clive chiede al capocameriere se c'è e a che tavolo sia, il cameriere risponde che c'è e non dice altro, anche ad un successivo sollecito (siamo nell'Inghilterra nel 1952). Joy non insiste, fa tre passi avanti nella sala ed a voce alta, dice che cerca C.S.Lewis. Tutti fanno finta di non avere sentito, salvo che, là in fondo, si alza un po' malvolentieri una mano: è quella di Clive.

E' facile parlare di differenza fra America ed Inghilterra, ma l'incontro di quei due è l'incontro di due nature assai diverse, lui riservato, felpato, dice sempre la cosa più intelligente, lei diretta, una che guarda negli occhi, che non si tira indietro e che se c'è da lottare combatte. Quando, ad una riunione, Clive la presenta ai colleghi, cortesi e supponenti, ce n'è uno, inglese ma un po' ganassa che dice: "L'anima ce l'hanno le donne, gli uomini hanno l'intelletto". Joy ribatte -non accalorata, tranquilla- "Lo dice per offendermi o semplicemente perché è stupido?".
Poi c'è un'altra differenza. Clive è sistemato, Joy no. Suo marito è un alcoolista che la tradisce e che se ne andrà lasciandola quasi povera, con un figlio bambino che ogni tanto rimpiange il padre. Però Joy accetta, non pietisce. Ammira (ama, anche) Clive, ma a testa alta, essendo in accordo ed in disaccordo, sempre amorosamente.
Clive ne è sorpreso e turbato, abituato come è ad essere ammirato ed ossequiato, mentre qui è amato e contraddetto, proprio quello di cui ha bisogno per uscire dalla nicchia confortevole in cui tutto è a posto, ma in cui l'amore per una donna-persona non esiste. Cerca anche di esorcizzare questo sentimento aderendo ad una richiesta singolare che gli fa in un viaggio successivo Joy, che ha divorziato da suo marito e vuole stare in Inghilterra: un matrimonio burocratico, tecnico, in modo che lei non sia costretta a tornare negli Stati Uniti. Dopo la stesura contrattuale ognuno se ne va per i fatti suoi, e Joy è protetta dalla pioggia dall'ombrello del fratello di Clive.

Poi, la tragedia: Joy si ammala di cancro, e Clive è costretto a scoperchiare la pentola dei sentimenti perché Joy non è più la sua migliore amica, è la donna che lui uomo ama, e non gli era mai successo. Lotteranno insieme perché lei viva, si sposeranno di matrimonio vero, lei nel letto dell'ospedale, lui in piedi accanto a lei. Faranno anche un breve viaggio nella Valle Dorata, in realtà piovosa. Lui comincia a litigare col Dio in cui crede da anni, era facile prima tenere conferenze in cui convinceva tutti e tutte che Dio è buono e che ci ama, anche se ventiquattro studenti sono stati travolti ed uccisi da un autobus impazzito.
Ma ora è lui ad essere in gioco, soprattutto perché lei, la donna che ama, vuole vivere, non ci sta a morire. Quando Joy non c'è più, il finale è più laico che ambiguo, Clive parla al bambino di Joy del Paradiso, il bambino gli risponde che non ci crede, i due si guardano e piangono abbracciati.
E' eccezionale il manierismo recitativo di Anthony Hopkins (che forse di film ne fa troppi), ma per tutto il film ho tifato per Joy e per Debra Winger, tutte e due, sia il personaggio che l'attrice. E' grande la schiettezza, il coraggio e l'assenza di ogni pur sublime ipocrisia nell'affrontare la vita, ed il fenomeno terminale della vita, che noi chiamiamo morte. La storia è vera, Joy Gresham morì nel 1960, a quarantacinque anni, C.S. Lewis scrisse "A grief observed", Diario di un dolore, e morì nel 1963, a sessantacinque anni.