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domenica 2 marzo 2008

Roma nel cinema: Campo de' fiori

Solimano
Di fronte ad un film come Campo de' fiori, uno si mette tranquillo: la location è già nel titolo, chissà quante immagini! Così in teoria, ma la pratica è ben diversa. Il film fu realizzato nel 1943 completamente -o quasi- negli studi, e lo si nota, guardandolo con un po' di attenzione. Nelle tante scene teoricamente di esterni si vede gente che cammina avanti indietro, che si raggruppa attorno alla bancarella del pescivendolo Peppino Corradini (Aldo Fabrizi) o a quella contigua della fruttarola Elide (Anna Magnani), fra l'altro sembra strano che frutta e pesci stiano accanto, forse l'Ufficio di Igiene (ammesso che esistesse) avrebbe avuto qualcosa da dire. C'è un va e vieni anche dal barbiere Aurelio (Peppino De Filippo), ma ne abbiamo viste troppe, capiamo che sono tutte comparse comandate di va e vieni e che tutto è come in certi spaghetti-western fatti decenni dopo: occhio a non appoggiarsi ai muri che potrebbe venire giù tutto.
Però si dettero da fare a loro modo, capivano che il titolo prometteva ed a suo modo doveva anche mantenere. Così, all'inizio, ripresero proprio la targa stradale con su scritto Campo de' fiori, e la misero nel film.


Fontana detta "La Terrina", già in Campo de' fiori

Giuseppe Vasi: Campo de' fiori (incisione del '700)

E qui c'è subito una storia strana, non a tutti nota. Siccome riprendere solo la targa pareva brutto, fecero una bella inquadratura in cui comparisse anche la fontana di Campo de' fiori, quella che effettivamente c'è, così il pubblico dicesse: "Ah che bello, le fontane di Roma!" Sì, ma la fontana che sta in Campo de' fiori non è il meglio, delle fontane di Roma. Quella che c'era nel 1943 e che c'è ancora, è una fontana moderna, messa lì dopo il 1924 in sostituzione della fontana originaria che fu spostata in Piazza della Chiesa Nuova perché troppo ingombrante, toglieva posto al mercato. La fontana del Novecento assomiglia a quella antica, tranne la parte superiore che non c'è e che valse a quella antica il nome de "La Terrina", per il suo aspetto che richiamava una zuppiera. La copertura fu decisa nel Cinquecento perché sembra che usassero la fontana come ricettacolo di immondizie. Sulla fontana c'è una scritta con la data MDCXXII, che dice: "Ama Dio e non fallire, fa del bene e lascia dire", probabilmente collegata al fatto che la piazza era utilizzata per le esecuzioni capitali, non è che la utilizzarono così solo il 17 febbraio 1600 per bruciare Giordano Bruno. Nell'incisione settecentesca di Giuseppe Vasi si vede il palo alto dove c'era il palco permanente per le esecuzioni e la Terrina, che era in un posto diverso dalla attuale fontana.

Non pago di avere inquadrato la targa con un po' di fontana, Mario Bonnard, il regista del film, fece alcune altre inquadrature in cui compaiono ancora la fontana messa in primo piano, l'intero mercato nella piazza ed infine la statua di Giordano Bruno, opera dello scultore Ettore Ferrari che fu inaugurata il 6 giugno 1889 e che reca la scritta di Giovanni Bovio: "A Bruno il secolo da lui divinato, qui dove il rogo arse".



Completate queste inquadrature in un certo senso dovute, la troupe lavorò negli studi, salvo qualche ripresa su un treno e soprattutto nel paese dove Peppino conosce Carletto (Cristiano Cristiani) il figlio piccolo di Elsa Bianchini (Caterina Boratto). Ma proprio alla fine del film Piazza Campo de' fiori ricompare, vediamo un po' come.

Prima c'è una ripresa dall'alto, e non c'è il via vai solito, ci sono tre carrozze a cavalli, cosa molto strana. Poi vediamo chi c'è sulla prima carrozza: si tratta di due sposi: Peppino ed Elide, lui sorride contento, lei fa l'ingrugnata ma in fondo è contentissima: praticamente si stanno sposando sul luogo di lavoro. Ma chi c'è, nella carrozza con loro? E' il barbiere Aurelio in una delle sue più tipiche espressioni. Prego notare l'eleganza di Peppino e di Aurelio, che da sempre aspirano a sembrare dei signori. Peppino ha in mano un paio di guanti che si infilerà fra poco, e il film finisce con l'inquadratura ravvicinata delle mani del pescivendolo che ora sono guantate con pelle di daino.




P.S. Nel 1973 il regista Giuliano Montaldo realizzò il film Giordano Bruno con interpreti importanti, fra cui Gian Maria Volontè (nel ruolo del protagonista) e Charlotte Rampling. Questo film è come desaparecido: volevo metterne qui alcune immagini ma ho dovuto fare qualche salto acrobatico: due le ho trovate e qui le metto, anche se non sono come vorrei, vedremo in futuro.


giovedì 21 febbraio 2008

Gli animali nel cinema: Campo de' fiori

Solimano
In un giorno di fine inverno del 1943, Peppino Corradini (Aldo Fabrizi), pescivendolo in Campo de' fiori a Roma, prende un treno che va verso l'Abruzzo. Il suo problema, come dice il suo amico barbiere Aurelio (Peppino De Filippo), è che si è preso una scuffia per una giovane donna bionda, con gli occhi azzurri e dal modo di fare molto fine, che si chiama Elsa Bianchini (Caterina Boratto). Elide (Anna Magnani), fruttivendola in Campo de' Fiori, c'è rimasta molto male, perché aveva delle aspettative, ma la scuffia di Peppino è veramente forte, benché messa a dura prova negli ultimi giorni.

Infatti attualmente Elsa è in carcere, perché con la sua amica Olga (Olga Solbelli) ospitava alla sera dei giocatori d'azzardo, ma è arrivata la polizia e li ha messo dentro tutti, compresa Elsa che figurava come l'organizzatrice, mentre cercava solo di sbarcare il lunario. Peppino è andato a trovare Elsa che per giunta gli ha chiesto di andare dal suo bambino, Carletto (Cristiano Cristiani), che è ospitato provvisoriamente da una donna sull'Appennino. Così Peppino di trova a mandare giù due brutte notizie: la donna che appariva così eterea è in prigione; inoltre ha un figlio pur non essendo sposata.





Fatto sta che Peppino ha deciso di mandare giù anche queste novità. Sceso dal treno, si incammina con una valigia in cui ci sono cose necessarie a Carletto. La casa è fuori dal paese, in mezzo ad un bosco ed accanto scorre il torrente. Peppino comincia a vederla e scopre che c'è anche un asino, molti infatti lo utilizzavano per spostarsi o per trasportare cose pesanti. Poi, nel torrente, vede due anatre panciute che nuotano. In un recinto non grande, ci sono due maiali giovani ma già piuttosto grassi. Subito dopo una capra, non una capretta, una capra grande che gli passa vicinissimo. E non è ancora finita, c'è anche un bovino dalle ampie corna falcate.
Peppino vede che fra la paglia qualcosa si muove e si aspetta che sbuchi un altro animale, invece è proprio Carletto, il figlio di Elsa, che sta giocando.

Si avvicina una donna: è quella che accudisce Carletto. Peppino ha l'ultima sorpresa: la donna gli dice che le ha scritto Elsa dicendole di affidare il bambino alla persona che verrà e che il bambino deve andare a Roma accudito proprio da quella persona, cioè lui, Peppino. E così andrà, Peppino porterà Carletto a Roma in casa sua, e lo accudirà finché Elsa uscirà dal carcere. Ma le sorprese non finiranno qui, ci sono delle scuffie che si pagano a caro prezzo...
P.S. Il film è Campo de' fiori di Mario Bonnard (1943)