Nicola
Serghej Eisenstein, Alexander Nevsky (1938)
Ken Russell, Billion Dollar Brain (1967)
Krzysztof Kieslowski, Il Decalogo 1 (1988)
Atom Egoyan, Il dolce domani (1997)
Carlos Saldanha, L'era glaciale 2 - Il disgelo (2006)
«...cri...i...i...i...icch...»
l'incrinatura
il ghiaccio rabescò, stridula e viva.
«A riva!» Ognuno guadagnò la riva
disertando la crosta malsicura.
«A riva! A riva!...» Un soffio di paura
disperse la brigata fuggitiva.
(Gozzano, Invernale, rubato a Solimano sul Nonblog di Habanera).
Il ghiaccio, si sa, è infido per chi non lo conosce, e anche per chi lo conosce.
In un Inverno tra i ghiacci, di Verne, un gruppo di esploratori polari si fa ingannare dal fatto che sotto il ghiaccio ci sia uno strato di terra: la terra nasconde un ulteriore strato di ghiaccio e, sotto questo, l'abisso oceanico. Il gruppo finisce alla deriva su un iceberg che va gradualmente rimpicciolendosi.
La crosta di ghiaccio ci sostiene sulla superficie del lago, che possiamo attraversare camminandovi sopra come Cristo, ma è essa stessa lago, stato solido dell'acqua che a profondità maggiore rimane allo stato liquido, e che allo stato liquido tende a tornare. Per camminare in sicurezza sul ghiaccio occorre conoscere la profondità della crosta, l'omogeneità del ghiaccio, la salinità, l'eventuale presenza di correnti più calde o più fredde... Tutte informazioni che l'occhio inesperto, ingannato dalla euclidea piattezza del panorama ("omogeneo e isotropo"), spesso non coglie.
Ai pattinatori e agli escursionisti invernali segnalo il sito Ice safety pieno di utili informazioni e avvertimenti.
Il cinema ha spesso frequentato il tema del ghiaccio cedevole, sottotema visivamente gratificante del più generale argomento "natura matrigna". Non si può che iniziare da Alexander Nevsky e dalla celebre battaglia sul lago Chudskoe ghiacciato, in cui l'esercito di Novgorod, metafora dell'Armata Rossa, sconfigge i Cavalieri Teutonici, metafora di quelli che orgogliosamente se ne pretendevano eredi. Dal punto di vista ideologico-strategico, il ghiaccio che cede sotto le pesanti armature tedesche simboleggia la Grande Russia che si ribella all'invasore, la natura non meno degli uomini. Prima i teutoni, poi i francesi dell'Armée, la stessa fine faranno i nazisti, è la profezia del film, che in effetti si avverò. Eisenstein coglie l'occasione per uno spettacolo grandioso, con i cavalieri che, senza aver potuto realmente combattere, scivolano inesorabilmente tra i lastroni ghiacciati, anonimi come grossi insetti sotto i loro grossi elmi, trascinando con sé, ultimo vestigio, i mantelli crociati.
Il luogo narrativo ed estetico della battaglia sul ghiaccio è stato in seguito ripreso in forma di citazione e parodia, ma senza un briciolo di pathos, come puro esercizio scolastico. Si veda la scena finale di Billion Dollar Brain, dove a precipitare sotto al ghiaccio è la moderna armata corazzata di una poco credibile Spectre.
Molto diverso è il caso del Decalogo 1, "Non avrai altro Dio all'infuori di me", dove il ghiaccio simboleggia l'imperfetta conoscenza del mondo da parte dell'uomo. Uno scienziato polacco e suo figlio hanno un bellissimo rapporto fatto di affetto, educazione e conoscenza. Il padre avvia il figlio alla visione scientifica del mondo; il figlio entusiasticamente apprende, domanda, sperimenta. Il figlio vorrebbe provare i suoi nuovi pattini sul lago ghiacciato del quartiere.
Padre e figlio s'informano sui dati necessari, fanno calcoli sul loro computer e alla fine, forse usando una formula simile a quella usata dall'esercito USA e qui riportata:
(lo spessore del ghiaccio in pollici dev'essere almeno quattro volte la radice quadrata del peso espresso in tonnellate), il padre decide che lo spessore del ghiaccio è più che sufficiente. Non fidando del tutto della teoria -si tratta del proprio bambino-, va anche a prendere le misure del ghiaccio direttamente, di nascosto dal figlio. Succede invece, lo sapremo alla fine, che una fabbrica ha scaricato nel lago le acque calde del proprio circuito di raffeddamento: il ghiaccio s'assottiglia vicino al tubo ed è proprio lì che il bambino passa pattinando e annega.
Non vediamo il ghiaccio cedere e il bambino cadere: c'è un buco nel ghiaccio e i sommozzatori che ne cercano il corpo. Quel buco è anche un buco della nostra conoscenza, l'abisso "sotto la crosta".
Il Dio rivale, si capisce, è la scienza, il computer, la fiducia dell'uomo di poter agire in base a previsioni razionali.
Il regista non ci dice, invece, se il Dio unico esista o meno. Certamente molti ci credono, e saranno anche disposti a credere che abbia punito il padre idolatra colpendolo in ciò che ha di più caro, il primogenito (l'unigenito, addirittura).
Alla fine sembra crederci anche il padre, che si ribella e abbatte in un impeto di rabbia e dolore l'altare di una chiesa (causando, il suo dolore o la sua rabbia, o la morte dll'innocente, le lacrime dell'icona di Maria).
Il regista mantiene però il giudizio sospeso. La tragedia potrebbe essere figlia del solo caso, il filo che sfugge all'ordito, il dettaglio fuori posto:
Ignoro se
la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari.
Di me, di te tutto conosco,
tutto ignoro.
(Montale, Ex Voto)
Nel successivo film di Atom Egoyan, la strage degli innocenti che si consuma nel ghiaccio avviene all'inizio della vicenda: un pulman scolastico esce di strada e finisce in un lago. Come nelle altre pellicole del regista canadese, il mistero è tutto umano, sta tutto nelle infinite relazioni, nel loro succedersi nel tempo, nel loro diverso stratificarsi nella memoria. La tragedia costituisce il grumo attorno a cui le relazioni umane si attorcigliano, le domande vengono poste e le risposte non vengono date (ma vengono vissute). L'incidente è puro frutto del caso: non c'è nessun Dio da invocare, nè da maledire; ma solo braccia da abbracciare.
Le insidie del ghiaccio e i misteri che sotto di esso si celano sono uno dei leit-motiv, ovviamente, dell'Era glaciale 2 - Il disgelo. Mentre gli animali terricoli sfuggono all'immensa inondazione che sta per sommergere una valle, sotto il ghiaccio vagano alla ricerca di prede due grandi e voraci sauri marini. Il bradipo, la tigre dai denti a sciabola, il mammuth e la loro variegata compagnia si trovano di tanto in tanto a dover attraversare placche di ghiaccio malsicuro e, soprattutto l'acquofoba tigre, a dover misurare la breve distanza che separa -in diversissimi, ma prossimi ecosistemi-l'esser predatore dall'esser preda.





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