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sabato 8 marzo 2008

I soggetti nel cinema: Robin Hood




Roby
Digitando su Google "Robin Hood nel cinema" ho scovato in rete un sito dedicato ai film sul medioevo: Cinemedioevo. Qui ho trovato decine di Robin, di tutte le nazionalità (dal Messico all'India, alla Cina alla Svezia, passando per Italia, Francia e Spagna), di tutti i sessi (l'ultima Robin in gonnella è Keira Knightley in Gwyn, principessa dei ladri) e di tutte le forme (cartone animato, attori in carne e ossa, film porno, ecc.). Resta inteso, tuttavia, che per me il Robin Hood per antonomasia rimane uno ed uno soltanto: Erroll Flynn, 1938, calzamaglia verde sottobosco, giustacuore di cuoio e sorriso a metà tra il beffardo e il rubacuori.



Sarà perchè da bambina il mio zio preferito, fratello minore del babbo, aveva la stessa bella faccia da allegra canaglia, gli stessi capelli ricci e gli stessi irresistibili baffetti sottili; sarà forse perchè la magia del cinema di una volta, pur privo di grandi effetti speciali, rimane -nei miei ricordi- tuttora insuperata; e sarà anche perchè l'edizione economica del romanzo di Dumas, regalatami per il Natale del 1965 e subito divorata, aveva in copertina un Robin Hood del tutto simile a Erroll... fatto sta che secondo me nessuno, finora, ha impersonato il principe dei ladri con la stessa verosimiglianza e con la stessa aderenza al personaggio.




Lo credo bene che quella speperina di Marian/Olivia de Havilland ne rimanga folgorata fin dall'inizio, anche se cerca di darsi un contegno (lei, nobile fanciulla, rapita dagli allegri compagni di Sherwood e costretta a sfamarsi addentando cosce di pollo, seduta su un tronco d'albero!): e non c'è da meravigliarsi che segua con trepidazione il duello fra il suo amato e il bieco Guy Gisbourne del grande Basil Rathbone, che si svolge pericolosamente in bilico lungo una molto coreografica scala a chiocciola.



E che c'è di più romantico di una passeggiata nel bosco, specie se le frecce di Robin sono lì pronte a proteggerti da ogni pericolo, mentre quelle di Cupido ti hanno già ferito irrimediabilmente il cuore?



Alla Walt Disney avevano ben presente la scena, 35 anni dopo, quando disegnarono il relativo cartone: non trovate anche voi che il Robin-volpe sia molto errollflynniano? Mentre la sua Lady Marian con la coda ha qualcosa della de Havilland, nel velo e nel vestito.




Insuperabili, nella versione disneyana, lo spelacchiato leone del principe Giovanni ed il suo consigliere, il sibilante Sir Biss: appena un gradino più sotto il Little John/orso (probabile cugino del Baloo del Libro della giungla), protagonista col suo degno compare della famosa marcetta fischiettata Robin Hood e Little John van per la foresta, da me canticchiata migliaia di volte per la gioia della figlioletta in età pre-scolare.... ed anche per mio personale piacere, dato che la trovo assolutamente deliziosa.



Nel 1991, all'apice della sua carriera hollywoodiana, Kevin Costner accetta il ruolo dell'infallibile arciere paladino dei deboli, e al pari di lui non sbaglia il colpo, ottenendo un successo clamoroso. Certo, la Marian di Mary Elizabeth Mastrantonio è un tantino deprimente, se paragonata con chi l'ha preceduta: nè si capisce cos'abbia di così irresistibile per esser tanto concupita sia da lui che dallo sceriffo di Nottingham, suo acerrimo nemico.




Per fortuna, al suo fianco spicca il guerriero moro di Morgan Freeman, figura totalmente inventata rispetto alla storia originale, eppure particolarmente azzeccata nell' incarnare l'omologo nero dell'eroe bianco. Se a ciò aggiungiamo che anche Marian/Mastrantonio sa cavarsela bene con la spada e che le mogli dei fuorilegge si battono contro le guardie dello sceriffo altrettanto valorosamente dei loro compagni, il politically correct in questo film è decisamente rispettato: manca soltanto che Will Scarlett, fratellastro di Robin, si dichiari gay coram populo e che sia comunque ben accolto dal resto dell'allegra brigata.




In compenso, proprio nelle ultime inquadrature, il cameo di Sean Connery nei panni di Re Riccardo -pagato fior di dollari- ci regala un finale col botto, prezioso soprattutto per le fans irriducibili come me. Ma volete mettere, il sex-appeal di Sean a confronto di quello di Kevin? Non c'è proprio partita!!! Senza contare che anche Connery era stato, nel 1976, un magnifico Robin Hood crepuscolare in Robin e Marian, avendo accanto per di più una Marian del calibro di Audrey Hepburn. Splendidi ambedue, così autunnali e struggenti...




Curiosamente, nello stesso 1991 anche in Inghilterra veniva prodotto un Robin Hood, con il rude Patrick Bergin e l'affascinante Uma Thurman nei ruoli principali: bell'esempio di come sprecare tempo, soldi e talento sbagliando completamente i tempi. Qui la domanda mi sorge spontanea: sarebbe stato poi tanto difficile, per gli inglesi, informarsi preventivamente sull'esistenza di un progetto USA in corso???


Poco dopo, nel 1993, ci pensa Mel Brooks a sdrammatizzare da par suo tutta la faccenda di colui che rubava ai ricchi per dare ai poveri, ecc. ecc., creando l'irresistibile parodia di Robin Hood: un uomo in calzamaglia, degna delle sue cose migliori, benchè non paragonabile ai vertici umoristici di Frankenstein junior.




E così, il mio piccolo excursus sul leggendario difensore dei deboli contro i soprusi dei potenti, visto attraverso la macchina da presa, finisce qui. Non prima di essermi permessa una breve notazione su quanto ancora ci sarebbe utile, persino nel XXI secolo, un eroe che si prendesse la briga di ridistribuire equamente i beni -in mancanza di iniziative statali in merito- rimpinguando ad esempio le pensioni minime INPS attraverso la decurtazione dei megastipendi ai parlamentari, oppure stabilendo un tetto massimo per i compensi ai calciatori e utilizzando l'avanzo a favore dei lavoratori precari. Ma ora basta, perchè sto divagando: l'argomento del post, infatti, era il genere cappa e spada, non certo la fantascienza...


Statua dedicata a Robin e Marian,
nella cittadina di Edwinstowe (Nottinghamshire)