Il giorno della civetta, di Damiano Damiani (1968) Dal romanzo di Leonardo Sciascia, Scenggiatura di Damiano Damiani, Ugo Pirro Con Claudia Cardinale, Franco Nero, Lee J. Cobb, Tano Cimarosa, Nehemia Persoff, Ennio Balbo, Ugo D'Alessio, Serge Reggiani Musica: Giovanni Fusco Fotografia: Tonino Delli Colli (112 minuti) Rating IMDb: 7.2Ottavio
Qualche giorno fa ho rivisto “Le mani sulla città”, il bel film di denuncia di Francesco Rosi del 1963. La proiezione si svolgeva nella sede di un’associazione ambientalista e lo scopo era di ricordare ai cittadini il rischio che le città corrono di fronte agli speculatori immobiliari (nel nostro comune è in discussione il Piano di Gestione del Territorio, l’evoluzione di quello che era il Piano Regolatore, che contrasta le mire di un noto immobiliarista!). L’interprete principale era Rod Steiger, nella parte del palazzinaro napoletano che briga per farsi nominare assessore all’Urbanistica (la classica volpe nel pollaio!) e ci riesce. Singolare che Rosi scegliesse un attore straniero, pur bravo, per rappresentare un personaggio tipicamente italiano.
Non è stato il solo. Molti film italiani di quegli anni e degli anni seguenti hanno visto la partecipazione di attori di Hollywood, qualche volta chiamati semplicemente per ragioni di cassetta, altre per una precisa scelta del regista.
Quest’ultimo mi sembra il caso di Damiano Damiani ne “Il giorno della civetta”, tratto dal bel racconto di Leonardo Sciascia, quando, fissati gli interpreti principali in Franco Nero e Claudia Cardinale, allora in auge, scelse due attori americani non di primissimo piano, Lee J. Cobb e Nehemiah Persoff, per due parti “non protagoniste”.
Ma andiamo con ordine.
Il film racconta una vicenda di mafia, ambientata in una cittadina della Sicilia e nelle sue campagne. Un piccolo imprenditore edile estraneo alla cosca mafiosa del paese viene assassinato perché con la sua indipendenza disturba l’assegnazione degli appalti gestita dalla cosca. Un involontario testimone assiste all’omicidio e viene anche lui eliminato. Attraverso il confidente del paese (Serge Reggiani) e le dichiarazioni della moglie del testimone fatto sparire, Rosa, (Claudia Cardinale), il capitano dei Carabinieri Bellodi (Franco Nero) riesce ad “incastrare”, per fasi successive, i vari livelli della cosca, fino ad arrivare al capomafia locale, Don Mariano. Tutti vengono incarcerati ma non saranno mai sottoposti a giudizio perché i due possibili testimoni a carico verranno l’uno assassinato (il confidente) e l’altra “convinta” (Rosa) a ritrattare per le pressioni dei soci di Don Mariano e illusa dall’assicurazione che il marito sia ancora in vita.
Nel frattempo si muovono anche i referenti politici romani che provvedono al trasferimento del capitano Bellodi. Alla fine nel paese è ripristinata la pax mafiosa.
La storia continua… ma torniamo al film.
La critica del tempo lo definisce “robusto, ma rozzo; efficace, ma convenzionale; civilmente impegnato, ma non troppo”. Insomma una mezza stroncatura. Eccessiva, secondo me. Forse ci si poteva aspettare di più da Damiani, regista dell’”impegno civile”, della generazione dei Rosi e dei Petri. Certo, portare sullo schermo un racconto “geometrico” come quello di Sciascia con un occhio alla fedeltà al testo e l’altro agli interessi del produttore non era facile. A me comunque è piaciuto.
Continua la critica: “Meglio i caratteristi (specialmente Cimarosa, nella parte del sicario, ndr) che i due protagonisti, divi un po' stinti”. Qui sono decisamente d’accordo: gli interpreti di contorno sono molto più convincenti e l’efficacia del film è soprattutto merito loro. Ne voglio citare due, tornando al discorso iniziale.

Don Mariano è Lee J. Cobb. Grande attore (Fronte del porto. La parola ai giurati etc), conferisce al personaggio un’immagine di autorità mista ad una certa nobiltà, da cui discende un naturale ascendente verso i soci mafiosi e la cittadinanza tutta (niente di più lontano dall’immagine degli ultimi veri capi mafiosi “assicurati alla giustizia”, Totò Riina e Bernardo Provenzano, che sembrano dei modesti e tranquilli pensionati). C’era qualche attore italiano del tempo in grado di dare lo stesso effetto alla parte? Francamente non mi viene in mente nessuno.

Altro personaggio è Pizzuco, tracotante capocantiere dei mafiosi, interpretato da un sorprendente Nehemiah Persoff (anche lui Fronte del porto, che combinazione, oltre a numerosi film di gangster anni ’40 e ’50). Come avrà fatto Damiani a pescarlo non riesco ad immaginarlo, e forse la sua parte poteva trovare più facilmente un interprete di casa nostra. Però Persoff è efficacissimo e quindi va bene così.
Ultima notazione: quando il film uscì fu vietato ai minori di 18 anni: nella commissione di revisione (leggi: censura) c'era qualche amico degli amici o fu soltanto un eccesso di prudenza?