Solimano
Cos'è, un film o un documentario? L'uno e l'altro, più approfondito di molti documentari, più coinvolgente di molti film. Chi è interessato al cinema in generale, al meccanismo del riso in particolare ed alla sempre drammatica storia degli artisti comici è bene che lo veda. Si ride, più ancora che per gli spezzoni a volte mirabili di Franco e Ciccio, per il modo definito surreale e cinico di Ciprì e Maresco, che mi lascia spesso incantato, mi fa pensare e ridere, il massimo. Di loro, mi piacque un altro documentario: Enzo, domani a Palermo!
Ci sono spezzoni di film, di apparizioni teatrali o in TV, con interviste a critici, registi ed attori da una parte, dall'altra a parenti, fratelli e figli soprattutto. Tre apparizioni di un fratello e due sorelle di Franco sono veramente spassose, il talento era di famiglia.
Così appare il peggio (probabilmente nell'anno in cui fecero diciassette film) ed il meglio, spesso degli spettacoli iniziali e poi di Pinocchio, Amarcord , Kaos e Todo modo. Ci sono degli spezzoni in cui non ne sbagliano una, come Stanlio ed Ollio con un dippiù di acrobazia. Per dare l'idea dell'ambiente, racconto due episodi del film.
Quello in cui accadde che dopo il successo di Rinaldo in Campo fecero alcune richieste piccole, e la moglie di Modugno gli mandò a dire che suo marito, come li aveva tirati su, ci metteva un niente a buttarli giù.
L'altro episodio, è Pippo Baudo che lo racconta di persona. Una sera era a tavola al ristorante col giro De Lullo, Rossella Falk etc e nel ristorante entrò Franco Franchi col suo gruppo. Niente saluti, si ignoravano a vicenda. Ma dopo un po' si sente per tutto il ristorante la voce robusta di Franco: "Pippo, vieni qui, ti offriamo noi il pranzo. Cosa stai lì a fare? E' con noi che ti diverti!" Silenzio di gelo, Baudo confessa che non sapeva che fare, perché quelli del suo tavolo gli facevano capire che doveva mandare al diavolo gli scalzacani. E' patetico il racconto di Baudo perché appare come è: uno che vuol piacere a tutti e che rischia quindi di non piacere a nessuno.
Durante gli anni del grande successo, il dramma: i due cominciano a litigare, probabilmente non ne potevano più l'uno dell'altro. Riappacificazioni farlocche ed un rancore di fondo. Qui il tono è drammatico perché -racconta Monicelli- quando doveva trattare con Franco e Ciccio per un film che poi non si fece, si presentarono in quattro: loro due più gli avvocati, che si parlavano l'un l'altro, loro due no. Ma ancor peggio durante gli spettacoli: si sedevano a dieci metri di distanza senza neppure guardarsi in faccia, salvo fare i soliti numeri da amiconi appena sul palcoscenico.
Anche per questo cominciarono a perdere pubblico nei cinema, ma il colpo duro lo diede il filone erotico-boccaccesco, che imperversò con gli stessi registi che avevano lavorato con loro. Infine, l'approdo in TV, ed è la parte più dolorosa del film. Franco e Ciccio rifanno per la millesima volta gli stessi sketch, ma soprattutto è impressionante il pubblico televisivo durante le false dirette, quelli cha applaudono quando si accende la scritta "applausi". Avrebbero avuto bisogno di persone che ridessero come rideva il mio collega napoletano, quello con cui vidi l'unico loro film.
Per Franco Franchi, ci fu anche l'accusa di frequentazioni mafiose: per lui, ragazzetto cresciuto nei vicoli, che lo chiamasse alle feste un Michele Greco era il raggiungimento di uno status symbol. Franco scomparve nel 1992 e Ciccio nel 2003. L'impressione, sentendo parlare la figlia di Franco ed il figlio di Ciccio è che abbiano avuto una vita familiare che li ha aiutati negli anni dei dispiaceri, perché fare 150 film tutti dello stesso genere e con le stesse mosse (salvo qualche variazione ogni tanto) fa pensare a molto rumore per nulla, un destino frequente nel cinema. Furono certamente felici negli anni della crescita, potendo rilanciare sempre davanti a sé la palla frenetica della speranza, che però si sgonfia senza avvertirci, così ce la troviamo moscia fra i piedi. Il film è duro e affettuoso, spiritoso ma anche drammatico, lucido e pieno di vita. Riserva pietà agli artisti, perché tali nativamente erano, e irrisione sarcastica a quel mondo, che adesso si è spostato quasi tutto in TV. Regole apparentemente più soffici, ma siamo sempre lì: li usano poi li gettano.
