Visualizzazione post con etichetta Henry-Georges Clouzot. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Henry-Georges Clouzot. Mostra tutti i post

mercoledì 26 settembre 2007

I diabolici

Les Diaboliques, di Henry-Georges Clouzot (1955) Dal romanzo "Celle qui n'était plus" di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, Sceneggiatura di Jérome Géronimi, Henry-Georges Clouzot, Frédéric Grendel, René Masson Con Simone Signoret, Véra Clouzot, Paul Meurisse, Charles Vanel, Jean Brochard, Pierre Larquey, Michel Serrault, Thérèse Dorny, Noel Roquevert Musica: Georges Van Parys Fotografia: Armand Thirard (114 minuti) Rating IMDb: 8.3
Solimano
I categoristi asseriscono che questo film è uno dei più tipici noir. Io, che categorista non sono, per una volta sono d'accordo: per nero è nero. Nero è l'inizio, in cui piove a nuvole basse, quelle giornate che sembrano tutte un crepuscolo. Si vedono le gocce fitte sulle pozzanghere, si vede anche uno stagno, peggio, una marcita con erbe guaste (si scoprirà poi che è una piscina a manutenzione carente). Nero è anche l'ambiente all'interno dell'edificio: si tratta di una scuola privata piuttosto maltenuta, come corridoi, aule, dormitorio e refettorio. Nere le persone, persino i ragazzi che frequentano la scuola sono più succubi che ribelli, poi c'è il corpo insegnante, dominato dal direttore, Michel Delassalle (Paule Meurisse), un uomo violento di pensieri, di parole e di mani, che schiaccia la moglie Christina (Véra Clouzot) che è la proprietaria della scuola (Delassalle l'ha sposata per i soldi). Poi c'è la professoressa Nicole Horner (Simone Signoret), che è al tempo stesso l'amante picchiata di Delassalle e l'amica e confidente di Christina. Squallidi gli altri che siedono con loro al tavolo nel refettorio, il professor Drain (Pierre Larquey) che sa di latino, ma non di umanità, e il sorvegliante Raymond (Michel Serrault), appiattito su qualsiasi decisione che prenda Delassalle.

C'è un pranzo, che è una delle scene più crudeli mai viste al cinema: servono del pesce marcio (Delassalle taglia le spese da ogni parte), Christina, che è debole di carattere e sofferente di cuore, non vorrebbe mangiarne, Delassalle la costringe ad inghiottire boccone dopo boccone. Christina e Nicole, pur tra mille esitazioni (Christina è religiosa) decidono che è ora di finirla, col loro persecutore Delassalle. Si fanno un piano per cui andranno a Niort, nella casa di Nicole, durante un fine settimana. Lì le raggiungerà Delassalle fuori di sé, perché le due donne sono partite di nascosto, lì loro gli faranno bere del vino drogato e lo immergeranno in una vasca da bagno. Una volta esanime, lo caricheranno nell'auto e tornaranno alla scuola, per buttare il corpo nascostamente nella piscina.
Il piano riesce, e lì finisce la prima parte del film. La seconda parte non la racconto, per rispetto a chi il film non l'ha visto, ed è una parte in cui il pubblico faceva di tutto: abbassava lo sguardo, si metteva le mani sugli occhi, abbrancava i braccioli delle sedie. Quando il film uscì, non si poteva entrare durante la proiezione, ma solo prima, con caldi inviti al pubblico uscente di non svelare il finale al pubblico entrante. Sono passati più di cinquant'anni, e di finestre che si socchiudono, di mani sui pomelli delle porte, di corridoi in penombra, di colpi di scena ne abbiamo visti tanti, e quasi tutti hanno imparato da "I diabolici", quindi, a parte che si sa come va a finire, questi strumenti per creare tensione li conosciamo prima che vengano usati. Ma ancora oggi il colpo di scena del ticchettìo sulla macchina per scrivere, e Christina che va a vedere chi c'è: non c'è nessuno, ma si trova di fronte alla macchina che ha un foglio inserito in cui è stato appena scritto diverse volte "Michel Delassalle", e sui tasti della macchina trova i guanti di Delassalle, questa è ancora oggi una scena da cuore in gola.
Ma perché rivederlo oggi, questo film, al di là del meccanismo oliatissimo ma che sa un po' di déja vu? Perché è un grande film, con una visione nerissima delle persone: uomini, donne, ragazzi, delle cose: strade, case, stanze, persino della natura. Il film è praticamente privo di musica, c'è solo alla fine dei titoli di testa e prima dei titoli di coda, un caso raro od unico. Fra le persone, si salva il commissario in pensione Alfred Fichet (Charles Vanel) che arriva a capire il perché e il percome, ma ormai a cose fatte.
C'è chi dice che, siccome questo è un film che non utilizza i mezzucci del paranormale, uno spettatore accorto avrebbe potuto individuare l'unica soluzione possibile. Una cosa giusta, ma il film non va più visto come noir, ma come esemplare rappresentazione di come i rapporti fra persone possano essere crudeli, di una crudeltà in cui lo schiaffo in faccia è la cosa minore. Una immersione in un inferno dei sentimenti che è il caso di fare, perché l'inferno dei sentimenti esiste, e qualche volta bisogna farci i conti.