Armageddon, di Michael Bay (1998) Soggetto di R.Pool e J. Hensleigh Con Bruce Willis, Ben Affleck, Liv Tyler, Owen Wilson Musiche di Trevor Rabin (I don't want to miss a thing cantata dagli Aerosmith) Fotografia di John Schwartzman Effetti speciali di Jonathan Alvord e di almeno un centinaio di altri (150 min.) Rating Imdb 5,8Niente di più banale, scontato e persino eticamente discutibile, in un giorno ed in un mese come questo, che parlare di catastrofi e distruzioni provenienti dal cielo. Ma il fatto è che ho visto, anzi, ho sbirciato per la prima volta l'ormai datato Armageddon solo una settimana fa, in TV, saltabeccando fra un canale e l'altro in un dopocena piuttosto uggioso. Ne avevo sentito parlare, ovviamente, e conoscevo bene il brano portante della colonna sonora, I don't want to miss a thing, cantato dal leader degli Aerosmith nonchè padre dell'attrice protagonista, quella Liv Tyler che un tempo ballava da sola e che qui, invece, preferisce farlo con Ben Affleck (come dargli torto, del resto, care signore all'ascolto?). Dunque, non avendo di meglio da fare, mi sono predisposta a seguire con le migliori intenzioni possibili quello che credevo un divertente (si fa per dire) colossal melodrammatico con effettacci a ripetizione e caratteri tagliati con l'accetta, tra fiumi di lacrime, patriottismo e bandiere USA al vento. Insomma, qualcosa di simile a Indipendence day, che -con tutto il rispetto per i cittadini americani eventualmente presenti- mi fa sganasciare dalle risate proprio nei momenti in cui si prende più sul serio, tipo il discorso del presidente poco prima dell'attacco finale a quei mascalzoni degli alieni cattivi. Quale non è stata la mia delusione, quindi, scoprendo un film tutto incentrato sulla figura dell'odioso supermacho Willis (che pare sia ancora ritenuto un sex-symbol, per quanto a me sembri tutt'al più un ex-...), occupato dall'inizio alla fine a tenere segregata la precoce figliola onde preservarne all'infinito l'illibatezza, mentre intorno piovono pezzi di meteorite incandescenti e un asteroide grande quanto il Texas si appresta allo scontro frontale col nostro pianeta.
Ora, di solito a me i filmoni del tipo "catastrofico-ma-non-troppo-violento" piacciono, nel senso che mi rilassano, distraendomi momentaneamente dai problemi quotidiani, in quella sorta di effetto catartico che già era proprio (mi si perdoni il paragone sacrilego) della tragedia greca. Armageddon, però, mi ha semplicemente innervosito. In questo genere di pellicole è d'obbligo la figura dell'Eroe con la E maiuscola, sprezzante del pericolo, ruvido ma sotto sotto sensibile, spesso troppo attaccato al suo lavoro e per questo abbandonato dalla moglie, la quale puntualmente ritorna al suo fianco nel drammatico finale. Intorno all'Eroe, un pugno di fedelissimi, magari già in là con gli anni oppure troppo giovani per combattere, ma comunque fondamentali al buon esito dell'azione. Qui invece Bruce Willis-Harry mi è rimasto sullo stomaco fin dal principio, per non parlare della brutta copia di Armata Brancaleone costituita dai suoi accoliti, fra i quali si salva, unicamente per ragioni estetiche, il Ben Affleck di cui sopra. E se il modo prospettato da Indipendence day per sconfiggere i marziani può apparire ridicolo, la baggianata di andare con lo Shuttle a trivellare (???) l'asteroide è assolutamente irritante. In conclusione, la colonna sonora è la sola cosa che salverei dell'intero film, se proprio ci fossi costretta... E intanto -malgrado la professionalità, l' esperienza, l'alta tecnologia a disposizione e il budget miliardario- l'esercito di tecnici addetti alla realizzazione degli effetti speciali non è riuscito a creare nulla di lontanamente paragonabile a ciò che la realtà teneva in serbo per loro (e per tutti noi), appena tre anni più tardi, in un giorno di fine estate ancora caldo e pieno di sole: proprio con la qualità di luce più adatta alla buona riuscita delle riprese -ormai storiche- che oggi, 11 settembre 2007, sei anni dopo, scorrono senza soluzione di continuità sugli schermi TV di tutto il mondo.