Solimano
Rimando al primo post per le informazioni su Giulio Cesare Croce, su Giuseppe Maria Crespi e in generale sul "Bertoldo, Bertoldino (col Cacasenno)".
Le immagini derivano dai venti acquerelli su pergamena appartenenti alla Cassa di Risparmio di Bologna. Nel primo post ho messo le sei immagini che si riferiscono a Bertoldo. Qui metto le otto che si riferiscono a Bertoldino, Cacasenno aspetterà.
I libri che ho utilizzato sono:
Bertoldo, Bertoldino (col Cacasenno) Le strenne BUR 1973 Rizzoli Editore, Milano
Giuseppe Maria Crespi Catalogo della mostra del 1990 Nuova Alfa Editoriale, Bologna
Nell'immagine di apertura si vede il modo di cavalcare di Bertoldino. Con la madre Marcolfa deve andare in città, solo che non sa cavalcare e si dispone, dice il testo, "coi piedi in aria e con la testa giù".
Il Re ha accolto benissimo Marcolfa e Bertoldino, li ha coperti di doni, fra cui c'è un forziere pieno di monete. Tornati a casa, Bertoldino è infastidito dal verso delle rane e crede di vendicarsi buttando il forziere con le monete nella peschiera dove stanno le rane.
Bertoldino ha cacciato la chioccia e si è messo a covare lui. La chioccia protesta, ma ormai inutilmente: Bertoldino ha fatto la frittata.
le oche ubriacate dalla vernaccia
Il testo parla di gru invece che di oche, e sembra più corrispondente al disegno. Chissà poi perché Bertoldino se le lega in cintura dopo averle ubriacate.
Le oche (o gru), appena è passata l'ubriacatura, si mettono a volare, portando su Bertoldino, che però cade nella peschiera da cui non vorrebbe più uscire perché con i pesci si trova bene.
Bertoldino è infastidito dalle mosche estive. Si mette nudo, e per cacciare le mosche si flagella urlando per il dolore.
Bertoldino si sta divertendo: crede di avere fatto uno scherzo al nibbio. Marcolfa, quando tornerà a casa, non sarà del suo parere e gli dirà: "Uccellaccio sei tu, bestia, balordo". Con quel che segue.
Immagine di chiusura. Bertoldino stava chiacchierando, e gli sembrava che l'asino ascoltasse le sue chiacchiere, quindi ha tagliato le orecchie all'asino così non ascolterà più.





