Solimano
Conosco pochi, fra i film di livello, irritanti come L'amore molesto di Mario Martone, ma fra i film irritanti ne conosco pochissimi che è bene vedere più di questo film. Cerco di chiarire sia l'una che l'altra affermazione.
La storia, di per sé, non è nuova e dopo dieci minuti abbiamo capito tutti che Delia (Anna Bonaiuto), attraverso la ricerca sugli ultimi giorni di vita della madre Amalia (Angela Luce) -morta annegata in mare- in realtà sta cercando se stessa, al di sotto della vernice di efficiente disegnatrice di fumetti che vive single a Bologna.
La prima è che emergerà una personalità più sul versante Es, dionisiaco, umorale, istintivo, anche amorale.
La seconda è che nel film i personaggi maschili avranno rilievo solo come accidente della sostanza, che si incarna nelle personalità femminili.
Non ho letto il libro di Elena Ferrante, ma credo che sia così: non è certo la prima volta che succede. Le scrittrici, anche come révanche al maschilismo storico, hanno da tempo (vogliamo dire da Jane Austen?) questa tendenza centripeta sui personaggi femminili.
Non sono questi i motivi dell'irritazione, una scelta vale l'altra, conta il come la si persegue. Il fatto è che Martone usa mezzi di ogni tipo per fare in modo che noi, di fronte al suo film, ci si senta ammirati ma per nulla coinvolti. Ce ne rende difficile la fruizione, lo fa in modo consapevole usando diversi mezzi, suoi e del brodo culturale in cui è cresciuto.
Il film continuiamo a guardarlo, distaccati, irritati, anche un po' annoiati. Continuiamo a guardarlo perché abbiamo capito che il talento rappresentativo di Martone è grande: città di Napoli, oggetti, case, androni, negozi, persone soprattutto.
Una esperienza quasi unica: esistono attrici più belle, forse anche più brave, ma quando c'è lei, la noia irritata se ne va. Non è un discorso di erotismo (anche, magari), è una personalità non ferma come roccia che non crolla, ma che si costruisce durante il film, forte in ogni momento del suo farsi. Anche quando non s'aggira più col vestito rosso ma col tailleur blu-azzurro di mamma Amalia, sul treno che la riporta a casa.
Volutamente, inserisco le immagini non seguendo la storia del film, ma all'impronta, come mi va, tanto in ognuna di esse si coglie la bellezza del modo di Martone e Bonaiuto, non dimenticando anche Licia Maglietta e Angela Luce.
1. Ho guardato i votanti per il rating dei film di Martone in IMDb: non c'è un film suo in cui i votanti superino quota 100 (il massimo è L'odore del sangue con 97). Non si può dare la solita colpa alla struttura di marketing inesistente riguardo i film italiani, o all'ignoranza crassa delle centinaia di migliaia di sfogliatori di IMDb: un talento così deve sapersi fare apprezzare di più.
2. Questo è un film che ha avuto sovvenzioni da Rai 3 come film di interesse culturale. Qui è un discorso pericoloso, ma facciamo a capirci. Si può discutere se è giusto che queste sovvenzioni ci siano o no, ma visto che ci sono, il senso di responsabilità degli autori dovrebbe portarli a realizzare opere di fruizione meno difficile da parte degli spettatori: questo non è certo sinonimo di censura, un regista può spendersi in diversi modi a seconda della situazione produttiva.