Lamerica, di Gianni Amelio (1994) Sceneggiatura di Gianni Amelio, Andrea Porporati, Alessandro Sermoneta Con Enrico Lo Verso, Michele Placido, Piro Milkani, Carmelo Di Mazzarelli, Elida Janushi Musica: Franco Piersanti Fotografia: Luca Bigazzi (115 minuti) Rating IMDb: 7. 6Giuliano
Uno dei lamenti più comuni è che in Italia non si fanno più i film che toccano gli argomenti dell'oggi. Non è mica tanto vero, o meglio: è vero ma fino ad un certo punto. E' vero perché oggi l'industria cinematografica è più che altro televisiva, e di conseguenza è nelle mani di gente che pensa come prima cosa agli spot, e quindi sceglie sempre i soggetti e gli stili più facili, quelli che il pubblico già conosce e ha già visto (guai a rischiare!); inoltre, le sale cinematografiche e la distribuzione sono nelle mani dei soliti pochi, a noi ben noti.
Ma poi viene da dire che non è vero, perché i film che toccano profondamente l'attualità italiana, e nei suoi aspetti più drammatici, ci sono stati e ci sono ancora. Tre esempi: "Lamerica" di Gianni Amelio (1993) , “Un’anima divisa in due” di Silvio Soldini (1993), e "Il toro" di Carlo Mazzacurati (1994). Tre film molto belli e ben recitati, che toccavano argomenti di enorme attualità, e sui quali è caduto subito (subito, e anche prima che subito) un silenzio tombale. Nessuno ne ha più parlato, non sono mai citati, quando si elenca la carriera dell’uno o dell’altro regista su questi film si sorvola. Come mai?
Certo, si tratta di film che qualche difetto narrativo ce l’hanno, ma sono tre film molto belli. Difetti che peraltro condividono con film di grande successo (la lunghezza, per esempio: come "Titanic"). Ma il loro difetto più grosso, in realtà, è quello di non seguire il “sentire comune della gente”. Amelio in “Lamerica” (tutto attaccato, così come scrivevano i nostri emigranti di cent’anni fa) raccontava, subito dopo gli sbarchi di Otranto seguiti alla caduta del Muro, l'arrivo degli albanesi in Italia. Ma lo raccontava visto dalla loro parte, e cioè dalla parte degli albanesi, paragonati agli italiani emigranti che cercavano, appunto, Lamerica. Mazzacurati raccontava di un operaio licenziato che ruba un bene dell'azienda, un magnifico toro da riproduzione, e cerca di rivenderlo in un paese dell'Est; un film di viaggio e di situazioni, tutt'altro che banale. Soldini parlava degli zingari, senza remore ma senza razzismo. Tutti e tre i film hanno avuto qualche successo di pubblico, al tempo della loro uscita; mi ricordo le sale piene quando sono usciti. Ma oggi sono scomparsi, e se vengono mandati in onda (ovviamente su retequattro) è solo dopo le tre di notte, per non turbare i sonni degli italiani e degli inserzionisti pubblicitari.
Oggi il flusso dall’Albania è quasi finito; non è però cessato il traffico delle carrette del mare, e nemmeno i morti annegati (dieci, venti, cento?) fanno più notizia; tranne quando qualche deputato del Parlamento italiano si sveglia e propone di affondare quelle navi a cannonate (per fortuna, sono solo parole al vento – fino ad oggi, almeno). L’Albania non è quindi più di grande attualità, non se ne parla più, si parla solo degli albanesi che sono già qui; ma non è questo il punto. Il punto è che se volete fare un film di successo, oppure avete voglia di mettervi in piazza, o al bar, e farvi applaudire e sentirvi dire bravo, bisogna dire "ma chi li ha fatti entrare, e perché li fanno entrare, che vadano a casa loro e che non portino qui le loro famiglie, e che stiano qui solo il tempo necessario e poi raus". E un consiglio a Gianni Amelio: per avere successo e farsi premiare ancora, la prossima volta faccia un film dove il protagonista è un parà che spara felice sugli immigrati, invece di farne un disgraziato da mischiare con loro...