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domenica 23 settembre 2007

Jumanji

Jumanji, di Joe Johnston (1995) Dal libro di Chris Van Allsburg, Sceneggiatura di Greg Taylor, Jim Strain, Chris Van Allsburg, Jonathan Hensleigh Con Robin Williams, Jonathan Hyde, Kirsten Dunst, Bradley Pierce, Bonnie Hunt, Bebe Neuwirth, Patricia Clarkson, Adam Hann-Byrd Musica: James Horner Fotografia: Thomas E. Ackerman (104 minuti) Rating IMDb: 6.2
Giuliano
Da bambino avevo un gioco che somigliava molto a Jumanji. Non era così bello, era solo una tavola di cartone con i dadi e le pedine, ma c’erano gli animali esotici, i cacciatori vestiti come Stanley e Livingstone, i portatori, la savana e i leoni. Forse è per questo che Jumanji mi è piaciuto così tanto.
Intendiamoci, è un film pieno di difetti: ma le sorprese non mancano, gli effetti sono spettacolari e sempre ben finalizzati alla storia, e la tensione è garantita dall’inizio alla fine. Ricorda un po’ Peter Pan, del quale sembra un remake, o un sequel. La storia è questa: giocando a “Jumanji”, un gioco da tavolo con i dadi, tipo gioco dell’oca ma ritrovato in maniera misteriosa, un bambino viene risucchiato dentro la tavola. Giocando a Jumanji succedono cose misteriose, ad ogni tiro di dadi: esce un indovinello e bisogna risolverlo, altrimenti ne succedono di tutti i colori: si scatenano tempeste e alluvioni, rinoceronti al galoppo entrano nel salotto, pareti e pavimenti della casa assumono dimensioni e spessori inusuali, si va e si viene dal tempo. Il bambino, dentro Jumanji, cresce: e ha ormai quarant’anni quando viene ripescato dai bambini che hanno ritrovato il gioco, e che lo aiuteranno ad uscirne: così tornerà bambino, e potrà riprendere la sua vita da dove è stata interrotta. Ma come si esce da Jumanji? E’ un bel gioco, affascinante, ma anche stupido e triviale, casuale come ogni tiro di dado, pericoloso e distruttivo , comandato non si sa da chi. “Bisogna affrontare il nemico”, dice Robin Williams davanti al Cacciatore che lo insegue: belle parole, finalmente ha capito, tira i dadi e vince il gioco. Così almeno lui – fortunato – ha capito chi era il nemico che gli metteva la vita per traverso: cosa che non capita a tutti, bisogna ammetterlo.

Ciò che mi piace in Jumanji è il colore scelto per le immagini, e per tutto il film. Sembrerà poco, invece è importante: la “tinta” giusta, come diceva Verdi; che qui ai miei occhi appare come un color tabacco, un colore d’epoca, molto coloniale. E soprattutto la grande fantasia nella storia e nella sua costruzione, che si rifà a molti stereotipi o personaggi noti della letteratura ma lo fa con grande perizia e immettendoli nella vita quotidiana; e in più lo fa con grande umorismo, con drammaticità ma senza prendersi troppo sul serio. E poi c’è il discorso sul Tempo, che si può andare avanti e indietro, come in Lewis Carroll...
Tutta questa esplosione di fantasia la si deve a Chris van Allsberg, che lo scrisse nel 1981 e del quale non so assolutamente nulla. Così come non so nulla del regista Joe Johnston; so invece tutto di Robin Williams, qui ancora in eccellente forma. Molto bravi anche tutti gli altri attori, e un film eccellente per una serata autunnale, magari in compagnia dei bambini.