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mercoledì 20 giugno 2007

I luoghi del cinema: Respiro

Solimano
Ho scritto, tempo fa, e mi condivido:
"Il film Respiro di Emanuele Crialese, ambientato a Lampedusa, è stato la sorpresa del 2002: è piaciuto ancor più all'estero che in Italia, ed i siti di cinema della rete sono pieni di recensioni laudative. Una sorpresa paragonabile a quella offerta da Mediterraneo di Salvatores, che è del 1991, e che era ambientato in una isola greca assai vicina alla Turchia.
Ma le analogie finiscono qui, si tratta di film assai diversi. Semmai, Respiro ha delle analogie con Stromboli di Rossellini: in entrambi i film gli attori - tranne la protagonista - sono non professionisti, e la storia è quella del disagio di una giovane donna e delle sue difficoltà nei rapporti con gli abitanti dell'isola.
Il titolo del film, all'estero è stato modificato: Grazia's Island, La Isla de Grazia, Lampedusa. Non si può parlare di Respiro senza parlare di Lampedusa - del mare, della natura e degli abitanti - perché il legame è inscindibile".
L'immagine di Valeria Golino con una rete da pesca sul viso unisce i due elementi su cui si regge il film: il disagio di Grazia e il luogo dove lo vive e da cui non si vuole staccare.

domenica 15 aprile 2007

Nuovomondo

Nuovomondo di Emanuele Crialese (2006) Con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Francesco Casisa, Filippo Pucillo Musica: Antonio Castrigano Fotografia: Agnès Godard (120 minuti) Rating IMDb:7.3
Alcor: Insomma, Mizar! Mi porti al cinema dopo un anno che non ci vediamo e mi fai vedere una schifezza. Mi prometti un film che la critica del Bel Paese ha definito "opera intensa, originale, di grande impatto creativo e stilistico", il film che ha vinto il Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia (Festival che è conosciuto anche nei più remoti angoli della galassia), il film che ha ricevuto il Premio Speciale come Film rivelazione della Mostra... e poi mi porti a vedere QUESTO? Allora le cose sono due: o i critici del Bel Paese sono diventati matti...
o tu hai sbagliato film!

Mizar: Calma Alcor! E' proprio come hai detto. I miei informatori sulla Terra mi hanno detto: “vai tranquillo è un film che merita di essere visto.” Ho fatto una verifica e ho letto un pezzo di un recensione....:”Il regista tratta l'argomento con delicatezza e realismo, mantenendosi originale rispetto a quanto già mostrato in passato. Nonostante l'uso del dialetto siciliano, lo spettatore segue con affetto e attenzione quanto accade ai membri della famiglia Mancuso, e si trova costretto a compiere una riflessione su quanto accaduto nel passato italiano e la contemporaneità del nostro paese.” Noi che veniamo dalla galassia sapevamo già tutto. Gli studi che ci hanno fatto fare i saggi ci hanno insegnato che le migrazioni sono sempre lacerazione e fatica, ma che il bisogno che spinge l'uomo ad abbandonare la propria terra è più forte delle radici e dell'amore per i luoghi della propria infanzia. Ma che ci vuoi fare Alcor, il bel paese è fatto così. E' voltato indietro. E il regista tenta di spacciare una specie di documentario per una storia. L'uso del dialetto? Volutamente forzato e non aggiunge nulla, nemmeno il pathos e tanto meno è una necessità narrativa. Infatti se si seguisse il regista bisognerebbe far usare il latino in un film ambientato ai tempi di Roma.

Alcor: Non divagare Mizar! Il fatto è che questo film è un’operazione intellettualistica tutta fatta a tavolino: dall’uso ingiustificato del dialetto (poiché non è certo un film neorealista), alla fotografia, costruita per stupire più che per raccontare. Confesso che la sequenza del distacco della nave dalla banchina (ohhhhh, in sala) mi è sembrata la scusa per costruirvi attorno tutto il film. Per il resto hai ragione: non c’è una storia. Non c’è la fantasia e nemmeno la realtà.

Mizar: E’ vero! La scena della nave che lascia la banchina è costruita. Anche prevedibile. E’ poi da un lato il film fa una ricostruzione (quasi documentaristica) molto realistica: l’uso del dialetto, l’ambientazione nella Sicilia rurale, ecc.; e dall’altro usa la simbologia, il distacco dalla banchina come cesura tra il vecchio mondo e il nuovo, il mare di latte in cui nuotano alla fine e così via. Insomma, cara Alcor, il Bel paese ha il fiato corto. Però forse è anche vero che c’è un problema più specifico: la settima arte è ancora tale? In questo mondo della globalizzazione, dello scontro tra civiltà, delle paure per un futuro minacciato dall’olocausto ecologico, il cinema ha ancora qualcosa da dire?

Alcor: Questa chiusa significa che al cinema non mi ci porterai più???????

venerdì 30 marzo 2007

Respiro

Respiro di Emanuele Crialese (2002) Con Valeria Golino, Vincenzo Amato (95 minuti) Rating IMDb: 6.9
Solimano
Nelle sere calde d'estate ho due scelte, per i cinema all'aperto: l'Arena di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo e il cortile in Villa Visconti d'Aragona a Sesto San Giovanni. Preferisco di gran lunga Villa Ghirlanda - il più bel cinema all'aperto della Lombardia - anche se le zanzare sono più voraci, ma Respiro di Crialese l'ho visto a Sesto, su schermo piccolo e seduto su seggiole scomode, tipo quelle della Festa dell'Unità, che poi sono le stesse della Festa dell'Amicizia, se le prestano. Grazia è malata di mente, ma una malata a suo modo, per troppa vitalità. Ama riamata il marito e i tre figli, ma dà fastidio alla gente per essere come è. Non ci sono mezze misure, e anche l'isola Lampedusa è così, bellissima e sordida, con i cani che scappano da dove sono rinchiusi e gli isolani che li uccidono a fucilate in pieno paese. Il titolo Respiro è perfetto, nulla di più quotidiano del respiro, la concentrazione sul respiro l'ho provata, non ne ho ottenuto molto, ma è l'esperienza primordiale, la prima cosa che uno fa appena nato e l'ultima che fa il giorno che muore. E' una quotidianità in cui il mito si trova a suo perfetto agio, non è un mito falso, è un mito risolutore. Difatti ero tentato di mettere una immagine di Valeria Golino, ce n'è una bella in cui sta seduta da sola su una spiaggia sassosa ma ho preferito l'immagine corale che chiude il film: tutti insieme a nuotare sott'acqua, un mito che diventa rito. Ma niente tiramenti intellettualistici, niente sguardo che però si chiama fuori e fuori rimane, come se quello che si guarda divenisse un quadro appeso al chiodo di una parete: Respiro è quotidiano, sa di cibo e di amplesso, di litigate assurde e di abbracci definitivi. Vorrebbero mandarla a curarsi a Milano, Grazia, lei si nasconde e il figlio più grande sa dov'è e la va a trovare. Tutto così inventato e così vero. Niente bozzettismi e macchiette, che in questi film isolani sono sempre nel menù. Il Sud è il Sud in presa diretta, con le sue sporcizie e le sue meraviglie, proprio come il mare, amante temuto. Si parla di crisi del cinema perché qui e perché là, poi arriva una sera calda, vai in un cinema bruttarello e ti trovi di fronte a un film come Respiro, per cui una volta tanto l'aggettivo omerico è appropriato: Grazia ha in sè della Calipso, della Circe, della Nausicaa, persino della Penelope, pensa un po'. Miti non falsificati, miti che durano, da riduzionista convinto mi ci trovo bene in miti del genere. E adesso? Non lo so. Libera Valeria Golino di tornare alle gradevoli parti fra l'erotico e il nevrotico, libero Crialese di non farlo più, un film come Respiro. Ma qui entrambi - più tutto il paese adulti, bambini e cani - hanno detto, hanno mostrato cose che ho cercato volentieri di fare mie. Non sono il solo, in rete ci sono commenti entusiasti in tedesco e in spagnolo, certi miti ce li abbiamo dentro tutti, gran giorno quello in cui ce ne accorgiamo.