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sabato 5 maggio 2007

Il pianeta proibito

Forbidden Planet di Fred MacWilcox (1956) Storia di Irving Block e Allen Adler, Sceneggiatura di Cyril Hume Con Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen, Warren Stevens, Jack Kelly, Richard Anderson, Earl Holliman, Robby the Robot Fotografia: George J. Folsey (98 minuti) Rating IMDb: 7.8
Roby
Questo film ha la mia stessa età: siamo diventati amici nell’estate del 1969, aspettando con trepidazione il famoso allunaggio di Neil Armstrong (ricordate? “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”…ma quanto tempo avrà impiegato per prepararsela, la battuta???). La RAI, per l’occasione, mise in piedi una diretta chilometrica, con Tito Stagno e Ruggero Orlando che si “palleggiavano” il microfono (“Ha toccato, ha toccato!!!” - “No, non ha toccato, mancano ancora 3 metri!!!”), e per riempire i buchi, nei momenti “morti”, venivano trasmessi film e telefilm, in gran parte di fantascienza. Fu così che feci conoscenza con il pianeta Altair, il dottor Morbius, sua figlia Miranda e il robot Robby: si trattò di un vero colpo di fulmine, una di quelle folgorazioni che ti segnano per sempre, e che per sempre influenzeranno i tuoi gusti futuri. Da allora, la fantascienza “classica”, magari un po’ casareccia (si vede benissimo che dentro lo scafandro di Robby c’è un uomo, no???) è stata ed è tuttora uno dei miei rifugi fantastici preferiti. Ho scoperto, attraverso una rapida indagine in rete, che da qui deriva anche la mia passione per la serie di STAR TREK, il cui creatore, Gene Roddenderry, fu dichiaratamente influenzato dal contesto del “Pianeta proibito”. La storia –ammesso che sia importante- è quella di un’astronave che sbarca sul pianeta Altair IV, i cui unici abitanti sono uno scienziato e sua figlia, accuditi da un automa umanoide. Nel sottosuolo si cela una macchina straordinaria, in grado di materializzare gli oggetti “pensati” dagli utenti, ma anche –ahimè- di disintegrare gli utenti stessi. Il capitano della navicella (il Leslie Nielsen futuro attore demenziale della serie “Una pallottola spuntata”) s’innamora della ragazza, ma deve vedersela –e con lui tutto l’equipaggio- con una misteriosa e mostruosa entità, decisa a distruggerli. Quale sia la natura di tale mostro lo si scoprirà solo alla fine: come nella “Tempesta”di Shakespeare, è il dottor Morbius a generarlo con il suo subconscio, nell’inconsapevole desiderio di tenere la figlia tutta per sé. Fin qui, la trama. Ma il pezzo forte sono le singole sequenze, i fondali meticolosamente dipinti, gli effetti speciali ancora ingenui, i momenti più emozionanti sottolineati dalla “novità” della musica elettronica. Ricordo perfettamente la ragazza che chiede alla macchina miracolosa di fabbricarle un vestito particolare per l’appuntamento col bel capitano. L’apparecchio chiede di che tessuto lo preferisca, e lei specifica che dev’essere “impenetrabile”. “Impenetrabile ai raggi gamma?” s’informa la macchina. “Oh no,” replica Miranda “soltanto all’occhio umano!”. Io l’ho vagheggiato a lungo, un elettrodomestico così, nei miei sogni di bambina. In fondo, i telefoni cellulari, dei quali i “comunicatori” del film sono i pro-zii, oggi esistono davvero. Perciò, io ci spero ancora, in un jeansettino creato su misura in quattro e quattr'otto: ben inteso che sia anti-radiazioni, anti-cellullite e magari –hai visto mai?- anche anti-preoccupazioni.