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mercoledì 27 agosto 2008

Guido Crepax

Solimano
Guido Crepax
(1933-2003) forse fu troppo esaltato, ma sicuramente oggi è troppo dimenticato. Lo chiamavano il Raffaello dei fumetti, definizione con cui al tempo stesso denigravano Raffaello e i fumetti. Sarebbe come dire il Manzoni del Premio Strega o lo Stravinskji del cinema, roboanti frasi ad effetto che non significano nulla.
Le immagini le ho tratte da diversi numeri di Linus e di Alterlinus, salvo quella a colori di apertura che è tratta dalla copertina del libro dedicato a Crepax nella serie I classici del fumetto di Repubblica, uscito nel 2004.
Per capire Crepax, va ricordato che si laureò in architettura nel 1958 e che per molto tempo disegnò felicemente le copertine dei dischi, e magari qualcuno le ha recuperate, perché chi le ha viste ne parla benissimo. Era di casa, con la musica, figlio di un violoncellista e fratello di un produttore discografico, e la musica che gli piaceva compare nei suoi fumetti: Charlie Parker, Dizzy Gillespie, John Coltrane, Art Blakey, George Brassens.

Lavorava nella grafica, nella illustrazione di libri e soprattutto nella pubblicità, ricevendo la Palma d'Oro nel 1957 (quindi giovanissimo) per la pubblicità per la Shell.
Nel 1958 cominciò a lavorare anche per la rivista Tempo Medico, un lavoro che continuò fino al 1980.
Tutto questo per dire che gli abbinamenti Crepax-Valentina e Crepax-erotismo dicono una verità parziale. Il personaggio di Valentina Rosselli nacque nel 1965 come un personaggio secondario di un altro fumetto in cui il protagonista era il critico d'arte Philip Rembrandt , che aveva anche poteri da supereroe, e allora si chiamava Neutron. Valentina era la fidanzata di Philip, che infine sparì, mentre Valentina durò trent'anni, fino al 1995.

Nei primi anni, il tema dell'erotismo non era in primo piano. Si trattava di storie di fantascienza, sogni, spionaggio, fantasy in generale. Tutti sanno che Valentina si ispirava alla attrice Louise Brooks, un'icona cinematografica fra cinema muto e cinema sonoro. Il nesso con l'erotismo quasi sicuramente era implicito nel riferimento a Louise Brooks, da cui fu affascinato anche lo scrittore Adolfo Bioy Casares per il suo libro "L'invenzione di Morel".
Le critiche che si rivolgevano a Crepax non riguardavano certo la capacità di disegno, ma le storie e i dialoghi. Erano critiche giustificate, perché è evidente la differenza di livello fra i disegni ed i testi. Facendo una ipotesi per assurdo, sarebbe stato meglio se Crepax avesse lavorato con uno scrittore o uno sceneggiatore, cosa che è successa non di rado nel mondo dei fumetti: Pericoli e Pirella, Lob e Pichard, Wolinski e Pichard.



Ho trovato sorprendenti le immagini che inserisco qui sopra, si tratta di un fumetto sui fumetti: Flash Gordon, Li' l Abner ed una foto di gruppo in cui è possibile riconoscere alcuni personaggi.
A parte i dialoghi e le capacità narrative, le storie che raccontava Crepax oggi sono inesorabilmente datate. Storie e modi che piacevano all'ambiente culturale della Milano degli anni Sessanta e Settanta, un ambiente di cui Crepax faceva parte.
Anche l'organizzazione delle pagine a volte soffre di un manierismo eccessivo, di una pienezza che fa perdere il gusto di leggere. Quindi ho scelto di puntare non su una storia, ma sulla qualità eccelsa di immagini singole, in cui le capacità di disegno a china di Crepax sono evidenti, come nell'affollata animalistica dell'immagine che metto qui sotto.

Il tema erotico divene poi dominante nella produzione di Crepax, con una progressione inarrestabile, perché, a parte Valentina che praticamente non si vestiva mai, o si vestiva solo per spogliarsi, Crepax traspose nei fumetti dei celebri libri erotici: Emmanuelle, Justine, Venere in pelliccia, Histoire d'O.
Non ho niente contro l'erotismo, esistono degli autori di fumetti che hanno fatto splendidi fumetti erotici. Trovo però l'erotismo di Crepax ossessionato e ossessionante, si era creato una specie di circolo vizioso fra lui ed i suoi lettori.
Per fare degli esempi del talento vero di Crepax quando si serviva dell'erotismo e non ne era asservito, metto qui sotto tre sue splendide tavole, di cui la "Caduta angeli" su Venezia è forse la più nota.



Ogni tanto, Crepax sapeva essere lieve, come in questa versione in minore della celebre Olympia di Edouard Manet, il quadro di cui Napoleone III disse che offendeva il pudore. Dal suo punto di vista aveva perfettamente ragione, è ben altra cosa il ritratto nudo di Victorine Meurent, che sembra sfidare chi la guarda, rispetto alle centinaia di dee e di ninfe nude che i pittori accademici sfornavano per i Salon. Il quadro di Manet è del 1863 ed attualmente è al Musée d'Orsay di Parigi.


In chiusura, veniamo a Louise Brooks. Ho trovato un disegno di Crepax che si ispira proprio direttamente alla Louise Brooks di Pabst, eccolo qui sotto.

Ho pensato di inserire delle fotografie della Brooks facendo qualcosa di diverso dal solito, perché la rete è piena di immagini di Louise Brooks in atteggiamento fatale. Le due fotografie qui sotto sono invece allegre e quotidiane, c'è Louise fotografata con amici ed amiche nel 1927. In entrambe le immagini (ingrandite, prego), Louise è la prima donna a partire da sinistra e c'è una curiosità: nella prima immagine, sulla sinistra, il giovane alto è Gary Cooper.


lunedì 27 agosto 2007

Fumetti d'agosto: Guido Crepax e Louise Brooks

Solimano

Epistolario Louise Brooks - Guido Crepax


7 gennaio 1976
Caro Guido,
grazie per il bel libro e il racconto a fumetti (però non mi hai detto che cosa significa quella pantofola iperattiva nel libro).
Ti mando Image con le foto del racconto a fumetti Dixie Dugan perché rappresenta un fatto eccezionale. Per quanto ne so, nessuna attrice americana è stata l'ispirazione per un fumetto, e sicuramente mai per due. Inoltre John Striebel ha disegnato Dixie dal 1926 fino al 1966. E tu hai cominciato Valentina nel 1965, proprio come se tu mi ritrovassi dove John mi aveva lasciata quando morì. Potrebbe Valentina essere la perduta Louise Brooks? Dixie Dugan non lo era. Lei era brava e intelligente e sapeva sempre come badare a sé stessa in un mondo che comprendeva perfettamente.
Ortega Y Gasset ha scritto che "Noi tutti siamo perduti"; soltanto quando confessiamo questo troviamo noi stessi e viviamo davvero. Ma seppi di essere perduta quand'ero una ragazzina e mia madre non capiva perché piangessi da sola. Fare film a New York fu un bene, perché imparai tanto e scoprii Tolstoj e Anna Karenina.
Poi fui mandata a fare film a Hollywood nel 1927: nessuno sapeva capire perché io odiassi tanto quel terribile posto distruttivo che a tutti gli altri sembrava un paradiso meraviglioso. "Che ti succede, Louise? Tu hai tutto! Cos'è che vuoi?". Per me tutto questo era come un sogno terribile che faccio - sono perduta tra i corridoi di un grande albergo e non riesco a trovare la mia stanza: La gente mi passa davanti come se non potesse vedermi né udirmi. Così dapprima fuggii da Hollywood e da allora sono sempre fuggita. Ed ora, a 69 anni, ho messo da parte la speranza di trovare me stessa. La mia vita è stata niente.
Ma guardandomi indietro, c'è stato un momento a Parigi nel 1929, quando giravo Prix de beauté e vivevo in pace con me stessa. Credo che fosse perché non parlavo il francese. Il fatto di essere perduta era perfettamente naturale tra quelle persone con cui non potevo esprimere né pensieri né sentimenti.
Cosa ha da dire Valentina su tutto ciò?

Love

Ricorda che quando tornò il figliol prodigo il padre disse: "Era perduto ed è ritrovato". Fu il padre a trovare il figlio perduto. In certo modo mi è mancato questo esser ritrovata.


10 febbraio 1976
Cara Louise,
grazie infinite per le sincere, affettuose parole della tua lettera.
Il tuo modo triste e amaro di ripensare quel che hai ottenuto nella vita mi ha commosso profondamente. Mi addolora sentirti dire di "essere perduta". Nei film di Pabst o Genina che ho visto tu eri il simbolo meraviglioso di qualcosa che non andrà mai perduta.
Hai sempre sentito di essere sola fra la gente perché non hai mai fatto parte del background umano in cui dovevi vivere o lavorare. Ma non devi dolerti dell'estraneità dell'ambiente, era qualcosa di positivo che avevi raggiunto perché disprezzavi e rifiutavi il mondo del cinema.
Tu non sei né perduta né dimenticata! Adesso alcuni critici cinematografici italiani stanno preparando un breve festival del cinema. Vogliono proiettare alcuni dei tuoi film ed io esporrò alcuni disegni in cui Valentina incontra Lulu.
Mi è molto difficile parlarti di Valentina (specialmente in inglese).
Penso che la vita dell'eroina dei miei fumetti e la tua abbiano qualcosa in comune. Anche Valentina talvolta si sente perduta e rinuncia a sperare. Allora cerca rifugio nel mondo dei sogni e delle memorie.
Ti manderò l'ultimo libro dei fumetti di Valentina, che si chiama il Diario di Valentina e racconta la sua infanzia, le sue visioni oniriche e i suoi deliri.
Ho disegnato i miei fumetti per undici anni e posso dire che in questo periodo ho disegnato diecimila volte l'immagine di una donna per la quale tu sei stata l'ispirazione.
Per questo ho disegnato questo tuo ritratto e ti ringrazio ancora per lo straordinario modello che sei stata per me.
Con affetto

Guido

29 marzo 1976
Caro Guido - il Diario è arrivato il 13/3/1976 - Grazie - Non so leggere le parole - non posso seguire l'intreccio - a guardo attentamente le immagini e Valentina è una persona vera - così reale che credo che lei sia Guido - Sei tu a pagina 48 - 58 - 59? Mi mandi la tua foto?
Sei anche un pittore "serio", disegni in modo meraviglioso - sicuro - agile - movimento stupendo - come il bianco e nero cinese - ma anche il tuo inglese è così - forse sei un genio. Ho fatto un elenco di geni che ho capito esser geni prima che venissero riconosciuti come tali. Martha Graham (la ballerina) e George Gershwin (il compositore) - Senza far niente loro riempivano l'ambiente di misteriosa genialità e irresistibile energia.
Però oggi si dice che il genio non è più volto alla musica, ai libri, all'arte - ma alla scienza -
Love

Louise

Milano, 23 aprile 1976
Cara Louise,
sono molto contento che il Diario di Valentina ti sia piaciuto. Io non sono un pittore "serio", ma ho partecipato a molte mostre d'arte con disegni, litografie e serigrafie.
Certo considero "disegni seri" i miei fumetti, ma non penso di essere un genio.
Mi spiace non poterti inviare traduzioni inglesi dei miei racconti. In Italia sono stati pubblicati nove miei libri, e molti ne sono stati tradotti in Francia, Germania, Giappone, persino in Finlandia e Brasile, ma non ancora in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Ti mando un inserto del giornalino Linus, dove escono i miei fumetti. Vedrai una foto mia vicino a una tua famosa. Spero che non ti dispiacerà vedere il montaggio e le tue prime lettere pubblicate e "descritte" da alcuni miei disegni.
Vorrei poterti dire tante altre cose, ma non so bene l'inglese. Ho letto il tuo articolo su Pabst e l'altro su Humphrey Bogart in Positiv. Mi sono piaciuti molto. Ho appena visto il tuo stupendo Tagebuch einer Verlorenen (Diario di una donna perduta).
Tutto bene per i fumetti che hai mandato in Svizzera. Roland Jaccard mi ha scritto che vorrebbe avere il mio libro A proposito di Valentina ed ho già risposto alla sua lettera.
Sono molto contento di sapere che altri sono interessati alla pubblicazione di un libro Omaggio a Louise Brooks, ma di tutto questo io sono un po' geloso.
Love

Guido


3 maggio 1976
Caro Guido - bei pacchetti - la gente mi chiede: - Che fai? - Raccolgo quello che Crepax mi manda. - Rimasi colpita nell'aprire la rivista e vedere le mie lettere originali. Poi cominciai a ridere perché tu hai afferrato la mia vera
essenza - quando ho visto i miei film o udito la mia voce alla radio, in una intervista, dico: "Quella creatura stupida! Non è reale!". Oltre Mr. Pabst tu sei l'unica persona che mi ha capito, e tutti e due senza avermi incontrato che nei film. Ma Mr. Pabst era sempre pazzo di me, e mi sibilava: - LuiiiiiS - un giorno venne a prendermi al treno: - Lu - iiiiiiS, devi portare un uomo diverso ogni volta che vieni a Berlino?-
Anche la tua pittura è bella, ma non come i tuoi disegni - ma come sei libero e gioioso - sei capace di confezionare marmellata di albicocche.
Vuoi farmi avere per favore 6 copie della marmellata da mandare ad amici intimi per far loro vedere come sono in realtà? E ancora scherzando: mi sono sempre rammaricata di avere poco cervello - ora mi senbra che il mago di Oz dette un diploma allo spaventapasseri - allora il mago di Crepax potrebbe dare un diploma a Louise - mandami un disegno - lo metterò sul cassettone di fronte al mio letto - quando un libro mi rende perplessa io posso guardare il disegno e capire ogni cosa -
Love

Louise


10 agosto1977
Caro Guido,
questo è lo stesso trucco che ho usato per la RAI nelle riprese del 22 aprile - a parte che loro usavano il bianco e nero e una lampada da 1000 Watt al posto delle 4 normali usate dal Thames.
Quando vedi il fim assicurati di prendere nota con esattezza di quali mie inquadrature sono usate e dimmi chi è la doppiatrice - la mia voce possiede una vasta gamma musicale e non sembra del tutto reale - ecco perché non volli fare il film - un'altra maledetta voce avrebbe lasciato in ombra il mio viso.
Love

Louise


Milano, 5 dicembre 1977
Cara Louise,
finalmente ti ho vista nella trasmissione televisiva di Maria Bosio.
La tua prima apparizione sugli schermi della televisione italiana è stata meravigliosa! Eri così simpatica mentre ridevi di cuore rispondendo alle domande di Maria! Mi ha fatto molto piacere quello che hai detto di me.
Nonostante il doppiaggio italiano ho potuto sentire la tua voce. E' come te, allegra e simpatica.
Sai, mia moglie mi aiuta nella traduzione delle lettere che ti scrivo, ma anch'io conosco l'inglese abbastanza bene.
Ho saputo che è appena uscito in Francia il libro “Louise Brooks portrait d'une anti - star”. Farò di tutto per averlo.
Un mio amico mi ha regalato quattro foto tue, come puoi vedere dai disegni che ti mando. Le conserverò sempre.
Buon Natale, Louise!

Guido

sabato 4 agosto 2007

Fumetti d'agosto: Guido Crepax

Solimano




Le illustrazioni sono tratte dal Bonnie and Clyde di Guido Crepax (1933 - 2003) su Ali Baba del marzo 1968.

Faye Dunaway e Warren Beatty in Bonnie and Clyde di Arthur Penn (1967)


Non è Valentina, è Louise Brooks