Solimano
“Il cinema deve dare agli spettatori le visioni fantastiche, le catastrofi liriche, le più ardite meraviglie, risuscitare il meravigliosissimo dei tempi moderni e degli spiriti di domani”.
La frase sembra tagliata su misura per il film Giulietta degli spiriti (1965) di Federico Fellini, riguardo al quale do un caloroso consiglio: non guardatelo pensando alla storia, alle implicazioni di ogni tipo, dal religioso allo psicanalitico, dal femminismo alla crisi delle ideologie. Guardatelo e basta, il che non è assolutamente riduttivo. Come non è riduttivo che io scriva tre post su questo film usando la vista logica "La moda del cinema". Prima di tutto la moda è importante, basta chiederlo a Nefertiti e a Cleopatra, a Madame Pompadour, Santa Maria Maddalena e a San Giorgio (con l'armatura o senza).
La prima attrice che scende in campo è Valentina Cortese, che nel film è Valentina, una cara amica di Giulietta (Giulietta Masina), la protagonista.
Di primo acchito si vede che veste di grigio o di nero, che con lei non sono colori seriosi, ma luccicanti. Non solo, su questa base di apparente serietà inserisce qualche colore vivo nei posti più impensati, ad esempio il fiocco rosso del barboncino che tiene quasi sempre in braccio. O un margheritone proprio in cima alla testa. O una macchia di rosso o di giallo vicino alla spalla o in fondo alla gonna, dove comincia la frangia. Porta i guanti in tutte le stagioni, spesso neri e lunghi fino al gomito, ma a volte anche bianchi e corti. I guanti se li toglie e se li mette, costituiscono uno dei suoi tanti giochi di mantenimento, più allegri che nevrotici.
Un po' fa la ragazzina (ma è fuori età), un po' la signora borghese (ma le scappa da ridere). Con lei, non ci si annoia, ma appena è andata via non ci si ricorda nulla delle sue nuove scelte di vita e di guru.
Vengo a Valentina Cortese, l'attrice. La parte Fellini l'ha creata su misura, assomiglia alla parte che fece otto anni dopo in Effetto notte di Truffaut, in cui però c'è un risvolto patetico e drammatico che qui manca.
Mentre racconto le tre attrici (moda e modo), cerco di spiegare perché il film va guardato, possibilmente non facendosi coinvolgere dalla storia e dalle implicazioni di ogni tipo. Questo film è stato per diverso tempo imbarazzante per i critici, basta scorrere le recensioni dal 1965 in poi.
I motivi essenziali sono due.
Il primo è che segue a soli due anni di distanza il film Otto e mezzo, che è uno dei capolavori di Fellini. Il gioco sembrava facile: come in Otto e mezzo si racconta la crisi dell'uomo Guido (Marcello Mastroianni), così qui si racconta la crisi della donna Giulietta (Giulietta Masina).
Il secondo motivo è strettamente collegato al primo, perché è un film che Federico Fellini decide di fare interpretare a sua moglie Giulietta Masina, assegnandole una storia ed una parte ingrata. Una moglie borghese piena di condizionamenti e di complessi di ogni tipo, che si accorge di essere tradita dal marito Giorgio (Mario Pisu), e che è trattata con sufficienza da madre, sorelle, amiche. Sembra quasi che Fellini si diverta ad infierire: guardando il film ci si accorge che Giulietta spesso cammina con le scarpe basse a fianco delle altre attrici, che sono alte venti centimetri più di lei. La cosa è ulteriormente complicata dal fatto che di questo film Fellini diceva sempre che era dedicato a Giulietta. Davvero un bel modo! Ma ci tornerò col prossimo post che dedicherò ad un'altra attrice del film.