Giuliano
Un’altra impresa impossibile, una scommessa che però viene vinta in gran parte da Losey. Per chi non ne sa niente, si tratta della fedelissima rappresentazione dell’opera scritta da Mozart e Lorenzo da Ponte nel 1787: non un adattamento né un documentario teatrale, ma un film vero e proprio girato per il grande schermo. Il mito di Don Giovanni, seduttore e libertino ingoiato dall’inferno alla fine della sua vita, è antico: la sua prima versione importante e moderna è quella di Tirso de Molina, seguita da quella classica di Molière; e tutte e due le versioni sono ben presenti nell’opera di Mozart e Da Ponte.
L’idea vincente è quella di ambientare il dramma dentro le ville palladiane del Veneto: già questa è una festa assoluta. E poi chi non conosce l’opera (merita moltissimo, anche per il libretto di Da Ponte) ha una buona occasione per cominciare a capirci qualcosa.I difetti sono quelli inevitabili e prevedibili: il Don Giovanni è concepito per il teatro, ed è un’opera molto lunga. Inevitabilmente, molte scene diventano macchinose o pesanti. E, se i due protagonisti sono formidabili, bisogna però dire che alcuni dei cantanti-attori sono stati scelti molto male. In cima alla lista dei difetti metterei infatti il tenore Kenneth Riegel, pessimo attore e appena accettabile come cantante. E tra i difetti metto anche l’invenzione del “valletto in nero” (è il fratello di Isabelle Adjani) un personaggio muto che nell’opera non esiste e del quale Losey andava piuttosto orgoglioso. Non disturba, ma non serve a niente; e quel che non serve si potrebbe anche eliminare, soprattutto quando il soggetto originale è già così grande e ingombrante.
Gli attori che vedete sullo schermo sono quasi tutti delle autentiche stelle dell’opera, molti dei quali ancora attivissimi. Ruggero Raimondi , basso bolognese, è quanto di meglio ci si potesse aspettare per un’operazione del genere, anche come prestanza fisica. Losey vuole un Don Giovanni decisamente cattivo, prepotente; e la recitazione di Raimondi si adatta molto bene ai desideri del regista. Il belga Josè van Dam è il servitore di don Giovanni: Sganarello in Molière, Leporello secondo Da Ponte. E’ un Leporello serissimo, quasi cupo (a teatro van Dam interpreta quasi sempre Don Giovanni), a tutti gli effetti un doppio di Don Giovanni: un’interpretazione che all’epoca dell’uscita del film fece discutere, perché Leporello era classificato tra i buffi, ma perfettamente legittima. Kiri Te Kanawa, bellissima e bravissima ( maori della Nuova Zelanda, è una delle maggiori cantanti della sua generazione, e interpreta donna Elvira, arrabbiatissima con Don Giovanni che l’ha abbandonata il giorno delle nozze), è però a disagio sul set. Edda Moser (Donna Anna) se la cava bene sia come attrice che come cantante, però passa quasi inosservata. Teresa Berganza, brava attrice e un incanto come cantante, è però poco credibile come Zerlina: la contadina per la quale Don Giovanni intona il celebre “Là ci darem la mano” dovrebbe essere molto giovane, e la cantante spagnola era invece già sui quarant’anni. In teatro si fa normalmente, al cinema non funziona molto.
Il direttore d’orchestra (che nel film non si vede) è Lorin Maazel, altra star internazionale. I peggiori del cast sono il basso Macurdy, che interpreta il Commendatore (lo spettro che trascina Don Giovanni all’inferno alla fine dell’opera) e il tenore Riegel (Don Ottavio, fidanzato di Donna Anna), che è ai limiti dell’ascoltabile: se volete sentire le due arie di Don Ottavio, che sono tra le cose migliori di Mozart, vi consiglio di cercare altrove – ed i momenti in cui appare sono anche visivamente tra i peggiori del film.Una riga ancora per Lorenzo Da Ponte: un poeta meraviglioso, molto musicale, molto chiaro e divertente, che ebbe una vita simile a quella di Casanova e che in vecchiaia (1819) emigrò in America, fondandovi scuole prestigiose che continuano ancora oggi. Da Ponte è stranamente ignorato dai nostri programmi scolastici. O forse bisogna dire che è una fortuna, altrimenti sarebbe odiato come Leopardi...