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mercoledì 27 gennaio 2010

Gli animali nel cinema: Umberto D.

Flaik, il cane di Umberto D.

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952) Storia e sceneggiatura di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica Con Carlo Battisti (Umberto Domenico Ferrari), Maria Pia Casilio (Maria, la servetta), Lina Gennari (Antonia, la padrona di casa), Ileana Simova ( La donna nella camera di Umberto), Elena Rea (La suora all' ospedale), Memmo Carotenuto (Il degente all' ospedale), Alberto Albani Barbieri (L'amico di Antonia) Fotografia: Aldo Graziati Musica: Alessandro Cicognini (89 minuti) Rating IMDb: 8.3

Solimano

Alla manifestazione dei pensionati nel centro di Roma partecipa anche Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti) che ha in mano un guinzaglio e una museruola. Ha portato con sé il cane Flaik. La polizia interviene per sciogliere d'autorità il corteo e ci sarà un fuggi fuggi generale.

Umberto prende in braccio Flaik e si rifugia in un androne con un altro pensionato. Adesso può respirare e anche Flaik è tranquillo. Poi Umberto va alla mensa dei poveri e fa una cosa scorretta: nasconde Flaik sotto il tavolo passandogli il suo piatto. Viene rimproverato e gli si dice che se continua così non potrà più accedere alla mensa.

Umberto abita in via San Martino della Battaglia 14. E' un pensionato del Ministero dei Lavori Pubblici; la sua pensione ammonta a 18.000 lire al mese, ma non gli basta. Andando a casa, vende il suo orologio per 3.000 lire. Lo attende una sorpresa: la sua stanza in affitto è occupata. Antonia, la padrona di casa (Lina Gennari) l'ha data in uso a pagamento ad una coppia irregolare. Umberto protesta, ma la padrona prende lo spunto per dirgli che Umberto deve pagare gli arretrati. Umberto offre le 3.000, ma la donna rifiuta: vuole che paghi tutto e subito. Umberto si sfoga con Maria, la servetta (Maria Pia Casilio) che gli è amica, ma ha un problema anche lei, quello di essere incinta. Non sa se il padre del nascituro è il militare di Firenze o quello di Napoli. L'unico contento è Flaik: gli danno da mangiare, Umberto lo fa giocare (invece di leggere il libro), può mettersi sul letto di Umberto, il posto preferito. C'è una passeggiata serale: Umberto, che teme lo sfratto, vende il bel libro ad una edicola che commercia in libri usati. Gli danno 2.000 lire. Tramite Maria, che gli fa da ambasciatrice, offre 5.000 lire alla padrona che continua a rifiutare: o paga tutto (mi sembra che fra le 10.000 e le 15.000 lire) o c'è lo sfratto. A Umberto quella notte viene la febbre.

Umberto approfitta della febbre per farsi ricoverare in ospedale (dove non si spende niente). Prima di uscire con i portantini, spega ad uno di loro che è meglio che faccia giocare Flaik con la palla, così il cane si distrae, altrimenti gli verrebbe dietro. Durante i pochi giorni che Umberto passa all'ospedale, non vede Flaik, salvo una volta in cui Maria è venuta a trovarlo ed ha lasciato Flaik ad uno dei due militari che l'aspetta per strada. Umberto apre la finestra della corsia per farsi sentire da Flaik, ma le proteste dei degenti lo costringono a chiuderla subito.

Brutta sorpresa per Umberto, all'uscita dall'ospedale: Flaik a casa non c'è. Capisce che è stata la padrona a lasciare la porta aperta, sperando di liberarsi prima del cane e poi di Umberto. Maria non sa nulla, persa nei suo problemi da cui non sa uscire (prova anche un rudimentale tentativo d'aborto). Umberto prende un tassì per correre al canile municipale. Impara che i cani accalappiati, se non si presenta in pochi giorni il richiedente - che comunque deve pagare la multa - vengono eliminati col gas. Con l'ultimo arrivo dei cani presi quel giorno, Umberto ha la la gioia di ritrovare Flaik.

Prima di entrare in casa, Umberto si prende una soddisfazione: vede scendere dalle scale la padrona con il suo amico (Alberto Albani Barbieri) e gli butta il cane fra i piedi. I muratori sono al lavoro nella stanza, ormai non più sua, che fare?

Chiedere l'elemosina ai passanti, ecco. Umberto ha visto come fanno alcuni conoscenti della mensa dei poveri: tende la mano, ma la vergogna è troppa, non ce la fa a tenere la palma aperta. Ma c'è Flaik! Ed ecco Flaik col cappello in mano davanti al Pantheon. Passa di lì un collega del Ministero e guarda meravigliato la scena. Umberto racconta che il cane sta giocando, l'altro guarda il cane e chissà cosa pensa. Niente elemosine.

Seduto sul letto coperto dai giornali - i muratori lavorano - Umberto prende una decisone che riguarda solo lui. Dice a Maria che se ne andrà di lì definitivamente. Mette in una valigia le poche robe che ha (però bene ordinate), e se ne va con Flaik, che vorrebbe lasciare in un ostello per cani. Ma è un posto brutto, ci sono cani grossi di cui Flaik ha paura e i soldi che vorrebbe lasciare basterebbero alla pigione di un mese o due. Umberto va in un giardino pubblico. Una bambina gioca con Flaik. Umberto cerca di fare in modo che la bambina si affezioni e tenga il cane, ma i parenti della bambina non ne vogliono sapere.

Vicino a quel giardino c'è la ferrovia. L'intenzione di Umberto era di buttarsi sotto un treno per farla finita. A questo punto, non resta che prendersi in braccio il cane ed aspettare che passi il treno definitivo per tutti e due. Ma Flaik capisce e scappa quando sta arrivando il treno. Umberto gli va dietro.

Flaik non si fida del padrone, si nasconde dietro un pino. Umberto capisce che occorre pazienza e ci prova con una gran pigna, che butta come fosse una palla. Finalmente Flaik si fa coinvolgere e si riavvicina ad Umberto. Il film finisce mentre Umberto e Flaik stanno giocando insieme.

domenica 12 luglio 2009

Gli animali nel cinema: Underground

Underground di Emir Kusturica (1995) Sceneggiatura di Dusan Kovacevic, Emir Kusturica Con Miki Manojlovic (Marko), Lazar Ristovski (Nero), Mirjana Jokovic (Natalija), Slavko Stimac (Ivan), Ernst Stötzner (Franz), Srdjan Todorovic (Jovan), Mirjana Karanovic (Vera), Milena Pavlovic (Jelena), Danilo 'Bata' Stojkovic (Deda), Bora Todorovic (Golub), Davor Dujmovic (Bata) Fotografia: Vilko Filac Musica: Goran Bregovic (170 minuti) Rating IMDb: 8.0

Solimano

Siamo nel 1941. All'inizio del film vediamo come il giovane Ivan (Slavko Stimac) comincia la sua giornata: guarda fuori dalla finestra di casa e fa colazione tenendo il pappagallo sulla spalla.


Ivan è zoppo e balbuziente, ma è un ragazzo felice perché gli piace il suo lavoro: l'inserviente allo zoo di Belgrado. Quello che gli piace di più è portare il cibo agli animali, che conosce uno per uno. Ivan entra nelle gabbie, anche in quelle della tigre e dell'orso (senza avvicinarsi troppo). Gli animali gli fanno festa, specie le scimmie con cui è in maggior confidenza.


Lo zoo è vasto e ben tenuto, ci sono degli spazi anche per i branchi dei grandi volatili (oche e pellicani). Ivan passa anche da loro, ma i suoi amici sono gli animali chiusi nelle gabbie.




Ivan entra nella gabbia della tigre, che si intravede in fondo. Nel suo giro, è accompagnato da una scimmia giovane che per lui è come un figlio. E' in ottimo rapporto anche con una scimmia più grande, come se quello scimpanzè fosse il suo migliore amico.




Impovvisamente succede una cosa inaspettata: tutti gli animali diventano inquieti. Gli uccelli sono in frenesia nella voliera, le scimmie vorrebbero uscire dalle gabbie, l'orso e la tigre (immagine in apertura di post) è come se gridassero a voci spiegate, mentre solitamente sono silenziosi. Ivan comprende che sta succedendo qualcosa, ma non sa che cos'è.


D'improvviso capisce: gli aerei tedeschi stanno bombardando Belgrado (la seconda immagine è palesemente un'immagine di repertorio bellico). Sembra che si concentrino proprio sullo zoo, ma non sarà così. Tutto dura pochissimi minuti.




La tigre e l'oca sono ferite a morte. Negli ultimi spasimi se la prendono fra di loro.
Così Roberto Escobar su Il Sole-24 Ore:

"Come può non essere un fatto anche nostro quello evocato all'inizio del film? Nello zoo distrutto dalle bombe naziste, tra animali abbandonati a un dolore e a un terrore cui non possono dare alcuna forma, in cui non possono specchiarsi per ritrovarvi una qualunque ragione, una piccola scimmia, un cucciolo di scimpanzé che potrebbe essere un cucciolo d'uomo, si stringe disperato nelle braccia impotenti di Ivan. È questa la catastrofe di tutto un continente, non solo di una sua piccola parte, la catastrofe da cui sono venute e verranno le altre. Catastrofe, catastrofe, catastrofe: così nel film ripete e torna a ripetere un suonatore zingaro. E la comicità delle sue parole arriva a noi con una strana eco tragica".



E' ferita a morte anche la grande scimmia, e Ivan le chiude gli occhi. Poi piange con l'altra scimmia fra le braccia.
Così Luigi Paini, ancora su Il Sole-24 Ore:

"La storia inizia da molto lontano, dal 1941, quando le truppe tedesche bombardano Belgrado. Una lunga sequenza da antologia. Kusturica osserva gli avvenimenti dallo zoo della città: il giovane guardiano Ivan, testimone balbettante di tutte le vicende narrate, vede con terrore la fine del suo mondo. Bestie feroci in giro per la città, la scimmia preferita uccisa, un elefante che si affaccia alle finestre delle case sventrate".




Compaiono altri animali: la zebra, il leone, l'elefante (col furto grottesco delle scarpe da un davanzale). Ci si accorge che la tragedia è anche degli uomini, non solo degli animali. Rovine ed incendi dappertutto.

Ivan cammina fra le rovine, sempre con la scimmia giovane in braccio. Continua a piangere. Finché si trova di fronte al fratello maggiore Marko (Miki Manojlovic), un esuberante trafficone ancor più astuto che coraggioso. Sullo sfondo, si vede ancora la tigre. E' come se qui cominciasse un altro film, ma non è così: la tragedia degli animali è il preludio della tragedia degli uomini.