Silvia del blog Passaggi Casuali
Il film si snoda attraverso i toni grigi e uggiosi di una Scozia anni ’70, in una piccola comunità che vive secondo le rigide regole della religione calvinista, cupa e triste come gli abiti e le menti dei paesani. Sono sinistri anche i campanili privati delle campane che in quel paese non possono suonare.
La gioia, l’amore, l’allegria non sono contemplati in questo contesto sociale, dove solo gli uomini hanno diritto di parola in chiesa e solo a loro è concesso assistere ai funerali.
Gli stranieri non sono benvoluti poiché possono creare scompiglio in questo equilibrio bigotto e conservatore.
Segnata profondamente dalla morte del fratello, avvenuta sei anni prima, Bess, definita un po' ritardata, vive con la madre e la cognata Dodo alla quale è molto legata. Mossa da una fede assoluta, instaura un rapporto con la figura maschile, attraverso dialoghi col Padre onnipotente, in cui lei stessa, ad alta voce, si esprime a due voci, dando vita a passaggi spesso commoventi ma purtroppo colmi di solitudine. Il dialoghi illuminanti aiutano a comprendere gli stati d'animo della protagonista, dettati dal bisogno di aiuto e di conforto ma che rimarcano ogni volta, quanto questa piccola e fragile donna si senta emarginata. Anche Dorothy, (una bravissima e purtroppo scomparsa Katrin Cartlidge) che le vuole molto bene e che è rimasta in quel luogo col solo scopo di aiutarla, nulla potrà, malgrado gli sforzi, contro la tragicità degli eventi.
La solitudine affettiva e psicologica, la mancanza di calore umano, la perdita dell’unico punto di riferimento maschile della sua vita, determinano l’amore totale assoluto che Bess nutre per suo marito Jan, (Stellan Skarsgard) operaio su una piattaforma petrolifera.
Con Jan, che la ama così com'è, attraverso la legittimità del matrimonio, Bess vive finalmente un amore tutto suo, liberatorio e rivoluzionario, conosce l'intimità, il contatto fisico e la gioia del sesso, con levità e allegria, lontana dalla pesantezza di una educazione materna votata al sacrificio e alla rinuncia. Con suo marito, Bess sente possibile esprimere ogni suo desiderio e pensiero come una bambina, libera da pregiudizi e condizionamenti culturali.La gioia finisce presto, perchè terminata la breve licenza matrimoniale, Jan deve tornare sulla piattaforma e a nulla servono i pianti e le urla di Bess di fronte ad un mare nordico infuriato e schiumoso. Bess comincia a pregare Dio perchè Jan torni da lei, perchè da sola Bess ammette che non riesce a stare. Così, quando purtroppo Jan subisce un grave incidente sul lavoro, salvandosi per miracolo, ma rimanendo gravemente paralizzato, Bess si adossa tutta la colpa, perchè lo ha voluto a casa con tutte le sue forze e Dio l'ha così accontentata.
Nessuno ha insegnato a Bess a meritarsi la gioia, solo il dolore e il senso di colpa.
Inizia il calvario. Per un diabolico meccanismo che vuole ogni essere immanorato onnipotente, Bess si convince che la sua fede e il suo amore porteranno alla guarigione il marito. Questo è il punto focale della storia. L'amore è una follia che fa commettere e giustifica ogni cosa? Dov'è il confine tra il bene e il male? L'uomo può essere depravato e al contempo puro come un angelo? La dedizione agli altri e la fede assoluta alla fine ricompensano?
Sempre più convinta che la fede in Dio e il suo amore per Jan, che ricorda il sacrifico di Cristo in croce, sia efficace, Bess diventa una prostituta, derisa e cacciata dalla madre e dalla comunità, (la madre che non apre la porta mentre lei la implora di aprire e il parroco del paese che non la soccorre malgrado sia in terra svenuta).
Jan, per contro, consigliato dal Dr. Richardson e da Dodo, imbottito di medicinali ma lucido, decide di smettere ogni terapia, consapevole della sua fine e firma non senza fatica, il consenso affinchè la moglie venga ricoverata in ospedale e finalmente curata.
Con le ultime forze rimaste, decide un estremo tentativo andando in pasto ad un manipolo di truci e violenti marinai dai quali era riuscita a fuggire una volta precedente.
L'epilogo.
Il Consiglio decide che Bess ha diritto alla sepoltura ma non al funerale in quanto prostituta e come tale è maledetta per l'eternità.. Jan cammina con una stampella, si è ripreso quasi del tutto, per miracolo, tanto è vero che decide di trafugare il cadavere della moglie per portarlo sulla piattaforma, così aiutato dai suoi compagni di lavoro sostituisce con sacchi di sabbia il corpo di Bess e lo carica sulla nave che lo porta a nord.
E’ un film impegnativo, sotto molti punti di vista, non ultimo le inquadrature con la telecamera a mano che il regista ama in modo particolare e che rendono le riprese più realistiche ma più faticose a seguirsi nelle scene in movimento. Il risultato è un “vortice” visivo certamente voluto ad ulteriore rappresentazione di un mulinare di sentimenti e sensazioni che il film suscita.
Perché non lascia indifferenti Le onde del destino.
Comunque la si pensi.



