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mercoledì 22 aprile 2009

Jesus Christ Superstar (3)

Jesus Christ Superstar, di Norman Jewison (1973) Sceneggiatura di Tim Rice e Norman Jewison Con Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen, Bob Bingham Fotografia di Douglas Slocombe Musiche di Andrew Lloyd Webber (108 minuti) Rating IMDb: 6,7

Barbara

Questo musical è degno di approfondimento per diversi motivi e non solo perchè è la storia della Passione dal punto di vista di Giuda, cosa di cui ho già parlato.
E' un film sui generis anche per altri aspetti.
In principio ci fu... vabbè non esageriamo... nel 1970 ci fu un disco, firmato da due giovani e promettenti autori: Lloyd Webber (musiche) e Tim Rice (parole). Negli anni seguenti questi due tizi hanno realizzato anche altre cose: Il fantasma dell'opera, Cats, Evita tanto per rimanere in ambito di musical. Tim Rice ha anche scritto diversi testi per la Disney (Aladin, Il re leone).


Ma ritorniamo al disco del 1970.
Si trattava di una rock opera - cosa non nuova perchè c'era già stato Tommy degli Who - e non una qualsiasi rock opera, ma una rock opera a sfondo biblico.
A dirla proprio tutta neanche questa era una vera e propria novità, perchè c'era già stato Joseph sempre degli stessi autori.
Ma Jesus Christ Superstar si presentava con una marcia in più. Le musiche erano migliori, rock e allo stesso tempo di respiro classico, e l'interprete era Ian Gillan, che di lì a poco avrebbe cantato in un complessino chiamato Deep Purple.


Fu un successo strepitoso e il disco (la leggenda vuole rosso bordeaux, ma dalle foto su internet sembrerebbe marrone) è adesso un pezzo da collezione introvabile.
Divenne un musical rappresentato sia a Brodway che a Londra e anche qui il successo fu inarrestabile tanto che, finalmente, nel 1973, si decise di farne un film.
Non vorrei dilungarmi troppo sulle cose di cui si parla di solito, e cioè che si scelse un interprete di colore per fare Giuda, oppure sulle polemiche di stampo religioso.
Mi piacerebbe invece porre l'accento su un'altra peculiarità: il film è girato tutto completamente in esterni. E non esterni qualsiasi, sono andati proprio in Israele, nei posti originali.


Le scene con Anna e Caifa, ad esempio, si svolgono nel vero Tempio dei Sommi Sacerdoti, o in quel che ne rimane, e questo secondo me da all'opera un respiro senza tempo, che vince l'effetto dei vestiti da fricchettoni. Molti storcono il naso di fronte a questo film, dicendo che è un film da hippy o che i balletti sono datati. Ma io credo che la rappresentazione in esterni, e in quegli esterni in particolare, annulli l'effetto "peace&love" che tanti criticano.
Non c'è una sola scena in studio; neanche quelle che sembrano al chiuso, come per esempio quelle della grotta, sono ricostruite. Si tratta di una grotta vera, e ci sono voluti più di due giorni per ripulirla e per trovare la luce (naturale) giusta per le riprese. Sì, perchè essendo tutto in esterni proprio le luci sono state il problema più grosso di tutti. Nella scena (in notturna) in cui Maddalena canta I don't know how to love him si è dovuto ricorrere alle fiaccole (che tra l'altro creano un involontario effetto di ombre bellissimo) mentre nel numero finale in cui Carl Anderson canta Jesus Christ Superstar non si è riusciti a nascondere la gru che cala Giuda dal Paradiso, come sarebbe invece stato nelle intenzioni del regista. E allora Jewison, non potendo mascherarla, ha furbescamente deciso di illuminarla con un faro. Se proprio si deve vedere, che si veda bene.

L'ultima cosa che vorrei far notare è una ragazza, Yvonne Ellimann, la ragazza che interpreta Maria Maddalena. Secondo me è bellissima e bravissima.
Yvonne Ellimann era una corista di Eric Clapton dalle origini multietniche (irlandese, giapponese, cinese, hawaiana) e quando Rice e Webber trovarono i soldi per produrre il disco vollero lei ad interpretare Mary. Ma il budget della ragazza era un po' troppo alto per le loro misere possibilità. Allora lei accettò ugualmente a condizione di avere una percentuale sui guadagni. Fu lungimirante e furbacchiona. E fu anche una splendida Maria Maddalena, dalla voce dolcissima ed eterea.

Vorrei chiudere la mia panoramica su questo film invitandovi ad ascoltarla in una registrazione in cui intona dal vivo una canzone del suo mentore, Eric Clapton. La canzone è "Can't find my way home" e la trovate qui.

sabato 26 aprile 2008

Jesus Christ Superstar (2)

Jesus Christ Superstar, di Norman Jewison (1973) Sceneggiatura di Tim Rice e Norman Jewison Con Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen, Bob Bingham Fotografia di Douglas Slocombe Musiche di Andrew Lloyd Webber (108 minuti) Rating IMDb: 6,7

Barbara sul suo blog Lavoretti

Tutto era iniziato per caso, una sera che Franti aveva avuto voglia di strimpellare il pianoforte.

-Ehi Lilli, te la ricordi la prima canzone di Jesus Christ Superstar?- aveva chiesto.
-Certo- aveva risposto prontamente lei, che sull’argomento forse ne sapeva più dello stesso Lloyd Webber. – “Heaven on their minds”. Perché?
Franti buttò giù qualche accordo, canticchiando la melodia – Qui, in questo punto- domandò, premendo un accordo – faceva così- dleng- oppure così?-dlong.
-Nessuno dei due- disse lei con sicurezza. – La canzone fa così: “Listen Jesus to the warning I give…”
- Aspetta- la fermò lui, correndole dietro con gli accordi- non ho capito niente! Ripeti!
-“Listen Jesus to the warning I give…”
- Mica l’hai fatta uguale a prima.
- Come no? “Listen Jesus to the warning I give…”
-Pure questa è diversa.
-No, è sempre uguale.
-Sei stonata come una campana.

Andò a finire che presero il dvd, per ascoltare il brano in questione e decidere una volta per tutte quale era l’accordo di “Listen Jesus to the warning i give…”.
In tutto questo la piccola Emma era stata zitta, accucciata in un angolo a colorare l’album di Winnie the Pooh e il pigiamino, anch’esso di Winnie the Pooh; ma quando vide che i due stavano tirando fuori dallo sgabuzzino il carrello della televisione si affrettò a mettersi in prima linea, pur tenendo stretto nella manina il fedele pennarello blu (o bilù come diceva lei), che poteva sempre arrivarle un’ispirazione e bisognava essere pronte.
Quando i ragazzi avviarono il film, dopo pochi fotogrammi la piccola iniziò a saltellare entusiasta e, indicando lo schermo su cui era fugacemente apparso Ted Neely vestito da Cristo, urlò:

-GGGiiiiisùùùùùùùù!!!

Lilli e Franti, agnostici da tempi immemorabili, si guardarono sbigottiti.

-Ma glielo hai insegnato tu?- chiese il ragazzo, mentre la bambina continuava a saltellare contenta tutte le volte che compariva “Gisù”.
-Io? No, non mi pare- rispose Lilli un po’ dubbiosa. –Probabilmente è stata mia madre-azzardò.
-Nonna Gisù- rispose Emma, tirando bacetti allo schermo.
Andò a finire che da quella sera Jesus Christ Superstar divenne un tormentone nella loro casa.
Emma, sensibile a musichette e canzoncine, si appassionò talmente tanto che tutte le sere voleva vederlo, per ballare ed ascoltare i suoi brani preferiti, che guarda caso e con immenso orgoglio di Franti erano proprio i migliori del musical, segno dell’indiscusso genio della piccoletta.

L’unico problema nacque in seguito all’entusiasmo che la bambina manifestò nei confronti dell’ amichetto di Gisù, ovvero Giuda, ovvero Carl Anderson, ottimo cantante soul di colore scelto fra molte polemiche di allora per interpretare l’Iscariota.
Emma andava pazza per Giuda, e mentre tutte le altre paroline che diceva erano ciancicate e impastrugliate (“Mena” per Maddalena, “Rote” per Erode , “Pero” per Pietro) la parola “Giuda” le usciva limpida, cristallina e chiarissima.
Meglio che ad un teologo.

Come ebbe modo di accorgersi il venditore marocchino che incontrarono una domenica mattina al bar.
“GGGiiiiudaaaaaaaa!!!!” lo additò piena di gioia la bimba.

E anche il sacerdote che stava celebrando il matrimonio dei loro amici Berto e Luisa, che nel pieno raccoglimento, al momento dell’offertorio, sentì dal fondo della chiesa una allegra vocina esclamare “Pane Giudaaaaa!!!!”

mercoledì 10 ottobre 2007

Jesus Christ Superstar

Gesù (Ted Neeley) fra i discepoli

Jesus Christ Superstar, di Norman Jewison (1973) Sceneggiatura di Tim Rice e Norman Jewison Con Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen, Bob Bingham Fotografia di Douglas Slocombe Musiche di Andrew Lloyd Webber (108 minuti) Rating IMDb: 6,7
Roby
(...ovvero: del come lo svuotamento di una cantina riporti alla luce memorie che si credevano perdute, spingendo a riflessioni sul significato recondito della vita, il tutto inserito nel contesto della critica cinematografica di ieri e di oggi ...)
La mia vocazione di "commentatrice" cinematografica era già viva e produttiva -lo affermo qui orgogliosamente- ben 35 anni fa, come testimonia un ritrovamento semi-archeologico da me effettuato la settimana scorsa, durante lo sgombero della ex-cantina paterna, straboccante di ciarpame, cianfrusaglie, carabattole e tesori vari. Tutto d'un tratto, da uno scatolone ingiallito ormai preda di muffe incalzanti, è riemerso un quadernone dalla copertina arlecchinesca, sulla quale troneggiava la seguente etichetta "Caro teatro e carissimo cinema... (a cura di Roby) Anni 1972, 1973, 1974". Aprirlo e tornare indietro di secoli è stato tutt'uno: in quelle pagine avevo incollato ritagli di giornale e locandine di commedie e film visti nel periodo fra il ginnasio ed il liceo, aggiungendo sotto, sopra ed intorno ad ognuna di esse i miei commenti, positivi, negativi, entusiastici o schifati che fossero. Giusto a metà di questa sorta di "blog su carta" troneggia Jesus Christ Superstar, contornato da tratti di pennarello colorato e definito -a caratteri cubitali- FAVOLOSO da una Roby completamente conquistata dalla trasposizione cinematografica del famoso musical (tratto, come forse s'intuisce, da una storiella abbastanza nota al grande pubblico, sui particolari della quale credo perciò di poter sorvolare).

Giuda (Carl Anderson)

Il mio "post" dell'epoca sull'argomento sottolinea il sentore di eresia con cui la pellicola fu accolta (prima ancora di visionarla) dalle frange cattoliche più intransigenti, tratte in errore -bisogna precisarlo- da una versione italiana piuttosto scollacciata della canzone principale, appunto Superstar.
"Incidenti alla prima romana di JCS" recita il titolo dell'articolo datato 7 gennaio 1974 "Era presente la moglie del Capo dello Stato, che ha lodato il film. Lancio di topolini bianchi nella sala, dove è stato versato liquido maleodorante. Proteste di cattolici tradizionalisti contrastate dal parere favorevole di alcuni religiosi".
E mentre Sergio Frosali su La Nazione loda apertamente l'intera produzione ("Il regista non solo traduce il testo discografico e teatrale in un'opera cinematografica ricca di sequenze di grande effetto, ma anche vi aggiunge una dimensione più vasta di significati e di allusioni contemporanee... L'interpretazione, sia dal punto di vista musicale che drammatico, è notevole"), Angelo Solmi dalle pagine di Oggi non nasconde il suo scetticismo, la sua contrarietà, il suo disappunto: in parole povere, lo stronca senza troppi complimenti (avrò mica preso da lui, per Troy?). Le sue parole non lasciano dubbi: "Musica povera, banale e cacofonica... Un assurdo inverosimile pastiche di carattere storico-sociale-politico, secondo il gusto di oggi, a ritmo di balletto, ma condotto secondo i canoni della superatissima operetta... La figura di Giuda grandeggia e finisce per sovrastare quella stessa di Cristo. Perchè? Forse perchè Giuda è negro e oggi i negri sono di moda (sic) ? ... Gli apostoli sono quasi inesistenti... Erode è un donnaiolo sgambettante con un balletto di 16 ragazze 16... Pilato un invertito ... e fra elmi, romani, lance e spade compaiono carri armati, aerei supersonici e mitragliatrici. Puerile? Ridicolo? No: semplicemente strambo", fino alla desolante conclusione che tutti gli interpreti sarebbero "bisognosi almeno di frequentare una buona scuola di recitazione".

Ed io? E Roby? Presto detto: quella del 1974, dalle pagine a quadretti del suo amato quadernone-blog, si scagliava lancia in resta contro il critico "cattivo", reo di non pensarla come lei, ragazzina affascinata dalle musiche trascinanti, dalle coreografie inebrianti, dagli scenari sconfinati, dal senso di libertà, umanità, fratellanza universale trasudante dallo schermo. Come si permetteva, quel vecchio matusa inacidito, di dire tante corbellerie su un capolavoro simile? Gli adulti sono tutti uguali, tutti contro noi giovani, per ottusità, partito preso o semplicemente per invidia. Il mondo ormai è nostro, loro sono arrivati al capolinea, e da lì brontolano e criticano ad ogni piè sospinto... Uffa, che palle, ma quanto rompono: noi non saremo così, noi cambieremo tutto, noi...
La Roby del 2007, con un sospiro a metà fra la tenerezza e la nostalgia, sospende -almeno per adesso!- il giudizio sul film, poi chiude il suo vecchio quadernone e lo colloca al posto d'onore, nella biblioteca casalinga: ad imperitura memoria di ciò che fu, di ciò che è e di ciò che in futuro sarà.
E così sia.