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venerdì 12 febbraio 2010

Roma nel cinema: Umberto D. (2)

Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti)
di fronte al palazzo dove ha abitato per anni

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952) Storia e sceneggiatura di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica Con Carlo Battisti (Umberto Domenico Ferrari), Maria Pia Casilio (Maria, la servetta), Lina Gennari (Antonia, la padrona di casa), Ileana Simova ( La donna nella camera di Umberto), Elena Rea (La suora all' ospedale), Memmo Carotenuto (Il degente all' ospedale), Alberto Albani Barbieri (L'amico di Antonia) Fotografia: Aldo Graziati Musica: Alessandro Cicognini (89 minuti) Rating IMDb: 8.3

Solimano

La degenza di Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti) all'ospedale dura solo pochi giorni, meno di quello che lui desideri. Ha il tempo di fare una piccola amicizia con un degente (Memmo Carotenuto) più attento di Umberto a procacciarsi la benevolenza della suora (Elena Rea) che in un certo modo fa alto e basso sulla durata della degenza dei malati.

Ecco Umberto all'uscita dell'ospedale, un grande edificio nel centro di Roma, credo sempre attorno alla zona Piazza del Popolo - Via del Corso - Piazza dei santi Apostoli - Ripetta - Pantheon - Santa Maria sopra Minerva. Mentre cammina per Roma, Umberto, visto a distanza, ha sempre l'aria dignitosa, anche quando ha con sé la valigia.

Il dramma di Umberto appare chiaro quando viene ripreso da vicino, in quei colloqui in cui cerca di tenersi su, ma l'obiettivo è chiaro a noi, come è immediatamente chiaro ai suoi interlocutori: procacciarsi del denaro, perché non sa come fare a tirare avanti. La lotta per difendere lo status che ha sempre mantenuto durante la sua vita rende amarissimo il dramma. Con lucida e commossa crudeltà, Vittorio De Sica inserisce tocchi di doloroso e ridicolo grottesco.

L'unica persona (a parte Flaik) che interessi veramente Umberto è la servetta Maria (Maria Pia Casilio). Qui Umberto, senza farsi vedere, guarda Maria che sta parlando con uno dei due militari che frequenta. Il militare, quando sente che Maria è incinta, la tratta male e si allontana, e la ragazza scoppia a piangere nella piazza in cui c'è un piccolo mercato, un'occasione per mostrare un altro aspetto di Roma.

Questo luogo di Roma è facilmente identificabile. Si tratta della Piazza di Santa Maria sopra Minerva, che ha in mezzo l'Obelisco della Minerva (detto Pulcin della Minerva). Di obelischi a Roma ce ne sono altri, questo ha la particolarità di poggiare su una statua d'elefante. L'architettura e il disegno sono di Gian Lorenzo Bernini, la statua dell'elefante fu eseguita nel 1667 dal suo allievo Ercole Ferrara. L'iscrizione sul basamento è questa: "Sapientis Aegypti/ insculptas obelisco figuras/ ab elephanto/ belluarum fortissima/ gestari quisquis hic vides/ documentum intellige/ robustae mentis esse/ solidam sapientiam sustinere." Molto più sapido l'epigramma di Monsignor Sergardi: "Vertit terga Elephas, versaque proboscide clamat: Kiriaci fratres hic ego vos habeo". Lo scherno è rivolto ai frati a cui l'elefante volge il deretano. (Informazioni tratte da Wikipedia).
Nella piazza Umberto incontra un collega di lavoro che lo saluta amichevolmente, ma appena Umberto comincia a raccontargli i suoi guai, capisce e si sottrae.

Al Pantheon, Umberto prova chiedere l'elemosina, tende la mano, ma, guardando la sua mano protesa, non ci riesce e la tira indietro. Manda avanti Flaik col cappello in bocca, ma arriva un altro collega di lavoro del Ministero dei Lavori Pubblici (più che un collega è un superiore gerarchico) e Umberto impastocchia la balla poco credibile che Flaik sta giocando.

Il collega deve prendere una corriera che è in partenza lì vicino. Umberto l'accompagna. Il colloquio è imbarazzante: Umberto in un certo modo si appiccica, il collega non sa cosa dirgli, finché, al momento della partenza della corriera, gli chiede: "Secondo lei, ci sarà la guerra?". Umberto non sa cosa rispondere, la guerra quotidiana lui ce l'ha in casa.

Umberto ha deciso. Fa la la valigia e se ne va, naturalmente portando con sé Flaik. La stanza in cui ha vissuto per anni non è più sua, i muratori ci stanno lavorando. Si dirige verso la fermata del tram, guarda per l'ultima volta il palazzo di via San Martino della Battaglia n.14. Alla finestra c'è Maria che lo guarda andar via. Poi sale sul tram, l'autista gli fa qualche storia per il cane ma poi lascia perdere. Mentre il tram viaggia, si vedono una serie di palazzi anonimi molto simili fra loro.

Quello che succede dopo lo sappiamo: la squallida pensione per cani, Umberto che attende il treno con Flaik in braccio, il cane che capisce e fugge... preferisco chiudere con l'immagine dei magnifici pini del giardino pubblico di Roma in cui Umberto è riuscito a convincere ancora Flaik a giocare con lui.

mercoledì 10 febbraio 2010

Roma nel cinema: Umberto D. (1)

Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti)
alla manifestazione dei pensionati

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952) Storia e sceneggiatura di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica Con Carlo Battisti (Umberto Domenico Ferrari), Maria Pia Casilio (Maria, la servetta), Lina Gennari (Antonia, la padrona di casa), Ileana Simova ( La donna nella camera di Umberto), Elena Rea (La suora all' ospedale), Memmo Carotenuto (Il degente all' ospedale), Alberto Albani Barbieri (L'amico di Antonia) Fotografia: Aldo Graziati Musica: Alessandro Cicognini (89 minuti) Rating IMDb: 8.3

Solimano

Esistono persone che non hanno mai visto "Umberto D." (1952) di Vittorio De Sica ma che ne hanno sentito parlare. Sicuramente hanno in testa l'idea che si tratti di un film intimista, il che è in parte vero (resta da vedere il significato che si dà alla parola intimista). Ma non immaginano che "Umberto D." è certamente il film in cui il grande luogo che è Roma è più presente, non solo come minuti di proiezione in cui compare, ma come diversità di luoghi nell'unicità del grande luogo e come corrisponenze che si stabiliscono fra i luoghi e gli episodi.

La parte iniziale del film, con la manifestazione di protesta dei pensionati che chiedono l'aumento delle loro misere pensioni, si svolge nel centro di Roma, zona Piazza dei Santi Apostoli, nei pressi di Palazzo Odescalchi. L'attenzione prevalente di De Sica è rivolta a darci il senso di una Roma che conosciamo poco: la Roma ministeriale e degli uffici più che la Roma turistica. Le tre immagini riguardano l'arrivo del corteo nella piazza. La dimostrazione è piccola e in fondo ordinata, malgrado che i cartelli siano numerosi e che i pensionati gridino ad alta voce le scritte che ci sono nei cartelli (non credo che la parola slogan fosse allora diffusa...)

Successivamente le forze dell'ordine decidono lo scioglimento della manifestazione. Giungono le jeep dalle vie secondarie. Praticamente non c'è nessuno scontro, solo un po' di confusione e qualche impiccio. Adesso sono i pensionati ad andarsene di buon passo per le vie secondarie, salvo alcuni battibecchi nella piazza che la vista dall'alto mostra più vuota che piena. Il pensionato Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti) l'abbiamo appena intravisto in mezzo al corteo dei manifestanti. La sua parte nel film comincia adesso, a manifestazione sciolta.

Umberto prima si occupa del suo cane Flaik, che ha portato con sé alla manifestazione, poi, come fanno tutti questi vecchi preoccupati e prudenti, si defila in un androne. La manifestazione e l'agitazione creano solidarietà, che forse è una parolona. Rendono più facile parlare con altri pensionati che non si conoscevano prima. Umberto, di per sé, non sarebbe interessato a chiacchiere, ma ha un obiettivo: vendere il suo orologio. Gli servono dei soldi per tacitare le richieste della padrona di casa, a cui non paga la pigione da tempo. Ma il pensionato a cui propone l'affare lo guarda meravigliato e gli dice di no, andandosene in fretta per conto suo. In quasi tutte le immagini c'è la presenza della città di Roma. Sottilmente, è una presenza che cambia immagine per immagine, e così sarà per tutto il film.

Umberto ha perso l'opportunità, ma non si scoraggia. Cerca un altro pensionato a cui poter vendere l'orologio. Quello che trova è più sgarbato di quello di prima, ma Umberto capisce che potrebbe essere interessato. Un po' lo segue un po' l'accompagna: i due fanno un bel tratto di strada fino a trovarsi di fronte a Piazza del Popolo. Umberto capisce perché l'altro si ferma proprio lì: ha scelto di chiedere l'elemosina ed ha capito che il posto migliore per farlo è davanti ad una chiesa frequentata. Umberto riuscirà a vendere il suo orologio al pensionato-mendicante, che lo pagherà (poco) con cartamoneta di piccolo e piccolissimo taglio. Una bella scusa che addurrà la padrona di casa per non accettare il parziale pagamento del debito.

Umberto esce anche quella sera, dopo aver capito che il problema con la padrona di casa si è fatto ancora più spinoso. Va in un'edicola ancora aperta, che oltre che vendere giornali fa compravendita di libri usati. Umberto vende l'unico libro che gli è rimasto, un bel tomo ancora quasi intonso. Non sono riuscito a capire che monumento sia quello che si vede nelle due immagini.

Anche nella camera di Umberto compaiono immagini di Roma, attraverso piccole finestre. Da una parte, c'è una vasta caserma. Viene inquadrata perché lì sta uno dei due militari che filano con la servetta Maria (Maria Pia Casilio), che è incinta, solo che non sa chi dei due sia il padre del nascituro. Nell'altra immagine appare la Roma degli squallidi spazi interni, che non sono neppure cortili, di un condominio popolare. Umberto abita in Via San Martino della Battaglia 14, una zona non centralissima di Roma, la zona dove ci sono le caserme di Castro Pretorio.

Infine, due immagini dell'ospedale dove si è fatto ricoverare Umberto con la scusa di una tonsillite e di un po' di febbre. All'ospedale non si paga... Una lunghissima corsia che non so se esista ancora.
(continua)

mercoledì 27 gennaio 2010

Gli animali nel cinema: Umberto D.

Flaik, il cane di Umberto D.

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952) Storia e sceneggiatura di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica Con Carlo Battisti (Umberto Domenico Ferrari), Maria Pia Casilio (Maria, la servetta), Lina Gennari (Antonia, la padrona di casa), Ileana Simova ( La donna nella camera di Umberto), Elena Rea (La suora all' ospedale), Memmo Carotenuto (Il degente all' ospedale), Alberto Albani Barbieri (L'amico di Antonia) Fotografia: Aldo Graziati Musica: Alessandro Cicognini (89 minuti) Rating IMDb: 8.3

Solimano

Alla manifestazione dei pensionati nel centro di Roma partecipa anche Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti) che ha in mano un guinzaglio e una museruola. Ha portato con sé il cane Flaik. La polizia interviene per sciogliere d'autorità il corteo e ci sarà un fuggi fuggi generale.

Umberto prende in braccio Flaik e si rifugia in un androne con un altro pensionato. Adesso può respirare e anche Flaik è tranquillo. Poi Umberto va alla mensa dei poveri e fa una cosa scorretta: nasconde Flaik sotto il tavolo passandogli il suo piatto. Viene rimproverato e gli si dice che se continua così non potrà più accedere alla mensa.

Umberto abita in via San Martino della Battaglia 14. E' un pensionato del Ministero dei Lavori Pubblici; la sua pensione ammonta a 18.000 lire al mese, ma non gli basta. Andando a casa, vende il suo orologio per 3.000 lire. Lo attende una sorpresa: la sua stanza in affitto è occupata. Antonia, la padrona di casa (Lina Gennari) l'ha data in uso a pagamento ad una coppia irregolare. Umberto protesta, ma la padrona prende lo spunto per dirgli che Umberto deve pagare gli arretrati. Umberto offre le 3.000, ma la donna rifiuta: vuole che paghi tutto e subito. Umberto si sfoga con Maria, la servetta (Maria Pia Casilio) che gli è amica, ma ha un problema anche lei, quello di essere incinta. Non sa se il padre del nascituro è il militare di Firenze o quello di Napoli. L'unico contento è Flaik: gli danno da mangiare, Umberto lo fa giocare (invece di leggere il libro), può mettersi sul letto di Umberto, il posto preferito. C'è una passeggiata serale: Umberto, che teme lo sfratto, vende il bel libro ad una edicola che commercia in libri usati. Gli danno 2.000 lire. Tramite Maria, che gli fa da ambasciatrice, offre 5.000 lire alla padrona che continua a rifiutare: o paga tutto (mi sembra che fra le 10.000 e le 15.000 lire) o c'è lo sfratto. A Umberto quella notte viene la febbre.

Umberto approfitta della febbre per farsi ricoverare in ospedale (dove non si spende niente). Prima di uscire con i portantini, spega ad uno di loro che è meglio che faccia giocare Flaik con la palla, così il cane si distrae, altrimenti gli verrebbe dietro. Durante i pochi giorni che Umberto passa all'ospedale, non vede Flaik, salvo una volta in cui Maria è venuta a trovarlo ed ha lasciato Flaik ad uno dei due militari che l'aspetta per strada. Umberto apre la finestra della corsia per farsi sentire da Flaik, ma le proteste dei degenti lo costringono a chiuderla subito.

Brutta sorpresa per Umberto, all'uscita dall'ospedale: Flaik a casa non c'è. Capisce che è stata la padrona a lasciare la porta aperta, sperando di liberarsi prima del cane e poi di Umberto. Maria non sa nulla, persa nei suo problemi da cui non sa uscire (prova anche un rudimentale tentativo d'aborto). Umberto prende un tassì per correre al canile municipale. Impara che i cani accalappiati, se non si presenta in pochi giorni il richiedente - che comunque deve pagare la multa - vengono eliminati col gas. Con l'ultimo arrivo dei cani presi quel giorno, Umberto ha la la gioia di ritrovare Flaik.

Prima di entrare in casa, Umberto si prende una soddisfazione: vede scendere dalle scale la padrona con il suo amico (Alberto Albani Barbieri) e gli butta il cane fra i piedi. I muratori sono al lavoro nella stanza, ormai non più sua, che fare?

Chiedere l'elemosina ai passanti, ecco. Umberto ha visto come fanno alcuni conoscenti della mensa dei poveri: tende la mano, ma la vergogna è troppa, non ce la fa a tenere la palma aperta. Ma c'è Flaik! Ed ecco Flaik col cappello in mano davanti al Pantheon. Passa di lì un collega del Ministero e guarda meravigliato la scena. Umberto racconta che il cane sta giocando, l'altro guarda il cane e chissà cosa pensa. Niente elemosine.

Seduto sul letto coperto dai giornali - i muratori lavorano - Umberto prende una decisone che riguarda solo lui. Dice a Maria che se ne andrà di lì definitivamente. Mette in una valigia le poche robe che ha (però bene ordinate), e se ne va con Flaik, che vorrebbe lasciare in un ostello per cani. Ma è un posto brutto, ci sono cani grossi di cui Flaik ha paura e i soldi che vorrebbe lasciare basterebbero alla pigione di un mese o due. Umberto va in un giardino pubblico. Una bambina gioca con Flaik. Umberto cerca di fare in modo che la bambina si affezioni e tenga il cane, ma i parenti della bambina non ne vogliono sapere.

Vicino a quel giardino c'è la ferrovia. L'intenzione di Umberto era di buttarsi sotto un treno per farla finita. A questo punto, non resta che prendersi in braccio il cane ed aspettare che passi il treno definitivo per tutti e due. Ma Flaik capisce e scappa quando sta arrivando il treno. Umberto gli va dietro.

Flaik non si fida del padrone, si nasconde dietro un pino. Umberto capisce che occorre pazienza e ci prova con una gran pigna, che butta come fosse una palla. Finalmente Flaik si fa coinvolgere e si riavvicina ad Umberto. Il film finisce mentre Umberto e Flaik stanno giocando insieme.