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martedì 4 marzo 2008

Assassinio sull'Orient Express

Murder on the Orient Express, di Sidney Lumet (1974) Dal racconto di Agatha Christie, Sceneggiatura di Paul Dehn Con Albert Finney, Lauren Bacall, Martin Balsam, Ingrid Bergman, Jacqueline Bisset, Jean-Pierre Cassel, Sean Connery, John Gielgud, Wendy Hiller, Anthony Perkins, Vanessa Redgrave, Rachel Roberts, Richard Widmark, Michael York Musica: Richard Rodney Bennett Fotografia: Geoffrey Unsworth (128 minuti) Rating IMDDb: 7.3
Solimano
Questo è un film in cui è bene tenere concentrata l'attenzione sui personaggi, tutta gente importante, mentre gli interpreti sono degli illustri sconosciuti (benché volonterosi), senza nessuna carriera né alle spalle né davanti.
C'è un piccolo prologo, prima che l'attenzione si concentri sul viaggio dell'Orient Express, che sarà assai travagliato.

Il posto dove siamo è a tutti evidente: Istanbul, di cui si scorge benissimo al di là del braccio di mare la cupola della Chiesa di Santa Sofia, poi trasformata in moschea. La signora che sta viaggiando su un battello -come attesta in modo inequivocabile la ciambella di salvataggio che si scorge sulla sinistra- si chiama Mary Hermione Debenham (Vanessa Redgrave) e fa l'Istitutrice ad alto livello. Il suo sguardo non è quello di una che soffre il mal di mare, ma è radioso, come se le fosse apparsa una visione.

Ed eccola, la visione! Si tratta del Colonnello Arbuthnot (Sean Connery) che sembra molto lieto di vedere che sta arrivando l'Istitutrice. Sotto quell'aspetto militaresco si cela forse il cuore di un ragazzo?

Appena l'Istitutrice tocca terra, il Colonnello la festeggia, e lo scambio di convenevoli attesta il buon rapporto fra essi esistente.

Con un piccolo volo pindarico, portiamoci alla stazione ferroviaria più importante di Istanbul, dove stanno affluendo i viaggiatori, in particolare quelli che hanno prenotato il viaggio nel confortevole Vagone Letto. L'Istitutrice ed il Colonnello viaggeranno anche loro, è meglio che ci concentriamo su chi ancora non abbiamo conosciuto.

Dall'atrio stanno andando verso la pensilina due signore: quella seduta in carrozzella è la Principessa russa Natalia Dragomiroff (Wendy Hiller) mentre dietro la carrozzella segue Hildegarde Schmidt (Rachel Roberts) la fidatissima cameriera tedesca della Principessa. Come si vede, Hildegard porta anche i due cani lungochiomati a cui la Principessa è molto affezionata.

Sono invece già nella pensilina il Conte (Michael York) e la Contessa (Jacqueline Bisset) Andrenyi, ungheresi, due sposi che filano il perfetto amore, basti notare come, persino camminando nella pensilina -posto non molto romantico- il Conte stia vicino alla donna della sua vita.

Ancora nell'atrio, vediamo la Signora Caroline Martha Hubbard (Lauren Bacall), americana. La seguono alcuni facchini stracarichi di valige, ed inutilmente i venditori cercheranno di convincere la Signora a comprare le loro cosucce: col naso diritto procederà verso la meta prefissata, cioè il Vagone Letto dell'Orient Express.


C'è poi un personaggio che a me non piace, debbo essere schietto. Si tratta di Mister Ratchett (Richard Widmark) un uomo d'affari che dice di essere americano -ma qualcuno sostiene che il suo vero cognome è Cassetti. La sua ricchezza è oscura, il suo volto non mi convince: se ci fosse un delitto sull'Orient Express l'assassino sarebbe sicuramente lui. Lo segue il suo segretario, Hector Mac Queen (Tony Perkins) mentre dall'altra parte della carrozza c'è il cameriere di Mister Ratchett, il cui nome è Edward Henry Masterman (John Gielgud).

Con la solita aria dimessa e vestita chissà come (confrontate il suo basco col cappellino della Contessa Andrenyi), arriva trafelata la svedese Greta Ohlson (Ingrid Bergman), Direttrice di una scuola missionaria ad Istanbul, osservate l'aria sostenuta con cui la guarda il Controllore del Vagone Letto, Pierre Paul Michel (Jean-Pierre Cassel) . Così dovrebbero esserci tutti.

Invece no, ci sono altre due persone, uno è Monsieur Bouc (Martin Balsam), il ben noto Direttore della Compagnia Internazionale dei Vagoni Letto , l'altro è un amico di Bouc che si chiama Hercule Poirot (Albert Finney) e che fa l'investigatore (che mestiere strano!). Credevo che fosse francese, ma Monsieur Poirot ci ha tenuto a dire che è belga. Contento lui...

Adesso ci sarebbe da raccontare quello che succede nel film, ma poichè è un film giallo basato su continui colpi di scena, è bene che ve lo vediate in santa pace per conto vostro. Dico solo che c'è un delitto, il treno rimane bloccato dalla neve e che Monsieur Hercule Poirot -su cui non avrei scommesso un soldo bucato- riesce a risolvere il caso nel corso di una drammatica riunione in cui tutti i nostri personaggi sono presenti, tranne il morto.

Ho l'impressione che gli interpreti si siano molto divertiti. L'interprete della missionaria, cioè Ingrid Bergman, si è presa anche un Oscar come migliore attrice non protagonista (le solite raccomandazioni...)
Prendo volentieri atto della sportività di altre due interpreti, Lauren Bacall e Jacqueline Bisset, che ciò malgrado brindano a champagne. Di Vanessa Redgrave e di Sean Connery non ho notizie, per me l'Istitutrice e il Colonnello hanno preso uno scompartimento tutto per loro e non usciranno per tutto il viaggio.

martedì 15 maggio 2007

La parola ai giurati

12 Angry Men di Sidney Lumet (1957) Storia e sceneggiatura di Reginald Rose Con Henry Fonda, Martin Balsam, Lee J. Cobb, E.G. Marshall, Jack Klugman, Jack Warden Musica: Kenyon Hopkins Fotografia: Boris Kaufman (96 minuti) Rating IMDb: 8.7
Giuliano
Prendere tutti i dati che abbiamo a disposizione, metterli in ordine su un tavolo, guardarli bene e ragionarci sopra. Per me era la norma: ho fatto per tanti anni l’analista chimico, sia pure a livelli bassi – e se lo si fa avendo coscienza di cosa si sta facendo, diventa quasi naturale trasporre nella vita comune questo continuo selezionare e pesare e osservare.
Certo, non è facile decidere in un attimo, come facciamo tutti i giorni; anzi, di solito è proprio l’opposto, cediamo sempre al primo impulso che ci passa per la testa. A volte è proprio quello che serve, altre volte (il più delle volte) si rischia di combinare un guaio, per stanchezza o per esasperazione o per troppa approssimazione. La persona razionale, analitica, spesso è guardata con sospetto e con aperta antipatia: è lenta, noiosa, pesante; ma se è così semplice, la soluzione la vedono tutti, non stiamo lì a perdere tempo...
E’ quello che capita a Henry Fonda, chiamato a far parte di una giuria in un pomeriggio afoso, proprio mentre si sta giocando la finale del campionato di baseball. La questione è chiara, l’imputato è da condannare, bastano dieci minuti, dov’è il problema? Ma la decisione va presa all’unanimità, e Fonda vota contro: vota per l’assoluzione. Alla fine del film, ragionando su ogni elemento e cercandone dei nuovi, si scoprirà la verità e il verdetto sarà ribaltato...
Un film di impianto teatrale, tutto chiuso in una stanza, con “dodici uomini arrabbiati” a discutere tra di loro. Una scommessa, per un regista: e una scommessa riuscita, perché il film è molto avvincente. Gran parte del merito va agli attori, tutti caratteristi di grande valore tranne la “star” Henry Fonda; e oserei dire che il soggetto non conta, conta come viene trattato in fase di sceneggiatura, e conta molto quello che c’è dietro.
Tanti anni fa mi piaceva leggere di neurologia: quel che posso, non sono all’altezza dei grandi discorsi. Ho però imparato che il cervello dell’uomo ha tre livelli, tre differenti stadi dell’evoluzione: c’è il cervello più antico, quello più interno, che sovrintende ai grandi stimoli vitali, importantissimi: fame, sete, sesso, fuga, combattimento. E’ con questa parte del cervello, che abbiamo in comune con i rettili e gli uccelli, che prendiamo la maggior parte delle nostre decisioni. Poi c’è la seconda “estensione” del cervello, che comincia a comprendere ragionamenti più complicati, anche astratti: e lo condividiamo con la maggior parte dei mammiferi, cani e gatti compresi. E, infine, lo strato più esterno, la corteccia, che abbiamo solo noi e qualche scimmia antropomorfa, e i delfini. E’ questa la vera sede del pensiero, ed è con questa che dovremmo ragionare per poter essere classificati a ragione tra gli esseri umani. E’ invece la parte del cervello che teniamo più volentieri spenta, perché crea parecchi problemi. E’ infatti molto più semplice tagliare corto: impiccare i ladri di cavalli al primo albero, senza perdere tempo in processi; dare fuoco all’accampamento degli zingari, sparare nel mucchio e chi prendo prendo, scrivere svastiche sui muri e prendere a cannonate le barche degli immigrati, e via con tutti gli esempi che volete. Non si risolve niente con la pena di morte, ormai lo sappiamo: esiste da sempre, e non si è mai smesso di uccidere e di rubare; ma per farlo capire agli altri che sono chiusi con noi nella stessa stanza dobbiamo sudare molto, e se non siamo bravi e pazienti come Henry Fonda non ce la faremo mai. Io, per conto mio, mi sono già arreso; spero che voi siate messi meglio di me, perché il lavoro da fare è tanto e bisogna essere forti.