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venerdì 11 maggio 2007

La bruttina stagionata

La bruttina stagionata di Anna Di Francisca (1996) Dal romanzo di Carmen Covito, Sceneggiatura di Anna Di Francisca, Patrizia Pistagnesi, Giovanni Robbiano Con Carla Signoris, Edy Angelillo, Milena Vukotic, Angelo Sorino, Fabrizio Gifuni, Tony Nardi, Isabella Biagini Musica: Pasquale Filastò, Aidan Zammit Fotografia: Luigi Verga (90 minuti) Rating IMDb: 7.0
Solimano
Questo film ce l’ho su una cassetta VHS, registrata da RAI3, e l’ho visto tre volte, l’ultima molto di recente. Ho fatto un giro in Google per documentarmi, ed ho incontrato alcune critiche veramente cattive, specie una di Tullio Kezich che inserirò nei commenti. Credo che certi critici si sfoghino un po’ se possono sparare a palle incatenate su una opera prima e aggiungo, può darsi che mi sbagli, specie se la regista è donna e tratta un tema di donne. Tutto nasce dal libro di Carmen Covito che vinse il premio Bancarella e da cui, oltre a questo film, è stato tratto anche un monologo teatrale di Gabriella Franchini con la regia di Franca Valeri: quelli hanno assistito al monologo ne parlano bene. Il libro non l'ho letto.
A me questo film piace, lo ritengo un piccolo film grazioso e raramente superficiale, specie per merito di Carla Signoris, che non è brutta, non aveva quarant’anni, ma la bruttina quarantenne la rende bene, con prontezza di faccia e di testa. La protagonista è sfigata anche nel nome: Marilina, ed ha la psicologia delle ragazze che alle festine facevano da tappezzeria perché nessuno le invitava a ballare.

Vive da sola, è professoressa e guadagna facendo tesi a pagamento (cosa vietata dalla legge!) per studenti somari. Ha una madre vedova, Milena Vukotic, che non ha rinunciato alle velleità e che la tratta come una bambina, quando ci sono altre persone ricorda volentieri che Marilina portava la macchinetta per i denti. Marilina ci patisce ma non sa che fare. Ha anche una amica, Edy Angelillo, sua prepotente coetanea, che le è amica solo perché pensa che Marilina sia peggio di lei. Anche l’amica è professoressa, ma di inglese, e con la storia di come si pronuncia the o then (a lingua fra i denti) si fa strada verso amplessi con studenti giovani, sperando prima o poi di restare incinta. Marilina però la sua strada non la trova con psicoanalisi, meditazione trascendentale o yoga, ma col sesso. Sì, sesso. Comincia con uno giovane belloccio e strapelato che le chiede dei soldi, però poi si innamora, Marilina è soddisfatta di quello che ha avuto, ma non l’ama, e intanto acquista sicurezza. Prosegue col Fabrizio Gifuni, figlio di un grosso mobiliere che vuol fare la tesi sul Leopardi, Marilina gli chiede se conosce la ginestra lui dice di sì, ma che preferisce i tulipani. La tesi sarà sulla vertigine nel Leopardi. Il figlio del mobiliere dice che non ci si vede nell’azienda di papà, preferirebbe qualcosa di più profondo, tipo arti marziali. Un personaggio molto divertente, anche con lui Marilina fa sesso, ed anche lui si innamora, dicendoglielo da una di quelle macchine volanti che sembrano farfalloni. Poi c’è l’extracomunitario nerissimo e gentile, poi, alla fine del film vediamo Marilina vestita di bianco che visita una mostra d’arte ed un intellettuale l’ammira e la segue, Marilina arriva in piazza a Padova, viene fuori aria da una bocchetta ed alla sua gonna succede come a Marilyn, cosa che i critici smorfiosi hanno detto che la regista non doveva fare. Perché no? C’è il copyright? Il tema è verissimo, esiste la solitudine femminile, e il sesso, la strada che percorre felicemente Marilina, a me sembra meglio di tante altre, senz’altro più piacevole. La regista ci si diverte a suo modo, ad esempio facendoci vedere il culo (così si denomina) di tutti e tre gli uomini di Marilina, uno sfottò lievemente bieco al guardonismo maschile. Ci sono anche dei difetti un po’ da televisione facilona, ma a parte Marilina e lo studioso del Leopardi, ci sono altre belle trovate, tipo i medici e gli infermieri dell’ospedale, primario in testa, tutti a guardare il famoso serial TV sui medici. E ce n’è una che mi ha fatto sorridere per un altro motivo. Marilina va al cinema con l’amica dominante, che subito trova l’allievo in quel momento prediletto e si apparta più in là per fargli coccole. Viene ripreso il cinema, in cui ci sono una ventina di coppie sparse, tutte abbracciate, salvo Marilina che è sola e si consola col cibo: un bel po’ di pop corn.
P.S. Come succede troppo spesso, per questo film non mi è possibile ottenere neppure una immagine degna di questo nome. Protesto con fermezza educata contro quelli che potrebbero - e dovrebbero - mettere una decina di belle immagini in rete, ma protesto a modo mio, che userò altre volte in questi frangenti: inserisco una bruttina dell’Ottocento, che ormai sarà stagionata, è la Vicomtesse Othemin d’Haussonville née Louise-Albertine de Broglie ritratta da Jean Auguste Dominique Ingres, notate anche lo specchio dietro, Ingres le studiava tutte, per far belle le sue bruttine.
P.P.S. Oggi, 7 agosto 2007, ho trovato in rete qualche immagine del film, ma mi guardo bene dal togliere la viscontessa (a cui sono molto affezionato), aggiungo due immagini, una a metà del testo ed una in fondo.