Visualizzazione post con etichetta Ermanno Cavazzoni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ermanno Cavazzoni. Mostra tutti i post

mercoledì 20 giugno 2007

La voce della luna

La voce della luna di Federico Fellini (1990) Dal racconto di Ermanno Cavazzoni, Sceneggiatura di Ermanno Cavazzoni, Federico Fellini, Tullio Pinelli Con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Nadia Ottaviani, Marisa Tomasi, Angelo Orlando, Susy Blady, Nigel Harris, Patrizio Roversi Musica: Nicola Piovani Fotografia: Tonino Delli Colli (122 minuti) Rating IMDb: 6.2
Giuliano
Siamo nel 1989, sono seduto in un bel cinema di Milano e sto per vedere l'ultimo lavoro di Federico Fellini, che s'intitola "La voce della luna". Dietro di me, una signora anziana che non riesce a stare zitta:" I film di Fellini sono sempre sui matti. Sono tutti matti nei film di Fellini. Nei film di Fellini non ci si capisce mai niente: per forza, sono tutti matti in quei film."
Evidentemente portata al cinema controvoglia, mentre avrebbe preferito fare qualcos'altro, la signora sfogava il suo malumore sui parenti (o amici ) che ce l'avevano portata, e anche su di me e sugli altri spettatori a lei vicini; ed era ovviamente un po' fastidiosa, più che altro perché avrebbe continuato a ribadire il suo punto di vista per tutta la durata del film, con costanza degna di ben altra causa. Ma, insomma, il film non era ancora incominciato, e anzi non c'era ancora nemmeno il buio in sala...
Poi il film comincia, ed è davvero un film sui matti. E' tratto da un libro dello scrittore Cavazzoni, che si intitola "Il poema dei lunatici"; e il protagonista è un sorprendente Roberto Benigni, in una delle sue prime interpretazioni proprio da attore vero; con lui, Paolo Villaggio nei panni di un rancoroso e anziano signore, a prima vista lontano anni luce dal suo Fantozzi ma ben dentro alle sue corde più nascoste. Due vere interpretazioni, due prestazioni d'attore degne dell'Oscar, se l'Oscar fosse una cosa davvero seria e non un premio più che altro commerciale.
Ma il film è confuso, slegato, arruffato e spesso gridato, una continua festa di paese con rari momenti di quiete; e tutto l'inizio si svolge in un cimitero, dove il Pierrot Lunaire di Roberto Benigni (il personaggio si chiama Salvini, e assomiglia molto a questa maschera francese) si aggira tra strani personaggi e tra loculi abbandonati.Insomma, la signora dietro le mie spalle era un bel po' noiosa ma non aveva tutti i torti. In più, non faceva che ripetere quello che è il luogo comune più ascoltato parlando di Federico Fellini, al di là dei discorsi della critica ufficiale e dei pareri della gente del mestiere: " nei film di Fellini non ci si capisce niente".
Ho rivisto tempo fa "La voce della luna" registrandolo nottetempo, in una replica Rai fatta più per dovere che per convinzione (era il decennale della morte di Fellini). L'ho trovato bello ma discontinuo, e non così confusionario come mi era parso quel giorno, (complice anche il borborigmo continuo di quella signora nelle mie orecchie, e magari anche il rumoroso impianto di ventilazione di quel cinema di lusso).
Se vi capita di rivederlo, armatevi di pazienza: ci sono molte belle sequenze, il personaggio di Paolo Villaggio è di quelli memorabili, e da ricordare con affetto e con ammirazione è soprattutto il finale. Salvini (cioè Roberto Benigni) per tutto il film cerca di parlare con la Luna, cercandola un po' dovunque ma soprattutto nei pozzi. E, nel finale, dice questa frase: " ...se soltanto si facesse un po' di silenzio, allora si potrebbe capire qualcosa."
E' la conclusione non solo del film, ma di tutto il cinema di Fellini; ed è una riflessione sul nostro presente, una delle più profonde e profetiche. "Se soltanto si facesse un po' di silenzio, allora potremmo capire qualcosa..."