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mercoledì 16 luglio 2008

I modi di vedere: Caravaggio (2)

Caravaggio, di Derek Jarman (1986) Storia di Nicholas Ward Jackson, Sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, Derek Jarman Con Noam Almaz, Sean Bean, Robbie Coltrane, Nigel Davenport, Dexter Fletcher, Michael Gough, Spencer Leigh, Tilda Swinton, Nigel Terry, Cindy Oswin Musica: Simon Fisher-Turner e musiche d'epoca "Missa lux et orgio", "Canzoni siciliane", "El nino" Fotografia: Gabriel Beristain Costumi: Sandy Powell (93 minuti) Rating IMDb: 6.8
Solimano
Avverto subito che le immagini di questo post provengono da due fonti diverse, il che è senz'altro un difetto, che però paradossalmente può darci un'idea più completa del modo di vedere di Jarman.
Il film è ricco di salti temporali, ad esempio le scene iniziali riguardano l'agonia del Caravaggio a Porto d'Ercole, ma cerco di seguire la successione cronologica dei fatti, anche se non del tutto. Nell'immagine sopra il post il Caravaggio (Nigel Terry) viene introdotto dal Papa. Chiederà la liberazione del suo amico Ranuccio (Sean Bean) accusato di avere ucciso la prostituta Lena (Tilda Swinton).



Il Caravaggio, ancora quasi un ragazzo, è stato ricoverato per malaria all'ospedale della Consolazione. Il Cardinale Del Monte (Michael Gough) è andato a trovarlo soprattutto perché interessato a un dipinto che il Caravaggio ha eseguito nell'ospedale (è il Bacchino malato della Galleria Borghese di Roma). Poi il Cardinale se ne va, ma prima di uscire si sofferma con i suoi sulla soglia dello stanzone e guarda all'interno. E' lo stesso artificio di cui ho scritto nel post precedente. In questo caso si vede lo stanzone con tutti i degenti distesi sui letti e sotto le zanzariere, tranne quello proprio in fondo, che è il Caravaggio. Vicino al letto si intravede il dipinto che il giovane artista ha appena mostrato al Cardinale.


Il Caravaggio è in mezzo agli spettatori che stanno seguendo la lotta fra due giovani, una lotta pericolosa perché c'è il rischio che si usino i coltelli. Il Caravaggio è vestito come un dandy dell'inizio del Novecento e sta fumando. Uno dei due atleti è Ranuccio, che il Caravaggio impiegherà come modello per il carnefice del Martirio di San Matteo della Cappella Contarelli. Nella seconda immagine, sono il Caravaggio e Ranuccio a combattere, con i coltelli sguainati.

Lena è su una amaca. Il piede che si vede è di Ranuccio, che è anche lui sulla amaca, con la testa dall'altra parte. Le monete d'oro che Lena ha in mano e sulla fronte gliele ha date Ranuccio, che è il suo amante. Sono il compenso che Ranuccio ha ricevuto dal Caravaggio per aver posato come modello.

Lena diviene amante anche del Caravaggio, e così Ranuccio. Ecco due immagini con i tre amanti insieme.

Lena si guarda allo specchio in una posa come da Vanitas. E' riccamente vestita, ha sedotto il Cardinale Scipione Borghese (Robbie Coltrane), nipote del Papa, pur mantenendo il rapporto col Caravaggio e con Ranuccio.


Lena sta posando come modella per La Maddalena (attualmente alla Galleria Doria Pamphilj) e si è addormentata. Il Caravaggio le si avvicina per svegliarla e lei sorride. Dirà poi che è incinta del Cardinale. Pochi giorni dopo Lena sarà uccisa da Ranuccio, che non voleva più che la donna si interponesse nei suoi rapporti con il Caravaggio. L'artista lo verrà a sapere e ucciderà Ranuccio. Da cui la fuga del Caravaggio da Roma, città in cui non tornerà più. Così il film, con molte differenze rispetto alla realtà.

Ecco cinque immagini relative alla agonia del Caravaggio ed alla sua morte. In esse compare anche Jerusaleme (Spencer Leigh) il servo muto e fedele del Caravaggio. La terza immagine è proprio agonica: il prete mette davanti agli occhi dell'artista un crocifisso, però il Caravaggio continua ad impugnare il coltello affilato che porta sempre con sè. Una possibile metafora del destino. Nelle ultime due immagini, al Caravaggio morto hanno messo delle monete sopra agli occhi chiusi.





E' evidente in queste immagini ed in diverse altre la presenza dei motivi fondanti della pittura del Caravaggio: la tragicità dell'esistenza, la luce che svela il reale e dà significato alle persone e alle cose, l'individuazione concreta eppure simbolica dei soggetti e degli oggetti.
C'è solo una notevole differenza, dovuta alla presenza magnifica e duttile di Tilda Swinton, che sembra un personaggio del Caravaggio solo ne La Maddalena Doria. Ma nella immagine della Vanitas, basta guardare in basso a sinistra per trovare il motivo caravaggesco della natura morta. Per le immagini dell' agonia e della morte del Caravaggio il ricordo va alle ultime opere, quelle fatte a Malta e in Sicilia. Malgrado le differenze e gli anacronismi del tutto voluti, a volte di scherzosità grottesca, Derek Jarman non ha bisogno di riferimenti diretti ad opere del Caravaggio: costruisce in modo completamente suo un'aura caravaggesca.

P.S. Inserisco qui sotto l'immagine più curiosa del film: quella che si ispira al quadro La morte di Marat di David, di cui metto l'immagine in fondo al post. Di trovate del genere (chiamiamole così) ce ne sono altre. Hanno lo scopo di inserire il Caravaggio nella nostra storia e viceversa. E' un mezzo assai felice che Jarman usa per evitare quello che è il rischio inevitabile in questo genere di film: quello di un corretto accademismo, in cui si ammira senza coinvolgimento emotivo. Il suo Caravaggio non è solo l'artista ormai reso classico dalla generale ammirazione, è un nostro contemporaneo.


Jacques-Louis David: La morte di Marat (part) 1793
Musées Royaux de Beaux-Arts, Brussel

lunedì 14 luglio 2008

I modi di vedere: Caravaggio (1)

Caravaggio (Nigel Terry)

Caravaggio, di Derek Jarman (1986) Storia di Nicholas Ward Jackson, Sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, Derek Jarman Con Noam Almaz, Sean Bean, Robbie Coltrane, Nigel Davenport, Dexter Fletcher, Michael Gough, Spencer Leigh, Tilda Swinton, Nigel Terry, Cindy Oswin Musica: Simon Fisher-Turner e musiche d'epoca "Missa lux et orgio", "Canzoni siciliane", "El nino" Fotografia: Gabriel Beristain Costumi: Sandy Powell (93 minuti) Rating IMDb: 6.8
Solimano
Ho già scritto tre post sul film Caravaggio (1986) di Derek Jarman, e li ho inseriti nella vista logica La pittura nel cinema. Adesso ne scrivo altri due per la vista logica I modi di vedere. Ci sono delle tangenze fra le due viste logiche, ma la differenza fondamentale è che I modi di vedere sono incentrati sul personale modo del regista, mentre La pittura nel cinema fa riferimento soprattutto alle opere dei pittori che nel film sono presenti come citazioni importanti, ma che rimangono comunque esterne al film.

Curiosamente, questo primo post è incentrato su un'opera del Caravaggio, la Deposizione della Pinacoteca Vaticana (1602-04), ma non è il quadro ad essere rappresentato: sono le persone che il pittore ha scelto come modelli per il quadro, viste dallo sguardo di un personaggio del film. Parrebbe complicato, ma in fondo è semplice, bastava pensarci...
Partiamo dall'opera del Caravaggio, con l'avvertenza che ho commesso una voluta scorrettezza: ho inserito nel post una immagine parziale del quadro del Caravaggio, in modo che corrisponda il più possibile alle immagini che compaiono nel film. Ciò per facilitare il confronto e per mostrare somiglianze e differenze.

Caravaggio: Deposizione (part) 1602-04 Pinacoteca Vaticana, Roma

Il quadro fu eseguito per un altare della Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) e fu una delle poche opere del Caravaggio ad ottenere universale consenso. Nel 1797 fu trasportato a Parigi per le espropriazioni napoleoniche e tornò a Roma solo nel 1815. Da allora è nei Musei Vaticani. Esistono molte copie del quadro, alcune fatte da artisti famosi: Rubens, Fragonard, Géricault, Cézanne; costituì un riferimento per David ne La morte di Marat (che in modo tutto particolare è un quadro citato nel film di Jarman). Vediamo una delle copie più celebri, quella di Rubens.

Rubens: Deposizione (part) 1611-12 Olio su tavola
National Gallery of Canada, Ottawa

E' un quadro non grande come dimensioni (cm 88x66) ed è abbastanza stranamente dipinto su tavola. Il quadro del Caravaggio è grande (cm 300x203) ed è dipinto su tela. Anche per la copia di Rubens ho inserito una immagine parziale per gli stessi motivi. Si tratta di una copia molto libera, le differenze sono di ogni tipo, a partire dall'assenza della figura di Maria di Cleofe a braccia aperte. Questa assenza fece pensare ad alcuni critici che la Maria di Cleofe fosse una aggiunta posteriore, e quindi non fosse presente nell'originario quadro del Caravaggio, ma la datazione dell'opera di Rubens è abbastanza avanzata, circa dieci anni dopo l'opera del Caravaggio. Rubens la conosceva benissimo, perché lavorava nella Chiesa Nuova proprio negli stessi anni del Caravaggio. La cosa che colpisce di più è che Rubens il suo quadro non lo fece a Roma, ma ad Anversa, dove era tornato nel 1608 per la morte della madre. Il che potrebbe far pensare che la libertà della copia di Rubens dipenda soprattutto dal fatto che la fece non avendo di fronte l'originale, ma una stampa o -più probabilmente- un suo disegno o schizzo. Sono convinto che Rubens le sue libertà se le sarebbe prese in ogni caso, anche copiando direttamente dal quadro del Merisi.
E veniamo a Derek Jarman. Prima di mostrare il quadro, Jarman ci mostra chi guarda il quadro: noi, il quadro, lo vediamo attraverso gli occhi del personaggio.

Il personaggio è un bambino. Se ne stava in una strada in cui era in corso una processione di incappucciati con la croce sulle spalle, si è stufato, ed è entrato nella stanza. Lì, viene colpito dalla visione di alcune persone che servono da modelli ad un pittore. Quindi, in quel momento del film, l'opera del Caravaggio non esiste ancora, esistono i personaggi, guardati dal bambino, che è vestito in modo singolare. A metà da angelo, difatti si vede sulla destra una grande ala dorata. A metà da putto di un baccanale, come attesta la corona vegetale che ha in testa. Quindi è un bambino mezzo cristiano mezzo pagano. Derek Jarman conosce benissimo le rappresentazioni angeliche del Caravaggio: le Opere di Misericordia di Napoli, il Riposo nella fuga in Egitto della Doria, il San Matteo e l'angelo della cappella Contarelli. Angeli più terrestri che celesti.

Prima il bambino guarda il gruppo nella sua interezza, e si può confrontare l'immagine qui sopra (che si potrebbe chiamare La deposizione di Jarman) con le opere del Caravaggio e di Rubens, ed ognuno è benissimo in grado di cogliere somiglianze e differenze di ogni genere. Ma lo sguardo del bambino non si ferma qui.

Si concentra sul primo piano del gruppo (gruppo, non quadro), in particolare sulla figura di Cristo in primissimo piano e sul Nicodemo che lo sostiene. Poi, in una successione temporalmente scandita (né troppo piano né troppo velocemente) sui personaggi del gruppo. Infine, sul Cristo, a cui sono dedicate tre immagini. Inserisco tutte le immagini qui sotto, nella sequenza con cui appaiono nel film.

Maria di Cleofe

La Madonna e Maria Maddalena

Giovanni

Nicodemo



Cristo

In questo modo Jarman è fedele ed infedele al Caravaggio, perché la Deposizione del Caravaggio è la sua opera più classica, frutto forse delle frequentazioni con Annibale Carracci, l'amico che proprio allora stava affrescando la Galleria di Palazzo Farnese. La rappresentazione di Jarman è invece profondamente anticlassica. Jarman riesce a conciliare la fedeltà e l'infedeltà, entrambe forti, mediante l'idea geniale di non costruire un tableau vivant, ma un gruppo di persone-personaggi che un bacchino-angelo sta guardando. Questa modalità è presente in altri momenti del film, ma qui la coerenza è massima.
Derek Jarman ci ha messo sei anni, a realizzare il suo Caravaggio, e nel secondo post esplorerò alcune immagini inerenti alla storia raccontata nel film, non collegate a precise opere del Caravaggio. Lo spirito però è lo stesso: il suo sguardo era divenuto caravaggesco pur restando personalissimo.
Un altro esempio in chiusura del post: il pittore sta dipingendo La morte della Vergine, ed Jarman non ci presenta il quadro, ma il pittore che si volge quasi infuriato verso di noi. Da un punto di vista, il quadro è in secondo piano... ma, guardando bene, il quadro incompiuto racchiude in sé anche il pittore.

sabato 24 novembre 2007

La pittura nel cinema: Caravaggio (3)

Solimano
Con questo post concludo per il momento il discorso riguardante il film di Derek Jarman, anche se ci sarebbe altro da dire, quindi forse lo riprenderò fra un po' di tempo.
Nel primo post avevo detto che il film provoca ammirazione ed irritazione, e cerco di esprimere con chiarezza i motivi dell'irritazione, cosa non facile.
La biografia di Michelangelo Merisi da Caravaggio è alterata nel film, ma non è questo il problema, perché, come un film ispirato ad una opera letteraria può essere lontano dall'opera -in certi casi è meglio- così un film ispirato alla vita ed alle opere di un pittore può muoversi in autonomia, ma qui si pone un problema: il sovvertimento dei dati cronologici, perché è dimostrato che la Maddalena della Doria Pamphili e la Morte della Vergine del Louvre sono state dipinte a dieci anni di distanza, non a pochi giorni l'una dall'altra come racconta il film. Ma anche questo si potrebbe accettare, solo che è stato fatto per confermare una tesi di Jarman, tesi legata al suo essere omosessuale -e anche qui non ci sono problemi. Ce ne sono invece sul come questa tesi viene presentata, come se un orientamento sessuale fosse migliore di un altro, e che Lena ne pagasse il fio, in quanto donna che si intromette nel rapporto fra due uomini: Caravaggio e Ranuccio.

Con una analogia forse azzardata, ma plausibile, è l'operazione che fa Luchino Visconti in Rocco ed i suoi fratelli, in cui Nadia viene scaricata da Rocco per privilegiare il rapporto con il fratello Simone. Ne ho già scritto, dicendo che in una scelta del genere vedo in azione l'ossessione personale dell'uomo Visconti, esattamente quello che succede nel film di Jarman. E' come privilegiare l'omosessualità rispetto alla eterosessualità, mentre non di privilegiare c'è bisogno, ma di vivere con schiettezza il proprio orientamento sessuale, ognuno il suo.
So benissimo che non è così semplice, perché gli omosessuali vengono da anni di emarginazione, di silenzio e nascondimento, ma mi sembra che l'unica strada perseguibile sia l'accettazione del proprio orientamento, la lotta contro la emarginazione e l'esclusione, non il sostenere, il propagandare che un orientamento è meglio dell'altro: è e basta. L'abbinamento della omosessualità con la decadenza, con l'eversione o con la genialità o con quel che si vuole mi sembra del tutto improprio. Eppure si è fatto, gli ultimi film di Visconti sviluppano ampiamente questo tema. Ma anche agli inizi, l'inserimento del personaggio dello Spagnolo in Ossessione si muove in questa logica, mentre il tema del film è del tutto diverso. Non è la verità effettuale l'aspetto più importante, è che con la propaganda, tale e quale come con l'ansia salvifica di certi film di Gibson, c'è una caduta dei valori artistici, difatti, nel film di Jarman, il personaggio di Ranuccio fatto da Sean Bean è quasi insopportabile, sempre sopra le righe rispetto alla Lena credibilissima di Tilda Swinton. Questo aspetto si trova anche in alcuni film di Pasolini e di Ozpetek. Considerazioni troppo facili, perché prescindono dalla dolorosa emarginazione nella vita degli artisti, ma, per chiudere, non vedo che vantaggio ci sia a dimostrare che Benvenuto Cellini o Giacomo Leopardi fossero omosessuali, o nel giudicare che un film sia pregevole o meno a seconda della connotazione omosessuale. Occorre ricordare l'esempio di Marcel Proust, che nella Recherche ha dedicato molte pagine all'argomento, mantenendo sempre un disattaccamento ed una capacità di investigazione anche fortemente ironica sia sull'etorosessualità che sulla omosessualità.

Poi c'è la religione, che nel film compare quasi solo in aspetti persecutori o di costrizione di vita. Si prescinde da un fatto acclarato dagli studi degli ultimi anni: il Caravaggio era un artista profondamente religioso, addirittura prediletto dalle frange del cattolicesimo più impegnate sul fronte di una Controriforma che non fosse quella dei roghi, ma quella della carità, della religione incarnata nella vita quotidiana, non nella religione da pulpito. Non è un caso che le opere più religiose del Caravaggio non compaiano nel film, ad esempio le Sette opere di misericordia di Napoli, uno dei suoi massimi capolavori. E così è per le opere nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo: la Crocifissione di Pietro e la Conversione di Paolo. C'è un aspetto a cui si bada poco, ma che è importante: a parte alcune opere giovanili di genere, il Caravaggio dipinse sempre opere religiose, non miti profani come facevano frequentemente Annibale Carracci e persino Guido Reni, di cui si diceva che morisse vergine!

Non considerare questo aspetto non significa ampliare la portata laica della sua rivoluzione, significa ridurre la profondità dei significati. Sarebbe come dire che il Caravaggio dipinge scene di genere sotto pretesti religiosi. Con tutta evidenza non è così, proviamo a pensare alla Vocazione di San Matteo in questo modo, e ci accorgiamo dell'assurdità: la Vocazione di San Matteo non è una scena di genere, per dire meglio, è una scena di genere con significati evidenti e profondi, separare i due termini è impossibile. A pensarci, anche per la canestra di frutta dell'Ambrosiana è così: non si può non accorgersi che la foglia rinsecchita e la mela segnata non sono solo manifestazioni della abilità rappresentativa del pittore, ma evidenze di transitorietà, segni del tempo che passa, che sarà uno dei grandi temi del Seicento. Ci si dimentica spesso di un fatto importante: ci credevano, alla religione. C'erano certamente altri elementi: lo sfoggio, la voglia di mostrare la potenza della famiglia o dell'ordine religioso, i contrasti molto forti all'interno della chiesa, i nepotismi di papi e cardinali, ma esisteva una fede diffusa, da non confondere con la credulità che ancor oggi milioni di persone riservano ad astrologi o cartomanti. Non è veramente laico un atteggiamento riduttivo che considera la religione come oscurantismo, in questo modo ci si toglie l'ampiezza di visione e la capacità di comprendere i grandi fenomeni artistici e di cultura.

Un esempio. Quando andiamo a Roma ed arriviamo nel colonnato di San Pietro, dobbiamo renderci conto che siamo stati noi, nel Novecento, a non capire la grandezza dell'idea del Bernini, costruendo Via della Conciliazione, strada larga e rettilinea che arriva all'ellisse del Bernini. Proviamo ad entrare di lato, ed avvertiremo un po' di quell'effetto sorpresa che era fondamentale nell'idea del Bernini: percorrendo le vie strette dei Borghi trovarsi di botto nella meraviglia del colonnato. Queste cose gli uomini di cultura le sapevano, c'erano fior di trattati di iconologia e di iconografia. Siamo noi a non sapere, confortati dalla conoscenza delle quattro furberiole della comunicazione per TV.
Vengo ai motivi dell'ammirazione di fronte a questo film. I sei anni in cui Jarman ci ha pensato gli sono serviti, forse senza che se ne rendesse del tutto conto. Mentre era alle prese con tesi ed antitesi, modifiche ai dati storici, omissioni ed invenzioni, si doveva anche fare l'occhio alle opere del Caravaggio, e pian piano se ne è lasciato permeare nel profondo, perché Derek Jarman è artista di grande sensibilità e ricettività. Già i cosiddetti tableaux vivants sono impressionanti, proprio perché non sono solo tableaux vivants o acribiche ricostruzioni, ma sono rappresentazioni teatrali o esecuzioni musicali, l'effetto è analogo.

Caravaggio: La morte della Madonna (part)

Ma quello che è folgorante, e che non mi è possibile comunicare qui, occorre vedere il film, è la rappresentazione della vita quotidiana al di fuori delle opere. La Vocazione di San Matteo non è fra le opere inserite nel film, ma è come se lo fosse, in quella taverna in cui giocatori si contendono le monete sul tavolo. Jarman in questo è finissimo: costruisce senza parere, e quando noi ce ne accorgiamo è troppo tardi (felicemente), siamo già dentro al modo rappresentativo di Caravaggio-Jarman. A parte l'esperire la bellezza, si affina e si approfondisce il nostro rapporto con il Caravaggio e con le sue opere, che possono dirci cose che prima i nostri occhi e la nostra mente non erano in grado di vedere e di capire. Ce ne fossero, di artisti come Jarman, per Goya o per Manet! Sono solo due esempi, ma ce ne sarebbero tanti altri. Chissà, prima o poi artisti/registi del genere ci saranno.

Caravaggio: La deposizione dalla croce (part)

martedì 20 novembre 2007

La pittura nel cinema: Caravaggio (2)

Solimano
"Dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola con le mani in seno, in atto di asciugarsi li capelli; la ritrasse in una camera, aggiungendovi in terra un vasello d'unguenti con monili e gemme la finse per Madalena. Posa alquanto da un lato la faccia e s'imprime la guancia, il collo e il petto in una tinta pura, facile e vera, accompagnata dalla semplicità di tutta la figura, con le braccia in camicia e la veste gialla ritirata alle ginocchia dalla sottana bianca di damasco fiorito. Questa figura abbiamo descritto particolarmente per indicare li suoi modi naturali e l'imitazione in poche tinte sino alla verità del colore."

Così scriveva Giovan Pietro Bellori nel 1672, quindi più di settant'anni dopo che il quadro della Maddalena penitente era stato dipinto. E' evidente che aveva informazioni precedenti che noi non abbiamo. La descrizione del quadro è molto precisa, e corrisponde perfettamente al quadro della Galleria Doria Pamphili di Roma, dipinto fra il 1594 ed il 1596 quasi contemporaneamente al quadro più importante della giovinezza del Caravaggio, il Riposo nella fuga in Egitto anch'esso alla Galleria Doria. La modella per la Maddalena e la Madonna è la stessa, solo che c'è un problema, di cui con ogni probabilità Jarman era a conoscenza: ricerche recenti avevano stabilito che quasi certamente la Maddalena è una copia (forse del Settecento) mentre il Riposo nella fuga in Egitto è di mano del Caravaggio. Eppure Jarman concentra tutta la sua attenzione sulla Maddalena piuttosto che sul Riposo, credo per tener fede alla storia che vuol raccontare. Nel film la modella per la Maddalena è Lena (Tilda Swinton), una prostituta amante del Caravaggio (Nigel Terry) e di Ranuccio (Sean Bean) a sua volta amico intimo del Caravaggio. Anche il giovane cardinale Scipione Borghese (Robbie Coltrane) è amante di Lena, e buon pagatore.

Il racconto del Bellori coglie il punto essenziale: prima il Caravaggio dipinge una giovane donna, poi la finge Maddalena, con unguenti, monili, gemme (anche un paio di perle come orecchini, legate con un nastro nero). A questo punto Jarman si attiene, solo che la sua Maddalena ad un certo punto si addormenta stando seduta, Caravaggio le si avvicina, Lena apre infine gli occhi e gli dice che le succede così perché è incinta. Gli uomini in ballo sono almeno tre: il Caravaggio, Ranuccio e il cardinale Scipione Borghese. Dopo pochi giorni Lena viene trovata morta in acqua. Chi l'ha uccisa? Mettono in galera Ranuccio, a cui il Caravaggio è molto legato, e non crede che sia stato lui ad ucciderla, erano tutti e tre come una persona sola. Quindi non può essere stato che il cardinale, e Caravaggio lo denuncia al Papa, che decide la cosa più semplice: liberare Ranuccio, così il Caravaggio è contento, e non dare corso a nessuna indagine, non è interessante sapere chi ha ucciso una prostituta, figuriamoci poi indagare su un cardinale.

Tutto bene quindi, a parte Lena che non c'è più, e il Caravaggio riceve ed abbraccia Ranuccio liberato dal carcere, che commette l'errore di dirgli quello che è veramente successo: è stato lui ad uccidere Lena, perché restassero solo loro due, senza Lena di mezzo. Ma il Caravaggio uccide Ranuccio con un coltello che porta sempre con sé. Da cui la sua fuga da Roma.
Storicamente è appurato che il Caravaggio partì da Roma per non più tornarvi il 31 maggio 1606, andando successivamente nei possessi dei Colonna, a Napoli, a Malta, poi in Sicilia a Siracusa ed a Messina, ancora a Napoli, per giungere al litorale di Porto Ercole sentendo odor di grazia e morirvi quasi sulla spiaggi il 18 luglio 1610, l'avviso di grazia ebbe la data del 31 luglio 1610, ma al Caravaggio non serviva più. Il sovvertimento della storia che fa Jarman è talmente ampio, che prima rappresenta Lena come modella per la Maddalena, e pochi giorni dopo il cadavere di Lena viene utilizzato per la rappresentazione della Morte della Madonna, il quadro che è al Louvre. Il fatto che la Madonna del Louvre sia stata dipinta ben dieci anni dopo la Maddalena non sembra interessare il regista: voleva far indossare al Merisi un suo tipo di storia e l'ha fatto.
(continua)

La Maddalena della Galleria Doria Pamphili

sabato 17 novembre 2007

La pittura nel cinema: Caravaggio (1)

Caravaggio, di Derek Jarman (1986) Storia di Nicholas Ward Jackson, Sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, Derek Jarman Con Noam Almaz, Sean Bean, Robbie Coltrane, Nigel Davenport, Dexter Fletcher, Michael Gough, Spencer Leigh, Tilda Swinton, Nigel Terry, Cindy Oswin Musica: Simon Fisher-Turner e musiche d'epoca "Missa lux et orgio", "Canzoni siciliane", "El nino" Fotografia: Gabriel Beristain Costumi: Sandy Powell (93 minuti) Rating IMDb: 6.8
Solimano
Ho visto recentemente il film su Caravaggio di Derek Jarman, che uscì nel 1986 (ma il regista, in un modo o nell'altro, ci aveva lavorato per più di sei anni). Ho intenzione di scrivere alcuni post perché è un film importante e perché al riguardo sono diviso fra ammirazione ed irritazione, forti entrambe. Procedendo in modo non sistematico, spero di riuscire ad esprimere sia i motivi dell'ammirazione che della irritazione.

Una premessa. La grandezza del Caravaggio non deriva dal fatto che il Caravaggio era un maudit, ma dal fatto che era un artista geniale. Lo dico perché penso proprio che sia ora di finirla con tutti i maledettismi tardoromantici che dovrebbero essere passati di cottura da decenni, ma ancora ci si insiste, combinando due specie di guai: la mancanza di vera comprensione dei perché dei grandi artisti da una parte, e dall'altra parte l'impropria esaltazione di maudit che grandi artisti non sono, esaltazione basata solo sul fatto che personalmente erano dei maudit.
I grandi artisti e scrittori si muovono sulla linea di confine fra noto e ignoto: posseggono ed organizzano il noto, proprio per questo la loro creatività esplora nuovi territori in modo organizzato, strutturato, sistematico. Auerbach ci convinse tutti facendo l'esempio di Baudelaire, ben noto maudit. Baudelaire riuscì a stringere contenuti nuovissimi in forme affinate dai secoli, senza di questo non potremmo immaginare l'esistenza del grande poeta Baudelaire. Ma gli esempi potrebbero essere tanti.

Collegato a questo luogo comune, ce n'è un altro: il grande artista è uno che avrà successo fra i posteri, mentre è spregiato finché è vivo. Caravaggio -vengo al dunque- ebbe successo ampio e contrastato: dalla sua parte stettero sempre due fra gli uomini più influenti della Roma di allora: il cardinale Francesco Del Monte e il marchese Vincenzo Giustiniani. Erano, questi due, grandi mecenati: alla sua morte il Giustiniani possedeva più di quindici Caravaggio, e la collezione del cardinale Del Monte (che rischiò anche di diventare papa) conteneva più di 600 opere. Ci fu molta più incomprensione, ad esempio, nella Francia di Napoleone III che nella Roma fra Cinquecento e Seicento: chi orientava il gusto generale era bene informato, a livello mecenati, critici e scrittori. A Roma, in quegli anni, non c'era solo il Caravaggio, c'era Annibale Carracci, amico personale del Caravaggio pur essendo da lui così diverso, che affrescava nel Palazzo Farnese, e nella chiesa dei Filippini giungevano opere del Rubens e del Barocci. Di fronte ad una di queste, andò in estasi San Filippo Neri, e l'estasi non è un lieve mancamento derivante da vaghezza di pensieri. Si leggano, se si vuol capire, i libri di Teresa d'Avila e di Juan de la Cruz, prodigio di poesia il secondo (solo Gongora può avvcinarlo), donna straordinaria la prima, che scrisse la sua "Autobiografia" solo perché glielo ordinò il confessore. Le sue estasi, raggiunte con un cammino doloroso, le bastavano, non aveva bisogno di esibirle. Quei tempi, in cui il grande mito cristiano era rigogliosissimo, è come se fossero stati rimossi, prima ancora dai religiosi che dai laici. Si scrivevano, quei due, Teresa e Juan, lettere mirabili e amorose, lei sempre presa a fondar conventi in Castiglia, lui in cella, anzi nel buco della cella dove l'avevano rinchiuso, il buco dove scrisse le sue poesie più belle.

Nella Roma di fine Cinquecento irrompe il giovane lombardo, fa pochi anni di gavetta, poi viene o amato o odiato, non si poteva essere indifferenti e chissà, forse fra chi l'odiava c'era persino qualcuno che lo comprendeva meglio, perciò stesso ce l'aveva con lui. Personalmente orgoglioso e attento, iracondo e compagnone, probabilmente omo ed etero, religioso, ma di religione incarnata e terrestre, giocatore, uomo di spada, infine assassino. Un prodigio di natura ma come cultura informato ed aiutato da quelli che in lui credevano e che lo protessero da tutti -tranne che da se stesso- fino all'ultimo.
Derek Jarman, omosessuale morto di AIDS nel 1994 a cinquantadue anni, esce col suo film nel 1986 dopo sei anni di lavorìo, che dettero al film il pregio più grande: vedere il mondo, le persone e le cose con occhi simili a quelli del Caravaggio. Sull'impostazione, sulla storia, sul modo, c'è molto da dire, ma Jarman riesce persino ad inserire degli inserti di vita contemporanea che sembrano derivare da dipinti del Merisi, e ne farò qualche esempio.

Prendiamo il Bacchino malato, che sta alla Galleria Borghese. Un'opera che Roberto Longhi presentò come Caravaggio nel 1927, suscitando discussioni di ogni tipo durate decenni, finché si scoperse che c'erano documenti che lo attestavano, persino riguardanti papa Paolo V ed il cardinale Scipione Borghese. Questo conferma la notorietà di una delle prime opere del Caravaggio, il silenzio cominciò molto dopo, a fine Seicento e continuò fino ai primi decenni del Novecento.
Il quadro è, a detta di quasi tutti, un autoritratto giovanile, col Caravaggio, malarico tutta la vita, abbattutto, smorto, convalescente dopo essere stato per settimane in ospedale. Jarman mostra il quadro dipinto dal giovane pittore, lo mostra accanto al letto dell'ospedale. Poi, il cardinale Del Monte viene in visita per vedere il pittore -ma per vedere se nel frattempo è riuscito a dipingere qualcosa- vede il ritratto, gli piace e lo pagherà, poi se ne va, scortato dai suoi e si vede lo stanzone, che poi è un corridoio, dove è ricoverato il Caravaggio. Su ogni letto sta un giovane o un bambino con sopra la zanzariera. E Jarman fa vedere tutto questo con uno sguardo che è suo, ma completamente penetrato da quello del Caravaggio, a cui lo sguardo di Jarman sarebbe piaciuto, ma non so se si sarebbe riconosciuto nella storia che Jarman racconta.
(continua)

Caravaggio: Bacchino malato (circa 1591)
Roma, Galleria Borghese