Hilary/Amelia
Amelia /Amelia
Amelia, di Mira Nair (2009) con Hilary Swank (Amelia Earhart), Richard Gere (George Putnam), Ewan McGregor (Gene Vidal) Sceneggiatura di Ronald Bass, Anna Hamilton Phelan Fotografia: Stuart Dryburgh Musiche: Gabriel Yared (111 minuti) Rating IMDb 5.8
Roby
Malgrado i 139 post scritti finora per questo multiblog, non ho mai preteso o supposto di essere una cinefila, nè tantomeno una critica cinematografica. Sostanzialmente, sono una nostalgica dei vecchi film in bianco e nero, che spesso rincorro facendo zapping sulle tv locali; in seconda battuta, mi professo devota fan dell'immortale Sean (Connery... ma c'è davvero bisogno di aggiungere il cognome?); infine, nutro particolare piacere nell'esercitare, di quando in quando, la sottile arte della stroncatrix di pellicole a mio insindacabile giudizio particolarmente uggiose. E' questo il caso di Amelia, scelto -ahi noi tapini- da me e dal mio consorte per trascorrere uno degli ultimi pomeriggi di feste natalizie, ispirati anche dal nome della regista, l'indiana Mira Nair. Nessuno dei due, già adulti e vaccinati, si aspettava un capolavoro da leone d'oro: qui però, santo paradiso, non si arriva neppure al chihuahua di latta!!! Eppure, checcàvolo, la Swank era quasi spettacolare in Million dollar baby, e Gere in fondo è un bell'animale da palcoscenico. Forse non erano soddisfatti del cachet? Ebbene, quello sarebbe servito a noi, all'uscita del cinema... ma per il mal di testa!!!!
H/ATanto per cominciare, un consiglio: se proprio siete decisi a sprecare i vostri soldi nel biglietto d'ingresso, documentatevi prima, almeno a grandi linee, sulla storia dell'aviatrice americana che fra gli anni '20 e '30 del XX secolo, sulla scia delle imprese di Lindbergh, fu una pioniera del volo al femminile, divenendo un vero e proprio mito negli USA. Da noi, in realtà, sarebbe quasi sconosciuta, se non fosse per un paio di telefilm di fantascienza tipo Star Trek e Stargate, in cui il suo personaggio compare accanto a quelli dei fratelli Wright, di Gagarin e di Neil Armstrong. Sembra esser stata un tipino determinato fin da molto giovane, e pare che avesse ereditato la passione di volare dal padre: ma tutto questo, come spettatrice, ho dovuto praticamente indovinarlo, con uno sforzo d'immaginazione davvero notevole. Più tardi, mi ha lasciato interdetta la recensione letta sul sito internet del Corriere della Sera, che testualmente recita: il volto di Hilary Swank che si fa paesaggio, s'incanta e trema è il miglior emblema di questo film. Oddio -ho pensato sgomenta- ma allora io che film ho visto??? Perchè -ve lo giuro sulla testa dei fratelli Lumiére- sul viso della Swank (altrove molto espressiva) l'unico panorama che ho potuto scorgere è stato quello di una piatta, monotona, monocorde pianura appena appena increspata da un lieve sorriso, facilmente confondibile con l'inizio di una paresi facciale. La brava Hilary si è forse sottoposta di recente a chirurgia estetica o ad iniezioni di botulino, così potenti da congelarle l'espressione?
Hilary & RichardAllo stesso modo, la regista lascia alla nostra intuizione scoprire cosa il maturo imprenditore George Putnam (Richard Gere che rifà il verso a sè stesso) abbia trovato di tanto irresistibile nella Earhart da sposarla. Al che segue un altro quesito irrisolto: quanto è ricambiato in questo sentimento dalla svolazzante fanciulla, pronta a gettarsi senza grandi remore tra le braccia dell'atletico Gene Vidal (un Ewan McGregor più insopportabile del solito, che entra ed esce dalla sceneggiatura come il personaggio di una pochade di Feydeau)? Il bacio galeotto fra i due avviene, in mancanza di un aereo a portata di mano, nella cabina di un ascensore -sempre di apparecchio in movimento si tratta!- alle spalle di un non si sa quanto ignaro lift in livrea. Da morir dal ridere, se non fosse che il film è già a metà, e che metà dei presenti in sala già si chiede perchè mai non ha speso i propri 7,5 euro in un dignitoso panettone, o nell'edizione economica di un classico di Agatha Christie. Sullo schermo le vicende personali di Amelia, dei suoi uomini e delle sue prodezze aeree si susseguono uguali simmetriche e soporifere, vivacizzate solo dall'interposizione di foto e filmati d'epoca, da cui risalta l'inconfutabile somiglianza della protagonista con il suo originale. La vera Amelia Earhart, tutto sommato, negli spezzoni color seppia recita la parte di sè stessa con l'abilità di un'attrice consumata: non a caso riuscì a vendere molto bene la sua immagine, creando addirittura una linea di abbigliamento e accessori che portava il suo nome.
Hilary & Ewan
Amelia & Harpo MarxPersonaggio meno romantico di quanto la sua leggenda voglia far credere, non fu in verità la grande aviatrice che la propaganda descriveva, ma resta comunque un simbolo in anni in cui l'apparecchiatura più complessa affidata a una donna era di solito il ferro da stiro. Potevano regista e produzione trattarla con maggiore attenzione? Poteva Hilary Swank mostrare un po' meno i suoi incisivi e un po' più il suo cuore? Probabilmente sì. Acrobazie su precari biplani, trasvolate oceaniche in compagnia di copiloti ubriaconi, vedute mozzafiato della savana stile La mia Africa non bastano a catturare l'attenzione e a conquistare la partecipazione dello spettatore, che resta sostanzialmente estraneo e indifferente all'intera vicenda, per lo meno sino ad un quarto d'ora circa dalla fine. Qui -ispirazione tardiva degli sceneggiatori? rinsavimento in extremis della Nair? scollamento dei punti applicati dal chirurgo sugli zigomi della Swank? elettrochoc praticato opportunamente a Gere?- finalmente è possibile assistere a quasi dieci minuti di cinema decente, che lasciano tuttavia l'amaro in bocca, non tanto pensando al tragico epilogo (Amelia Earhart scomparve misteriosamente in mare nel 1937 mentre tentava il giro del mondo a bordo dell'aereo Elektra) quanto riflettendo su come l'opera sarebbe riuscita con un minimo di cura in più. E -forse- con un'interprete meno somigliante fisicamente ma più calata professionalmente ed emotivamente nella parte.



