RobyCapita sempre più spesso che mia figlia si ritrovi con due o tre sue amiche, a casa dell'una o dell'altra, con una buona scorta di schifezze ipercaloriche da sgranocchiare, un lettore di DVD funzionante a disposizione ed un bel (?!) film dell'orrore da vedere tutte insieme, strillando e coprendosi gli occhi a vicenda dall'inizio alla fine. "Ci siamo divertite DA MORIRE!" mi comunica poi regolarmente la mia pargoletta, con rara proprietà di linguaggio. Un po' come succedeva ad una mia zia zitella, che all'uscita dal cinema dopo un interminabile filmone strappalacrime confessava soddisfatta: "Che bello: HO PIANTO TANTO!". Ora, io sono disposta a discutere su qualsiasi genere cinematografico, anche su quelli che non mi entusiasmano, tentando con tutta la buona volontà possibile di addivenire ad un ragionevole compromesso: ma con il genere horror non ce la faccio proprio. A parte alcuni casi isolati tipo Shining ( che riconosco essere un bel film, malgrado l'abbia visto per la maggior parte attraverso le dita della mano con cui mi coprivo gli occhi, atterrita) o Intervista col vampiro (vedi sub voce - 27 aprile), io aspetto ancora qualcuno capace di spiegarmi il fascino, l'attrattiva, il valore, la bellezza di pellicole come Non aprite quella porta 1 - 2 - 3 ecc., It, Carrie lo sguardo di Satana, Nightmare, La notte dei morti viventi, tutta la filmografia di Dario Argento (già orrorifico di suo), e poi roba tipo The call, The ring, Il collezionista di ossa: e qui m' interrompo, perchè mi spavento abbastanza già soltanto a scriverne i titoli. Ma dico io, con tutte le piccole grandi tragedie che la vita ci riserva ad ogni pie' sospinto, abbiamo davvero tanto bisogno di assorbire ulteriori massicce dosi di angoscioso terrore dal grande e dal piccolo schermo??? Nella stragrande maggioranza di questi film, il/la protagonista principale si trova immancabilmente ad avere a che fare con guasti alla macchina in piena notte su strade di campagna fiocamente illuminate, temporali improvvisi che lo/la colgono nei pressi di desolate brughiere, soggiorni in alberghi semideserti nei cui lunghi corridoi si aggirano strane bambine dal vestito insanguinato. Tutto ciò, anzichè suggerire al/alla de cuius di spicciarsi ad andarsene di là a gambe levate, sia pure a costo di farsi qualche miglio a piedi sotto la pioggia battente, lo/la spinge ad avvicinarsi con ottusa cocciutaggine a porte cigolanti, finestre coperte di ragnatele, sottoscala da cui provengono inequivocabili urla soffocate. Il che costituisce l'inevitabile antefatto di cruente carneficine, con occhi penzolanti dalle orbite, dita maciullate, budella affettate come porchetta: quando invece, se avessero optato per la corsetta sotto l'acquazzone, si sarebbero beccati un raffreddore, una laringite, al massimo una broncopolmonite... La qual cosa, tuttavia -considerando certi aspetti del sistema sanitario attuale- alla fin fine avrebbe potuto rivelarsi non meno totalmente terrificante.