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domenica 21 dicembre 2008

Ritratti di signore: Catherine Spaak

Catherine Spaak nel film La voglia matta (1962)

La voglia matta, di Luciano Salce (1962) Dalla novella "Una ragazza di nome Francesca" di Enrico La Stella Sceneggiatura di Franco Castellano (Castellano), Giuseppe Moccia (Pipolo) Luciano Salce Con Ugo Tognazzi, Luciano Salce, Catherine Spaak, Gianni Garko, Franco Giacobini, Fabrizio Capucci, Oliviero Prunas, Margherita Girelli, Diletta D'Andrea, Jimmy Fontana, Stelvio Rosi, Corrado Pantanella Musica originale: Ennio Morricone Canzoni ed esecutori: "Un filo" (Armando Romeo), "Due note" (Mina) "Viva il jump up" (Flipper) "La tua stagione" (Tony Del Monaco) "Cha cha cha dell'impiccato" (Jimmy Fontana e i Flippers) "Yo tengo una muñeca" (Xavier Mitchell Quintet) "Sassi" (Gino Paoli) "Brigitte Bardot" (Miguel Gustavo) Fotografia: Enrico Menczer (110 minuti) Rating IMDb: 6.7

Dario D'Angelo del blog Solo Testo su Stanze all'aria

Non ricordavo che il film fosse così, avevo in mente solo la magica bellezza della Spaak e il ricordo di un Tognazzi trasformato in un italianissimo professor Rath.
Preso dalla difficoltà del compito affidatomi mi ero seduto davanti allo schermo a rivedere distrattamente quelle immagini (confidavo in uno di quei momenti in cui, come bolle alchemiche, riaffiorano alla mente i ricordi) e ignoravo dunque la possibilità di poter essere catapultato, fin da subito, in un universo umano ignorante e amorale, in una Italia che (nata Repubblica nello stesso anno della Spaak e di Francesca) aveva già svenduto tutte le sue speranze per impossessarsi, contenta, del nulla.
Continuando a guardare mi accorgevo che ogni apparizione di quella donna/fanciulla donava allo schermo una luce diversa. Avremmo potuto ancora credere possibile una qualsiasi speranza se non fosse che subito questo timido albeggiare in forma di donna si trasformasse, nelle mani di un allibito Salce (bello il suo cameo), farsa o tragedia.

L'ingegnere Antonio Berlinghieri, ingegnere elettromeccanico e probiviro dell'A.C.I., non può che bruciare il proprio mondo e la speranza stessa di ogni cambiamento mentre Francesca (sedici anni "con tutte le sue cosine, con tutte le sue scodelline tutte in ordine") pur avendo già superato tutte le paturnie adolescenziali delle sue amiche, sembra andare, nel suo essere al di là del bene e del male, nel suo proporsi come preda, nell'esserlo (a volte anche involontariamente), ben oltre una naturale acerbità morale, quasi verso un compiaciuto e ingiustificato sbandamento autodistruttivo. Il suo agire sullo schermo ha comunque una leggerezza naturale (frutto al tempo stesso della bravura dell'attrice e dell'età della stessa) che la rendono unica e che la distaccano nettamente (forse troppo) dai pur graffianti bozzetti umani che la circondano.




Veni pi tutti u mumentu. Quello dove allimprovviso non ha più importanza cù sì e che cosa hai fatto. Quello dove non tabbasta chiù quello che hai. E possono essere tante le occasioni per fariti pensare accussì ma nei masculi però quasi sempre accade che questa cosa succede a una certa età. A un certo momento che incontri carni frisca come mai ti è sembrato di averla vista. E' diventa inutile allora provare a pinsari con la testa. Ci sono fimmineddi che ti votunu e ti furiunu come a una pezza lodda e ogni lotta è come a quella do pisci nella nassa. Io per fortuna ancora non ci sono arrivato ancora a queste cose che la vogghia per fortuna mè sempre mancata e il travagghiu macari ma ne ho visti tanti di uomini peddiri la raggione per una suttanedda e addivintari come a Orlando nellopera dei pupi.
Ci pensavo a questa cosa pecchè ho visto alla telivisioni una storia che cera Tognazzi e quella francese che ora certe volte fa i programmi. La Spacc. Lei in questo filmi è una carusidda ma anche ora ai giorni nostri che futtiri è diventato facili come a mangiarsi una angiova senza sali io non penso che ci sarebbe masculo capace di resisterle. Come si può combattere contro alla bellezza miscata alla malizia? Come si può lottare di fronte alla gioventù che ti mostra le sue primizie? La Spacc è il vento che in estate arriva friscu fridscu prima del temporale. E' il ricordo dei desideri di quando taccuminciava a crisciri u sfingiuni ne mutanni. E' la realtà che ti dice che sei vecchio e lei la realtà non te la vorrebbe neppure fare pesare questa cosa se non fosse che tu ti ostini a immaginarla diversamente.
La Spacc è la fottuta che hai sempre sognato. Il motivo che ti ha portato a travagghiare e poi a travagghiare e ancora a travagghiare fino a quando la fatica ti ha fatto dimenticare che era per lei che lo stavi facendo. Per la Spacc. Per lo sticchio.





Guardo le immagini e mi domando chi sia alla fine Francesca. Banalmente mi viene da scrivere che Venditti parlerebbe di lei indicandola come quella del primo banco è allora provo a giustificare questa affermazione rivelando a me stesso il fatto che ognuno ha i riferimenti culturali che si merita. In realtà prima avevo pensato alla Spaak come a una dea. Un capriccioso prender forma di una qualche divinità pre-ellenica. Non è compito suo curarsi degli uomini, non le appartengono quelle piccole recite a cui tanto teniamo. Lei, la divinità, deve solo mostrarsi, far sognare la sua bellezza, confidare sbadatamente alle altre divinità i nostri segreti, vendicarsi di ogni nostro più piccolo appello alla ragione. E' il suo apparire la nostra possibilità di salvezza. E' la sua irraggiungibilità la nostra perdizione.



giovedì 22 maggio 2008

I caratteri nel cinema: La signorina Silvani

Fantozzi, di Luciano Salce (1975) Dal libro di Paolo Villaggio, Sceneggiatura di Leonardo Benvenuti, Piero Bernardi, Luciano Salce Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Umberto D'Orsi, Liù Bosisio, Dino Emanuelli, Plinio Fernando, Paolo Paoloni, Elena Tricoli, Pietro Zardini, Iolanda Fortini Musica: Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera Fotografia: Erico Menczer (108 minuti) Rating IMDb: 8.2
Solimano
Nel 1975, la signorina Silvani (Anna Mazzamauro) è impiegata in una grande ditta il cui nome riassume efficacemente i settori di mercato a cui la ditta si rivolge. E' un nome un po' lungo, quindi preferisco inserire qui sotto la veridica immagine della targa all'ingresso.

La storia della signorina Silvani è anche una battaglia fra dame. La Silvani ha infatti una rivale, la signora Pina Fantozzi (Liù Bosisio).
Per dare una idea delle due personalità, inserisco due immagini, e non dite che la signorina Silvani non la si vede in faccia, avremo modo, l'importante è che dalla camminata se ne comprenda subito il carattere deciso, da donna che sa quello che vuole e soprattutto quello che non vuole.
Mentre la signora Pina, pur abbigliata festevolmente per il Cenone di Capodanno, mostra nello sguardo il suo dubbio segreto: suo marito, il Rag. Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio) l'ama oppure no?
L'immagine in alto mostra la Silvani al suo posto di lavoro, una scrivania come tante (c'è anche di peggio), però la signorina è riuscita ad introdurre qualche personalizzazione, difatti la cornetta del telefono è bicolore. La Silvani generalmente veste di rosso, che fa un bellissimo vedere col nero corvino dei suoi capelli.
Aspira giustamente a mansioni ben superiori a quelle che svolge. Ma la consola il sapere di essere donna piacente.

Difatti, la Silvani si è appena seduta alla scrivania che subito viene ad ossequiarla il Fantozzi, restando correttamente in piedi. La Silvani lo guarda al di sopra degli occhiali, ma è solo il suo modo di tenere le distanze sul posto di lavoro. Vedremo in seguito la vera considerazione che la Silvani ha per il Fantozzi. La Silvani ha appeso il cappotto -rosso come il vestito- proprio di fianco alla scrivania e tutto il telefono è bicolore, non solo la cornetta.

Nello stesso ufficio lavora un altro ammiratore della Silvani, oltre alla battaglia fra dame c'è anche una battaglia fra diplomi. Si tratta infatti del Geom. Calboni (Giuseppe Anatrelli), che ha uno stile di corteggiamento tutt'affatto diverso da quello del Rag. Fantozzi. Alla Silvani non sfugge niente e le è ben chiara l'invasione di campo fatta dal Calboni col sedere sulla scrivania. Per stare sul forse che sì forse che no, la Silvani procede ad operazioni di cura personale, che itera di frequente durante l'orario di lavoro. Ci tiene a mostrarsi sempre inappuntabile e a tenersi aperte tutte le opportunità, non si sa mai.

Credo di aver capito che le preferenze della Silvani vadano per il momento al gentile Fantozzi più che all'esuberante Calboni. Poco dopo la Silvani va a trovare il Fantozzi alla sua sfortunata scrivania (proprio sotto le scale), e sta consegnando con le sue mani un polputo raccoglitore contenente lavoro che lei dovrebbe svolgere, e può fidarsi solo del Fantozzi, che le è grato di questo chiaro segno di preferenza.

Il giorno in cui si svolgono le esequie della madre del Mega Direttore Naturale Conte Lamberti, prematuramente scomparsa all'età di 126 anni, la signorina Silvani non veste di rosso, ma un po' di bianco un po' di nero. Darà un ulteriore segno di considerazione al Rag. Fantozzi accettando un passaggio sulla sua automobile Bianchina. Per un malaugurato caso le dita della mano sinistra del Fantozzi rimangono chiuse nella portiera dell'auto, ma doveva essere più rapido nel ritrarle. La Silvani infine udrà le grida sommesse del Fantozzi che si siederà felicemente al posto di guida, pur con qualche dito fratturato.

E' proprio una giornata sfortunata. Tre energumeni guidano pericolosamente, la Silvani li rimbrotta ed i tre malmenano il Fantozzi reinserendolo poi nella Bianchina attraverso lo sbriciolato lunotto posteriore. La Silvani sta sulle sue perché il Fantozzi, durante la rissa con i tre, ha dato la colpa a lei.



Arriva il lungamente atteso Cenone Aziendale di Capodanno, a cui partecipano anche le famiglie dei dipendenti. La Silvani, che è tornata al rosso (scollato per l'occasione), è seduta ad un tavolo con Calboni, però vedete il calore con cui saluta l'arrivo della famiglia Fantozzi. La signora Pina, che si è fatta i capelli di un bellissimo color tiziano, invece di esserne contenta ci rimane male.
Nel corso della serata la Silvani sarà al centro dell'attenzione di tutti, farà anche un ballo col Fantozzi, che purtroppo finirà contro una vetrata. Le ferite però saranno lievi. La serata si conclude presto, alle 10.30, perché gli orchestrali hanno messo avanti gli orologi per andare ad un'altra festa. Gravissimo l'episodio della automobile Bianchina su cui piomberà un frigorifero vecchio buttato da un quinto piano. Il Fantozzi se ne fa subito una ragione, e dice che lascerà la macchina parcheggiata lì.


Anche la mensa aziendale è teatro della lotta amorosa Fantozzi-Calboni. Il Fantozzi chiede con un sorriso di sedersi a fianco della signorina Silvani, ma arriva il Calboni che si siede direttamente, si accende una sigaretta e occupa i posti di fronte con il portachiavi e le mentine. Il Fantozzi si ritrae con signorilità, che certamente la Silvani interiormente apprezza.


Infatti, non molto tempo dopo la signorina Silvani accetta un compromettente invito a cena del Fantozzi. Si tratta di un ristorante giapponese, e la Silvani ha scelto un abbigliamento innovativo, quasi da gheisha (è forse un modo di persuadere il Fantozzi a farsi avanti?). Il Fantozzi sembra proprio un altro uomo: si è rifatto l'abbigliamento e la pettinatura è diversa.
Si direbbe che tutto proceda per il meglio, ma ancora una volta il destino (cinico e baro) infierisce. La Silvani è venuta a cena con il cane barboncino a cui è affezionata, l'ha affidato momentaneamente al Fantozzi che l'ha consegnato al cameriere. Questi ha frainteso le intenzioni, ed ha creduto che si trattasse di gastronomia e non di custodia. Fatto sta che il cane barboncino arriva in tavola arrostito e contornato da verdure confacenti. Questa volta la rottura fra Silvani e Fantozzi pare insanabile, ma mai dire mai.


Eccoli infatti in macchina tutti: Silvani, Calboni e Fantozzi. Stanno salendo verso Curmayeur. Calboni alla guida, Silvani al suo fianco, Fantozzi dietro che prende una buona aria montanina. Si prospetta forse un partouze à trois? Chissà. Silvani e Calboni si muovono socialmente con efficacia, riescono a giungere alla Contessina Alfonsina Serbelloni Mazzanti vien dal Mare (Iolanda Fortini). Ma il Fantozzi si fa intimidire dall'aristocrazia, sembra un corpo estraneo, mentre la Contessina socializza volentieri con Silvani e Calboni, che si godranno la vacanza per conto loro, come si vede nell'immagine in fondo. Mi risulta però che negli anni a seguire il Fantozzi, pur reduce da queste immeritate sfortune, tornerà alla carica chiedendo alla signorina Silvani altri raccoglitori di lavoro da svolgere. La signorina assentirà volentieri, lo so che ha un debole per Fantozzi!