War of the worlds, di Steven Spielberg (2005) Dal romanzo di H.G. Wells, Con Tom Cruise, Dakota Fanning, Tim Robbins, Justin Chatwin, Gene Barry, Anne Robinson, Musica di John Williams, Fotografia di Janusz Kaminski (116 minuti) Rating IMDb: 6.6
Roby
Serata fiacca, quella di ieri a casa mia. Marito fuori per lavoro, figlia fuori per pizza con amiche, madre (io) sola davanti alla TV. Che fare per movimentare un po' il dopocena? Una veloce scorsa al palinsesto televisivo rivela che su Canale5 è in programma La guerra dei mondi nella versione spielbergiana di pochi anni fa. Bene, ecco fatto: poltrona, cuscini, poggiapiedi e tazza di caffè in mano, sono pronta... CIAK! Azione!!!
Prima di tutto, la figlia, contattata via sms, mi invoglia alla visione del colossal, definendolo "un capolavoro, mamma, proprio un filmone!!!". D'accordo, i suoi gusti differiscono alquanto dai miei, ma calcolando una tara del 50%, la pellicola dovrebbe essere almeno passabile... Il fatto poi che sia tratto dall'arcinoto romanzo di H.G.Wells è quasi una garanzia: senza contare che Orson Welles nel 1938 terrorizzò l'intera America, realizzandone una riduzione radiofonica che fu scambiata per la radiocronaca -minuto per minuto- di una vera invasione marziana. Mi pare di ricordare che ne sia stato già fatto un film negli anni '50, ma dubito di averlo mai visto. Ad ogni buon conto, i titoli di testa volgono al termine, ed ecco che il capolavoro inizia...Si comincia con la presentazione del protagonista, Ray, un Tom Cruise che nei panni di operaio portuale specializzato è quanto di più irreale si possa concepire: ma forse, chissà, la fantascienza parte proprio di qua! Oltre che improbabile, poi, è pure antipatichino ed anche un po' scemo, visto che, nel bel mezzo di una spaventevole tempesta decisamente anomala invita giulivo la figlioletta novenne (una spettrale-stralunata-stravolta Dakota Fanning): "Rachel, tesoro, vuoi vedere una cosa divertente? Guarda, il vento soffia verso il temporale!".
C'è bisogno di precisare che di lì a poco anche lui, come la piccola Rachel, si ricrederà sulla natura del buffo fenomeno? Dal cielo color piombo - tonalità prevalente in tutto il film - piovono ripetutamente fulmini ("Va tutto bene, tesoro: un fulmine non cade mai due volte nello stesso posto!" afferma sicuro Ray/Tom, immediatamente smentito dall'evidenza dei fatti), i quali scavano nel terreno profondi crateri da cui, tra brontolii, crepitii e preoccupanti boati emergono gigantesche macchine (o creature?) a tre gambe, dall'aspetto non certo amichevole.

Bisogna tuttavia che le orride cose comincino ad emettere raggi polverizzanti perchè Tom si decida finalmente a schiodarsi dall'asfalto cittadino, dove insieme ad altri beoti suoi pari sta lì a guardare lo spettacolo naso all'insù: eccolo dunque prendere in braccio la figlia minore e tirarsi dietro il figlio maggiore adolescente, alla disperata ricerca di un'automobile funzionante (tutti i motori si sono inspiegabilmente bloccati nel raggio di chilometri). E' ovvio che -essendo la star della produzione- trova quasi subito una macchina che fa al caso suo, partendo con quella alla volta di Boston, dove risiede la moglie -separata- madre dei due pargoli. Ed è altrettanto ovvio che, dopo circa un quarto d'ora di sequenze in cui l'auto fila senza intoppi tra vetture ferme e gente appiedata, qualcuno dei pedoni inizi a guardare di traverso la fortunatissima famigliola motorizzata, dando l'assalto all'automobile con violenza da hooligans.

Mentre Tom, bimba e ragazzo si trovano giustamente a dover scarpinare come gli altri, gli spettatori (in particolare la soprascritta) prendono a chiedersi con sempre maggior insistenza quale cavolo sia - ammesso che davvero esista- la trama sottesa a tanto spreco di effetti speciali, e come mai i raggi implacabili manchino regolarmente di un pelo gli attori principali, così poco simpatici e convolgenti, mentre dissolvono puntualmente l'innocuo vecchietto o la dolce signora bionda che camminano a pochi centimetri da loro... La buona stella (si fa per dire) sembra abbandonare il figlio maggiore Robbie, quando questi si separa da padre e sorella per andare a combattere contro gli invasori alieni a fianco del glorioso esercito a stelle e strisce, finalmente mobilitatosi in grande stile: infatti, tempo 10 secondi, e un'esplosione tipo Hiroshima sconquassa la collina su cui la neo-recluta si è appena inerpicata, illudendo il pubblico circa la definitiva eliminazione di almeno uno dei tre irritanti eroi.

Dopodichè, siccome un attore con la A maiuscola come Cruise non può passare il resto del film parlando solo a se stesso o all'inebetita sua figlia, il copione prevede l'entrata in scena di Tim Robbins nel ruolo di Harlan Ogilvy, allucinato allevatore, sopravvissuto alla strage dei suoi, che offre riparo a Ray e Rachel nella cantina della sua fattoria. Ora, fossi stata al loro posto, tra lo sguardo febbricitante di Robbins/Harlan e l'occhio rossastro dei tripodi assassini avrei forse scelto questi ultimi, sicura almeno di andare incontro ad una fine più immediata. Invece Cruise si affida completamente allo schizofrenico nuovo arrivato, salvo poi eliminarlo senza eccessivi scrupoli quando comincia a minacciargli la bambina. Nel frattempo, gli spettatori sono colti da involontarie crisi d'ilarità, davanti allo spettacolo di sofisticatissime e sensibilissime sonde aliene, le quali -introdottesi nello scalcinatissimo scantinato- non riescono (ripeto: NON riescono) a individuare la presenza di esseri umani vivi benchè questi non abbiano altro schermo che il fragile spessore di una porta di legno o il comico riparo di una specchiera: nella quale l'occhio elettronico del mostruoso tentacolo si rimira, riflettendosi e riflettendo, forse, sulla stupidità della sceneggiatura.
Ma si sa: Spielberg è Spielberg, e Cruise è Cruise, per cui qualsiasi boiata pazzesca -come direbbe il Fantozzi di Paolo Villaggio- se prodotta, diretta e interpretata da loro dev'essere per forza una genialata inarrivabile. In base a questo assunto, dopo aver terminato la visione dell'opera, tra uno sbadiglio e una risata (troppo forte la scena della cattura da parte degli alieni di padre e figlia, che si trovano trasportati sotto la pancia del tripode, in una sorta di panierino della merenda, cui l'extraterrestre giustamente attinge appena avverte un certo languorino), ho provveduto a cercare in internet notizie, commenti e recensioni in merito: ho così appreso che l'intuizione magistrale del regista è stata quella di sostituire ai soliti eroi di film similari (scienziati, presidenti, agenti segreti ecc.) il semplice uomo della strada (!), alle prese con i suoi problemi personali (!!), tutto teso nello sforzo di tenere unita la famiglia (!!!), unico vero punto fermo dell'umana esistenza (!!!!), difendendola da qualsiasi insidia esterna (ho finito i !).Per fortuna, pare che il botteghino non abbia eccessivamente premiato cotanto sforzo cinematografico. Bene: è stato per me un vero sollievo apprendere che le nostre menti, benchè fortemente condizionate da bombardamenti mediatici, messaggi subliminali e suggestioni di massa, sono ancora -almeno in parte- immuni alle più subdole infestazioni aliene. Il che non si può dire -ahiloro- per gli invasori del film, neutralizzati (e qui mi sovviene, o Giuliano, de La spada nella roccia) proprio dal contagio dei microscopici, invisibili, innumerevoli virus e batteri per noi ormai quasi innocui. Come dire: uno starnuto salverà il mondo, o giù di lì...

