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venerdì 7 agosto 2009

I gatti di Ronald Searle

I gatti di Ronald Searle

Solimano

La Biblioteca di Lissone è vasta e bene organizzata.
Così, quando mi sono messo a cercare libri sui fumetti, ho trovato alcune edizioni che cercavo. Meglio ancora, sono stato sorpreso dalle belle edizioni che ho trovato senza cercarle, perché ne ignoravo l'esistenza.
Però.
Sentivo in me anche una strana insoddisfazione, come se mi mancasse qualcosa, senza sapere che cosa. Un atteggiamento tardoromantico da cui rifuggo, ma che farci, mi succedeva così!
Finché un giorno, mentre riconsegnavo i cinque DVD della settimana, una mano soccorrevole è scesa dal cielo (o salita dall'inferno). La bibliotecaria mi ha detto: "Ha notato le stanze della biblioteca alle mie spalle? Ci sono i libri per bambini piccoli e ci possono anche giocare, in quelle stanze, purché accompagnati da qualcuno".

strana gatta sterile che si ostina a covare

Bambino piccolo lo sono, il problema era farsi accompagnare: ho ovviato trovando un bambino piccolo della mia età. E mi sono tuffato a pesce in quelle secrete stanze. Chissà come si inquieta il Venerabile Jorge se le scopre! E' capace di dar fuoco alla Biblioteca di Lissone, e ne parlerebbe tutta la Brianza, anzi la Brianza tutta, che fa più aulico.
Proprio in quelle stanze per bambini piccoli ho trovato i gatti di Searle:
Ronald Searle: "Tipologia dei gatti" 1990 Glénat Italia, Milano Distribuzione Libri R.C.S. Rizzoli Traduzione ed adattamento di Alessandro Fusina.
Ne ho messo tre come anteprima in Stanze all'aria e qui ne inserisco un bel gruppo, con le didascalie italiane. Avrei voluto trovare le didascalie inglesi del libro originale, Searle's Cats, ma non ci sono riuscito. Però Alessandro Fusina ha fatto un ottimo lavoro di traduzione.

lupo timiduccio camuffato da gatto

gatto trasformista che fa il tappetino

due gatti che bel bello si abbruttiscono

gatto pudico che ha toccato con mano
che di sera non tutti i gatti sono bigi

gatto tonto che cerca di afferrare una semplice idea

gatto vegetariano davanti a due uova al tegame

gatto guitto mentre prova in segreto l'Amleto

gatto batuffolo con problemi di forfora

stupido gatto cavia sotto l'impressione
che siano gli animali a esplorare lo spazio

gatto acrobata che scopre di botto
di non essere più quello di un tempo

gattina che già rimpiange la pubertà

martedì 5 maggio 2009

Ronald Searle


Solimano

Con questo post dedicato a Ronald Searle inizio la vista logica Fumetti 2009, che si aggiunge alla due viste logiche sui fumetti (del 2007 e del 2008), che contengono post fra i più visitati del nostro blog.
Come negli anni scorsi, la categoria dei fumetti non comprenderà solo i veri propri fumetti, ma le vignette, le copertine, i manifesti, le illustrazioni dei libri, le pitture narrative e fantastiche, la grafica, i bassorilievi, le tarsie. Naturali le frequenti tangenze col cinema. C'è un fil rouge, in tutto questo? Credo di sì: si tratta di immagini rivolte ad un pubblico vasto, spesso non colto, ma queste immagini hanno non di rado una validità artistica e culturale che dura nel tempo. Una grande arte impura, questo sono i fumetti, intesi così. Ho fiducia che anche altri guest dedichino dei post alla vista logica Fumetti 2009.

Ronald Searle è già comparso nel blog, in un post dedicato a tre lumachisti: Ronald Searle, Heinrich Kley e Daniello Bartoli. Nel post ho inserito vignette dedicate alle lumache dai primi due e il famoso brano sulle chiocciole di Daniello Bartoli.
Le immagini dedicate a Ronald Searle in questo post hanno due temi diversi... e complementari: la Francia e la Germania. Le traggo dall'aureo libretto tascabile che ho già utilizzato, edito dalla Garzanti nel 1973. Ho cercato di ovviare in qualche modo al degrado ed all'ingiallimento della carta, non so fino a che punto ci sono riuscito, ma l'ho comunque preferito rispetto alla ricerca delle immagini già in rete.
Riprendo, con varianti e aggiunte, quello che avevo già scritto su Ronald Searle nel post dei lumachisti:

Ronald Searle, nato a Cambridge nel 1920, già a quindici anni aveva mostrato il suo talento per il disegno, solo che gli toccò passare sotto le armi ben sette anni, di cui la metà prigioniero di guerra dei giapponesi. Una esperienza durissima, spero che molti abbiano visto il film "Il ponte sul fiume Kway". Searle dovette lavorare alla costruzione della ferrovia in Birmania, proprio nella zona del fiume Kway.
Nel 1945, al ritorno dalla prigionia, Searle aveva fatto centinaia di disegni su quella dura esperienza, ma ne pubblicò la maggior parte solo nel 1986. Va ricordato che il nome con cui si chiamava usualmente quella ferrovia in Birmania era Death Railway.

Searle non dovette aspettare molto per avere successo, già all'inizio degli anni Cinquanta era notissimo. Lavorava regolarmente per il famoso Punch, ma era presente anche su Life, Holiday, Sunday Express, New Chronicle e l'ugualmente famoso New Yorker.
Nel 1961 Searle si trasferì definitivamente a Parigi, probabilmente per la fine del primo matrimonio e l'inizio del secondo. Mentre negli anni Cinquanta aveva fatto di tutto, anche un lavoro di cartoni animati per Hollywood (e pubblicità, poster etc), a Parigi si concentrò quasi esclusivamente sulle vignette che gli pubblicavano regolarmente le testate più note e sull'edizione di libri che raggruppassero sistematicamente le vignette.
Searle ha sempre prediletto il bianco e nero; oltre allo splendore dei disegni a china e delle litografie, è ricchissimo di idee tutte sue, assolutamente inaspettate, spesso sarcastiche e con un retrogusto di cinismo. Il suo stile è personalissimo, una specie di Searle touch inconfondibile. In genere le sue vignette non hanno battute: la vignetta sintetizza una situazione che può essere esilarante (a volte agghiacciante, continuando ad essere esilarante). C'è un nesso strettissimo fra segno grafico e situazione: si sostengono a vicenda, ed anche chi non se ne ricorda il nome, di fronte ad una sua vignetta lo riconosce subito: "E' di Searle!", come giustamente sottolinea l'estensore della breve prefazione del libro.
Nel 2007 gli è stata conferita la Legione d'onore.


Qui terminano le immagini dedicate alla Francia (a parte quella di apertura, che è un particolare di una immagine dedicata alla Germania). Per la Francia, va fatta mente locale a quegli anni.
Più che un'idea della Francia, c'era un'idea di Parigi, e dei miti legati a Parigi: la città dei pittori, delle malizie erotiche, della gastronomia. Si potrebbe fare un elenco lunghissimo dei film e dei libri dedicati a questa Parigi. Qualcuno senz'altro buono, ma anche tanta ripetitività, sempre gli stessi argomenti e gli stessi posti. Più che i francesi, e i francesi che stavano a Parigi, erano i turisti ad aver bisogno di facili scorciatoie che portassero un po' lontano dalla loro ingessata solita vita. Searle, che pure viveva a Parigi e si sentiva anche francese, queste cose le sa benissimo: il giovane perdigiorno che dipinge sul piede un volto di donna, la liturgia dello chef , che mette il sale accompagnato dal rullo di un tamburo, il triste cameriere del service non compris, che ha inseguito ognuno di noi per ottenere la mancia, il solitario che si consola carezzando la gamba del tavolinetto del bistrot. Ma anche la gallorìa ridicola, con la lancia del guerriero che sembra un ombrello, e il traffico infernale attorno all'Arc de Triomphe.
Invece Searle percorre la Germania in lungo e in largo. Ad Amburgo, il trampoliere è triste e si copre stentatamente con l'ombrello sbrindellato. In Searle il freddo non sense è sempre presente.



A Stoccarda sono tutti figli della Mercedes, a Monaco un monaco predica birra e salsicce. Il cigno del lago di Costanza ha trovato il posto giusto per riposarsi.



Le ultime vignette sono favole un po' nere della Foresta Nera, con cartelli che avvertono del rischio attraversamento nanetti, con la roulotte che sembra più ancora che una piccola casa, una torta dolcissima, ma alla guida dell'automobile c'è una strega. I cacciatori si ristorano fieri dei loro trofei: cacciano cervi ma anche nanetti.
Sulle rive del Reno i miti wagneriani entrano nella quotidianità del Camping Loreley, in cui il donnone è una valchiria in grembiule, l'ometto occhialuto fuma la pipa indossando le brache corte regolamentari e su ogni tenda ci sono aquile di quel dì mischiate a bandiere della Germania di allora e di oggi. I castelli sui picchi più sognati che visti, hanno un'aria da giocattoli, però minacciosi.
E' stato fatto l'accostamento a Daumier, ma nel mondo di Searle, che ci teneva a rimarcare la sua origine sassone, ha forse più peso il mondo di Grosz, più sul grottesco che sul tragico, mentre in altri disegni-racconto (una vignetta in cui è racchiusa tutta una storia) c'è una disperazione da nonsense maligno che fa pensare a Kafka. Disperazione che fa ridere, ma sempre disperazione.
C'è anche un Searle giocoso, che vorrei inserire in un altro post. Nelle vignette musicali e letterarie la commistione di uomini, donne, lettere dell'alfabeto, note e strumenti musicali, libri, opere d'arte e design industriale, trasforma la vita ordinaria in una sorprendente fantasticheria: note e lettere diventano minuscoli folletti, chissà se benigni o maligni, forse solo imperturbabili, proprio come Searle.

sabato 16 agosto 2008

Tre lumachisti: Searle, Kley, Bartoli

Solimano
Nel post dedicato al "Dizionarietto (illustrato) della lingua italiana lussuosa" di Giampaolo Barosso, è comparsa la nobile figura del lumachista (s. Chi si diletta di lumache, chiocciole e simili). Ne inserisco qui a fianco l'immagine piccola, ma potete sempre farla diventare grande. Giuliano ha fatto immediatamente l'outing, dichiarandosi lumachista pure lui, e ha fatto un figurone, perché essere lumachisti quando le lumache ti mangiano l'insalata nell'orto è indizio di vera generosità. A questo punto, non posso tirarmi indietro, e mi dichiaro lumachista anch'io (anche perché l'orto non ce l'ho). Dedico quindi questo post a tre lumachisti insigni: Searle, Kley e Bartoli.
Le immagini dedicate a Ronald Searle le traggo dal piccolo grande libro a lui dedicato, edito dalla Garzanti nel 1973, che naturalmente ha le pagine un po' ingiallite, ma in modo tollerabile. Searle, nato a Cambridge nel 1920, già a quindici anni aveva mostrato il suo talento per il disegno, solo che gli toccò passare sotto le armi ben sette anni, di cui la metà prigioniero di guerra dei giapponesi. Una esperienza durissima, spero che diversi ricordino il film "Il ponte sul fiume Kway". Searle dovette lavorare alla costruzione della ferrovia in Birmania, proprio nella zona del fiume Kway.
Qui sotto metto la prima serie di immagini.



Le lumache di Searle, come si vede, possono essere impiegate utilmente in settori assai diversi. Trovo molto gustosa la lumaca con la bicicletta, non ho capito bene se la bicicletta serve alla lumaca al posto della chiocciola o serve ad un ciclista che vuole andare, appunto, a passo di lumaca.
Nel 1945, al ritorno dalla prigionia, Searle aveva fatto centinaia di disegni sulla sua dura esperienza, ma ne pubblicò la maggior parte solo nel 1986. Va ricordato che il nome con cui si chiamava usualmente quella ferrovia in Birmania era Death Railway.


Oltre ad essere usate come oggetti (tromba, bicicletta etc) le lumache di Searle praticano altre attività: scendono nell'arena al posto del toro (il torero è molto impressionato), e scalano le cime più alte delle Alpi.
Searle non dovette aspettare molto per avere successo, già all'inizio degli anni Cinquanta era notissimo. Lavorava regolarmente per il famoso Punch, ma era ben presente anche su Life, Holiday, Sunday Express, New Chronicle e l'ugualmente famoso New Yorker.


Le lumache non la pensano allo stesso modo dal punto di vista della moda, qui sopra si vede una che si veste solo capi di alta sartoria mentre l'altra è più casual, o forse ha i vestiti rattoppati.
Nel 1961 Searle si trasferì definitivamente a Parigi, probabilmente per la fine del primo matrimonio e l'inizio del secondo. Mentre negli anni Cinquanta aveva fatto di tutto, anche un lavoro di cartoni animati per Hollywood (e pubblicità, poster etc), a Parigi si concentrò quasi esclusivamente sulle vignette che gli pubblicavano regolarmente le testate più note e sull'edizione di libri che raggruppassero sistematicamente le vignette.



Le lumache galanti hanno un'aria da Settecento libertino. Fra le immagini metto quella originale in bianco e nero da cui fu tratta quella a colori per la copertina del libro edito da Garzanti (questa l'ho messa ad apertura di post).
Searle non ha certo disegnato solo lumache, ha disegnato di tutto. Spero di riuscire a mettere un secondo post nei Fumetti 2008, perché Searle, oltre allo splendore dei disegni a china, è ricchissimo di idee tutte sue, assolutamente inaspettate, spesso sarcastiche e a volte con un retrogusto di cinismo. Il suo stile è del tutto personale, una specie di Searle touch inconfondibile.
Nel 2007 gli è stata conferita la Legione d'onore.

Passo al secondo lumachista, Heinrich Kley. Non devo raccontare la storia artistica di Heinrich Kley, perché gli ho già dedicato alcuni post che sono nel blog. Ricordo solo che per una strana catena causale Heinrich Kley influì moltissimo, anche se indirettamente, sullo stile del primo gruppo di disegnatori di Walt Disney.




Il domatore di lumache che fa rizzare la lumaca come se fosse una tigre, la lumaca-elefante, il lumacone che si dà da fare per una specie di ratto delle Sabine: una l'ha presa, l'altra per il momento è riuscita a scampare. Soprattutto la gara di corsa fra le lumache. Le lumache percorrono sette metri all'ora, e meno male che secernono la bava che le aiuta a lubrificare il percorso, così non si feriscono.
Sono le tipiche idee di Kley. Nel confronto con Searle si vede come sono diversi i due modi come fantasia, creatività e segno. Trovo Searle ricco di acutezze, mentre avverto la potenza ed il respiro lungo di Kley. Gioca anche la nazionalità: Kley tedesco, Searle inglese, anche se per lui qualcuno ha fatto persino i nomi di Grosz e Daumier. Forse Kley disegna soprattutto per sé, Searle per un pubblico con cui misurarsi ogni giorno, con i pro ed i contro delle due situazioni.

Vengo al terzo lumachista (speriamo che non si offenda!). E' il padre gesuita Daniello Bartoli, che nacque nel 1608 e morì nel 1685. Fra poco scriverò abbastanza a lungo del Bartoli, che Giacomo Leopardi chiamava il Dante della prosa italiana.
Non molto tempo fa, in un dibattito nel blog di Remo Bassini si discuteva sui vari autori che chi scrive dovrebbe tenere presenti. Io mi sono permesso di citare tre nomi: il Cellini, il Bartoli e il Baretti. Silenzio pressoché assoluto, come se non avessi detto niente, salvo uno che ha scritto due righe su Benvenuto Cellini. Ci sono rimasto male finché non mi sono reso conto del vero motivo del silenzio: nessuno di quelli che commentavano nel blog aveva letto quegli scrittori, forse alcuni non li avevano mai sentiti nominare. Mentre sapevano tutto o quasi su libri, libroni, libretti appena usciti e sui premi letterari.
No, così non va bene. Non credo ai naif, meno ancora ai naif di tipo furbo. Ci vuole tempo, fatica e lettura di autori, se si vuole scrivere almeno decorosamente.
Una volta, in un altro blog, avevo scritto che preferisco Fenoglio a Pavese, e qualcuno era lievemente inorridito. Quello che stupisce è che pare che non si pongano il problema. Non ci sono scorciatoie in queste cose.
Quindi sono contento di mettere qui il lumachista Daniello Bartoli con un brano che è uno dei più belli che siano mai stati scritti nella letteratura italiana: "le chiocciole" tratto dal suo libro "La ricreazione del savio" I.11.
Le immagini, sono particolari di nature morte di due pittori contemporanei del Bartoli: Abraham Mignon fiammingo e Giovanni Battista Ruoppolo napoletano. Guardatele bene. Io di lumache ne ho contate cinque, ma forse ce n'è qualche altra. Comunque, leggendo Daniello Bartoli, le immagini arrivano in noi da sole.

"Quante ne ho io vedute! Ancorché migliaia, non per tanto un nulla rispetto alle innumerabili che ve ne sono: e quante più vedute ne avessi, tanto men saprei dirne, per quello a che i nostri ingegni soggiacciono, d'impoverire nella troppa abbondanza e co' più nobili argomenti divenir mutoli per lo stupore. E non s'è egli mostrato sommamente ammirabile Iddio nel variare in cento e più diverse maniere il circolarsi e ravvolgersi d'una chiocciola in sé stessa? Puossi dir cosa più eguale, più determinata e più semplice, e pur nelle mani sue divenuta capevole di sì grand'arte? Alcune si girano con volute, campate l'una fuori dell'altra appunto come se si attorcigliassero intorno a un fuso: e procedendo in lungo assottigliano e fino in punta digradano con ragione. Altre, all'opposto, tutte in loro stesse ritornano; e dicami Archimede, che sì ingegnosamente ne scrisse: chi insegna loro a condurre una linea in ispira, sì perfettamente che in nulla non ismisuri? Dicammi gli architetti, che tanto penano a disegnar con regola le volute, e pur non mai altro che false, mentre, per più non sapere, le compongono d'alcuna parte di circolo, e circolo elle non sono, avvegnaché circolari: chi ne ha infusa la regola alle chiocciole, nate maestre in un'arte di cui essi ancor non si veggono buoni discepoli? Di queste poi, quelle che chiaman veneree, e le in parte lor somiglianti, nulla mostran di fuori come s'attorcano, ma, ricoverte d'un nicchio che parte s'inarca e parte spiana, quivi entro s'avviluppano sì che punto non pare.
Altre, da un grosso capo tutto incoronato o di merli o di pennacchini o d'una cresta che serpeggia intorno, van giù a poco a poco mancando fino a stringersi come un paleo. Altre covano alquanto, e sembra che portino cupolette e capannucci l'un sopra l'altro. Ve ne ha delle schiacciate, delle ritonde, delle increspate, delle distese e aperte, delle tutte in loro medesime aggomitolate. Ma in qualunque foggia diverse o, come sogliam dire, cavate di fantasia, tutte con decoro, con avvenenza, con garbo, tal che di mille che ne avrete davanti non saprete qual sia la più ingegnosamente foggiata: e dico anche, se pur è da dirsi, le lavorate ad opera strapazzata, ché quel medesimo in che sembrano incolte è negligenza ad arte, per far vedere una deformità con grazia, una rozzezza con maestà, un mostro, ma di bellezza.



Abraham Mignon

Or finiamo con solamente accennare la varietà de' colori e la vaghezza degli ornamenti onde le chiocciole son sì belle. Eccovene in prima le vestite d'uno schietto drappo: argentine, bianche, lattate, grigie, nericanti, morate, purpuree, gialle, bronzine, dorate, scarlattine, vermiglie. Poi, le addogate con lunghe strisce e liste di più colori a divisa: e quali se ne vergano per lo lungo, quali per lo traverso; alcune diritto, altre più vagamente a onda. Ma certe, in vero maravigliose, lavorate a modo d'intarsiatura, con minuzzoli di più colori bizzarramente ordinati; o d'un musaico di scacchi, l'un bianco e l'altro nero, quanto alla figura formatissimi e alle giunture non isfumati punto, ma con una division tagliente, come appunto fossero alabastro e paragone strettamente commessi. Le più sono dipinte a capriccio, o granite, gocciolate, moscate; altre qua e là tocche con certe leggerissime leccature di minio, di cinabro, d'oro, di verdazzurro, di lacca: altre pezzate con macchie più risentite e grandi; altre o grandinate di piastrelli o sparse di rotelle o minutissimo punteggiate; altre corse di vene come i marmi, con un artificio senz'arte; o spruzzate di sangue in mezzo ad altri colori, che le fan parere diaspri. Ma la varietà e la bellezza degli ornamenti, e le mirabili lor partiture, non si può divisar tutta in brieve, né dirsene a lungo, perché noi non abbiam tanti vocaboli quanti esse hanno abbigliamenti per arredarsi e ben parere. Lascio le messe a scavature e risalti, scanalate, grinzute, rugose.

Giovanni Battista Ruoppolo

Che direm di quelle a cui su le giunture delle volute spiana una cornice di maraviglioso intaglio? Di quelle a cui, fra due corsi di spine delicatissime o fra due creste che alzano un po' poco, si distende un fregio di strane sì, ma graziose figure, o una che sembra intrecciatura di più catene? Di quelle che tutte son filze di perle e di gemme, l'una presso all'altra e in loro stesse rivolte, o a luogo a luogo tempestate a gocciole di cotali smalti che sembrano gioielletti? Di quelle che per tutto il corpo son seminate di scudetti, rosette, borchie, bisantini, con in mezzo, a chi un bottoncello che sopravanza, a chi un pennacchietto che ne spunta con grazia? Una ve ne ha, indiana, tutta intessuta di sottilissimi cordoncini, non solamente di più colori schietti, l'uno immediato all'altro, ma di certi, a ogni tanti di questi, di due fila diverse, violato e bianco, attorcigliate insieme; e miracolo che mai una volta fallisse il tornar sopra quel che dà volta sotto, alternandosi fedelmente l'un colore e l'altro: come lavoro di mani che aveano sopra una mente direttrice al muoversi con disegno e con arte".

P.S. Come chiusa, lascio spazio a due vere lumache impegnate in una attività piacevole per loro e importante per la specie.