Visualizzazione post con etichetta Otar Iosseliani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Otar Iosseliani. Mostra tutti i post

sabato 8 marzo 2008

Caccia alle farfalle

Chasse aux papillons, di Otar Iosseliani (1992) Sceneggiatura di Otar Iosseliani, Con Narda Blanchet,Thamara Tarassachvili, Bailhache Aleksandr Cherkasov, Musica: Nicholas Zourabichvili Fotografia: William Lubtchansky (115 minuti) Rating IMDb: 6.6

Gabrilu sul suo blog NonSolo Proust
Marie-Agnes de Bayonnette (Thamara Tarassachivili)
e sua cugina Solange (Narda Blanchet) sono due anziane signorine che vivono molto dignitosamente ed in buona armonia in un bellissimo ma fatiscente castello nel Sud della Francia.

Marie-Agnes, la proprietaria, è costretta su una sedia a rotelle. E' però un'ottima tiratrice e si diletta ogni giorno nel tiro al bersaglio: riesce a centrare un barattolo di birra o spegnere una candela a parecchie decine di metri di distanza.

Il resto della giornata lo trascorre riguardando fotografie ingiallite dal tempo, rileggendo vecchie lettere e ricordando il passato. Ogni tanto si appisola, ed allora viene visitata da fantasmi molto discreti. Sono le presenze del passato, ricordi di inizio secolo, quando Marie Agnes abitava in Russia dove vive ancora un'anziana sorella.

Solange, da parte sua, regge la casa, è burbera ma molto socievole, suona nella banda, mantiene le relazioni con il vicinato. Ogni tanto si concede anche qualche cicchetto nel bar del paese in compagnia del parroco, che in cicchetti invece esagera parecchio.

Attorno a loro ruota tutta la gente del paesino osservata con occhio divertito: il curato facile all'alcool, l'anziana cameriera, il vicino tirchio, un marajah indiano straricco giunto in paese con una lussuosa carrozza ferroviaria, gli anziani che giocano a bocce.

In questo paesino di Caccia alle farfalle, cuore profondo del vecchio mondo, si incontrano il passato ed il futuro, si mescolano i colori della pelle: ci sono i bianchi che si vestono d'arancione e cantano "hare Krishna", c'è una giovane donna nera che parla dei suoi bis-bisnonni acquisiti che, nei panni di gentiluomini francesi, occhieggiano dai quadri appesi alle pareti del castello. Le culture si mescolano, la nuova miseria della vecchia aristocrazia d'Europa, la povertà della nuova Russia, la tragicomica efficienza aziendal-familistica del Giappone.

Si, perchè c'è un via vai di ricchi giapponesi che hanno gettato l'occhio sul castello ricevendo un secco rifiuto da parte delle due cugine. Però ad un certo punto Marie Agnes muore, ed il castello viene ereditato dalla sorella che sta in Russia.

La sorella arriva in Francia accompagnata dalla figlia alla quale non par vero, considerate le ristrettezze della loro vita in Russia, di poter fare quattrini e comprarsi finalmente bei vestiti negli ateliers d'alta moda vendendo il castello. Incurante di storia e tradizioni, non perde nemmeno un attimo per far l'affare con i giapponesi i quali, dal canto loro, non si fanno scappare l'occasione. In pochissimo tempo il castello francese, passato nelle mani dell'efficiente azienda giapponese viene trasformato in un modernissimo ed anonimo grande albergo perdendo la sua storica identità.

Chasse aux papillons è un delizioso, ironico ma anche un po' malinconico film di Otar Iosseliani, un regista georgiano emigrato in Francia nel 1982. Iosseliani si decise a questo passo quando il suo film Pastorale --- che, terminato nel 1976, mai proiettato in URSS e per diversi anni scomparso dagli archivi sovietici --- ottenne invece un grande successo al Festival internazionale del Cinema di Berlino nel 1982.

Questo Caccia alle farfalle è uno di quei tanti bei film che purtroppo oggi non è facile poter reperire ed in quanto alle programmazioni televisive, meglio stendere un velo pietoso.

Si tratta di un'opera insolita ed originale fin dal titolo, un intelligente omaggio al passato ed alla tradizione che, in modo inesorabile ed irreversibile, se ne stanno andando.

In Caccia alle farfalle c'è uno straordinario amore per i particolari, per gli oggetti, per certe inquadrature che sono vere e proprie nature morte. C'è una campagna francese avvolta per tutta la durata del film dai bellissimi ma malinconici colori dell'autunno.

"Questo film esprime il sentimento di una perdita irreparabile, cercando di rappresentare senza drammi e con ironia questo momento di rottura", ha detto Iosseliani. Senza drammi e con ironia: ecco, con ogni probabilità, la chiave della pellicola.

Non ricordo dove ho letto che Caccia alle farfalle è stato accostato, per la vicenda della vecchia casa che la vita e la storia disfano e per l'atmosfera che lo pervade, al Giardino dei ciliegi di Cechov ed io sono molto d'accordo.

A me ha evocato anche certe atmosfere presenti nei romanzi di uno scrittore che apprezzo molto. E' anche lui, come Iosseliani, un russo fuggito dall'ex URSS che in Francia ha trovato libertà di espressione e una nuova patria. Il suo nome è Andrei Makine.


Otar Iosseliani attore nel suo film Giardini d'autunno (2006)

mercoledì 9 maggio 2007

Giardini in autunno

Jardins en automne di Otar Iosseliani (2006) Con Séverine Blanchet, Jachinthe Jacquet, Otar Iosseliani, Lily Lavina, Denise Lambert, Michel Piccoli Musica: Nicholas Zourabichvili Fotografia: William Lubtchansky (115 minuti) Rating IMDb: 6.0
Habanera
Ecco un film recentissimo, uscito solo da pochi mesi in Italia, di un regista stupefacente.
Confesso la mia ignoranza: pur avendone sentito parlare spesso - assai bene - di Otar Iosseliani non avevo ancora visto niente. Poi, in questi giorni, l' incontro felice con Giardini in autunno.
Fin dalle prime battute ne sono rimasta incantata e non per la trama che è quasi inesistente, nè per gli attori del tutto sconosciuti, all' infuori di un fenomenale Michel Piccoli in vesti da donna. E' un film lieve ed ironico che ti fa sentire a tuo agio fin dal primo momento, sebbene sia dolcemente surreale.
Si svolge a Parigi eppure Parigi non si vede; c'è, sì, un personaggio centrale, ma gli altri personaggi non hanno la solita funzione di contorno: ciascuno di loro è un piccolo mondo a sè e tutti insieme concorrono a dare un senso non solo al film ma soprattutto alla vita di quei tanti, politici e non, che il senso vero e pieno della vita lo hanno smarrito da tempo.
Vorrei aggiungere a queste mie scarne parole la critica autorevole di Maurizio Porro che con l' abilità degli addetti ai lavori è riuscito persino a raccontare una trama, sottile come una ragnatela, che io non sarei mai riuscita a raccontare.
"Un bel giorno il regista georgiano-parigino Otar Iosseliani, che ci ha regalato incantevoli storie come I favoriti della Luna e Caccia alle farfalle, uno che sa leggere anche le virgole e le parentesi nel cuore degli uomini, si trovò al ministero della Cultura francese nel momento in cui Jack Lang veniva sostituito da un altro ministro, François Lèotard. Stanze vuote, trasloco, confusione, pacchi e gente che si metteva in tasca biro e posacenere, come si vede nel film. E poiché non si butta niente, gli venne così la bella idea di girare Giardini in autunno, un divertente, dolcissimo e amarissimo film sulla conquista della malinconia. Un ministro dai tratti francesi (il successore invece sembra un soviet vecchio stile) perde il potere, completo di amante, arroganza, avidità, sperpero di denaro pubblico; ma ritrova la vita vera, la solidarietà e il pollice verde, i bambini, insomma un altro mondo che sembra uno di quei boschi scespiriani per esuli e innamorati. E incontra la sua straordinaria maman, un Michel Piccoli en travesti, in occhiali, liseuse e pettinato chignon sale e pepe: legge Fourier («sempre attuale»), socialista utopico di moda tra i demoni di Dostoevskij, fa piccoli gesti di saggezza, offre il tè oltre che scavalcare steccati e scivolare nel fango. La filosofia del regista? «Quando sei cacciato devi trovare un altro lavoro, ma non credo che Berlusconi farà il giardiniere. Io invece lo farei», glossa birichino l' autore di C' era una volta un merlo canterino. Il film sembra farsi e disfarsi sotto i nostri occhi tanto è pieno di emozioni e pulsioni, di bevute e incontri, di pope ed extracomunitari, di natura e cultura. Ci mandi pure un messaggio, signor regista: «Le persone che pensano solo a far carriera sono prive della gioia di vivere: i politici di oggi sono scatenati nella corsa al potere ma finisce sempre con un fiasco». Iosseliani non vuole attori noti nei film, perché si portano i loro cliché, al massimo accetta se stesso e gli amici: «Sfoglio l' agenda. Avete visto Piccoli?». Divertito, mr. Piccoli? «Avevo due desideri - dice l' attore 80enne - di travestirmi una volta da donna e di interpretare l' assassino di Berlusconi. Vorrei anche diventare invisibile, togliermi ogni cliché, recitare bendato come una mummia». In questa storia si raggiunge un ottimistico compromesso con la vita, basta accettarla anche in autunno, secondo la vecchia poetica del clochard francese. Circola l' aria del tempo e una contagiosa follia che comprende anche abitanti del regno animale, asini e mucche a zonzo, un tucano in gabbia e un ghepardo in cattività. «Le bestie sono meno snob di noi, si capiscono senza parole ma siamo in un recinto gigantesco, siamo tutti schiavi. Putin è uno schiavo, malgrado le sue ambizioni, forse anche un criminale. Chirac che vergognosamente gli dà la legion d' onore è uno schiavo, gli agenti segreti, i mafiosi, i militari e i giudici corrotti sono degli schiavi». Certo a Iosseliani, formalista anarchico del cinema, piacciono i vagabondi «ma amo anche i potenti che passeggiano tra la gente come nei romanzi di Mark Twain. La malattia del potere spinge a dirigere il mondo ogni volta verso la catastrofe mentre io amo essere uno dei tanti, la vita è ricca di sentimenti quindi accettiamo pure quelli che ci cadono addosso dall' alto. Siamo tutti impegnati a cercarci un piccolo spazio di libertà, anche con un film». Da Il Corriere della Sera, 15 ottobre 2006.