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venerdì 10 ottobre 2008

Il cacciatore di aquiloni

The Kite Runner, di Marc Foster (2007) Dal libro di Khaled Hosseini, Sceneggiatura di David Benioff Con Khalid Abdalla, Atossa Leoni, Shaun Toub, Sayed Jafar Masihullah Gharibzada, Zekeria Ebrahimi, Ahmad Khan Mahmoodzada, Mir Mahmood Shah Hashimi, Homayoun Ershadi, Nabi Tanha, Elham Ehsas, Bahram Ehsas Musica: Alberto Iglesias Fotografia: Roberto Schaefer (128 minuti) Rating IMDb: 7.8

Giulia sul suo blog Pensare in un'altra luce

Ho letto “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini prima che uscisse il film e non ho voluto andare prevenuta a vederlo. Sapevo che un libro così ricco e denso non era di facile trasposizione. Ed è stato così come mi aspettavo. Un film dignitoso, ma non certo un capolavoro.

Ho scoperto che negli anni '70 Kabul era così bella, - dice il regista - da essere considerata la Parigi dell'Asia, per il suo stile, gli abiti, e in 30 anni di guerra è stato distrutto tutto”. Questa considerazione salta agli occhi sia vedendo il film sia leggendo il libro.

Un'amicizia, dunque, che nasce nella Kabul cosmopolita degli anni 70, prima dell'invasione russa e del dominio talebano, quando ancora era possibile che due bambini, l'uno pashtun e l'altro hazara, potessero giocare insieme in una città colorata, facendo squadra nel gioco della caccia agli aquiloni.

Amir era il figlio del padrone, Baba, ricco illuminato e amante della vita e Hassan il secondo figlio del servo della casa. La Storia vuole che per secoli i pashtun abbiano perseguitato gli hazara perché appartenenti alla etnia dei sunniti. Gli hazara venivano chiamati nasipiatti, asini da soma, mangiagatti, e venivano perseguitati..
Amir e Hassan sono però inseparabili: “Hassan ed io avevamo succhiato lo stesso latte, avevamo mosso i primi passi sullo stesso prato e avevamo pronunciato le prime parole sotto lo stesso tetto".

Comune era anche la passione per le gare di aquiloni. Ma se nel cuore l’amicizia è salda e forte, i condizionamenti sociali, l’appartenere ad un’ etnia e ad una classe differente mettono a dura prova la fedeltà di Amir che di fronte agli altri cambia il suo atteggiamento nei confronti di Hassan.

Ogni inverno in tutti i quartieri di Kabul si svolgeva un torneo di combattimento di aquiloni che richiedeva una lunga preparazione ed allenamento e per la prima volta il papà di Amir gliene comprò uno nuovo.


Il bello era il combattimento nel cielo a chi riusciva a tagliare le corde degli altri aquiloni, ma il meglio del divertimento era quando entravano in gioco i cacciatori di aquiloni: il premio più ambito era l’ultimo aquilone che cadeva da appendere alla parete del soggiorno come trofeo.

Amir e Hamas vincono la gara e corrono
alla ricerca dell’ultimo aquilone caduto

Quello stesso giorno Amir assiste di nascosto allo stupro del suo giovane compagno di giochi da parte di un gruppo di ragazzi che da tempo lo minacciavano, una banda di ragazzini pashtun. Amir non interviene e vive tutta la vita con questo rimorso. Hassan lo aveva difeso tante volte, lui come un vigliacco gli aveva voltato le spalle ed era scappato fingendo di non aver visto nulla.

Quando incontra di nuovo il suo amico, qualcosa si era rotto per sempre. Hassan “cercò di dire qualcosa, ma la voce gli si incrinò. Aprì e rinchiuse la bocca due o tre volte, senza riuscire a parlare. Fece un passo in avanti. Si pulì il viso con la manica. Il racconto di quanto era accaduto quella sera nel vicolo non andò mai oltre quei gesti senza parole”.
Ma non è vero che si può seppellire il passato: Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente”.

Quando le truppe sovietiche invadono il suo Paese, il bambino è costretto a fuggire negli Stati Uniti con il padre Baba, ma il senso di colpa per non aver aiutato il suo piccolo amico non lo abbandonerà più.

Negli Stati Uniti cresce, si diploma, inizia una vita nuova insieme a suo padre che rimarrà sempre legato alla sua terra.

Conosce Soraya, la donna che diventerà sua moglie, e pubblica il suo primo libro, coronando il sogno di diventare uno scrittore.

Quando un giorno riceve nella sua casa di San Francisco una telefonata inattesa, Amir capisce che è giunto il momento di rimediare ai propri errori. Rahim Khan, un vecchio amico di Baba, lo prega di fare rientro nel suo paese: Sohrab, il figlio di Hassan ha bisogno del suo aiuto... Leggerà l'ultima lettera dell'amico: "Amir agha, purtroppo l' Afghanistan della nostra infanzia è morto da tanto tempo. La gentilezza non abita più nel nostro paese. Kabul è in preda al terrore. Nelle strade, allo staio, nei mercati, fa parte della nostra vita quotidiana, Amir agha. I selvaggi governano. (...) Recentemente sogno molto (...) Sogno che mio figlio crescendo diventerà una brava persona, una persona libera e importante: Sogno che i fiori lawla torneranno a fiorire per le strade di Kabul, che nelle sale da té potremo di nuovo ascoltare la musica del rubab e che in cielo voleranno ancora gli aquiloni. E sogno che un giorno tornerai a Kabul a rivedere la terra della tua infanzia. Se lo farai, troverai ad aspettarti un vecchio amico fedele."


Amir tornerà per soccorrere il figlio di Hassan rimasto orfano che diventerà suo figlio e a cui insegnerà a far volare gli aquiloni e a dargli la caccia. E saranno proprio gli aquiloni a regalare un sorriso sul volto di Sohrab, un bambino devastato per le sofferenze subite che fa fatica a vivere: "Un angolo della sua bocca si era impercettibilmente sollevato. Un sorriso. Abbozzato ma pur sempre un sorriso. (...) Era solo un sorriso, niente di più. Le cose rimanevano quelle che erano. Solo un sorriso. Una piccola cosa. Una fogliolina nel bosco che trema al battito d'ali di un uccello spaventato. Ma io l'ho accolto. A braccia aperte. perchè la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io era testimone del primo fiocco".
Quando io parlo di speranza e a questo che mi riferisco.

Marc Forster, pur avendo realizzato un film piacevole, non riesce a tradurre in immagini (nella inevitabile sintesi della sceneggiatura) le emozioni che il libro suscita nel lettore. Non trova una propria cifra stilistica, rimanendo probabilmente troppo legata al testo, anziché cercare una propria strada poetica e concettuale.

Il film ha comunque suscitato grosse reazioni. Proprio la scena dello stupro (certo forte, ma non cruda) ha provocato le ire del governo afgano che ha vietato, per bocca dell'Afghan film (istituzione statale che si occupa della censura delle pellicole), la distribuzione nel Paese perché «certe scene sono discutibili e inaccettabili per alcune persone e potrebbero provocare reazioni e problemi per il governo e la popolazione”. I due piccoli protagonisti, Zekiria Ebrahimi e Ahmad Khan Mahmoodzada, sono stati minacciati, messi sorto protezione e, pare, costretti ad abbandonare l'Afghanistan insieme alle loro famiglie. Tutto ciò la dice lunga sulla tensione in Afghanistan (il governo è preoccupato per le ricadute negative sull'alleanza politica fra hazara e pashtun), se un film sulla fratellanza e l'amicizia tra i popoli e le etnie viene accusaro di aizzare odi razziali.