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sabato 2 maggio 2009

Villa Amalia

Villa Amalia di Benoît Jacquot (2009) Dal romanzo di Pascal Quignard Sceneggiatura di Julien Boivent, Benoît Jacquot Con Isabelle Huppert, Jean-Hugues Anglade, Xavier Beauvois, Maya Sansa, Clara Bindi, Viviana Aliberti, Michelle Marquais, Peter Arens, Ignazio Oliva, Jean-Pierre Gos, Jean-Michel Portal Musica: Bruno Coulais (94 minuti) Rating IMDb: 6.9

Sabrina Manca

Il film si apre con un pedinamento: siamo a Choisy-Le-Roy nella banlieue parigina e Ann segue discretamente l’auto dell’uomo che è suo compagno da oramai quindici anni. L’uomo parcheggia davanti a una villetta e suona alla porta: una giovane donna lo accoglie con un sorriso e un bacio ardente, attirandolo all’interno. Ann resta a guardare, stupita, muta, poi si volta per andar via ma una mano la afferra saldamente, è quella di Georges – Eliane, non ti ricordi di me?
La donna pare non riconoscerlo, poi davanti all’insistenza dello sconosciuto precisa – Ann, ora mi chiamo Ann.
Georges la vuole rivedere, Ann non sa ancora.
La donna sale in macchina e va verso casa, fermandosi per qualche minuto ad un parcheggio dove, dopo aver chiuso i finestrini lancia un urlo selvaggio.
Con il passare dei giorni nella donna si fa sempre più insistente il pensiero dell’abbandono di tutto ciò che è il suo passato, a cominciare dal compagno, Thomas, che le appare ora come un perfetto sconosciuto, per terminare con la professione di pianista, che ha monopolizzato il suo tempo e la maggior parte delle sue energie.

Ann chiede a Georges di aiutarla a sparire. Comincia quindi con sistematica precisione a liberarsi di tutti gli impedimenti: lascia Thomas, vende tutte le sue cose, l’appartamento, i tre pianoforti e cerca il luogo adatto a meta della sua nuova vita. Nella casa di campagna di Georges scorge una vecchia dépendance e per un attimo pensa di fermarsi lì ma la presenza dell’amico d'infanzia basta a ricordarle una buona parte di ciò che vuole lasciarsi dietro. Va poi a trovare sua madre in Bretagna, come per darle un ultimo saluto. Infine consegna all’amico una grossa somma di denaro perché la trasferisca su un conto a suo nome al quale la donna abbia accesso.

Ann comincia il suo periplo e con esso continua a liberarsi di altri fardelli. Dei suoi vestiti che mette in un sacco, della sua monogamia che consegna allo sconosciuto di una notte, dei suoi capelli che taglia in un carré. Attraverso il Belgio e la Germania giunge infine in Italia e giù per la penisola raggiunge Napoli e infine Ischia.
Il panorama grigio e opprimente della città in cui ha vissuto per anni si è trasformato: tutto trasuda mare in quest’isola. La donna individua una casa abbarbicata su per un costone e si arrampica per raggiungerla. Sente finalmente che quello è il luogo dove può fermarsi.
Convince i proprietari a vendergliela e vi si installa. La casa si chiama Villa Amalia dal nome della donna per la quale fu costruita.


L’interno è nudo ma all’esterno il mare riempie lo sguardo e gli altri sensi.
Ann comincia la sua nuova vita i cui giorni sono trascorsi, uno dopo l'altro in passeggiate, lunghe nuotate e ancora escursioni, sempre intorno ai confini che l'acqua disegna sulla roccia, e le serate passate sulla terrazza ad osservare l’orizzonte e scrivere la sua musica.
Dopo qualche tempo, la morte della madre la richiamerà in Francia. Sarà l’occasione per rivedere suo padre, sparito dalla vita delle due donne quando lei era ancora una bambina, e per avere un confronto con lui. Solo, tutte le emozioni sono ormai sbiadite in Ann, tutte salvo il desiderio di ritornare alla sua Villa Amalia.
Georges, condannato da un tumore al cervello la prega di passare con lui il tempo che gli resta ma Ann ha fretta di sparire di nuovo. Ritrovare l’unico luogo al quale sente di appartenere.

Vedere questo film mi ha dato una gran voglia di leggere il romanzo omonimo di Pascale Quignard perché ho la sensazione che Benoît Jacquot avesse un’enorme possibilità che si è lasciato sfuggire.
Ciò che più colpisce in “Villa Amalia” e la quasi totale assenza d’animo.
Solo il personaggio di Georges (Jean-Hugues Anglade) pare animato da emozioni, per il resto c’è solo un deserto sentimentale inquietante.
Isabelle Huppert (che, come al solito, recita magnificamente se stessa) è una Ann gelida e impenetrabile. Fra i suoi gesti nervosi e i suoi silenzi immusoniti, non riusciamo a intuire un solo guizzo, che sia di paura, di sofferenza o di piacere, nemmeno quando il confronto con il padre la conduce a rivelare la fonte della sua amarezza, del senso di smarrimento, della freddezza, le sue lacrime ci appaiono convincenti.
Il regista ha asserito di aver volutamente e puntigliosamente lavorato sul non detto, sulla sottrazione.
Io gli credo, solo mi pare che in questo film, a forza di sottrarre, non sia rimasto quasi nulla.

martedì 24 giugno 2008

Tutte le mattine del mondo

Tous les matins du monde (Francia,1991), Regia : Alain Corneau, Sceneggiatura : Alain Corneau e Pascal Quignard dal romanzo di quest'ultimo, Dialoghi : Pascal Quignard.
Musiche: Marin Marais (Improvisation sur les folies d'Espagne, L'Arabesque, Le Badinage, La Rêveuse, La Sonnerie de Sainte-Geneviève du Mont de Paris) ; Sainte Colombe (Les Pleurs, Gavone du Tendre, Le Retour) ; Jean-Baptiste Lully (Marche pour la cérémonie des Turcs) ; François Couperin (Leçons de ténèbres : Troisième leçon) ; Jordi Savall (Prélude pour Monsieur Vauquelin, Une jeune fillette, Fantaisie en mi mineur), musiche dirette ed interpretate da Jordi Savall.
Interpreti e personaggi: Jean-Pierre Marielle (Monsieur de Sainte-Colombe), Gérard Depardieu (Marin Marais), Guillaume Depardieu (Marin Marais da giovane), Anne Brochet (Madeleine), Carole Richert (Toinette), Caroline Sihol (Madame de Sainte-Colombe), Michel Bouquet (Lubin Baugin), Jean-Claude Dreyfus (Abate Mathieu), Myriam Boyer (Guignotte), Jean-Marie Poirier : Monsieur de Bures
Direttore della fotografia : Yves Angelo, Scene : Bernard Vézat, Costumi: Corinne Jorry, Montaggio : Marie-Josèphe Yoyotte, Consigliere musicale: Jean-Louis Charbonnier, Produttore: Jean-Louis Livi Produzione : Film Par Film, France ; Dival Films, France ; DD Productions, France et Sédif Productions, France Rating IMDb: 7.5

Gabrilu sul suo blog NonSoloProust

Protagonista assoluta di questo forse non facilissimo ma incantevole film tratto dall'omonimo romanzo di Pascal Quignard è la musica, o per meglio dire, due diverse concezioni di quello che è o dovrebbero essere la musica e gli artisti che la interpretano e la compongono.

I due personaggi principali sono figure storiche realmente esistite.
Monsieur de Sainte Colombe fu un musicista francese della seconda metà del XVII secolo, fondatore e -- dicono gli esperti -- maestro insuperato dell'arte della viola da gamba, mentre Marin Marais, che in gioventù fu allievo di Sainte Colombe, nominato nel 1679 «joueur de viole de la musique de la Chambre» nella Musique du roi (il Re Sole) mantenne questa carica per quarantanni cumulandola con una ininterrotta carriera all'Opera.

Monsieur de Sainte-Colombe (Jean-Pierre Marielle)

La narrazione, basata su poche e incerte notizie storiche, è tutta incentrata sul difficile rapporto maestro-allievo intercorso tra Monsieur de Sainte Colombe e il giovane allievo Marin Marais destinato, a differenza del suo maestro --- vissuto e morto nell'ombra --- ad entrare nell'olimpo musicale francese e a conoscere la fama, la gloria e il successo alla corte di Luigi XIV.

Marin Marais (Gérard Depardieu)

Il film si apre su Marin Marais (Gérard Depardieu) che, ormai celebre ed onorato musicista a Versailles, vuole rivelare ai suoi allievi, durante una lezione di musica, tutto ciò che lui deve al suo antico maestro. Tutto il film è un ricordo, un lungo flash back percorso da un sentimento di colpevole nostalgia. In questo lungo prologo --- un piano sequenza che dura più di sette minuti --- la macchina rimane fissa in un primissimo piano che ci mostra un Marais-Depardieu pieno di rughe, un po' imbolsito, triste.

Marais racconta dunque ai suoi allievi il proprio percorso di iniziazione e l'antagonismo che ha visto opporre se stesso --- giovane ambizioso e desideroso di avere successo a Corte --- al vecchio e intransigente musicista Sainte Colombe.

Sainte Colombe, severo giansenista, dopo la morte prematura della moglie, conduce una vita austera di assoluto ritiro nella sua casa di campagna, totalmente dedito alla musica e alla meditazione, assieme alle due giovani figlie Madeleine e Toinette, cui concede come unico centro di attenzione l'educazione nell'arte della viola.

Madeleine (Anne Brochet)

Toinette (Carole Richert)

In giardino si è fatto costruire anche un piccolo capanno di legno nel quale si rinchiude per suonare in totale solitudine rievocando l'amatissima moglie. La sua è la ricerca della perfezione assoluta nella sua arte.

Un paio di volte l'anno, Sainte Colombe e le figlie danno concerti da camera la cui fama arriva sino a Corte. Ad uno di questi assistono alcuni cortigiani di Versailles.

Sainte Colombe riceve pressanti richieste di andare a Corte per esibirsi esclusivamente per il Re. Luigi XIV ha sentito parlare di lui e lo vuole a Versailles.
La risposta di Sainte Colombe? Caccia in malo modo il messaggero del Re scaraventandolo giù per le scale... "La mia vita sono la musica e le mie figlie, i ricordi i miei soli amici".

"Fu allora che un giovanotto di diciassette anni bussò alla sua porta. Ero io" dice Marais ai suoi allievi.
E' infatti a questo punto della storia che entra in scena il giovane Marais (interpretato da Guillaume Depardieu, figlio di Gérard), attratto dalla fama di insuperato maestro di Sainte Colombe.

Per la verità il giovane faceva il cantante, ma ora ha perso la voce e sapendo suonare un po' la viola vorrebbe prendere lezioni dal Maestro per potere fare carriera, possibilmente a Versailles (e questo già indispone Sainte Colombe).

La prima audizione non ha successo "Ho sentito lo strumento. Ma non ho sentito musica" taglia corto Sainte Colombe. Marais riesce comunque a vincere la scontrosità di Sainte Colombe e a farsi accettare come allievo, anche grazie all'intercessione di Madeleine, la figlia maggiore.


Cominciano le lezioni. Come strumentista sembra che Marais non vada poi tanto male, ma il problema è, per Sainte Colombe, che secondo lui "non è musicale". "Lo strumento non è la musica" non fa che ripetergli stizzito e tutte le domande che Marais gli rivolge per conoscere il suo pensiero sull'essenza della musica ricevono risposte sprezzanti o ermetiche. O indirette. Marais deve arrivarci da solo, a capire che cos'è la musica.
Una sera il Maestro lo conduce con se nello studio del pittore Baugin, di cui conserva religiosamente un quadro che rappresenta una natura morta.

Nel suo capanno, isolato dal mondo, Sainte Colombe suona una sua composizione, Les Pleurs ("Le lacrime"), il brano che quando eseguito con profonda verità ed emozione gli consente di reincontrare la moglie, udirne il respiro, e assaporare con lei ancora, come un tempo, cialde e vino rosso. Come quelle del quadro.

Guardando Baugin dipingere Sainte Colombe dice a Marais (che non capisce): "il suo pennello è come l'archetto della mia viola" e poi, rivolgendosi a Baugin: "il segreto della nostra arte è la sorpresa". Niente da fare, Marais continua a non capire. Lui in fondo lo strumento lo sa suonare, che cosa si vuole ancora da lui?

Lubin Baugin (Michel Bouquet)

E così, convinto di essersi già sufficientemente formato, Marais accetta un incarico a corte, scatenando le ire del maestro, che lo scaccia. Marais continua però di nascosto a frequentare la casa del maestro, per incontrarsi con la figlia maggiore, divenuta nel frattempo la sua amante; questa lo conduce in segreto sotto il capanno nel bosco in cui il padre si ritira per comporre e suonare perchè il giovane vuole scoprire a tutti i costi il segreto della sua grandezza. Madeleine fa ancora di più: gli dà lei stessa lezioni e gli trasmette tutti i segreti tecnici e compositivi che il padre le ha trasmesso.
Tornato dopo qualche tempo a trovare Sainte Colombe (che ignora quel che Madeleine ha fatto per il giovane), viene accolto piuttosto bene e tutto sommato il maestro sembra accettare l'unione di Marais con Madeleine.

Dopo breve tempo però, in modo crudo e improvviso, il giovane Marais abbandona Madeleine per inseguire la sua carriera brillante, lasciandola incinta. La ragazza entra allora in una lenta e progressiva spirale di depressione e abbandono che la porta a perdere il figlio.
Marais intanto è ormai ricco e famoso, è il primo musicista di corte del Re Sole.

Marin Marais a Versailles dirige la Marche
pour la cérémonie des Turcs di
Jean Baptiste Lully

Si è sposato con un'altra donna, non vede Madeleine da tanto tempo ma questa, ormai gravemente ammalata e in punto di morte chiede di rivedere per un'ultima volta il suo antico amore. Il suo ultimo desiderio, prima di morire, è che lui suoni un brano che aveva composto per lei.

Segnato da questo incontro, che gli fa capire che "Tous les matins du monde sont sans retour" ("Tutte le mattine del mondo sono senza ritorno"), ormai nella sua piena maturità artistica, Marais, dopo lunghi anni di fama e successo, si renderà conto della vacuità della esperienza artistica di corte, e ritornerà dall'antico maestro per pregarlo di dargli un'ultima lezione, quella che riguarda il segreto reale e più profondo della sapienza arcana di Sainte Colombe.

E Sainte Colombe, finalmente, parla.

Tutte le mattine del mondo è tante cose. E' un film su un percorso di iniziazione tra due persone che intendono la musica in maniera opposta: l'adolescente ha perso la voce e vede nella viola un sostituto della voce umana e soprattutto un modo per soddisfare le sue ambizioni mondane. Sainte Colombe cerca nella musica una consolazione, il rimedio per un ferita (la morte della moglie) e vuole perfezionare la propria arte all'ombra del potere ufficiale. Lubin Baugin, il pittore giansenista è un artista che, come lui, condivide questa filosofia dell' Arte e questa scelta di vita. Tra l'altro, e detto per inciso, anche Lubin Baugin è una figura storica realmente esistita ed il quadro che Sainte Colombe conserva religiosamente nella sua stanza esiste davvero e si trova a Parigi, al Musée du Louvre. E' intitolato "Le dessert de gaufrettes".

Lubin Baugin: Le dessert de gaufrettes Paris, Musée du Louvre

Il contrasto tra Marais e Sainte Colombe è sottolineato anche visivamente dal loro modo di vestirsi: rosso fuoco il giovane Marais, sempre vestito di nero l'austero Sainte Colombe.

Sainte Colombe simboleggia il valore dell'arte nella sua forma pura, del tutto libera e svincolata da obiettivi mondani e, per ciò stesso, possibile solo nell'ombra e nel rifiuto del mondo. Marin Marais rappresenta, invece, il talento artistico che, quando si lascia sedurre dal successo e dalla mondanità finisce per disperdersi.

L'incontro-scontro tra i due personaggi rappresenta lo scarto tra generazioni, tra un'arte del XVII secolo rivolta al passato e che non ammette una musica che annuncia il futuro, una pratica artistica amatoriale ed una pratica artistica più finalizzata alla carriera. Infine: creare per se o per il pubblico?

Non è un caso che nel film ci siano pochissimi dialoghi. Quasi tutto è affidato al lungo monologo di Marais-Depardieu che detta il ritmo ed il tempo delle immagini e delle sequenze. La voce, in qualche modo, precede le immagini.

Ho potuto vedere il film in originale, e sempre più mi convinco che, almeno per un certo tipo di film, bisogna rinunciare alla comodità del doppiaggio, magari faticare un po' ma ascoltare le voci originali degli attori, magari aitutandosi, se è il caso, con sottotitoli. In questo film, la voce di Depardieu (aspra, limpida, commovente nell'apparente pacatezza di tono, priva di qualsiasi nota melodrammatica) è fondamentale.

L'altra arte che scandisce la narrazione è ovviamente la musica. Quasi tutte le scene hanno un rapporto con la musica, in quasi tutte viene suonata musica, in quasi tutte si parla di musica. Tutti i personaggi principali sanno suonare e ce lo fanno sentire. Nella scena della morte di Madeleine, la musica suonata da Marais tiene il posto delle parole. Perchè forse il segreto della musica è proprio questo: riesce a dire cose che le parole non riescono ad esprimere.

Il regista Alain Corneau si è rivolto, per la parte musicale, a Jordi Savall.

Jordi Savall, catalano, è attualmente il più famoso suonatore di viola e una delle maggiori personalità tra gli esperti della musica antica. In stretta collaborazione con Quignard e Corneau ha scelto nel repertorio barocco i brani musicali del film ed ha riesumato per l'occasione alcuni pezzi rari scritti da Sainte Colombe, fino ad oggi compositore molto poco conosciuto.

Jordi Savall