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giovedì 18 febbraio 2010

Milano nel cinema: Maledetto il giorno che t'ho incontrato

Margherita Buy tedofora senza fiaccola
nel film "Maledetto il giorno che t'ho incontrato"

Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992) di Carlo Verdone Sceneggiatura di Carlo Verdone, Francesca Marciano Con Carlo Verdone (Bernardo Arbusti), Margherita Buy (Camilla Landolfi), Elisabetta Pozzi (Adriana), Giancarlo Dettori (Attilio), Stefania Casini (Clari), Renato Pareti (Loris), Dario Casalini (Flavio), Alexis Meneloff (Prof. Altieri) Musica: Fabio Liberatori Brani di Jimi Hendrix: "Stone Free", "The wind cries Mary", "Foxy lady", "Catfish blues" Fotografia: Danilo Desideri (112 minuti) Rating IMDb: 6.9

Solimano

La prima metà del film "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" (1992) si svolge a Milano, la seconda a Londra e in Cornovaglia. All'inizio, a Bernardo Arbusti (Carlo Verdone) sembra che tutto vada bene. Scive libri biografici sui musicisti e sta lavorando a un libro su Jimi Hendrix. Gli hanno appena fatto una intervista TV (non una grande TV...) in cui si è sbilanciato forse troppo, dicendo che nel libro su Hendrix ci sarà uno scoop sulle cause della morte dell'artista(notte del 18 settembre 1970 al Samarcand Hotel di Londra).

In queste due immagini c'è la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, un passaggio coperto che collega tra loro piazza della Scala e piazza Duomo. Iniziata nel 1865, su progetto dell'architetto Giuseppe Mengoni, fu ultimata nel 1877. In queste due immagini si vede anche parte dell'ottagono, la zona centrale. Bernardo è in impermeabile e sta andando di fretta: sta per tornare da un tour lavorativo sul Mar Rosso Adriana (Elisabetta Pozzi) che vive con lui.

Qui Bernardo sta camminando vicino a casa sua. E' una via senza macchine o comunque a traffico limitato. Dal tipo di pavimentazione mi sembra che si tratti di una strada in zona Brera.

Come sappiamo, succede il guaio: Adriana comunica via audiocassetta a Bernardo che lo lascia per mettersi con un giornalista francese in tuta mimetica. Bernardo finisce in analisi dal Prof. Altieri (Alexis Meneloff), uno psicanalista da cui va anche Camilla Landolfi (Margherita Buy) che tampina Bernardo perché infili di nascosto una lettera nello studio di Altieri, di cui è innamorata. In queste due immagini, Camilla sta aspettando per strada, per sapere da Bernardo se la missione è andata a buon fine. Il giardino alberato in cui Camilla aspetta dovrebbe essere dalle parti dell'Arena.

Fra discussioni e ripicche, Bernardo e Camilla hanno un problema in comune: entrambi sono innamorati infelici, oltre ad andare dallo stesso psicanalista: Bernardo ha appena cominciato, Camilla è in analisi da cinque anni. Hanno sviluppato una forte dipendenza dagli psicofarmaci che si scambiano come se fossero figurine. Qui vanno insieme in un supermercato, poi, sulla Vespa. E' Camilla che guida, Bernardo regge i sacchetti di plastica rigonfi di merce. La via potrebbe essere Corso di Porta Venezia.

Il luogo di Milano più inatteso è il colonnato di San Lorenzo. Oltre a queste tre immagini c'è anche quella di apertura del post. Le colonne di San Lorenzo sono sedici colonne romane con capitelli corinzi. Sorgono di fronte alla alla basilica di San Lorenzo in corso di Porta Ticinese, che è una strada di Milano piena di locali ad alta frequentazione notturna. Qui, di notte, Camilla e Bernardo si confidano le loro ambasce. Camilla racconta il suo esordio teatrale, quando le toccò di fare la tedofora (reggere la fiaccola) durante una manifestazione... ed aveva necessità di andare in toilette ma non poteva farlo. Camilla, come suo solito, cerca di telefonare al professor Altieri (e alla moglie di Altieri) ad ore impossibili e coinvolgerà anche Bernardo in queste telefonate. Camilla ottiene anche che Bernardo le presti casa sua per un incontro con Altieri. Altro guaio, alla fine di cui Bernardo dirà a Camilla le ultime parole famose: "Maledetto il giorno che t'ho incontrato". Ma si ritroveranno tre mesi dopo a Londra.

Una immagine curiosa, in cui si vede Milano dall'alto (anche il Pirellone). E' collegata ad una terapia che Bernardo e Camilla stanno provando, perché Camilla, oltre che di claustrofobia, soffre anche di vertigini. Sono su una grande giostra verticale, simile al Prater di Vienna. Naturalmente Camilla sviene quando la ruota arriva in alto.

Tre mesi dopo, Bernardo parte per l'Inghilterra. Ha superato la fobia per il volo aereo. Commina di fretta dalla parte di Foro Bonaparte, che è vicino al Castello Sforzesco. Da questo momento in poi, il film non si svolge più a Milano.

Le immagini finali del post riguardano tutte la zona del colonnato di San Lorenzo e la basilica di San Lorenzo.
La prima è una fotografia d'epoca: delle abitazioni popolari erano molto vicine al colonnato. Nella sistemazione attuale (che iniziò nel 1935) c'è più spazio per il colonnato.
La seconda immagine è una stampa del 1858.
La terza immagine è del mosaico romano del VI secolo nella Cappella di Sant'Aquilino che è in un sacello collegato con la Basilica si San Lorenzo. Il mosaico rappresenta la Traditio legis, cioè "Cristo filosofo fra i discepoli".
Questa Milano romana, che non tutti conoscono, risale ai secoli fra il III e il VI: il tardo impero, i bizantini e le invasioni dei goti.



Il mosaico della Traditio legis nella Cappella di Sant'Aquilino
VI secolo Basilica di San Lorenzo, Milano

domenica 13 dicembre 2009

Milano nel cinema: Gli uomini che mascalzoni (2)

Vittorio De Sica (Bruno) nel film "Gli uomini che mascalzoni" (1932)

Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini (1932) Sceneggiatura: Mario Camerini, Aldo De Benedetti, Mario Soldati Con: Lia Franca (Mariuccia), Vittorio De Sica (Bruno), Cesare Zoppetti (Tadini), Aldo Moschino (Conte Piazzi), Carola Lotti (Gina), Anna D'Adria (Letizia), Gemma Schirato (Vedova), Maria Montesano (Ragazza con le caramelle), Tino Erler (Mario Castelli), Didaco Chellini (L'ingegnere), Maria Denis Fotografia: Domenico Scala, Massimo Terzano Musica: Cesare Andrea Bixio "Parlami d'amore Mariù" (67 minuti) Rating IMDb: 7.3

Solimano

Bruno (Vittorio De Sica) è riuscito a convincere Mariuccia (Lia Franca), che lavora in una profumeria, a salire sull'automobile. Bruno non è il proprietario dell'auto, è lo chauffeur a servizio di una ricca famiglia, ma in amore à la guerre comme à la guerre. Dice a Mariuccia che la riaccompagnerà a casa, ma poi a tutta manetta di dirige verso Arona sul lago Maggiore. Mariuccia non dice né sì né no, ma in fondo è contenta: sul lago non c'è mai stata, in macchina poi...

L'episodio del viaggio verso il lago permette al regista Mario Camerini di mostrare panoramiche lacustri. Queste sono le prime.

Compare, visto da vicino, un battello per trasporto persone, poi luoghi riconoscibili: la Rocca di Angera, Arona, il lungolago di Pallanza.

Per Bruno, tutto sembra andare per il meglio, ma è a Meina, davanti alla Trattoria della Vedova Musso che la situazione si complica: compaiono, tutti assieme, i componenti della famiglia per cui lavora Bruno, che aveva detto che l'auto non era pronta. Allora, hanno preso un'altra macchina e sono andati anche loro sul Lago Maggiore, credendo che Bruno stesse lavorando sulla loro auto nel garage-officina.

A questo punto, Bruno non può fare altro che riaccompagnare a Milano i suoi datori di lavoro, praticamente senza poter avvertire Mariuccia. Riusciamo ad intravedere anche il Castello Sforzesco. Poi, riparte per tornare alla trattoria della vedova (Gemma Schirati) ma il destino vuole che abbia un incidente d'auto che, oltre ad una multa salata, gli impedisce di giungere in tempo. Mariuccia sarà riaccompagnata a Milano dal figlio della vedova, con cui Mariuccia si è sfogata (e la vedova dice: "Gli uomini, che mascalzoni!"). Per completare il quadro, Bruno viene licenziato in tronco. Cerca di spiegarsi con Mariuccia nella profumeria ma la ragazza non lo sta neanche a sentire.

Finché Bruno viene assunto dal Conte Piazzi (Aldo Moschino), sempre per fare l'autista, ma adesso deve indossare la livrea e portare il berretto con la visiera. Il Conte Piazzi fa parte di un diro che sta dietro alle tre ragazze della profumeria. E' così che Mariuccia impara la verità su Bruno, e decide di vendicarsi accettando un passaggio in macchina dal Conte Piazzi. Bruno è fremente alla guida, mentre seduti sui sedili posteriori ci sono il Conte Piazzi e Mariuccia che civetta un po', per vendicarsi ingelosendo Bruno.

Finché Bruno non ce la fa più a reggere: scende dalla macchina bloccando il traffico, si toglie livrea e berretto e se ne va. Il Conte Piazzi rimane a bocca aperta, Mariuccia capisce e scende anche lei dall'auto mandando al diavolo il Conte, e insegue Bruno, che le dice esasperato che a lei interessano solo gli uomini ricchi, quelli che hanno l'automobile. Sembra finito tutto, ma per fortuna a Milano, città operosa, c'era già la Fiera Campionaria di Milano.

Mariuccia ha lasciato la profumeria ed adesso lavora alla Fiera di Milano. Bruno si aggira per la Fiera cercando un lavoro, perché è ancora disoccupato. Si incontrano, e Bruno racconta a Mariuccia che il lavoro ce l'ha, ma la ragazza capisce che non è vero e senza che Bruno lo sappia, lo raccomanda ad un ingegnere (Didaco Chellini) un po' anziano un po' ciccione, che naturalmente le fa un po' il filo, ma adesso Mariuccia ha in mente solo Bruno. Tutto ciò dà un'ottima occasione al regista Mario Camerini per mostrarci la Fiera di Milano nel 1932.

Ecco il lavoro che fa Bruno: il comunicatore, diremmo noi. Indossa un grembiule, ha un imbuto che funge da amplificatore vocale, ed illustra ai visitatori della Fiera le meraviglie dei moderni sistemi di innaffiatura. Lo fa con disinvoltura, piuttosto bene, ma l'ingegnere invita Mariuccia ad una cena e ad un ballo e la ragazza non può sottrarsi, visto il favore che le ha fatto l'ingegnere assumendo Bruno.

Bruno, vista la situazione, si mette a fare la corte ad una ragazza che vende le caramelle (Maria Montesano). Quindi, Bruno è geloso di Mariuccia e Mariuccia è gelosa di Bruno. Riusciranno a spiegarsi de-fi-ni-ti-va-men-te (per il momento) su un tassì. Il caso vuole che alla giuda del tassì ci sia Tadini (Cesare Zoppetti), che è il padre di Mariuccia. Si prospetta un buon lavoro per Bruno alla guida di automobili o tassì ed un matrimonio (credo felice) fra Bruno e Mariuccia. Il tutto si svolge nella città di Milano, che salvo gli interni si sente sempre, anche quando non ci sono monumenti ma negozi, vie, viali, piazze. Salvo la gita sul Lago Maggiore, che allora, con l'apertura dell'autostrada, era molto più vicino a Milano di adesso: di machine in giro, nel film se ne vedono molto poche. Ma con questo film non ho finito...

giovedì 10 dicembre 2009

Milano nel cinema: Gli uomini che mascalzoni (1)

Vittorio De Sica (Bruno) e Lia Franca (Mariuccia)

Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini (1932) Sceneggiatura: Mario Camerini, Aldo De Benedetti, Mario Soldati Con: Lia Franca (Mariuccia), Vittorio De Sica (Bruno), Cesare Zoppetti (Tadini), Aldo Moschino (Conte Piazzi), Carola Lotti (Gina), Anna D'Adria (Letizia), Gemma Schirato (Vedova), Maria Montesano (Ragazza con le caramelle), Tino Erler (Mario Castelli), Didaco Chellini (L'ingegnere), Maria Denis Fotografia: Domenico Scala, Massimo Terzano Musica: Cesare Andrea Bixio "Parlami d'amore Mariù" (67 minuti) Rating IMDb: 7.3

Solimano

Nel film "Gli uomini che mascalzoni" (1932) di Mario Camerini c'è una scelta rivoluzionaria, visto che di partenza si trattava di una commedia più leggera che romantica: girare in esterni. E la rivoluzione fu doppia, perché il film si svolge per gran parte a Milano. Una Milano operosa più che turistica: un episodio importante è ambientato al'interno ed attorno alla Fiera Campionaria di Milano.
Ciò fu fortemente voluto, ancor più che dal regista Camerini, dal produttore Emilio Cecchi. Scelta inattesa, e subito apprezzata dal critico Filippo Sacchi che così scrisse sul Corriere della Sera, poco dopo l'uscita del film: "È la prima volta che vediamo Milano sullo schermo. Ebbene, chi poteva supporre che fosse tanto fotogenica? Camerini ha saputo cogliere con una finezza estrema certi inconfondibili momenti del volto e del movimento di Milano ed è riuscito a darcene, senza sforzo, il colore tutto lombardo, l'operosa vitalità".

Fin dalle prime inquadrature la scelta milanese appare chiara: il Duomo visto di fianco e la Piazza col Monumento a Vittorio Emanuele II. In primo piano un'edicola. Non credo però che sia l'edicola che compare successivamente, visto che è ambientata in una zona diversa di Milano.

Presso questa edicola c'è un ciclista che più che guardare i giornali, rivolge la sua attenzione a qualcos'altro. Di che si tratta? Intanto dico che il personaggio si chiama Bruno (Vittorio De Sica), nel prosieguo avremo modo di imparare il mestiere che fa.

Bruno ha notato una bella ragazza che sta camminando per strada (credo di tratti dell'attuale Corso Sempione). La ragazza si chiama Mariuccia (Lia Franca), e cammina frettolosa. Bruno tenta l'abbordaggio, in modo gentile e deciso. Mariuccia non gli dà ascolto perché deve prendere il tram.

Ecco infatti Mariuccia che riesce a prendere il tram all'ultimo momento, ma dietro al tram c'è un ciclista scatenato nell'inseguimento. Si tratta di Bruno che ha deciso di inseguire la ragazza che è salita sul tram.

Bruno riesce ad aggrapparsi al tram, proprio vicino al finestrino presso di cui si è seduta Mariuccia, che sta leggendo un giornale femminile. Mariuccia guarda Bruno mantenendo un atteggiamento di distacco (è un po' curiosa lo è, a dire il vero).

Però passa un camion con l'idrante per la pulizia della strada... e Bruno si trova a doversi staccare dal tram ed è bagnato come un pulcino. A quel punto Mariuccia scoppia a ridere. Questo incoraggia Bruno che continua l'inseguimento anche se il tram (mezzo tecnico ben più potente della sua bicicletta) sta distanziandolo.

Mariuccia è scesa dal tram ed ha trovato due amiche di lavoro: Gina (Carola Lotti) e Letizia (Anna D'Adria). Tutte e tre lavorano in una moderna profumeria. Bruno vorrebbe farsi avanti, ma le due amiche di Mariuccia lo prendono in giro. Bruno in parte capisce in parte no, ma arriva alla plausibile conclusione che nel moderno anno 1932, avere un corteggiatore in bicicletta non è da insuperbirne, mentre le ragazze che hanno come corteggiatori degli automobilisti sì che vanno bene. Bruno rimane un po' indispettito, anche se gli usi e costumi moderni gli sono ben noti. Non si rassegna a dover mollare a causa della bicicletta e gli viene un'idea, a cui dà seguito.

E' giunto il momento di rivelare il lavoro di Bruno: fa lo chauffeur, cioè il meccanico-autista per una famiglia ricca, dotata di auto di lusso. Quel giorno, la macchina è nel garage-officina, perché aveva bisogno di una piccola riparazione o di manutenzione ordinaria. Quando gli telefonano per chiedere se l'automobile è pronta, Bruno dice di no, si veste col miglior vestito che ha e si presenta all'uscita della profumeria offrendo a Mariuccia un passaggio verso casa. La ragazza accetta, sorpresa piacevolmente dalla novità.

E così,il viaggio dell'automobile l'automobile, guidata dall'esperto autista Bruno ci fa vedere inconfondibili aspetti di Milano fra cui l'Arco della Pace e quello che noi chiamiamo il Cordusio. Intando Bruno non perde tempo. Gli sembra di toccare il cielo con il dito tanto più quando, con la scusa che è presto, riesce a convincere Mariuccia (anche perché dalla macchina non può scendere) a portarla ad Arona sul Lago Maggiore. Mariuccia è incuriosita, perché là non c'è mai stata. La gita in automobile verso i laghi era il massimo, ricordo che Tadini (Cesare Zoppetti) il padre di Mariuccia, fa il tassista.

Mariuccia, prima ancora sulle sue, pian piano si fida di più di quel bel giovane palesemente ricco che le fa la corte e la porta in un posto così bello come Arona sul Lago Maggiore... Ma il film non finisce qui: accadranno episodi ed equivoci che si frapporrano fra i due giovani. Come finirà la storia?
(continua)