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martedì 2 dicembre 2008

Visitatori di novembre

Maggie Cheung nel film In the Mood for Love (2000)

Solimano
Ecco la classifica dei dodici post più visitati nel mese di Novembre 2008.

Primo: Le sirene nel cinema con 1826 richieste per pagina. In ottobre era al primo posto con 1523 richieste. Ha interrotto la discesa, trecento richieste in più.

Secondo: La bella scontrosa (Le coppie nel cinema) con 837 richieste. Il mese scorso era al secondo posto con 717 richieste.

Terzo: Giù al nord con 521 richieste. Il mese scorso non era in classifica. Su questo film, come sugli altri due che seguono, da un po' agisce a favore l'algoritmo di Google, che premia con una buona esposizione i film recenti che inseriamo nel blog.

Quarto: Il vento fa il suo giro (2) con 358 richieste. Il mese scorso era quarto con 245 richieste.

Quinto: Rosso come il cielo con 308 richieste. Il mese scorso non era in classifica.

Sesto: La melevisione con 224 richieste. Il mese scorso era nono con 176 richieste.

Settimo: Caravaggio (1) (I modi di vedere) con 206 richieste. Il mese scorso non era in classifica.

Ottavo: Il libro della giungla con 195 richieste. Il mese scorso era terzo con 393 richieste.

Noni: Pirati (Fumetti d'agosto) con 191 richieste. Il mese scorso era ottavo con 187 richieste. Bc Wizard (Fumetti 2008) con 191 richieste. Il mese scorso non era in classifica.

Undicesimo: Salvatore Giuliano con 186 richieste. Il mese scorso non era in classifica.

Dodicesimo: Travolti da un insolito destino con 178 richieste. Il mese scorso era ancora dodicesimo con 149 richieste.

Entrano in classifica Giù al nord, Rosso come il cielo, Caravaggio (1), Bc Wizard e Salvatore Giuliano.
Escono di classifica La cicogna, Il tempo delle mele, Romeo e Giulietta, Nostalghia, Odissea.
In totale, sopra le 100 richieste nel mese ci sono 39 film.


Le richieste dall'estero sono state il 12.76% del totale (a ottobre erano state il 13.06%) quindi sono un po' diminuite in percentuale: Stati Uniti 355, Francia 254, Germania 242, Svizzera 241, Spagna 151, Regno Unito 145, Canada 78, Giappone 70.

Richieste per pagina nei dodici mesi di statistica:

Dicembre: 18364
Gennaio: 31312
Febbraio: 31400
Marzo: 38818
Aprile: 35817
Maggio: 34794
Giugno: 38705
Luglio: 37776
Agosto: 41145
Settembre: 44553
Ottobre: 43989
Novembre: 43768

Un calo apparente rispetto a ottobre, ma un aumento sostanziale, perché novembre ha un giorno in meno di ottobre e in un giorno ci sono più di mille richieste per pagina, quindi, con una scherzoza sofisticheria, si tratta del nuovo record virtuale. Mentre il record reale delle Visite l'abbiamo fatto il 24 novembre con 765 Visite. Il record precedente era di alcuni mesi fa: 719 Visite. Ci andrebbe bene di continuare con i numeri degli ultimi quattro mesi.

P.S. Le immagini di questo post sono tratte dal film In the Mood for Love (2000) di Kar Wai Wong.

martedì 15 gennaio 2008

2046

2046, di Kar Wai Wong (2004) Con Tony Leung, Gong Li, Faye Wong, Ziyi Zhang, Takuya Kimura, Carina Lau, Chen Chang, Maggie Cheung, Wang Sum, Ping Lam Siu Musica: Shigeru Umebayashi, "Siboney" cantata da Connie Francis "Casta Diva" cantata da Angela Gheorghiu Fotografia: Christopher Doyle (129 minuti) Rating IMDb: 7.5
Solimano
A Bologna, quando facevo l'università, conobbi una ragazza indonesiana. Era di religione cattolica ed apparteneva ad una famiglia abbiente che preferiva che studiasse in Italia. Non era un caso isolato, ho conosciuto anche un ragazzo libanese che era in Italia per gli stessi motivi. La chiesa di Roma è una multinazionale che si trova benissimo nel gestire queste opportunità, credo che lo facciano tuttora, è un modo intelligente per rafforzare influenza, identità e appartenenza.
Chiesi un giorno a quella ragazza quale fosse il problema più difficile che aveva incontrato venendo in Italia e mi diede una risposta semplice ma del tutto inattesa: "Distinguere le facce delle persone. Nei primi mesi, sembrate tutti uguali". Basta riflettere un momento per capire come sia inevitabile che succeda così: prevale dapprima la similarità degli appartenenti ad una etnia che non è la nostra, difatti con gli indiani succede molto meno.

Un pregio non secondario del film 2046 è che le tre grandi parti di attrici permettono finalmente di uscire dal cliché dell'attrice orientale: Gong Li, Faye Wong e Ziyi Zhang sono diversissime fra di loro, ed ancor più diversa è Maggie Cheung, la protagonista di In the Mood for Love, che qui ha una piccola parte.
Il regista Kar Wai Wong è uno sradicato (lasciò Shanghai quando aveva cinque anni) ma è al tempo stesso radicatissimo, perché, oltre alla grande cultura cinese -che è impossibile dismettere- c'è la cultura soprattutto cinematografica di Hong Kong e la cultura americana, francese, spagnola, anche italiana, nelle musiche. Potrebbe derivarne un minestrone che non sa di niente, però lo sa in modo pretenzioso, ma Kar Wai Wong è in grado di provvedere col suo stile visivo e il suo gusto musicale che sono in grado di soggiogarci. Poi c'è il singolare procedere per illuminazioni nella costruzione dei film: la sceneggiatura è inesistente, il film si costruisce scena per scena.
Ho esitato un po', prima di vedere questo film, perché temevo di esserne deluso, visto che In the Mood for Love è tra i film che amo di più, ed essendo facile all'entusiasmo mi è successo non di rado con i libri ed i film di essere intristito dalla seconda opera di quell'autore. Difatti qui c'è stata delusione, ma anche compensazione, totale o parziale.

La differenza è nella identificazione con la storia e con i personaggi. La storia di In the Mood for Love è quella di un amore stretto da contraddizioni culturali, familiari, sociali: un amore infelice ma che riesce a non farsi cattivo.
Tutti abbiamo provato l'amore infelice, per ciò stesso l'empatia con i due grandi personaggi di In the Mood for Love scatta immediatamente. In 2046 è ben diverso, anche se, al di là della cronologia filmica, i due film sono facce della stessa idea di Kar Wai Wong (infatti avrebbero dovuto essere realizzati quasi contemporaneamente).

Qui il giornalista Chow Mo Wang (Tony Leung) è uno che fa soldi scrivendo cinicamente romanzi porno o quasi e vivendo una vita di avventure erotiche senza seguito. O meglio, così vorrebbe lui, ma poi deve fare i conti, almeno nel ricordo, con le tre donne: Wang Jing Weng (Faye Wong), Su Li Zhen (Gong Li) e Bai Ling (Ziyi Zhang).
Whang è la figlia del proprietario dell'albergo dove Chow abita la camera 2046, innamorata per anni di un giapponese con cui finalmente riuscirà a sposarsi, superando la pluriennale opposizione del padre. Chow ammira la volontà coerente di Wang, così diversa dalla sua, ma non ci proverà, pur tentato, perché fra l'altro Wang gli dà una mano nello scrivere i libri, che ottengono un vasto successo, vista la tematica.
Su è la giocatrice professionista (con una mano perennemente guantata) che a Singapore con i suoi consigli -probabilmente anche i suoi trucchi- lo salva dalla rovina.
Bai è la donna facile (e difficile) che alloggia nella camera 2047: il rapporto fra Chow e Bai è tenuto volutamente sul meretricio. Chow dà soldi a Bai dopo ogni rapporto, soldi che Bai mette diligentemente in una scatola, conservandoli tutti. Fanno così per non avere problemi reciproci, ma i problemi si presenteranno, verrà il giorno in cui i due si rendono conto di essere innamorati dalla prima volta, ma sarà ormai tardi.

In una storia così, l'identificazione e il coinvolgimento è difficile, anche perché il linguaggio in cui soprattutto Chow e Bai parlano non è intessuto dei silenzi di In the Mood for Love, ma del cinismo intelligente tipico di certi acuminati film americani.
Inoltre, l'uso dei flash back è continuo, e l'inserimento di una storia fantascientifica nel film rende difficile cogliere certi nessi: 2046 è il numero della camera, ma anche l'anno verso cui viaggia il treno senza ritorno, a meno che non si sia riusciti a fare i conti con i ricordi, ed è anche l'anno in cui Hong Kong sarà definitivamente cinese.
Ma la compensazione c'è: anzitutto con l'affrontare di continuo il tema del che fare dei ricordi. Mi sono trovato in dissenso, perché il ragionamento esplicitato dalla voce narrante del protagonista Chow è che tornare indietro è impossibile, i ricordi sono il passato. Ho dovuto investigare il mio personale mondo di ricordi perché mi serviva farlo per poter uscire da una depressione che è durata più di un anno (non mi vergogno a dirlo, può succedere) e con un mio metodo sono giunto ad una convinzione diversa: che i ricordi non sono ombre di fatti, sono fatti veri e propri, perchè vivono nei nostri neuroni nel presente del qui e ora. Diversi sono i discorsi tipo se avessi fatto così invece di fare o dire in quell'altro modo, si tratta solo di scenari mentali che può anche essere divertente aprire e chiudere. Non idoleggio né la nostalgia né la speranza, a differenza di quello che apparentemente è il filo rosso del film, che però, a suo modo, giunge ad una risoluzione che condivido: si può passare dai ricordi al cambiamento. Però è tale la forza delle immagini filmiche che il ricordo non si muta in meta-ricordo, in cui il rischio non è la perdita di senso, ma la perdita di vita (i ricordi sono anche la nostra vita).

Ma Kar Wai Wong ha due armi a disposizione per ottenere un coinvolgimento non emotivo, appassionato, emozionale, bensì lucidamente estetico.
La prima è la scelta delle musiche e del loro collegamento con le situazioni del film. E' una scelta che può essere ancora più felice di quella di In the Mood for Love: a leggerlo non ci si crederebbe, ma provate a sentire due brani lontanissimi, come "Siboney" di Lecuona cantata da Connie Francis e "Casta Diva" di Bellini cantata da Angela Gheorghiu e vedrete la perfezione delle scelte del regista.
La seconda arma è l'immaginazione visiva, tacciata da alcuni di manierismo. La parola, come gotico o barocco, ha assunto una significato negativo del tutto ingiustificato: il manierismo è stato un grande periodo artistico, quindi l'accusa si converte in lode, proprio perché il regista ha nelle corde la sua maniera, così riesce ad esprimere i suoi significati. E' il modo di porre le immagini più che le parole e la storia, che ci chiarisce quello che sta succedendo. Geniale, per fare un esempio fra i tanti, come le due figlie dell'albergatore reagiscano alle costrizioni paterne andando sul terrazzo dell'alberguccio, una con la sigaretta, l'altra col gelato, stagliandosi entrambe contro il cielo -diverso nei due casi- sulla musica del "Casta Diva". Proprio per questo inserisco immagini a prescindere dalla trama: il significato vero del film è nei ritratti, nel modo in cui Kar Wai Wong rappresenta i personaggi.
Un avvertimento che forse può essere utile: gran parte del film, che è del 2004, si svolge negli anni Sessanta dello scorso secolo, proprio come In the Mood for Love.

mercoledì 6 giugno 2007

In the Mood for Love

Fa yeung nin wa di Kar Wai Wong (2000) Sceneggiatura di Kar Wai Wong Con Maggie Cheung, Tony Leung, Ping Lam Siu, Rebecca Pan, Kelly Lai Chen Musica: Michael Galasso e "Yumeji's Theme" di Shigeru Umebayashi, "Aquellos Ojos Verdes"- "The Quiero Dijste"- "Quizas, Quizas, Quizas" cantate da Nat King Cole Fotografia: Christopher Doyle, Pin Bing Lee (98 minuti) Rating IMDb: 8.0
Solimano
L'amore (il minuscolo è voluto) può essere un banale refuso, ma a volte è un ossimoro perfetto. La tentazione è sempre di svaccare o di sublimare, che è ancora peggio. Una situazione universale, per questo va benissimo che Nat King Cole canti in spagnolo ad Hong Kong nel 1963. Universale anche perché non ci sono professori: la persona più colta può avere meno finezza di un camionista, la ragazzina più coraggio di uno che ne ha viste tante. Laborit ha chiarito bene, in un brano indimenticabile de L'elogio della fuga, il meccanismo di mascheramento delle dominanze che c'è sempre, ma alla fine dice che l'opera vive di una vita che non invecchia, a prescindere dalla poca carne frale di chi ci si è trovato coinvolto. Quando scrissi "L'amore nei Baci Perugina" volevo divertirmi usando l'ironia - anche l'autoironia, perché no - alla fine ero pieno di rispetto per 'sti messaggini magari anonimi, che erano comunque giaculatorie di verità. Ed ha ragione Fanny Ardant, la signora della porta accanto, che in clinica dove è ricoverata per depressione ascolta canzonette con versi alla sperindio: stanno sulla cosa, le canzonette. Preso atto che il mirabile monstrum esiste, ed i conti bisogna farceli, tanto lui con noi li fa comunque, è possibile essere lucidi, ed ammirare commossi l'inno all'amore infelice - non sfigato, infelice - di In The Mood for Love. Molti dimenticano che il film è del 2000, ma racconta una storia che si svolge nel 1963; se non lo si tiene presente, si rischia di non cogliere la chiave dell'amore infelice di Maggie e di Tony: l'insuperabilità delle contraddizioni esterne. All'estremo opposto c'è quel personaggio minore de L'ultimo bacio che ogni sera ne cambia una, che regolarmente, dopo, gli dice che la cosa dovrebbe proseguire, e lui sta già pensando a quella della sera successiva. L'impossibilità è nel controllo sociale, negli spazi stretti, nel non essere disposti al si fa ma non si dice, ma è soprattutto nell'orgoglio insuperabile di Maggie e di Tony, nel "Noi non siamo come loro", cioè come la moglie di lui e il marito di lei che li hanno traditi. Rispondergli con ugual moneta significherebbe svilire quello che hanno dentro l'uno per l'altro. Ci si può ridere su queste cose, come no, ma è un riso imbarazzato, perché quasi tutti conoscono sulla propria pelle che quando c'è una situazione così si cerca di ribellarsi, ma al tempo stesso, se si regge, si diventa più belli per sé e per gli altri: l'amore infelice è ben altra cosa dell'amore cattivo, della possessione. Le caviglie di Maggie che scende o sale la scala per andare a prendere il cibo, la nuca di Tony quando la sofferenza gli piega la testa, Maggie che non ce la fa più e piange di fronte a lui per strada, sempre attenti che nessuno li veda, lo spazio ridotto che hanno a disposizione in casa, sul lavoro, nei rapporti con i quasi coabitanti che passano le serate con quel gioco, sempre lo stesso tutte le sere, e che vorrebbero che Maggie e Tony giocassero pure loro, lo vorrebbero con la tranquilla crudeltà di chi sta fuori e vive sereno l'abituale noiosità... Nell'Arena di Villa Ghirlanda pienissima, quella sera d'estate persino le zanzare erano a bocca aperta come tutti noi, vecchi ingeneri, idraulici con tutta la famiglia - solo il figlio più piccolo rompeva un po', beato lui - branchi di giovinastri coi piedi sul sedile davanti, persino qualche suora in libera uscita. Quasi tutti l'avevano già visto durante l'inverno, io no, non ne sapevo nulla, gran bella cosa vederlo così! Alla fine, un applauso breve innescato da un gruppo di donne in età, poi tutti ad affollarsi per l'uscita, parlando poco, però con sguardi lucidi e intenti.
Di Maggie Cheung nella vita reale so poco: ha sposato un regista francese da cui poi ha divorziato, fa la testimonial di Hermès, sono fatti suoi, ma ne In the Mood for Love è una Dea (maiuscola voluta).