The Da Vinci Code (2006) di Ron Howard, Sceneggiatura di Akiva Goldsman dal best seller di Dan Brown Con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Ian McKellen, Paul Bettany Musiche di Hans Zimmer Fotografia di Salvatore Totino ( 149 minuti) Rating IMDb: 6,4Roby
ATTENZIONE: qui di seguito viene svelata, in tutto o in parte, la trama del film. Quindi, se non lo avete ancora visto e se neppure avete letto il libro... potete pure risparmiarvi la fatica di farlo, limitandovi a scorrere attentamente questo post: e sarà tutto tempo guadagnato, date retta a me!!!
Mia sorella mi aveva prestato il libro di Dan Brown nel 2004, magnificandolo come un caposaldo della letteratura contemporanea, e lo stesso avevano fatto le mie colleghe di lavoro, meravigliandosi che ancora non lo avessi letto. Dunque, confusa e vergognosa di tale mancanza, mi ero affrettata a farlo, aspettandomi chissà quale originalità nella trama. Che qualcosa non funzionasse l'avevo pensato quasi subito, arrivata al punto della misteriosa frase iniziale Oh lame saint! O draconian devil! per decifrare la quale i protagonisti impiegano circa un intero capitolo, mentre io, aiutata dall'immagine della Gioconda riportata in copertina, l'avevo anagrammata in cinque minuti (Leonardo da Vinci the Monna Lisa), benchè Monna risultasse -all'americana- con una enne sola, suonando vagamente affine ad una voce dialettale dell'area tri-veneta. Pensandoci bene, i lettori di nascita veneziana erano sicuramente avvantaggiati nell'intuire, fin dall'inizio del romanzo, dove Dan Brown intendesse andare a parare, e cosa fosse per lui 'sto benedetto calice, coppa o contenitore del perduto Santo Graal / Sang real / Sangue reale.

Tuttavia, in fin dei conti, la lettura del Codice mi aveva sufficientemente appassionato, e mi era piaciuta soprattutto la descrizione dei luoghi più caratteristici di Parigi, città che non sono certo la sola ad adorare. Quindi, quando ho saputo che dal libro sarebbe stato tratto un film non ho potuto che rallegrarmene, benchè la scelta di Tom Hanks come interprete mi sia sembrata subito poco felice: volete mettere un Russell Crowe o un Harrison Ford, nei panni del semiologo Robert Langdon? Lo stesso Dan Brown, del resto, descrive il suo eroe come "un Indiana Jones in giacca di tweed"!
Ma tant'è: non essendo io la responsabile del casting, ho dovuto accontentarmi, rassegnandomi a sciropparmi per un paio d'ore non solo la monocorde espressione di Tom, dichiaratamente fuori parte, ma anche gli occhioni perennemente sgranati e la figura desolatamente scialba di Audrey Tautou (che mi dicono essere eccezionale, in altre pellicole: mah! sarà...). Perchè poi il commissario Fache /Jean Reno e i suoi scagnozzi debbano, per quasi tutto il film, parlare francese con i sottotitoli, è rimasto per me un mistero più fitto di quello del sepolcro della Maddalena, di cui il tandem Hanks-Tautou va alla caccia per mezza Europa. Niente, comunque, può battere -quanto ad involontaria ilarità- il personaggio dell'albino Silas, killer spietato ma dotato di un suo fascino sulla carta stampata, che sullo schermo si trasforma, ahimè, in una caricatura degna delle mascherate di Carnevale o di Halloween ("Dolcetto o scherzetto?" è quello che ci si aspetta di sentirgli dire, ogni qual volta apre bocca).

Ma tant'è: non essendo io la responsabile del casting, ho dovuto accontentarmi, rassegnandomi a sciropparmi per un paio d'ore non solo la monocorde espressione di Tom, dichiaratamente fuori parte, ma anche gli occhioni perennemente sgranati e la figura desolatamente scialba di Audrey Tautou (che mi dicono essere eccezionale, in altre pellicole: mah! sarà...). Perchè poi il commissario Fache /Jean Reno e i suoi scagnozzi debbano, per quasi tutto il film, parlare francese con i sottotitoli, è rimasto per me un mistero più fitto di quello del sepolcro della Maddalena, di cui il tandem Hanks-Tautou va alla caccia per mezza Europa. Niente, comunque, può battere -quanto ad involontaria ilarità- il personaggio dell'albino Silas, killer spietato ma dotato di un suo fascino sulla carta stampata, che sullo schermo si trasforma, ahimè, in una caricatura degna delle mascherate di Carnevale o di Halloween ("Dolcetto o scherzetto?" è quello che ci si aspetta di sentirgli dire, ogni qual volta apre bocca).

Non c'è dubbio che il migliore del team sia Ian McKellen, nel ruolo di un vecchio amico di Langdon apparentemente pronto ad aiutarlo nel risolvere indovinelli e sciarade, salvo poi rivelarsi come il tenebroso Maestro, diabolico deus ex machina dell'intera congiura. Tutto ruota intorno alla figura, fra mito e leggenda, di Maria Maddalena, che l'astuto Brown presenta come capo predestinato della Chiesa cattolica al posto di Pietro: l'investitura le sarebbe venuta da Gesù in persona, che si sarebbe premurato di suggellarla fecondandola con il suo divin seme (il sang real, appunto, del quale il di lei ventre costituirebbe il calice prezioso). Dal 33 d.C. ad oggi tale sconvolgente segreto sarebbe gelosamente custodito dalla potente setta del Priorato di Sion, in aspro conflitto con l'altrettanto agguerrita cricca dell'Opus Dei, alla quale l'idea di una papessa (per di più incinta del principale) non va proprio giù.

Ora, se tutta 'sta pappardella reggeva abbastanza nelle pagine scritte, davanti alla macchina da presa diviene una via di mezzo tra i passatempi della "Settimana enigmistica" e un promo sulle bellezze di Parigi, con una rapida sortita in Inghilterra, fra Londra e le higlands scozzesi. Da segnalare che, dall'inizio alla fine, il completino gonna-camicetta-golfino-tacco-medio della Tautou resiste validamente a pioggia, vento, capitomboli, tentativi di accoltellamento dell'albino, ecc. ecc., restando comunque sempre uguale a sè stesso, e cioè assolutamente ed anonimamente squallido (noi a Firenze si direbbe pìssero).

Nel frattempo, Tom Hanks (non avendo sottomano il cubo di Rubik o le palline clic-clac degli anni '70) giocherella con un cryptex, cioè una specie di lucchetto a combinazione alfabetica, che cela al suo interno un involucro di vetro dentro il quale si trova un sottilissimo papiro strettamente avvolto. A questo punto non chiedetemi che c'è scritto sul papiro, perchè già da un pezzo ho perso il filo dell'intera vicenda. Vi basti sapere che, dopo una serie interminabile di peripezie avvincenti tanto quanto una partita a Monopoli con la vostra prozia novantenne, si scopre finalmente (grazie -è proprio il caso di dirlo-a Dio) che Audrey è nientepopodimeno che l'ultima discendente della stirpe divina inaugurata dall'unione fra Gesù e la Maddalena: notizia accolta dalla diretta interessata con incontenibile entusiasmo (come si evince dal suo sopracciglio leggermente rialzato), dal pubblico in sala con applausi, fischi e tifo da stadio.

Completamente spompato -data l'età non più verde- da corse e inseguimenti a piedi, in auto, in aereo e in metropolitana, Hanks saluta stancamente la sua compagna di avventure con un casto bacio in fronte (del resto, pretendere che la Tautou in versione minimalista gli ispirasse qualcosa di più del senso paterno era davvero chiedere troppo!), predisponendosi a tornare nella capitale francese per l'ultimo, clamoroso (?) exploit di tutto il film. Ovvero, la rivelazione che il sepolcro di Maria Maddalena, simbolo immortale del Femminino Sacro, si trova -udite udite- nelle profondità dei sotterranei del Louvre, esattamente in corrispondenza della piramide di vetro rovesciata, sotto il livello della Cour Carrée. Ivi giunto, egli si genuflette devotamente sulla lastra di vetro (che ci auguriamo adeguatamente rinforzata, considerata la notevole massa ponderale) per rendere rispettoso omaggio alla Grande Madre della cristianità, mentre tra le arcate e le gallerie del celebre Museo si delinea l'ombra inquietante del fantasma Belfagor...
...ma questo, come ben sapete, è tutto un altro film!
...ma questo, come ben sapete, è tutto un altro film!
