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domenica 14 dicembre 2008

I soggetti nel cinema: il bacio

Rodolfo Valentino e Vilma Bankey, Il figlio dello sceicco (1926)


Roby
Da bambina, ogni qual volta il lui e la lei sullo schermo avvicinavano le labbra nel rituale bacio d'amore, io chiudevo gli occhi stretti stretti, per non vedere. Non so perchè. Sensazione di voyeurismo? Pudore prepubere? Vaga idea di antigienicità? In effetti il bacio, oltre alla classica definizione di apostrofo rosa tra le parole t'amo, è anche -come diceva molto romanticamente un mio compagno di liceo- un modo come un altro per sputarsi in bocca... Se uno dei due innamorati ha il mal di gola, o la tonsillite, o il raffreddore, si può star certi che -tempo poche ore- comincerà a starnutire e tossire anche l'altro, in una dolce corrispondenza d'amorosi malanni.
Giuseppe Tornatore in Nuovo Cinema Paradiso ci racconta la storia del vecchio operatore che -costretto dalla censura bigotta a tagliare le scene di baci dai film proiettati- mette insieme alla fine tutti gli spezzoni e li lascia in dono al bambino, ormai uomo, che lo aiutava in cabina.
Da ciò ispirata, ho buttato giù in quattro e quattr'otto una lista di baci cinematografici celebri, che vado a sottoporvi. Vi dirò più in là qual è il mio preferito. E il vostro?


Clark Gable e Vivien Leigh, Via col vento (1939)

Via col vento: atmosfera degna di un vero colossal. I bagliori dell'incendio di Atlanta accendono di passione un rude Clark Gable, sedotto dalle grazie di una Vivien Leigh algida solo in superficie.

Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, Casablanca (1942)

Casablanca: Parigi è lontana... Casablanca, città aperta, nasconde mille insidie... ma per adesso, stanotte, Bogart e Bergman possono trovare un po' di pace in un momento di dolce intimità.


Cary Grant e Ingrid Bergman, Notorious (1946)

Notorious: il bacio più lungo della storia del cinema (dicono le cronache). Io non l'ho cronometrato, nè mi è sembrato, vedendolo, particolarmente chilometrico. L'importante è che la Bergman, ancora una volta, incarna qui il mito della donna perfetta, sensuale, tenera ma forte. E Cary, come può resisterle?

Gregory Peck e Audrey Hepburn, Vacanze romane (1953)


Vacanze romane: non chiedetemi di giudicare le capacità baciatorie di Audrey! Sapete già che per me è ai vertici di tutto, quindi anche di questo. Ma il mio bacio favorito è appena un po'più sotto...


Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, La dolce vita (1960)

La dolce vita: film eccezionale, d'accordo. Però le scene d'amore mi risultano parecchio freddine. Sarà per via dell'acqua -presumibilmente non troppo calda- in cui Anitona e Marcello sono immersi?

George Peppard e Audrey Hepburn, Colazione da Tiffany (1961)

Colazione da Tiffany: eccolo qui, il mio bacio del cuore!!! Ma chissenefrega della pioggia battente, degli impermeabili zuppi, dei capelli afflosciati? Io sono la Hepburn, lui è George Peppard, e in mezzo c'è il Gatto. Cosa si può desiderare di più???



Sean Connery e Daniela Bianchi, Dalla Russia con amore (1963)

Dalla Russia con amore: certo, ritrovandosi nel letto Daniela Bianchi vestita solo di un nastro di velluto intorno al collo, cosa dovrebbe fare Connery/Bond, se non baciarla? Tanto per incominciare, s'intende...



Jean Louis Trintignant e Anouk Aimée, Un uomo una donna (1966)

Un uomo una donna: la mia conoscenza del cinema francese denuncia pericolose lacune, ed è solo dietro provvidenziale suggerimento di Arfasatto che inserisco qui il notevolissimo bacio fra Trintignant e l'Aimée (amata, appunto: chi più di lei, in questo film?).



Sophie Marceau e Jean Michel Dupuis, Il tempo delle mele (1980)

Il tempo delle mele: Vic ha tredici anni -beata lei!- è alla sua prima vera festa e il bel ragazzino che le piace la stringe delicatamente, ballando. Il bacio è d'obbligo, e resterà per sempre tra i suoi più teneri ricordi.


Tom Cruise e Kelly McGillis, Top Gun (1986)

Top Gun: Cruise /Maverick, pilota di caccia, pare non dirsela molto con la sua insegnante, la gelida McGillis. Finchè non scocca la scintilla; e allora i due decollano, infrangendo la barriera del suono.

Richard Gere e Julia Roberts, Pretty Woman (1990)

Pretty Woman: "Io faccio tutto" dice Vivian/Julia, onesta prostituta "tranne che baciare sulla bocca". Questo all'inizio della storia col ricco finanziere Edward/Richard: ma l'amore è più forte dei pregiudizi, e alla fine il contatto delle labbra arriverà, alla grande.


George Clooney e Michelle Pfeiffer, Un giorno per caso (1996)

Un giorno per caso: chiedo scusa alle signore (tipo Habanera) appassionate del bel George-"No Martini no party" se non sono riuscita a trovare di meglio, riguardo alle sue performances amatorie sullo schermo. Ma aspettate solo trenta secondi e poi la bacerà, la Pfeiffer!



Leonardo Di Caprio e Claire Danes, Romeo & Juliet (1996)

Romeo & Juliet: chiedo scusa in anticipo alle sue ammiratrici, ma a me il Di Caprio amante fa scappare da ridere... No comment!


Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, Titanic (1997)

Titanic: idem come sopra!


Tobey Maguire e Kirsten Dunst, Spiderman (2002)

Spiderman: uno dei baci più acrobatici del grande schermo! E non sto parlando di film porno o di posizioni da kamasutra: il fatto è che sbaciucchiare sotto la pioggia un uomo-ragno che sta a testa in giù dev'essere un'esperienza quantomeno singolare, alla faccia della forza di gravità...


Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, I segreti di Brokeback Mountain (2005)

I segreti di Brokeback Mountain: vi dico la verità, non ho capito tutta la pruderie dei censori televisivi sulla recente programmazione -in seconda serata- di questo film. Per me è solo una storia d'amore, bacio incluso. Punto.


Daniel Radcliffe e Katie Leung, Harry Potter e l'ordine della fenice (2006)


Harry Potter e l'ordine della fenice: no, scusate, non ce la faccio proprio... meglio chiudere qui, sennò va a finire che mi scompiscio...!!!!!!!!!!



Pepè la puzzola e la sua amata gattina, Looney Tunes

venerdì 28 novembre 2008

I soggetti nel cinema: belli, maledetti e magici

Twilight (2008)


Roby
Il tam-tam fra le giovanissime è già in corso: sugli schermi italiani è uscito Twilight, ultimo esemplare di cinema adolescenzial-magic-horror, e tutte -o quasi- sono disposte a lunghe file per vederlo, rivederlo e poi vederlo ancora, come la diciottenne che ha tentato (non so con quale risultato) di entrare nel Guinness dei primati restando incollata alla poltrona della sala per due giorni di seguito. "Quello che voglio in realtà" ha dichiarato alle telecamere, prima di intraprendere l'impresa "è attirare l'attenzione del bellissimo Edward, così magari s'incuriosirà e vorrà conoscermi!". L'Edward in questione è il tipo col ciuffo e la t-shirt alla James Dean che vedete al centro della foto d'apertura, impersonato da Robert Pattinson. L'occhio venato di rosso, le labbra vermiglie e la carnagione cadaverica ne denunciano chiaramente il dna vampiresco, che tuttavia non gli impedisce di innamorarsi della sua Bella (di nome, se non di fatto) indipendentemente dal di lei gruppo sanguigno. Insomma, amore che scorre letteralmente nelle vene, facendo impazzire il pubblico teen-ager dei cinque continenti.


Harry Potter e l'ordine della fenice (2007 )

Ma osservando il poster dell'ematica pellicola ho avuto come l'impressione di un déja vu, neppure troppo lontano... e così sono risalita ad un altro campione d'incassi fra gli under 21, anch'esso caratterizzato da un personaggio maschile centrale, tormentato e -di episodio in episodio- sempre più tendente al dark: mi riferisco ad Harry Potter , nato come beniamino dei bambini delle elementari e via via cresciuto incupendosi sempre più, tra prevedibili tempeste ormonali e incontrollabili incantesimi malefici, accompagnati dall'apparizione di creature demoniache decisamente repellenti e da atmosfere sicuramente inadatte a favorire sonni tranquilli non solo ai teneri bimbetti, ma neppure ai loro genitori e nonni. Personalmente, io ho resistito soltanto ai primi due dvd della serie, con uno sforzo di volontà davvero eroico. Anche perchè questa J.K.Rowlings, autrice dei libri originari, sarà forse una discreta scrittrice ed un'accorta manager di se stessa, ma è soprattutto -almeno per me- una scopiazzatrice abilissima di mitologia greco-romano-celtica : senza contare che la figura del ragazzino simpatico e povero, maltrattato dai parenti antipatici e ricchi, che alla fine la spunta su di loro grazie ad un intervento magico è presa pari pari da decine e decine di fiabe comunissime a tutte le latitudini (vogliamo parlare di quella gran ... di Cenerentola, come diceva la signora SanGiacomo in Pretty woman?)

Kirsten Dunst, Brad Pittt e Tom Cruise in Intervista col vampiro (1994)

La magia, il miracoloso, la meraviglia: ecco il terzo ingrediente, dopo la prestanza fisica e il cuore di tenebra, che caratterizza gran parte di questo filone. Magia bianca o -più spesso- magia nera, poteri eccezionali, invulnerabilità oppure -come nel caso dei vampiri- vita eterna, seppur con qualche piccolo accorgimento. Impossibile non fare un richiamo a Intervista col vampiro, dove gli occhi delle spettatrici hanno di che rifarsi, tra Cruise, Pitt e Banderas, tutti in splendida forma, benchè costretti (per salvare pelle e denti) a muoversi di notte in compagnia di topi e pipistrelli. Qui l'impronta gotica e orrorifica è ancora più calcata, tanto da non rispettare in pieno lo stile dei romanzi di Anne Rice da cui è tratto il soggetto. Ma la volontà di coniugare bellezza e terrore, amore e morte, reale e soprannaturale è sempre presente, e risulta in ultima analisi una ricetta vincente al botteghino.



Ancora Cruise e Pitt in Intervista col vampiro



Qualcosa di simile era avvenuto anni fa per Il Corvo, che aveva segnato l'ascesa e la prematura scomparsa, in un fatale incidente sul set, del protagonista Brandon Lee, sorta di incrocio fra Batman, Joker, Dracula e -visto il costume e il trucco di scena- un componente della band dei Kiss. Il povero Brandon non ha fatto in tempo a godersi il successo raggiunto, ma il suo film è diventato un cult, e può essere sicuramente considerato fra gli antesignani del genere dark di cui stiamo parlando.

A questo punto, però, lasciatemi lo spazio per un paio di astiose considerazioni. Le ragazzine di una volta (me compresa) riempivano il diario di cuoricini e margherite da m'ama-non m'ama, nella trepida attesa del sorridente Principe Azzurro che le avrebbe portate a palazzo sul suo cavallo bianco. Le ragazzine di oggi (la mi' figliola inclusa) e di domani, a giudicare dall'aria che tira, cosa disegneranno sui loro quaderni? Teschi con le tibie incrociate? Aspettando probabilmente un becchino palestrato, pallido e imbronciato, pronto a caricarle sul suo ippogrifo per condurle a bere sangue di drago sopra la tomba del conte Dracula... il tutto, ovviamente, in una notte rigorosamente senza luna.


Brandon Lee in Il Corvo ( 1994)

lunedì 24 novembre 2008

I soggetti nel cinema: Hercule Poirot

David Niven, Peter Ustinov e Bette Davis, Assassinio sul Nilo (1978)

Roby
Non so voi, ma io non riesco ad immaginarmi fisicamente il personaggio di un libro senza ispirarmi alla figura in copertina, o alle illustrazioni all'interno, o almeno alla faccia dell'attore che lo ha interpretato al cinema o in tv. Se non ho a disposizione nessuno di questi appigli, il personaggio letterario -nella mia mente- resta senza volto, o con i tratti sfumati di una figura intravista nella nebbia. Ad esempio, nel caso di Robin Hood (ne ho già parlato tempo fa) io lo vedo personificato in Errol Flynn, e per me non c'è Kevin Costner che tenga!

Trevor Austin (1934)

Se il discorso si sposta su caratteri come il Poirot di Agatha Christie, tuttavia, la scelta di facce diventa molto più ampia e variegata. A partire dal lontano 1934, quando a prestare le proprie sembianze al piccolo investigatore belga (belga, mi raccomando! non francese!) fu Trevor Austin: del quale purtroppo si reperiscono in rete ben poche immagini... anzi, non più di una, che vi allego qui sopra.


Tony Randall (1966)

Ugualmente poco rappresentato -nelle vesti dell'eroe della Christie- Tony Randall, più noto come ottimo caratterista in tanti film degli anni '50 e '60 con Doris Day e Marylin Monroe (Facciamo l'amore è uno di questi). Più significativa la presenza di Albert Finney, che indossò baffetti e chioma impomatata solo in Assassinio sull'Orient Express, risultando un Poirot molto convincente benchè il suo fisico imponente contrastasse alquanto con la descrizione letteraria del piccolo, rotondo Hercule (da rileggere in merito il post di Solimano del 4 marzo u.s.)

Albert Finney (1974)

Neppure una foto in abito di scena ho potuto trovare di Ian Holm, interprete del detective in Murder by book del 1986: film comunque curioso, perchè non tratto da un romanzo di lady Agatha, ma ispirato alla sua opera, e con lei stessa come protagonista.


Ian Holm (1986)

Il Poirot per eccellenza, almeno sul grande schermo, resta per me il Peter Ustinov di Assassinio sul Nilo, il giallo/Christie per antonomasia, appartenente -insieme a Non c'è più scampo e La domatrice- alla trilogia mediorientale della scrittrice: la quale, avendo sposato in seconde e migliori nozze un archeologo di lei ben più giovane, dichiarò entusiasta: "Che meraviglia! Più invecchio, più mio marito mi apprezza!".
Tornando a Ustinov, non si può ovviamente dire che le sue caratteristiche fisiche corrispondano a quelle del bassetto Testa d'uovo: eppure il suo modo di gesticolare, la presenza di spirito, l'ironia, lo sguardo malizioso sono così tipicamente poirotiani da far dimenticare tutto il resto.


Peter Ustinov (1978 - 1988)

L'aderenza al testo letterario è stata invece minuziosamente rispettata nella scelta dell'interprete della serie televisiva britannica Agatha Christie's Poirot (delizia di tante mie serate su Rete4), quel David Suchet giunto ormai alla 20° annata nelle vesti dell'investigatore dai curatissimi baffetti all'insù. E il bravo David ha l'aria di essersi calato a tal punto in quei panni da risultare ormai inscindibile dal personaggio: male per gli ulteriori sviluppi della sua carriera, ma bene- certamente- per il cachet che potrà pretendere per la prossima stagione.


David Suchet (1989 - in corso)


Di Alfred Molina, Poirot in un remake tv di Assassinio sull'Orient Express, francamente non saprei che dire, se non che -da alcune immagini trovate in rete- intuisco si tratti di una trasposizione della storia in epoca contemporanea: la qual cosa in verità mi suscita vari dubbi, perchè sarebbe un po' come trasferire di peso Robin Hood nell'Ottocento, o Indiana Jones nel XXII secolo.

Alfred Molina (2001)

Dulcis in fundo, che ve ne sembra di un Hercule Poirot a cartoni animati -produzione giapponese del 2004- affiancato, per di più, da un'improbabilissima Miss Marple e da una ragazzina che è l'incrocio fra Candy Candy senza trecce e Mila (quella di Mila e Shiro due cuori nella pallavolo) senza pallone?
Io, arrivata a questo punto, non so più cosa pensare. E poichè si è fatto tardi, e il sonno incombe, mi avvio verso il comodino, dove -dalla copertina dell'edizione Mondadori 1984 di Assassinio sul Nilo- mi osserva enigmatico e sfuggente un Poirot in doppio petto candido, magistralmente disegnato da Karel Thole.


Poirot versione cartone giapponese (2004)


lunedì 4 agosto 2008

I soggetti nel cinema: Uomine e donni - 3 -


Roby

Parte III: Donni e uomine cartoon

Credevate di averla scampata, dopo le Parti I e II di un paio di mesi fa? Illusi!!! Ho ancora in serbo alcune frecce al mio arco: o meglio, ho qui la spada lucente di Lady Oscar che spunta fuori da una delle tavole a colori del celebre cartoon omonimo, vero cult per le ragazzine tra gli anni '70 ed '80. E allora perchè non parlarne adesso, in piena estate, accanto ai più autorevoli fumetti pubblicati dai miei colleghi di blog?

Oscar -femmina malgrado il nome- è l'unica figlia di un nobile di Francia fedele alla casa reale, di cui si trova a diventare la paladina nei tempi bui della ghigliottina e del Terrore. Il fatto di essere una signorina non le impedisce di cavalcare e tirare di scherma come (e forse meglio) di un maschio, ossia quello che papà desiderava tanto. La divisa ultradecorata e la foggia dei capelli dell'epoca (lunghi anche per i signori uomini) l'aiutano nella mimetizzazione: ma sarà l'amore, suscitato dai dardi di Cupido, a render nota una volta per tutte la sua vera identità...


A spingere un'altra eroina guerriera, l'orientale Mulan, ad arruolarsi nell'esercito imperiale è invece l'onore, mancando in famiglia un rappresentante maschile in grado di servire adeguatamente il bellicoso sovrano. La classica matita della Disney qui smorza i toni più tragici e mélo, sovrabbondanti in Lady Oscar, per regalarci una figura femminile che resta sbarazzina pur sotto il travestimento militaresco, circondandola dei consueti personaggi minori presi dal mondo animale.


Questa volta, a dire il vero, del draghetto sputafuoco non c'è traccia nei trattati di zoologia: ma l'effetto comico e rassicurante è comunque ottenuto. Mulan, alla fine, saprà guadagnarsi un ruolo centrale sia sul piano politico che personale, garantendosi rispetto e ammirazione non solo come samurai ma anche -e soprattutto- come donna. Vi pare poco, per un cartoon disneyano ambientato per di più nell'antica Cina conservatrice?



Siamo decisamente ad un livello molto più basso se oltrepassiamo il confine giapponese e andiamo a vedere Ranma 1/2 , cartone per il quale impazziva mia figlia da bambina, probabilmente senza coglierne i risvolti più contorti. Benchè nel sottofondo di questo fumetto ci sia la lunga tradizione dei manga, per la quale vi rimando agli eventuali chiarimenti di colleghi più esperti, agli occhi di un pubblico occidentale la storia del ragazzo che, caduto in una fonte magica, si trasforma in ragazza ogni volta che tocca l'acqua calda risulta un tantino pesante, specie se tirata in lungo per decine di episodi.

Ranma, fra una doccia e l'altra, passa senza soluzione di continuità dall'aspetto atletico di un giovane uomo bruno alle forme procaci e provocanti di una fanciulla dai capelli rossi , in una girandola di equivoci e situazioni imbarazzanti -con riferimenti sessuali più o meno velati- che rendono quasi impossibile seguire la vicenda, a meno che non si sia nati nel paese del Sol levante o -in alternativa- non si abbiano fra gli otto e i dodici anni. Senza contare che anche il padre del nostro/a eroe/ina subisce gli effetti di un incantesimo acquatico, per cui si tramuta in panda gigante solo immergendosi in una vasca da bagno...


Che ne dite? Cervellotico, senza dubbio. Tanto che, per questi assolati pomeriggi agostani da trascorrere sotto l'ombrellone, consiglierei senz'altro di tornare ai più tradizionali e rassicuranti personaggi di casa nostra, o almeno più vicini alla nostra sensibilità ed ai nostri ricordi infantili.

Dunque, BUONE VACANZE insieme a Grazia Nidasio, Carelman e Toppi, senza dimenticare un salutino a Pippo, Pluto, Paperino e (perchè no, visto che parto per la Francia?) ai Puffi blu d'oltralpe.

A settembre -giuro sulla testa di Rockerduck- sarò di nuovo qui, con temi molto più seri, consoni e impegnati (?!)...

lunedì 2 giugno 2008

I soggetti nel cinema: Uomine e donni - 2 -


Roby
Parte II: Donne vestite da uomo

Mentre -come già ho avuto modo di accennare nella Parte I- uomini travestiti da donna, al cinema, inducono in genere a grasse risate, l'attice che veste panni maschili suscita una gamma di sentimenti molto più variegata, a seconda del ruolo ricoperto sullo schermo. Maggiori sfaccettature della natura muliebre, seppur sotto mentite spoglie? Oppure un certo qual sospetto/dispetto, da parte dei gentili signori, vedendo quanto bene una donna riesca ad imitarli???

Prendiamo Julie Andrews, attrice squattrinata che in Victor/Victoria si reinventa come drag-queen ante litteram, facendo letteralmente impazzire il virilissimo James Garner, comprensibilmente preoccupato di sentirsi così attratto da un esponente del suo stesso sesso.

Oppure Marlene Dietrich, la vamp per eccellenza, che non disdegnava abbigliamenti maschili anche nella vita privata e che comunque riusciva ad incarnare con altrettanta bravura l'icona classica della femme fatale, perennemente impegnata a farsi largo fra stuoli di ammiratori adoranti.








D'altronde, quale spasimante avrebbe potuto resistere a quella chioma bionda, a quelle labbra tremanti, a quel boa di struzzo sapientemente collocato a sfiorare il profilo diafano del volto? Un attimo prima, cilindro, cravatta e gemelli ai polsini: un attimo dopo, calze a rete e scollature sapientemente velate... poveri maschietti! C'era proprio da perdere la testa!








Curve e seduzioni femminili erano invece accuratamente evitate da interpreti famose -come Sarah Bernardt- in occasione di ruoli maschili - il più classico, Amleto- ricoperti con encomiabile impegno, quasi a voler dimostrare che una donna riesce credibile anche in parti virili drammatiche: cosa di rado sostenibile nel caso inverso. Certo, l'acconciatura alla paggetto e l'abbondanza di tessuti damascati aiuta il travestimento... però (secondo me) il teschio non c'è cascato, e fissa col suo largo sorriso l'amletica Sarah, come a voler dire: A me non la si fa... ti conosco, mascherina!





Ma il ruolo en travesti forse più gettonato da attrici anche giovanissime è stato, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quello del Piccolo Lord Fauntleroy, nelle svariate versioni che il romanzo di Frances H. Burnett ebbe poco dopo il suo apparire, sia sui palcoscenici di Broadway che negli studios della neonata Hollywood. Quella miniera d'oro iconografica che è Google Immagini trabocca di piccole lord francamente deliziose: Eva Tanguy, Elsie Leslie, Gertie Horman sono oggi per noi soltanto nomi -per quanto musicali- di piccole star del teatro di allora, ma i loro occhi profondi e un po' tristi ci fissano ancora dalle vecchie foto ingiallite, mntre i boccoli sparsi sul costume di scena tutto pizzi e velluti non hanno perso quasi nulla della loro morbidezza.





















Tuttavia Mary Pickford, nella trasposizione cinematografica del 1921, fece di più: interpretò sia la parte di Cedric, sia quella di sua madre, in un montaggio continuo di inquadrature che ahimè posso solo intuire, non avendo visto -per ora!- il film. Come sia riuscita nell'impresa senza apparire grottesca o ridicola, rimane per me un mistero: ma mi risulta che non fosse nuova ad esperienze del genere, perchè anche in Stella Maris recitò nel doppio ruolo di bella fanciulla e di povera invalida brutta e infelice. Merito, ne sono convinta, di abilità e sensibilità tutte femminili: e scusate se sono leggermente di parte!


































Trovo invece decisamente inquietante la Hilary Swank che in Boys don't cry interpreta l'androgino Brandon Theena, calandosi nei panni -o dovrei dire nei pantaloni?- da ragazzo con una precisione e un'aderenza sorprendenti. La Swank è senza dubbio una bella figliola, femminilissima quando vuole, ma quando invece decide di fare la mascolina ci riesce alla grande: ricordate la boxeuse di Million dollar baby?

Per associazione di idee, ispirata da capelli corti e giubbotto di cuoio, ho ripensato alla Loretta Goggi de La freccia nera anni '60, costretta a vestirsi da maschio per sfuggire a sir Daniel, suo perfido tutore. Così acconciata, incontra il bel Dick/Aldo Reggiani (sogno proibito di tutte le adolescenti italiane dell'epoca), il quale non si accorge minimamente (ma che era, cieco???) delle di lei evidenti rotondità tutt'altro che mascherate dai calzoni aderenti, e continua per metà sceneggiato a chiamarla John, tra le sghignazzate del pubblico da un capo all'altro della penisola.




















Infine, Felicity Huffman, tanto perfetta come transessuale in Transamerica da rischiare di beccarsi perfino l'Oscar (mancato di un soffio). La storia di Bree, che alla vigilia dell'operazione chirurgica per diventare definitivamente donna scopre di avere un figlio ventenne e intraprende con lui un viaggio coast to coast, è un susseguirsi di chiaroscuri dolceamari, ironici e sofferti, durante il quale genitore/trice e ragazzo si scopriranno a poco a poco, trovando alla fine la strada che li metterà in comunicazione...

...comunicazione già di per sè problematica in situazioni normali; figuriamoci quando il travestimento è tale che non sai più se devi chiamare tuo padre mamma o papà! L'importante, però, è continuare il dialogo, al maschile o al femminile che sia: e Bree/Felicity è bravissima a chiarire il concetto, prima a suo figlio e poi a noi.