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mercoledì 9 aprile 2008

Ritorno al futuro e la questione del doppiaggio

Julianne Moore in "The Big Lebowsky"

Barbara del blog Lavoretti

Devo confessare che, da quando esiste il lettore dvd, difficilmente guardo un film straniero in italiano.
Giuro di non essere un’intellettuale snob con la puzza sotto il naso: i sottotitoli li metto in italiano e se ci fosse l’opzione li metterei perfino in marchigiano. Non guardo i film in inglese per una particolare tensione cerebrale, lo faccio solo perché ho scoperto che sono molto più belli così. Una delle cose simpatiche è che in questo modo si scoprono un sacco di altarini: ad esempio Tom Cruise secondo me dovrebbe inginocchiarsi di fronte a Chevalier e baciargli i piedi, mentre Leonardo Di Caprio (non l’avrei mai detto) in realtà è bravo ma penalizzato da una vocetta adolescenziale che non gli rende onore e altrettanto vale per quasi tutte le donne, soprattutto Julia Roberts che in realtà ha una voce bellissima ma spesso e volentieri la ritrovo doppiata come Candy (alias Laura Boccanera) e mi aspetto che da un momento all’altro si metta a gridare “Terence, oh Terence!”.
Appare incomprensibile l’oscar di Cate Blanchet per The Aviator, a meno di non ascoltarla in inglese per scoprire l’eccezionale lavoro fatto sulla parlata che ha reso identica a quella della vera Hepburn (anche lei da ascoltare live).
Quindi mettiamo subito in chiaro che io sono per l’originale (e un giorno scriverò qualcosa a proposito dell’originale del Grande Lebowski, lo giuro!!!).
Eppure a volte ci sono delle eccezioni, delle chicche che volano alte, e lo fanno nella nostra bellissima lingua proprio in virtù di uno stato di grazia dei doppiatori. Si tratta molto spesso di commedie e una su tutte è Ritorno al futuro.
Penso che quasi tutti i ragazzi della mia generazione (anni settanta) siano andati più volte al cinema dell’oratorio per rivedere le avventure di quel ragazzetto che- con una macchina che gli sportelli gli si aprono verso l’alto!!!- torna negli anni cinquanta e scopre che i suoi genitori non erano esattamente come se li era immaginati.
Ebbene, mi dispiace per Michael J. Fox e per Christopher Lloyd, ma quello che rimane dopo tutti questi anni non è la loro performance, la loro espressività, il loro calarsi nel personaggio e la loro mimica concettuale.
Tutto ciò che noi ricordiamo è:

“Mi hanno trovato, non so come ma mi hanno trovato. Scappa Martin: i libiciiiiiiiii!”

“Levi Strass, è il tuo nome, no? Ce l’hai scritto dappertutto…anche sulle mutandine!”

“Zitto terrestre! Sono Dart Veder e vengo dal pianeta Vulcano!!!”

“Ehi tu porco levale le mani di dosso!Devo dire anche porco? -Certo! Dì porco, sii un duro pà…papparapappapà!”

“Loraine il delfino ci ha uniti! Sono il tuo delfino…il tuo destino! –Ma quello è Levis Strass. Non è un amore?”

“1,21 Gigawatt!!”

Grazie doppiatori italiani, quando lavorate così!

P.S. Le immagini provengono da Il Grande Lebowsky. (s)

giovedì 21 giugno 2007

I luoghi del cinema: Fargo

Solimano
Nel Minnesota non sono mai stato, ma qualcosa so. Un mio caro amico si è specializzato presso la celebre clinica Mayo di Rochester, tornando poi in Italia, e diversi colleghi di lavoro hanno fatto periodi di lavoro anche piuttosto lunghi ai laboratori IBM, sempre di Rochester. Nei loro racconti, ho sempre trovato degli inverni freddissimi: neve e gelo in enormi pianure. Ma anche l'abbondanza di acque nella bella stagione, in cui è gradevole andare in barca o pescare.
Questi due aspetti, specie il primo, li ho trovati in Fargo dei fratelli Coen; è vero che la città di Fargo è nel North Dakota, ma praticamente tutto il film si svolge nel Minnesota, attorno a Minneapolis, dal rapimento iniziale ai sette omicidi che ne conseguono. Neve nei campi, neve sulle macchine nei parcheggi, neve sulle strade, neve macchiata di sangue nel delitto finale, neve e ghiaccio sulle menti e sui cuori di tutti i personaggi, ancor più stupidi che malvagi. Ma nel quarantesimo minuto del film arriva Marge Gunderson (Frances McDormand), donna non giovanissima al settimo mese di gravidanza. Fa l'ispettrice di polizia, e senza colpi di genio, senza trovate particolari, usando la pazienza e l'intelligenza (merce rara, a Fargo) rimetterà le cose a posto, facendo con semplicità il suo dovere.
Dicevo delle altre stagioni nel Minnesota. Il marito di Marge, Norm Gunderson (John Carroll Lynch) è affettuoso e stupidotto, meno male che Marge dà un buon contributo al bilancio familiare. Norm partecipa alla gara per il miglior disegno da mettere sui francobolli e si confida in letto con Marge: quest'anno, con un anitra - o un altro uccello acquatico - ha buone probabilità di successo, e lo dice con fierezza. Marge ascolta e incoraggia l'uomo che ha sposato. Spero solo che il figlio nato due mesi dopo abbia preso l'intelligenza da lei.
Per l'immagine, sono stato molto tentato di mettere un campo pieno di neve attraversato da filo spinato, perché la stupidità del male era intrinseca, infine ho preferito mettere Marge in azione, fra un delitto e l'altro.