Solimano
Se si leggono le recensioni a Giulietta degli spiriti, la prima cosa da notare è la data in cui sono state scritte. Quelle dell'anno di uscita del film (1965) sono generalmente imbarazzate e cautelose. La sensazione è che parlino bene di certe cose per evitare di parlare male di altre che al recensore non erano piaciute. Federico Fellini, dopo La dolce vita e Otto e mezzo, era sulla cresta dell'onda, e spiaceva spiacergli (anche perché poteva pure darsi che avesse ragione lui...).
"La domanda già dileggiata da Arbasino – è più brutto il film di Fellini o quello di Visconti? – non ci stimola: non ci sono dubbi, è più brutto il film di Fellini anche se tra La dolce vita e Rocco, tra Otto e mezzo e Il Gattopardo, scegliemmo senza esitazioni le opere di Fellini, tanto più moderne e necessarie. Giulietta degli Spiriti, una specie di parodia scialba di Otto e mezzo, un film dominato dalla insopportabile pazienza negativa della Masina, un pasticcio colorato alle salse più scontate, un reader's digest della media-cultura medio-borghese italiana, è di una banalità e mediocrità sconfortanti".
Per me, Fellini sapeva benissimo quel che voleva fare: la rappresentazione di una Cenerentola fallimentare. Non era la prima volta, in fondo ne La strada e ne Le notti di Cabiria, sempre con Giulietta Masina, la situazione è analoga, e si potrebbe estendere al personaggio di Brunella Bovo ne Lo sceicco bianco e a quello della Masina (ancora!) in Luci del varietà. Come se in Fellini ci fosse un po' del sadismo sentimentale di Giacomo Puccini, che itera diverse volte un personaggio del genere, molto coerente col soffri e sii piccola trasmesso tutti i giorni dalle parrocchie d'Italia.
Qui c'è una maga Susy (Sandra Milo), che è cortigiana ad alto prezzo (però a volte lo fa gratis, è fatta così). Un corteggiatore spagnolo lungo lungo (José Luis de Villalonga) che le racconta storie di toreri e le dice i quattro versi di Garcia Lorca che sa a memoria. E come sorella, la nostra Cenerentola ha Sylva (Sylva Koscina), e il personaggio di Giulietta così è destinato a sentirsi Cenerentola vita natural durante. In più ci si mette anche la madre (Caterina Boratto), bella, elegante e che la considera come una figlia sfortunata.
La sorella Sylva compare abbastanza poco nel film, ma quel poco basta a definirla come la tipica sciuretta, però meno nevrotica e più danarosa di tante sciurette. Sposata bene, ha scelto certamente con accuratezza innamorandosi al momento giusto, visto che bella com'è le possibilità di scelta ci sono. Conosce tutte e tutti -sempre nel giro- sorride e si diverte senza inutili approfondimenti. Ha pure due bimbette meravigliose!
Tanto tempo libero a disposizione ed una gran passione per vestiti ed ornamenti, ma il suo aspetto è ancor più gustoso che vistoso. I cappelli soprattutto, quali cappellini, cappelloni! I grandi fiori sulla spalla, la scollatura un pocolino appena in più di quel che dovrebbe, sia davanti che di dietro. Le scarpine in genere basse, tanto è alta, non ha problemi, le borsette dorate, l'ombrellino estivo (chissà quello invernale!) che giustamente fa da pendant non simmetrico (sarebbe un errore da borghesuccia) al cappellone. E tempo da perdere lietamente in chiacchiere di superficie.
E' molto amica di Valentina (Valentina Cortese), la fascinosa précieuse ridicule (immagini in fondo al post), ma non la segue nelle sue rincorse al guru fresco di giornata. Con la madre i rapporti sono affettuosissimi: si baciano a venticinque centimetri di distanza, ma la colpa è dei cappelloni che non consentono un avvicinamento ulteriore.
Mi dispiace che Federico Fellini non abbia ampliato le presenze del personaggio di Sylva, posso presentare solo due mise che però richiedono uno studio attento e profittevole. Sicuramente Sylva ha un armadio con altre mise come queste, tutte intonate ad una trionfante ma non afosa solarità, con appena un po' di vento, così il vestito ondeggia e la mano ben guantata si fa un bel giro largo (il braccio nudo a seguire en plein air) per trattenere il cappellone.
Com'è lo sguardo di Fellini, verso Valentina, Susy, Sylva?
Certamente un po' ironico, ma soprattutto ammirato: vorrebbe criticarle, prenderle in giro, però gli piacciono troppo, e la rappresentazione di queste tre donne è fra le cose migliori del film. Fellini sapeva benissimo dove sarebbe andato a parare facendo in quel modo, ma che farci?
Aveva una Cenerentola come Giulietta Masina che era stata credibilissima ne La strada e ne Le notti di Cabiria, tanto valeva persistere così, chi se ne importa di quel che dirà Fofi. Tanto il film finisce, le attrici se ne vanno, tutto è andato come doveva. Quindi la contentezza è generale, compresa la Cenerentola certamente non fallimentare nella vita reale che era Giulietta Masina.