The Third Man di Carol Reed (1949) Sceneggiatura di Graham Greene, Alexander Korda Con Joseph Cotten, Alida Valli, Orson Welles, Treword Howard Musica di Anton Karas Fotografia di Robert Krasker (104 minuti) Rating IMDb: 8.5Ottavio
Una diecina di anni fa ho trascorso con la famiglia una settimana a Vienna, in agosto, considerato di bassa stagione. Infatti c'era un caldo boia, insospettabile per la Mitteleuropa. Il che non ci ha impedito di girare in lungo e in largo per la città e dintorni e di concludere che era effettivamente indispensabile vedere Vienna almeno una volta nella vita. Immancabile la visita al Prater con annesso giro sulla grande ruota panoramica, e qui troviamo, sorpresa, le pareti delle cabine tappezzate di immagini de “Il terzo uomo”, in particolare quelle girate proprio sulla ruota. Sorpresa perché il film è del 1949, quindi dopo cinquant’anni faceva ancora da testimonial al parco!
Beh, “Il terzo uomo” era un noir veramente tosto. Ambientato nell’angosciosa Vienna dell’immediato dopoguerra, occupata dalle quattro potenze vincitrici, piena di spie, di trafficanti, di gente dal passato compromettente, diffidenti l’uno dell’altro; lascia trasparire spiragli di luce solo nella musica di Anton Karas e nella famosa battuta di Welles sul Rinascimento italiano e la Svizzera.
La figura centrale, un trafficante di penicillina adulterata, interpretato da un magistrale Orson Welles, compare a film avanzato, ma dall’inizio il film è dominato dalla sua “presenza” attraverso le indagini che uno scrittore suo amico (Joseph Cotten) svolge intorno alla sua morte, solo simulata per sfuggire alla polizia delle potenze occupanti. Come se arrivasse dalla Luna, l’americano Cotten piomba in una Vienna che più diversa non potrebbe essere dalla sua America, incontra l’amante del personaggio Welles, una profuga dell’est dai trascorsi poco chiari (Alida Valli) e ricercata dai sovietici, e mette in sospetto, con le sue ricerche, la polizia militare della zona inglese (un classico Trevor Howard in divisa british). Mentre sullo sfondo comincia a delinearsi l’atmosfera della guerra fredda, l’investigatore Cotten arriverà a scoprire la vera natura del suo amico, costringendolo a “riemergere dall’aldilà” e mettendolo alle strette (fantastica la scena dell’appuntamento e del colloquio nella cabina della ruota), e infine, dopo aver conosciuto gli effetti delle medicine adulterate sui pazienti, provocandone la fine dopo un lungo inseguimento nelle fogne della città (altra sequenza da antologia).
Un altro caso di sintesi felice, con ingredienti “semplici”: sceneggiatura di Graham Greene (beh, qui siamo ad alti livelli!), un buon regista, non un mostro sacro, degli interpreti di buona caratura ma non dei “divi” di Hollywood o altrove. In cima alla torta, come ciliegina, la già citata musica di Anton Karas.
Per ottenere un successo clamoroso, ai tempi: Palma d’oro a Cannes e Oscar per la fotografia (eh, il fascino del bianco e nero).
Una diecina di anni fa ho trascorso con la famiglia una settimana a Vienna, in agosto, considerato di bassa stagione. Infatti c'era un caldo boia, insospettabile per la Mitteleuropa. Il che non ci ha impedito di girare in lungo e in largo per la città e dintorni e di concludere che era effettivamente indispensabile vedere Vienna almeno una volta nella vita. Immancabile la visita al Prater con annesso giro sulla grande ruota panoramica, e qui troviamo, sorpresa, le pareti delle cabine tappezzate di immagini de “Il terzo uomo”, in particolare quelle girate proprio sulla ruota. Sorpresa perché il film è del 1949, quindi dopo cinquant’anni faceva ancora da testimonial al parco!
Beh, “Il terzo uomo” era un noir veramente tosto. Ambientato nell’angosciosa Vienna dell’immediato dopoguerra, occupata dalle quattro potenze vincitrici, piena di spie, di trafficanti, di gente dal passato compromettente, diffidenti l’uno dell’altro; lascia trasparire spiragli di luce solo nella musica di Anton Karas e nella famosa battuta di Welles sul Rinascimento italiano e la Svizzera.
La figura centrale, un trafficante di penicillina adulterata, interpretato da un magistrale Orson Welles, compare a film avanzato, ma dall’inizio il film è dominato dalla sua “presenza” attraverso le indagini che uno scrittore suo amico (Joseph Cotten) svolge intorno alla sua morte, solo simulata per sfuggire alla polizia delle potenze occupanti. Come se arrivasse dalla Luna, l’americano Cotten piomba in una Vienna che più diversa non potrebbe essere dalla sua America, incontra l’amante del personaggio Welles, una profuga dell’est dai trascorsi poco chiari (Alida Valli) e ricercata dai sovietici, e mette in sospetto, con le sue ricerche, la polizia militare della zona inglese (un classico Trevor Howard in divisa british). Mentre sullo sfondo comincia a delinearsi l’atmosfera della guerra fredda, l’investigatore Cotten arriverà a scoprire la vera natura del suo amico, costringendolo a “riemergere dall’aldilà” e mettendolo alle strette (fantastica la scena dell’appuntamento e del colloquio nella cabina della ruota), e infine, dopo aver conosciuto gli effetti delle medicine adulterate sui pazienti, provocandone la fine dopo un lungo inseguimento nelle fogne della città (altra sequenza da antologia).
Un altro caso di sintesi felice, con ingredienti “semplici”: sceneggiatura di Graham Greene (beh, qui siamo ad alti livelli!), un buon regista, non un mostro sacro, degli interpreti di buona caratura ma non dei “divi” di Hollywood o altrove. In cima alla torta, come ciliegina, la già citata musica di Anton Karas.
Per ottenere un successo clamoroso, ai tempi: Palma d’oro a Cannes e Oscar per la fotografia (eh, il fascino del bianco e nero).