
Heaven's Gate, di Michael Cimino (1980) Con Kris Kristofferson, Christofer Walken, John Hurt, Isabelle Huppert, Joseph Cotten, Jeff Bridges Musica: David Mansfield, Johann Strauss Fotografia: Vilmos Zsigmond (149 o 219 minuti) Rating IMDb:6.3
Solimano
I numeri IMDb sono impietosi. Nel 1978 esce Il cacciatore, nel 1980 I cancelli del cielo, entrambi di Michael Cimino. Il voto IMDb ad oggi è 8.2 (e 51.103 votanti) per Il cacciatore, 6.3 ( e 2.735 votanti) per I cancelli del cielo. Solo che I cancelli del cielo è costato molto di più, il suo fallimento è probabilmente il più costoso e drammatico della storia del cinema. La stessa gloriosa società di produzione, la United Artists, rischiò di chiudere, e venne poi rilevata dalla MGM. Il film costò oltre 36 milioni di dollari di sola lavorazione e ne incassò a stento 3 milioni e mezzo. Successe di tutto: il quarto d'ora iniziale, quello che si svolge in un college, doveva essere girato ad Harvard, USA, finì che lo girarono ad Oxford, England. L'attrice doveva essere Jane Fonda, ma la parte andò a Isabelle Huppert, con tutte le conseguenze del caso: la tenutaria di un bordello sperduto nel Whyoming che parla con accento francese, chissà come c'è capitata. Costruirono la strada principale del villaggio, era appena finita, ma Cimino cambiò idea: giù tutto, mentre gli executives della produzione lo supplicavano perché salvasse almeno le case da una parte della strada. Le società di protezione degli animali intervennero per i maltrattamenti ai cavalli e per i combattimenti dei galli, a loro modo avevano ragione, vedendo il film. Cimino, infine, decise la lunghezza del film, che è anche quello per cui sono stati girati più chilometri di pellicola. La lunghezza scelta da Cimino fu di oltre cinque ore, e cominciò una battaglia inenarrabile per portarla almeno sotto le tre ore, Cimino si mise a girare scortato per non essere infastidito dagli executives che, vista l'aria, sapevano di non stare difendendo gli interessi della United Artists, ma più semplicemente il loro posto di lavoro.
Da queste inevitabili sforbiciate massive vennero conseguenze incredibili: nel libro-strenna più bello sui film degli anni Ottanta c'è l'immagine del matrimonio fra Huppert e Kristofferson, ma nel DVD che oggi è in commercio questa scena non esiste, se non altro perché la Huppert muore, altro che sposarsi (ma io, l'immagine del matrimonio qui la metto). Muore per colpi di arma da fuoco, piena di sangue, ma comunque abbracciata dal predetto Kristofferson. In piccolo, ma non poi tanto, mi viene in mente la Tragedia della Sepoltura, con le decennali liti fra Michelangelo e gli eredi di papa Giulio II. Dopo questo film, il megalomane Cimino subì una sua damnatio memoriae. Tutti gli studios gli chiusero le porte, e solo nel 1985 potè fare L'anno del dragone.Adesso, stanno cercando di rialzarlo nella considerazione generale, qualcuno comincia a parlare di capolavoro oscurato. Così ho voluto vederlo: non è un capolavoro, ma ho fatto bene, anche se quasi in ogni scena ci si accorge delle buche clamorose in cui Cimino cadeva, avendo in buona parte perso il ben dell'intelletto. Aveva ragione il New York Times, che scrisse, pressapoco: "Non dice tutto e non lo dice abbastanza". Chissà perché successe un tale pasticcio. Forse Cimino si era indispettito per certe critiche a Il cacciatore, qualcuno l'aveva accusato di criptofascismo, e voleva fare un film stando tutto dalla parte degli immigrati slavi, privi di regole, quasi anarchici e spesso ladri, che sono condannati a morte nel numero di 125 dai grandi allevatori, che per questo assoldano 50 sicari texani. Gli allevatori sono anche appoggiati, senza parere, da Washington, che chiuderebbe gli occhi su questo sterminio di massa. E' una storia vera!
Ma i difetti sono tanti: i tre personaggi maschili, quelli di Kristofferson, Bridges e Hurt sono privi di spessore, sempre agitati però restando eleganti nel vestire. Isabelle Huppert è contesa fra di loro, ed è divisa fra i sentimenti, che non si capisce bene dove la porterebbero, e gli incassi del bordello e suoi personali, perché anche lei esercita. Non sembra convinta, solo vivace e bellissima, ma non è una novità. Soprattutto si capisce che Cimino sta cercando di fare un mestiere che non è il suo, cioè di trattare in modo credibile temi sociali e politici, che conosce talmente poco dal non farsi circondare da chi le cose le sa (ha scritto lui anche la sceneggiatura). Ma quando ci sono le scene corali, di college o di accampamento fa lo stesso, di viaggio, compreso il treno più vero che ho mai visto al cinema, ed io coi treni ci sono cresciuto, di lotta non sublimata, ma casuale e feroce, comprese le sofferenze individuali di quelli che lì non dovrebbero essere: le donne, i vecchi, i bambini, in tutto questo Cimino mostra visioni persino maggiori di quelle del primo tempo de Il cacciatore. E un film nel film è il quarto d'ora iniziale: in mezzo al prato, un grande cerchio d'erba, c'è un albero frondoso e altissimo. Sul prato ballano il più bel walzer di Strauss gli studenti e le studentesse, tutti eleganti figli di ricchi. Lo ballano con ardore, non manierati, nell'anno 1890. Poi le ragazze risalgono nei palazzi circostanti ed ognuna dalla finestra ammira e partecipa con gli occhi alle battaglie maschili per salire sull'albero, ognuna ha il suo ragazzo-uomo da sostenere, e le grida si sentono. Qui, quell'esagerato, quello spendaccione anche piuttosto incolto di Cimino ha sfiorato il kitsch, col suo walzer prataiolo, ma la vita come pienezza di passione emerge, e una vita così Cimino la sa, prima che nella testa, nelle palme delle mani e nelle iridi degli occhi. Basterebbe questo, per vedere il film.