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lunedì 4 giugno 2007

La ragazza con l' orecchino di perla

Girl with a pearl earring di Peter Webber (2003) Tacconto di Tracy Chevalier, Sceneggiatura di Olivia Hetreed Con Colin Firth, Scarlett Johansson, Tom Wilkinson, Judy Parfitt, Colian Murphy, Essie Davis Musica: Alexandre Desplat Fotografia: Eduardo Serra (100 minuti) Rating IMDb: 7.2
Habanera
Questo non è un bel film, lo dico subito. Almeno, non lo è dal punto di vista cinematografico.
Troppo caricato, ed allo stesso tempo quasi statico, inerte. Gli attori, poi, sono una vera iattura. Il tanto amato Colin Firth in questo ruolo da una pessima prova di sè e mi chiedo perchè lo abbiano scelto per interpretare Vermeer del quale è assolutamente incapace di cogliere lo spirito e l' anima.
Perchè un' anima, per quanto olandese e seicentesca, schiva e poco dannata, l'avrà pure avuta il nostro Johannes, meglio conosciuto come Jan. E che anima, a giudicare dai suoi quadri!
Se la cava meglio Scarlett Johansson, nel ruolo di Griet, se non altro per l' impressionante somiglianza con la Ragazza con turbante, vero nome del celebre dipinto. Ma anche lei eccede in sospiri e tremori, pur mantenendo per tutta la durata del film quasi sempre la stessa espressione, leggermente attonita.
In questo dissento dalla critica ufficiale che ha generalmente stroncato il film (vi risparmio il solito Tullio Kezich, più tagliente che mai) salvando però, almeno in parte, solo la giovane attrice.
In verità nulla sappiamo, realmente, della vita privata di Jan Vermeer nè dei suoi amori segreti, sempre ammesso che ne abbia avuti. Tutto nasce dalla fantasia di Tracy Chevalier, autrice dell' omonimo romanzo da cui è stato tratto il film. Il libro, che non ho letto e che non leggerò, ha avuto molta fortuna, il film, critica negativa a parte, non so. Solimano, espertissimo in queste indagini, saprà dirci di più in proposito. So però che quest' opera prima di Peter Webber ha avuto diverse nomination all' Oscar per fotografia, scenografia, costumi e penso che siano tutte meritatissime. Infatti, dal punto di vista puramente estetico non c'è niente da dire, sfiora la perfezione. Quella mitica rifrazione di luce che in Olanda non c'è più, causa trasformazione dei canali in campi coltivati, è magicamente ricostruita con filtri e specchi. Tutto è curato nei minimi dettagli, con maniacale puntigliosità, eppure manca qualcosa, manca il pathos, anche nelle scene che vorrebbero, e dovrebbero, essere drammatiche.
Non un bel film, dunque, a meno che...
A meno di non essere, come io stessa sono stata in passato, una pittrice dilettante. E' lì che nasce la magia di questo film, nella sua luce e nei suoi colori; una magia irresistibile per chiunque abbia avuto tra le mani una tavolozza e un pennello. Ecco, il solo vedere l' impasto e la preparazione dei colori, il blu ottenuto dai lapislazzuli, la particolare sfumatura del vermiglione, il giallo ambrato, il nero addolcito da una mano leggera di colore diverso, la luce catturata nell' orecchino di perla... luce e colore, colore e luce... un' emozione profonda, un ottimo motivo, almeno da parte mia, per amare anche questo film.
E la trama? Si immagina che ci sia stata una intensa ma non dichiarata attrazione tra il Maestro e Griet, la sedicenne servetta di casa che avrebbe posato per lui come modella. E' solo un gioco di sguardi e di cose non dette... le loro mani, anche se vicinissime, non si sfiorano mai. Lei intuiva i misteriosi processi della creatività, amava la sua arte e forse, timorosamente, amava anche lui; lui si sentiva finalmente capito, fin nelle pieghe più segrete della sua sensibilità artistica e forse anche lui l' amava.
Ma la moglie di Jan, nell' intervallo tra una gravidanza e l' altra (hanno avuto ben undici figli), riesce a trovare il tempo per fare una scenataccia di gelosia e scacciare di casa l' innocente Griet.
Pura fantasia o forse c'è qualcosa di vero in questa romantica storia d' amore senza lieto fine? Sinceramente non credo sia così importante saperlo.
I pochi, affascinanti quadri di Vermeer per nostra fortuna sono ancora qui, vivi e veri.
Lasciamo che siano loro a parlare, a raccontarci...