The Crying Game, di Neil Jordan (1992) Con Forest Whitaker, Miranda Richardson, Stephen Rea, Adrian Dunbar, Breffni McKenna, Joe Savino, Birdy Sweeney, Jaye Davidson, Andrée Bernard, Jim Broadbent, Ralph Brown Musica: Anne Dudley, "The Crying Game" cantata da Boy George Fotografia: Ian Wilson (112 minuti) Rating IMDb:7,2Ottavio
Le recenti dichiarazioni dell’attuale presidente della Camera (“Questo centrosinistra ha fallito…” etc etc) mi hanno fatto venire in mente, alla luce di noti precedenti, l’apologo della rana e dello scorpione. (In verità non è capitato solo a me, visto che sono comparsi analoghi riferimenti sulla stampa, e, buon ultimo, nel Blog dell’altra sera su RaiTre).
L'apologo è notissimo ma lo citerò in breve: parla dello scorpione che, non sapendo nuotare, convince una rana a traghettarlo al di là di un ruscello. A metà del guado, senza motivo, la punge a morte. Alla rana, stupefatta, resta giusto il tempo di chiedergli perché mai abbia fatto una cosa tanto dissennata. Ora morirà egli stesso, annegato. E lui risponde: «Non posso farci niente, è la mia natura».
L’avevo sentito per la prima volta in occasione della visione del film La moglie del soldato di Neil Jordan, e ne ero rimasto colpito, così come per l’intero film, che peraltro mette in dubbio la conclusione dell’apologo.
Qualche tempo dopo mi era capitato di raccontarlo ad una parente fervente cattolica (quasi integralista), che ne era rimasta sconvolta (e lo credo bene, ma io sorpreso dalla sua reazione!).
Nel film l’apologo viene raccontato da Jody, soldato inglese di colore fatto prigioniero da un gruppo dell’Ira, al suo carceriere Fergus. Jody è stato rapito per essere oggetto di scambio con un boss dell’Ira, prigioniero degli inglesi. Fergus è un duro militante convinto di agire per una giusta causa e in questo ambito il prigioniero è un nemico. Nonostante le premesse, col passare dei giorni, tra i due si instaura un rapporto più umano (Fergus imbocca Jody perché il giovane soldato ha le mani legate dietro la schiena, gli parla, fino ad arrivare, per pietà, a togliergli anche il cappuccio).
Ma Jody sa che gli Inglesi non accetteranno mai lo scambio e dunque è consapevole del suo destino (da qui il racconto a Fergus dell’apologo); consegna perciò a Fergus una foto della sua ragazza chiedendogli di averne cura. Arriva, inesorabile, l'ordine di procedere all'esecuzione del soldato: e toccherà proprio a Fergus dover premere il grilletto. Fergus conduce Jody in un bosco per ucciderlo ma ha un attimo di esitazione e il prigioniero, in un disperato tentativo di fuga, finisce travolto da un blindato dei suoi commilitoni.

Intanto, però, i suoi ex compagni non lo hanno dimenticato: si sono messi sulle sue tracce e, rintracciatolo, gli impongono di ritornare nel "giro". Lo coinvolgono in un difficile attentato, che fallisce. Fergus si salva ma non i suoi compagni; viene ritenuto causa del fallimento e una superstite della banda lo cercherà per eliminarlo, ma sarà salvato da Dil che ucciderà la terrorista. Fergus si dichiarerà responsabile dell’omicidio e verrà incarcerato.
La moglie del soldato ha un happy end: nell'ultima inquadratura, nel parlatorio di una prigione, l'obiettivo parte da un dialogo serrato, dolce e "innamorato" tra Fergus e Dil. Poi arretra, il campo si allarga: una moltitudine di uomini e di donne sta facendo come loro.
Dunque, parafrasando Totò, siamo uomini o scorpioni? Mah, direi che ci sono gli uomini e gli scorpioni.
Fergus non è uno scorpione. Nella prima parte del film, dopo aver scelto di guardare in faccia il suo prigioniero, gli si manifesta il mondo dell’individualità di Jody. Jody è un uomo che ormai conosce, anche se appartiene ad un mondo diverso, quel mondo che egli ha comunque collaborato a distruggere, in nome del fanatismo: dunque, tenta di mantenerne in vita almeno una parte, quella dell'amore di Jody per Dil.
Nel trovarla, seconda parte, rimargina la ferita per la morte di Jody; ma per rimarginarla deve superare un ostacolo d'ordine morale e di comportamento o di fisiologia in cui l'intero suo essere è messo a repentaglio: lui se ne è innamorato ma Dil non è una donna: ma ormai i lacci di un duraturo legame sono stretti saldamente e non si possono più sciogliere.
E gli altri?
L’esistenza ci mette di fronte a delle situazioni sorprendenti e la reazione dei nostri sentimenti può essere davvero imprevedibile; qualunque sia, ad essa non possiamo sottrarci. E’ questa la nostra natura.
Ma nella natura degli uomini c'è anche l'amore, non solo l'odio. Nella natura di pochi? Le ultime fasi del film fanno pensare che Neil Jordan propenda (o speri) per un’ipotesi più ottimista. Vogliamo sperare che valga anche nelle nostre vicende nazionali?
