RobyDa bambina facevo confusione fra Hong Kong e King Kong. Prima di vedere il film -quello del 1933- in tv, pensavo si trattasse di una storia misteriosa ambientata in Estremo Oriente... Assistere alle disavventure dello scimmione catturato da esploratori occidentali senza scrupoli nella giungla più intricata e innamorarmene (dello scimmione, non degli esploratori!) fu tutt'uno. Adesso non state lì ad arzigogolare maliziosamente sui significati intrinseci ed estrinseci di quest'infatuazione. La mia era -ed è tuttora- pura e semplice solidarietà verso il più debole: benchè definire tale un gigantesco gorilla alto più o meno 6 metri possa apparire quanto meno inappropriato.






Ma torniamo a noi, e al nostro finale alternativo. Prima di tutto, c'è da dire che Kong se ne stava bello tranquillo a casa sua, volteggiando da una liana all'altra, ingannando il tempo tra divorare quintali di banane e spezzare il collo a qualche pseudo-dinosauro superstite nel fitto della giungla. Mai avrebbe pensato di porre zampa sul suolo del Nuovo Mondo, se un manipolo di scriteriati scienziati-esploratori non fosse andato lì apposta a rompergli le scatole (pardon, gli scatoloni!), riuscendo non si sa come a impacchettarlo nella stiva di una capiente nave da carico.


Dulcis in fundo, alla biondina parcheggiata sul palmo della sua manona darei un consiglio spassionato: perchè non fare un pensierino sulla possibilità di seguire King Kong a ritroso? Hai visto mai che diventasse la nuova Dian Fossey di Gorilla nella nebbia? Sempre meglio che ballerina di fila in qualche bettola di Chinatown: se non altro, cibo sano, movimento ed aria pura le sarebbero quotidianamente -e affettuosamente- assicurati dal suo quadrumane chaperon.


























