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sabato 13 febbraio 2010

Gli oggetti nel cinema: I soldi

I vitelloni (1953) di Federico Fellini

Solimano

Tredici variazioni sul tema dei soldi, seguendo l'ordine cronologico dei film. In alcune, l'antico mito di Danae è lontanissimo, in altre assai vicino. Le differenze sono due: compaiono gli uomini e generalmente l'oro è sostituito dalle banconote - ma non sempre.
Nel film I vitelloni (1953), Alberto (Alberto Sordi) è un buono a nulla che vive ancora con la mamma e la sorella Olga (Claude Farell), un'impiegata, che qui gli sta passando del denaro. Alberto fa il sostenuto, ma Olga sa se Alberto ne ha bisogno appena apre bocca. Olga ha un amante che è sposato e sarà Alberto a farle la morale quando lei se ne andrà. "Ma ci pensi alla mamma?", le dirà, proprio lui che non ha mai portato un soldo in casa.

Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini

Cabiria (Giulietta Masina) è una prostituta che ha il sogno di trovare l'uomo della sua vita. Crede di averlo trovato in Oscar (François Périer) che le propone il matrimonio. Cabiria vende tutto quello che ha, compresa la casa; ed ostenta felice il grande mazzo di banconote. Oscar le sta seduto di fronte. Sono in un ristorante di Castel Gandolfo, la felicità è a portata di mano, solo che poco dopo, facendo una passeggiata nella pineta che costeggia il lago, Cabiria scopre le vere intenzioni di Oscar: buttarla nel lago e portarle via il denaro.

Bonjour tristesse (1958) di Otto Preminger

Elsa (Mylène Demongeot) è l'amante in carica del ricco playboy Raymond (David Niven). Stasera è felice: ha vinto al casinò e fra quelli che la festeggiano c'è anche Cecile (Jean Seberg) la figlia di Raymond. Ma Elsa non sa quello che l'aspetta: è arrivata la stilista Anne Larson (Deborah Kerr) che era la migliore amica della moglie di Raymond e che vuole sposarsi con lui. Elsa è nata con la camicia: quella sera stessa conosce il buffo miliardario Pablo (Walter Chiari) e riesce rapidamente a vedere le cose in una prospettiva del tutto nuova.

La legge (1959) di Jules Dassin

Nel villaggio di pescatori di Porto Manacore, Marietta (Gina Lollobrigida) è la ragazza più bella, contesa da tre uomini: Don Cesare (Pierre Brasseur), Enrico Tosso (Marcello Mastroianni), e Matteo Brigante (Yves Montand). Solo che è di famiglia povera, e in tal caso la trincea migliore è quella che si fa Marietta: dei sacchi pieni, con sopra delle banconote. Chi gliele avrà date? Il più ricco o quello che piace veramente a lei?

Adua e le compagne (1960) di Antonio Pietrangeli

Dopo la chiusura delle case di tolleranza, in conseguenza della legge Merlin, quattro prostitute decidono di associarsi per aprire una trattoria: Adua (Simone Signoret), Lolita (Sandra Milo), Marilina (Emmanuelle Riva) e Caterina (Gina Rovere). Hanno messo insieme i loro risparmi e stanno attendendo Ercoli (Claudio Gora) un procacciatore di affari ambiguo, che hanno conosciuto nelle case. Ercoli le strozzerà con le rate di un prestito e le donne torneranno a fare le prostitute, ma per strada.

La noia (1963) di Damiano Damiani

Dino (Horst Bucholz) ha portato la sua amante Cecilia (Catherine Spaak) nella ricca casa della madre (Bette Davis). Dino sa che Cecilia ha altri amanti e che con uno di questi, Luciani (Luigi Giuliani) vorrebbe fare un viaggio a Capri. Dino ha le chiavi della cassaforte della madre e ricopre Cecilia nuda con banconote di grosso taglio. Cecilia si diverte, è affascinata da questo gioco, che Dino conclude lanciando delle bancanote in modo che ricadano su Cecilia dall'alto, come se piovesse. Poi Dino propone a Cecilia di tenersi lei tutto il denaro, ma Cecilia lo sorprende chiedendogli la cifra esatta che costa il viaggio e il soggiorno a Capri, cioè molto meno. Cecilia ha trovato un modo per rispondere a quello che voleva veramente Dino: tenersela tutta per sé.
L'episodio c'è anche nel romanzo di Moravia e la somiglianza con certe rappresentazioni erotiche del mito di Danae nel Seicento e nel Settecento è evidente.

Gli argonauti (1963) di Don Chaffey

Giasone (Todd Armstrong) con l'aiuto di Medea (Nancy Kovack), è riuscito ad impadronirsi del Vello d'oro. Medea, innamorata di Giasone, ha tradito il padre Eeta (Jack Gwillim), che possedeva il Vello. Durante una battaglia con gli uomini di Eeta, Medea viene colpita alla schiena da una freccia. Giasone e Argo (Laurence Naismith) hanno l'idea di ricoprirla col Vello e in poco tempo le proprietà terapeutiche del Vello fanno sì che Medea si riprenda, perfettamente sanata. Un'idea intelligente, vicina a rappresentazioni del mito di Danae non palesemente erotiche.

Irma la Douce (1963) di Billy Wilder

Nestor Patou (Jack Lemmon) era un poliziotto. Ora è diventato il protettore di Irma la Douce (Shirley Mac Laine) di cui è innamorato e che è innamorata di lui. Proprio per questo motivo Irma lavora il più possibile perché pensa che così Nestor sia più contento di lei. E Nestor è effettivamente contento, Irma gli ha appena dato tante banconote guadagnate in quel giorno. Ma pochi giorni dopo Nestor vorrebbe che Irma fosse tutta per lui, una deleteria confusione fra amore e lavoro. Come fare?

Au hasard Balthasar (1966) di Robert Bresson

Marie (Anne Wiazemsky) è la figlia di un maestro di paese che ha fatto i soldi amministrando le tenute di un aristocratico, il cui figlio era innamorato di Marie. Ma sono intervenuti dei contrasti col padre di Marie sulle modalità amministrative e sul denaro. Questo ha allontanato i due giovani e Marie si è messa con un poco di buono che la trascura. Una sera, disperata, si rifugia nella casa di un uomo che crede amico. Questi le offre dei soldi che Marie prima prende poi rifiuta. Questa rappresentazione, ancor più del mito di Danae, richiama un mito biblico, quello della Casta Susanna. Penso che Bresson lo sapesse benissimo e l'abbia fatto volutamente.

Questi fantasmi (1968) di Renato Castellani

Maria (Sophia Loren) ha sposato Pasquale (Vittorio Gassman) che non è ricco ed ha dei problemi con i vari lavori che cerca di fare. Però, da sempre, di Maria è innamorato Alfredo Mariano (Mario Adorf) che fa in modo che a casa di Maria arrivino dei doni. Pasquale crede che la casa sia abitata da un benefico fantasma, mentre Maria crede che Pasquale abbia capito tutto e che abbia inventato il fantasma per non far sapere come stanno le cose. Finisce con un finto uxoricidio, tutti credono cha Maria sia morta, compreso Alfredo, che offre soldi a quella che crede sia una apparizione. Invece è Maria in carne ed ossa, che con quei soldi crea una pioggia inaspettata su Pasquale che si sveglia attonito. Prima, il passaggio di denaro secondo il mito (da Alfredo a Maria), poi la spiritosa declinazione al maschile (da Maria a Pasquale).

Lo Scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini

I tanti soldi che ha davanti Peppino (Alberto Sordi) vengono dalla miliardaria (Bette Davis) che sta facendo il suo annuale viaggio in Italia durante il quale, in coppia con George (Joseph Cotten) gioca a scopone contro Peppino e sua moglie Antonia (Silvana Mangano). Stavolta sembra che finalmente i soldi della miliardaria trasmigrino, ma non finirà così, perché mentre Antonia gioca molto bene, Peppino è un giocatore fragile e incerto. Declinazione al maschile anche qui.

Getaway (1972) di Sam Peckinpah

Dock McCoy (Steve McQueen) è un delinquente appena uscito dalla galera. Fuori lo attende la moglie Carol (Ali McGraw), che è riuscita ad ottenere che Doc uscisse prima accettando di andare a letto col potente Jack Beynon (Ben Johnson) - ma questo Doc non lo sa. Doc e Carol hanno appena fatto una rapina in banca e si mettono a letto ricoprendosi di banconote.

Adele H (1975) di François Truffaut

Adèle Hugo (Isabelle Adjani) è ossessionata dall'amore per l'ufficiale inglese Albert Pinson (Bruce Robinson). Gli offre ripetutamente dei soldi che Pinson rifiuta davanti a tutti.


P.S. Questo post è stato l'ultimo che ho pubblicato nel Nonblog di Habanera col titolo "La pioggia d'oro (3)", il 17 settembre 2009. Ho apportato modifiche al testo ed ho aggiunto alcune immagini. Scrissi allora un commento che voleva essere un tirare le somme (!) dei tre post sul mito di Danae. Inserisco qui sotto quel commento, anch'esso in parte modificato:

"Riparto dall'inizio, oltre 2500 anni fa.
Il tema originario del mito non è un tema erotico o amoroso, ma è l'impossibilità di sfuggire al proprio Fato. Come nel mito di Edipo. Difatti Acrisio chiude in una torre la figlia Danae perché gli è stato profetizzato che il figlio di Danae lo ucciderà. Quindi Zeus è uno strumento del Fato: Perseo, generato dalla visita di Zeus sotto forma di pioggia d'oro, ucciderà casualmente Acrisio.
Già nelle ceramiche greche e poi nelle pitture trovate a Pompei la connotazione erotica è in primo piano, anche se va detto che è molto presente un altro mito: quello di Perseo, il figlio di Danae, con la liberazione di Andromeda e l'uccisione di Medusa.
Dopo l'avvento del cristianesimo il mito di Danae sparisce per mille anni. Rifiorisce attorno alla fine del Quattrocento nella pittura e vive per tre secoli, sparendo nell'Ottocento, perché le rappresentazioni ottocentesche sono quasi sempre delle scuse per mostrare una bella donna nuda.
Quindi, la pioggia dorata moderna diviene il rapporto sesso-denaro, e il cinema lo rappresenta tante volte; qui ne ho mostrato solo tredici. In teatro, nell'opera lirica e nell'operetta è evidente la centralità nella Traviata e ne La vedova allegra, e non perché registi creativi bene o male ne approfittano, ma perché è proprio così di partenza. Ci sono altri esempi (certamente nell'opera buffa), di cui quello più evidente nasce dall'incontro Beaumarchais-Da Ponte-Mozart: Le Nozze di Figaro col rapporto fra Conte, Contessa, Figaro e Susanna, su cui il Conte vuole esercitare lo ius primae noctis. Altri esempi sono le due Manon (Massenet e Puccini), Musetta nella Bohème, senza dimenticare l'Elisir d'amore: Nemorino diventa molto popolare nel suo paese quando si viene sapere che erediterà da un parente.
Il cinema inserisce molte varianti, fra cui la principale è che compare anche l'uomo oggetto: non è scontato che il denaro ce l'abbia l'uomo. Continuerà così anche in futuro, perché il rapporto sesso-denaro (amore-interesse) continua e continuerà ad esserci, malgrado si faccia di tutto per chiamarsi fuori. Il gioco delle dominanze è inerente agli esseri umani, e il denaro è un mezzo per esercitarlo, ma non il solo mezzo.
C'è un notevole film del 1981: "La vera storia della signora delle camelie" di Mauro Bolognini, con Isabelle Huppert ( Alphonsine Plessis), Gian Maria Volontè (il padre di Alphonsine), Fabrizio Bentivoglio (Alexandre Dumas fils), Mario Maranzana (Alexandre Dumas père), Bruno Ganz (Conte Perregaux) e... Carla Fracci (Marguerite Gautier)! Perchè il film passa dalla vita alla rappresentazione e Alexandre Dumas assiste alla prima della sua pièce, in cui Alphonsine Plessis diventa Marguerite Gauthier
".

Le tre immagini di chiusura del post sono tratte da questo film.

"La vera storia della signora delle camelie"
(1981) di Mauro Bolognini

venerdì 24 aprile 2009

Gli oggetti nel cinema: Lo specchio (2)


Solimano

Questo post è stato già pubblicato sul Nonblog di Habanera col titolo Specchio delle mie brame (2).

Così Giorgio Vasari nella Vita di Francesco Mazzuoli pittore parmigiano:

" ... per investigare le sottigliezze dell'arte, si mise un giorno a ritrarre se stesso, guardandosi in uno specchio da barbieri, di que' mezzo tondi. Nel che fare, vedendo quelle bizzarrie che fa la ritondità dello specchio... gli venne voglia di contrafare per suo capriccio ogni cosa. Laonde, fatta fare una palla di legno al tornio, e quella divisa per farla mezza tonda e di grandezza simile allo specchio, in quella si mise con grande arte a contrafare tutto quello che vedeva nello specchio e particolarmente se stesso... E perché tutte le cose che s'appressano allo specchio crescono, e quelle che si allontanano diminuiscono, vi fece una mano che disegnava un poco grande, come mostrava lo specchio, tanto bella che pareva verissima; e perché Francesco era di bellissima aria et aveva il volto e l'aspetto grazioso molto e più tosto d'Angelo che d'uomo, pareva la sua effigie in quella palla una cosa divina."

M (1931) di Fritz Lang

Hans Beckert (Peter Lorre): "Quando cammino per le strade ho sempre… la sensazione che qualcuno mi stia seguendo. Ma sono invece io che inseguo me stesso.
Silenzioso... Ma io lo sento. Sì, spesso ho l'impressione di correre dietro a me stesso. Allora, voglio scappare. Scappare! Ma non posso, non posso fuggire! Devo, devo uscire ed essere inseguito! Devo correre, correre!"

Jour de fête (1949) di Jacques Tati

Nel paese di Follainville (Saint-Sévère-sur-Indre), il postinoFrançois (Jacques Tati) si accorge improvvisamente di avere un occhio cerchiato. E' uno scherzo che gli hanno fatto qualche ora prima quelli che gli hanno offerto da bere. Sono sicuramente invidiosi della ventata di modernità che François sta introducendo a Follainville, con l'adozione dei sistemi della posta all'americana.

Stromboli (1950) di Roberto Rossellini

Karin (Ingrid Bergman) è una cittadina lituana che per uscire da un campo di concentramento ha sposato Antonio (Mario Vitale), un soldato di guardia al campo. Antonio proviene da un'isola che lei non ha mai visto. Ma la realtà di Stromboli è molto diversa da quello che lei si aspettava: vita dura, costumi diversi. Un senso totale di estraneità. Il guardarsi nello specchio è un riconoscere la Karin che c'era e che ora vorrebbero che non ci fosse più.

Alraune (1952) di Arthur Maria Rabenalt

Lo scienziato Jacob Ten Brinken (Erich von Stroheim) è riuscito a far nascere una bambina dall'unione artificiale di un condannato a morte e di una prostituta. La malefica mandragora germogliava dalle estreme convulsioni dei condannati. Ten Brinken ha creato una mandragora di carne: Arlaune (Hildegard Knef). A diciotto anni è scappata dal convento e si contempla allo specchio. Sedurrà uno studente, un pittore, un barone, uno stalliere, lo stesso Jacob Ten Brinken e il suo segretario.
La vedono e si innamorano, facendo tutti una brutta fine. Mai fidarsi delle mandragore, specie quelle di carne, perdippiù tedesche! In un film precedente, tratto dallo stesso libro di Hans Heinz Ewers, la parte di Alraune fu di Brigitte Helm...

Les Diaboliques (1955) di Henri-Georges Clouzot

Christina Delassalle (Véra Clouzot) è la proprietaria di una scuola privata, ma è suo marito, il crudele Michel Delassalle (Paul Meurisse) , a decidere tutto. Christina si è fatta amica di una insegnante della scuola, Nicole Horner (Simone Signoret), benché sappia che Nicole è l'amante di Michel. Uno studente vede, attraverso il vetro che lo rispecchia, Nicole che prepara una medicina per Christina.

I dolci inganni (1960) di Alberto Lattuada

E' una giornata importante, per la sedicenne Francesca (Catherine Spaak): ha fatto l'amore per la prima volta con l'architetto Enrico (Christian Marquand) che ha trentasette anni. Francesca non sa se le è piaciuto o no, sa che oggi è cominciata la consapevolezza e finita l'adolescenza.

Zazie dans le métro (1960) di Louis Malle

Zazie (Catherine Demongeot), prima è scappata dalla casa dello zio Gabriel (Philippe Noiret), poi ha incontrato un ambiguo personaggio: Trouscaillon (Vittorio Caprioli), che le ha comprato un paio di blu-jeans, seconda aspirazione di Zazie dopo il viaggio sul metrò (che però oggi non funziona a causa di uno sciopero). Adesso Zazie è fuggita abilmente da Trouscaillon portando con sé i blu-jeans, ma Truscaillon, che è un sagace investigatore, l'insegue. Solo che si trova di fronte improvvisamente ad un triplice specchio e si spaventa tre volte vedendo se stesso.

La viaccia (1961) di Mauro Bolognini

Il contadino Amerigo (Jean-Paul Belmondo), giunto da poco a Firenze, guarda ammirato la prostituta Bianca (Claudia Cardinale), che guarda se stessa. Per lei Amerigo perderà il lavoro e si ridurrà ad essere il guardiano del bordello.

Irma la Douce (1963) di Billy Wilder

La passeggiatrice Irma la Douce (Shirley MacLaine) si sistema un ricciolo sotto gli occhi del suo amato Nestor Patou (Jack Lemmon) che è un po' inquieto. Fatica ad abituarsi al suo salto sociale: da poliziotto a lenone. Inoltre è geloso a causa del lavoro di Irma e sta meditando di trasformarsi da lenone in cliente esclusivo. Ma è solo un lavoro, Nestor!

Judex (1963) di Georges Franjou

Del film Judex non sapevo niente, niente di niente. Ma mi sono imbattuto nell'immagine di una suora cappellona bellissima che si specchia ed ha un pugnale in cintura. Non potevo esimermi dal metterla. Però mi sono informato: non è una vera suora, ma una donna astuta che a volte si fa chiamare Diana Monti a volte Marie Verdier (Francine Bergé). Il titolo italiano del film è L'uomo in nero.

La Sirène du Mississipi (1969) di François Truffaut

Marion Vergano (Catherine Deneuve) ha sposato Louis Mahé (Jean-Paul Belmondo), un ricco possidente nell'isola di Réunion, fingendo di essere Julie Roussel, la donna con cui Louis era in corrispondenza. Dopo il matrimonio Marion è scappata coi soldi tornando in Francia. Ma Louis è tornato, ed ha una pistola. Però a volte l'amore è cieco...

Paper Moon (1973) di Peter Bogdanovich

Stamattina Moses Pray (Ryan O'Neal) e la bimba Addie Loggins (Tatum O'Neal) si guardano insieme nello specchio prima di uscire a vendere Bibbie casa per casa. In genere Addie si specchia poco, ma oggi vuol vedere come le sta il fiocco che ha comprato Moses. Il fiocco è utile perché Addie è stufa di essere scambiata per un maschio, quando porta i blu-jeans. Moses, dal suo punto di vista, cerca di tener buona Addie perché si è innamorato di Trixie Delight (Madeline Kahn) e sta vendendo meno Bibbie, con grande dispetto di Addie, sua socia in affari.

La nuit américaine (1973) di François Truffaut

Il regista Ferrand (François Truffaut) sta girando a Nizza il film Je vous présent Pamela. Questa immagine è un fuori scena del film: Julie (Jacqueline Bisset) sta cercando di mettersi a posto davanti ad uno specchio che le presenta una assistente, ma lo specchio è double-face e noi vediamo la faccia dell'assistente. In fondo, si scorge Ferrand. Come si vede, la situazione è ingarbugliata, ma se si tiene presente che il fuori scena riguarda il film Je vous présent Pamela e non il film La nuit américaine, si capisce tutto (o quasi...)

Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli

Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un metalmeccanico milanese che ha sposato Vincenzina Rotunno (Ornella Muti) una ragazza meridionale molto più giovane di lui ( Vincenzina ha meno di vent'anni). Però il Basletti comincia ad avere l'impressione che la differenza di età si senta, perché attorno a casa ronza un giovane poliziotto meridionale, Giovanni Pizzullo (Michele Placido). Davanti allo specchio, con le mani si stira la faccia come per far sparire le rughe.

Nosferatu (1979) di Werner Herzog

Il Conte Dracula (Klaus Kinski) è riuscito a seguire Jonathan Harker (Bruno Ganz) nel suo viaggio di ritorno dai Carpazi in Germania. Insidierà Lucy Harker (Isabelle Adjani) che lo vede atterrita nello specchio, come se fosse un'ombra.

Madame Bovary (1991) di Claude Chabrol

Emma Bovary (Isabelle Huppert) al ballo non guarda il grande specchio che le sta dietro e che la riflette di schiena. Guarda la sala, le persone, fra cui c'è Rodolphe Boulanger (Christophe Malavoy) che diverrà il suo amante. Emma impara a disprezzare suo marito Charles (Jean-François Balmer), che vede completamente fuori posto, meschino, imbarazzato e imbarazzante.

Basic Instinct (1992) di Paul Verhoeven

Catherine Trammel (Sharon Stone) non si guarda negli specchi: sono gli specchi che guardano lei, triplicandone il fascino dominante. Tempi duri per Nick Curran (Michael Douglas) e Beth Garner (Jeanne Tripplehorn). Il vizio di accavallare le gambe è palese, quello del rompighiaccio è nascosto.

Merci pour le chocolat (2000) di Claude Chabrol

Jeanne Pollet (Anna Mouglalis) non si guarda in uno specchio, ma guarda un ritratto in cui c'è un viso quasi identico al suo. Un ritratto che è come uno specchio. Jeanne comincerà a caprire che cosa c'è dietro il rapporto fra il grande pianista André Polonski (Jacques Dutronc), che l'ha presa a benvolere, e la sua seconda moglie Mika Muller (Isabelle Huppert) che era la migliore amica della prima moglie, morta in un incidente d'auto, di cui Mika sa forse il motivo.

The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci

Nel 1968 Isabelle (Eva Green), si è chiusa in casa insieme al fratello Theo (Louis Garrel) e al loro amico americano Matthew (Michael Pitt), che hanno conosciuto alla Cinèmateque per la comune passione filmica. Isabelle usa lo specchio per truccarsi, fra un gioco erotico e l'altro col fratello e con l'amico. Usciranno insieme solo per le manifestazioni di maggio.

Van Helsing (2004) di Stephen Sommers

Ancora il Conte Dracula, che stavolta si chiama Vladislaus (Richard Roxburgh). La sua preda in questo film si chiama Anna Valerious (Kate Beckinsale), ma stavolta, nello specchio Dracula sparisce, da buon vampiro che di attiene alle regole vampiresche. E Anna Valerious non sembra più una vittima, ma una danzatrice.

Così ancora Giorgio Vasari, sempre nella Vita di Francesco Mazzuoli pittore parmigiano:

"Francesco, finalmente, avendo sempre l'animo a quella sua alchimia, come gli altri che le impazzano dietro, ed essendo da delicato e gentile, fatto con la barba e chiome lunghe e malconce, quasi un uomo selvatico e un altro da quello che era stato, fu assalito, essendo mal condotto e fatto malinconico e strano, da una febbre grave e da un flusso crudele che in pochi giorni lo fecero passare a miglior vita. Volle essere sepolto nella Chiesa de' Frati dei Servi, chiamata la Fontana, lontana un miglio da Casalmaggiore e, come lasciò, fu sepolto nudo, con una croce d'arcipresso sul petto."

L'autoritratto del Parmigianino con lo specchio concavo è a Vienna, ed è stato eseguito attorno al 1524, mentre l'autoritratto col cappelluccio a sghimbescio (nella Galleria Nazionale di Parma) è dell'ultimo periodo di vita: il Parmigianino, che era nato nel 1503, muore nel 1540, quindi fra i due autoritratti ci sono meno di sedici anni.

giovedì 26 febbraio 2009

Gli oggetti nel cinema: Lo specchio (1)

Rubens: Venere allo specchio c. 1615
Collezione Lichtenstein, Vienna

Solimano
Questo post è stato già pubblicato sul Nonblog di Habanera col titolo " Specchio delle mie brame".

Quanti specchi ci sono nei film! Qualche regista esagera, per manierismo, esibizionismo, narcisismo e così via. Ma frequentemente lo specchio, utilizzato in tanti modi diversi, fa il punto della situazione in cui si trovano i personaggi del film, più le donne che gli uomini. Non voglio fare critiche, tantomeno costruire un piccolo sistema che camminerebbe sugli specchi. Racconto brevemente cosa succede in venti film, che dispongo in ordine cronologico di data di realizzazione.
Sì, ma nella pittura, arte gemella del cinema sotto tanti aspetti, ci sono gli specchi? Sì che ci sono, ma molto meno che nel cinema. Però... avete riflettuto sul fatto che quasi ogni pittore ci ha lasciato degli autoritratti? Ci penserò, intanto occupo il posto mettendo due specchi di Venere del mio amato Pieter Pauwel Rubens. Buona visione ed ampliate le immagini, come al solito.

Duck Soup (1933) di Leo McCarey

Lo specchio non c'è: l'ha infranto Harpo, che si è travestito da Groucho e che imita i movimenti del fratello per fare in modo che non si accorga della sparizione dello specchio. Però Groucho ad un certo punto capisce e si volta verso di noi per dirci che se n'è accorto e che non si farà fregare. Ad Harpo cade il cappello ed è Groucho a raccoglierlo. I due si scambiano anche di posizione, passando attraverso lo specchio (che continua a non esserci). Il gioco del doppio si interrompe quando arriva Chico, travestito anche lui da Groucho: in tre non si può...

Sylvia Scarlett (1935) di George Cukor

E' un bel problema, quello di Sylvia Scarlett (Katharine Hepburn). Fa parte di una banda di quattro imbroglioni, gli altri tre sono suo padre Henry Scarlett (Edmund Gwenn), Jimmy Monkley (Cary Grant) e Maudie Tilt (Dennie Moore). Hanno scelto il nome di Pierrots e tutte le sere fanno un piccolo spettacolo vicino al mare. Sylvia ha dovuto travestirsi da maschio, e c'è riuscita benissimo, tutti ci credono. Solo che una sera durante lo spettacolo litiga con un disturbatore, Michael Fane (Brian Aherne), che è un pittore giovane e ricco. Sylvia se ne innamora, ma Michael crede che lei sia un ragazzo. In questo momento si sta guardando nello specchio; è infastidita dalla sua identità maschile e non sa come fare per liberarsene (tranquilli, la cosa si aggiusterà).

Lo sceicco bianco (1952) di Federico Fellini

A Wanda Giardino in Cavalli (Brunella Bovo) sembra di toccare il cielo con un dito. Scriveva con lo pseudonimo di Bambola appassionata allo Sceicco bianco (Alberto Sordi), l'eroe del fotoromanzo che legge con passione. Quando si sposa con Ivan Cavalli (Leopoldo Trieste), viene a Roma in viaggio di nozze, con la segreta speranza di conoscere lo Sceicco bianco. E' andata al di là delle previsioni più rosee: non solo l'ha conosciuto (il nome vero dello Sceicco è Fernando Rivoli), ma partecipa alla realizzazione del fotoromanzo sulla spiaggia di Fregene. Ha un ruolo da baiadera, ed è contenta di rimirarsi nello specchio rimediato sul set. Ha persino una spalla scoperta. Lo Sceicco l'ha aiutata a truccarsi ed adesso la vuol portare in barca. Intanto suo marito Ivan la sta cercando per tutta Roma, ma Bambola appassionata per il momento ha altro per la testa.

La provinciale (1953) di Mario Soldati

Gemma Foresi (Gina Lollobrigida) vive con la madre che fa l'affittacamere, ma durante l'estate frequenta gente di alto livello. Adesso si scrive con Paolo Sartori (Franco Interlenghi) che farà il medico, ma chissà perché la madre di Gemma (Nanda Primavera) non è contenta. A Gemma sta stretto il posto dove vive, c'è persino un professore, Fabrizio Vagnuzzi (Gabriele Ferzetti) che le fa goffamente la corte, ma Gemma sa cosa direbbero quelli del suo giro estivo di uno come Vagnuzzi, sempre immerso nei libri. Ambiziosa e sicura del fatto suo, si sta contemplando mentre mette a posto un vestito, fra le labbra stringe una spilla.

Les Vacances de Monsieur Hulot (1953) di Jacques Tati

Monsieur Hulot (Jacques Tati) è in vacanza al mare. Alloggia in una pensione familiare in Bretagna. Si aggira per la pensione, si vede in uno specchio e si fa una faccia. E' uno fatto così.

Sorrisi di una notte d'estate (1955) di Ingmar Bergman

Anne Egerman (Ulla Jacobsson) è molto giovane e si è sposata col vedovo Fredrik Egerman (Gunnar Björnstrand), ricco e maturo. Anne è timida, non ha ancora fatto l'amore col marito, che aspetta pazientemente che Anne si svegli. Intanto, Frederick continua a frequentare la sua amante storica, l'attrice Desirée Armfeldt (Eva Dahlbeck). Anne va d'accordo col figlio di Frederick, che si chiama Henrick (Björn Bjelfvenstam) e studia teologia. Henrick è ancor più timido di Anne, che ha notato con fastidio che la cameriera Petra (Harriet Andersson) provoca Henrick, che è tutt'altro che insensibile. Anne si guarda nello specchio e le viene di fare un movimento col braccio che suo marito Frederick non vede, altrimenti si occuperebbe di più di lei.

Picnic (1955) di Joshua Logan

Oggi c'è il grande picnic. Lo fanno tutti gli anni prima della riapertura delle scuole, e Madge Owens (Kim Novak) ha indossato l'abito rosa, il più bello che ha. Di abiti non ne ha molti, per il momento, ma prima o poi si sposerà con Alan Benson (Cliff Robertson), che è il giovane più ricco del paese mentre Madge lo sanno tutti che è la più bella. Lo sa anche sua sorella Millie (Susan Strasberg), più giovane di lei, che ha provveduto a sé con una borsa di studio per l'Università. Invece Madge non ha studiato, con quell'aspetto non ne aveva bisogno. Sua madre Flo (Betty Field) si preoccupa continuamente che tutto vada bene fra Madge ed Alan, e così andrà sicuramente anche oggi, al picnic dell'anno. Alan ha invitato un suo amico, Hal Carter (William Holden), che ha fatto il giocatore di rugby e adesso sta cercando un lavoro. Alan lo assumerà nella ditta di famiglia, è bello far del bene ad un amico tenendolo sotto.

Bonjour tristesse (1958) di Otto Preminger

Cécile (Jean Seberg) sta sfogandosi con se stessa di fronte allo specchio della sua camera, nella casa sulla Costa Azzurra di suo padre Raymond (David Niven) che lei chiama sempre per nome, Raymond, perché è il suo migliore amico, quasi un amante platonico. Prima tutto andava così bene... Nella casa c'era anche Elsa (Mylène Demongeot), l'amante in carica di Raymond, bellissima, ma non impegnativa: su di lei Cécile e Raymond ironizzavano fra di loro. Ma adesso è arrivata Anne Larson (Deborah Kerr) , famosa stilista di moda, e Raymond non le racconta niente, si parla addirittura di matrimonio. Anne ha invaso anche la vita di Cécile, mette il naso sui suoi rapporti con Philippe (Geoffrey Horne) e vuole che Cécile studi per gli esami d'autunno. Che fare? Cécile decide, davanti allo specchio: farà in modo che Philippe ed Elsa fingano un flirt, così Raymond si ingelosirà e tornerà a far la corte ad Elsa. Cécile conosce bene Raymond. Ma non sa come è fatta Anne...

Fantômas (1964) di André Hunebelle

La fotografa Hélène (Mylène Demongeot) è stata rapita dal misterioso criminale Fantômas(Jean Marais), ma non se la prende più di tanto. Ammira nello specchio se stessa e il bel vestito che le ha fatto avere il galante criminale. Non le par vero di non essere vestita da fotografa, sicuramente un abbigliamento meno chic. Per il resto, è tranquilla: sicuramente il suo fidanzato Fandor (Jean Marais) riuscirà a liberarla, ma anche se ci mettesse qualche giorno in più Hélène se ne farebbe una ragione. Sulle tracce del criminale sta investigando anche l'efficiente Commissario Juve (Louis de Funès), che con Fantômas ha un chilometrico conto aperto.

Giulietta degli spiriti (1965) di Federico Fellini

Suzy (Sandra Milo) è nel suo nido arboreo nella pineta di Fregene. Il nido è dotato persino di ascensore, e poco fa Suzy ha fatto salire una sua nuova amica: Giulietta Boldrini (Giulietta Masina). Le due donne sono molto diverse: Suzy è una mantenuta d'alto bordo, provocante e disponibile, Giulietta è una signora trascurata dal marito Giorgio (Mario Pisu), che probabilmente la tradisce.
Suzy sta facendo specchietto: se vede qualche giovane uomo che la interessa, attira l'attenzione mandandogli il sole negli occhi, e successivamente mostrandosi nello specchio, in modo che si facciano una buona idea e salgano con l'ascensore. Scrivo al plurale, perché adesso Suzy ne ha trovati due, ma non si spaventa. Giulietta invece si preoccupa e scende con l'ascensore dal nido arboreo, ma l'ascensore tornerà su quasi subito, con due passeggeri. Suzy li attende a più fermo.

La collectioneuse (1967) di Eric Rohmer

Adrien (Patrick Bauchau) sta parlando con Haydée (Haydée Politoff) che lo guarda tre volte, una direttamente, due con lo specchio.
Adrien è un mercante d'arte, che con l'amico Daniel (Daniel Pommereulle) sta passando un po' di giorni in una casa non lontana dal mare.
In questa casa c'è anche Haydée, che ogni sera torna con un ragazzo diverso, è questo il suo tipo di collezionismo. All'inizio Adrien e Daniel si divertono a prendere in giro Haydée ed i suoi occasionali amici, ma adesso la situazione è cambiata, perché Daniel ha ceduto, entrando nella schiera degli amici di Haydée. Poi Daniel è partito ed ora si trovano di fronte, anzi di specchio, Adrien e Haydée. Apparentemente non c'è match, Adrien è colto, ricco, bello, ironico, elegante, spiritoso. Haydée, a parte la bellezza di tipo ruspante, di qualità ne ha una sola: è naturale. Chi vincerà?

L'Odissea (1968) di Franco Rossi

Ai tempi di Omero, non credo che ci fossero specchi, salvo smentita. Ma Franco Rossi, nel film L'Odissea che uscì prima come sceneggiato TV, aggira l'ostacolo: basta lucidare un bel vassoio di metallo e il gioco è fatto. Arete (Marina Berti), seduta dall'altra parte del tavolo, sta ascoltando Ulisse (Bekim Fehmiu) che racconta le avventure dei viaggi che ha fatto, prima di arrivare all'isola dei Feaci. Arete è la mamma di Nausicàa (Barbara Bach) che ogni tanto ascolta anche lei le avventure di Ulisse. Entrambe non si rassegnano al fatto che Ulisse voglia ripartire. Ma perché, Ulisse? Non ti trovi bene, con Arete e Nausicàa?

Morte a Venezia (1971) di Luchino Visconti

La giovane prostituta Esmeralda (Carole André) ha appena ricevuto la visita di Gustav von Aschenbach (Dirk Bogarde), il musicista che sta trascorrendo a Venezia un periodo di riposo. Esmeralda la si vede anche nello specchio sopra il letto, specchio che era usuale nei postriboli di lusso. Vorrebbe che Gustav tornasse ancora da lei, ma il musicista non tornerà. Anche la nave con cui Gustav è arrivato a Venezia si chiama Esmeralda, e quando Gustav la conosce, la ragazza sta suonando il pianoforte (e lo suona bene).

Una giornata particolare (1977) di Ettore Scola

Il 6 maggio 1938, Antonietta (Sophia Loren) è rimasta sola in casa: il marito Emanuele (John Vernon) ed i sei figli sono tutti alla manifestazione oceanica per l'incontro a Roma fra il Duce e Hitler. Antonietta sta sistemandosi meglio che può davanti allo specchio, gesti forse per lei non più usuali. Ha conosciuto poco prima un condomino, Gabriele (Marcello Mastroianni). Il tramite è stato un merlo, fuggito dalla gabbia di Antonietta e che è andato a posarsi sul davanzale di Gabriele. Antonietta e Gabriele, in quel giorno, si troveranno ancora.

Mignon è partita (1988) di Francesca Archibugi

Mignon (Céline Beauvallet) ha quindici anni ed è cresciuta in Francia. Adesso è ospite di una famiglia di parenti a Roma, e non si trova bene. Ha fatto amicizia col cugino Giorgio (Leonardo Ruta), che ha solo tredici anni. Giorgio si è innamorato di Mignon che però andrà con Cacio (Lorenzo De Pasqua), un ragazzo ignorante ma più grande di lei. Adesso si sta aggiustando il cerchietto per i capelli davanti ad un grande specchio decorato da ragazze e ragazzi che Mignon sente come estranei.

Le mari de la coiffeuse (1990) di Patrice Leconte

Antoine (Jean Rochefort) e Mathilde(Anna Galiena) stanno guardando se stessi in uno specchio che non si vede perché è dalla nostra parte. Lo fanno seri ed intenti, perché Mathilde sta lavorando: taglia i capelli ad Antoine, una delle cose che lui ama di più. Fin da quando era bambino, i capelli glieli tagliava una donna. Antoine è quindi assolutamente felice perché ama Mathilde e sa che Mathilde lo ama. Anche Mathilde è felice, ma...

Wild at Heart (1990) di David Lynch

Lula Fortune (Laura Dern) nel film piange spesso, ma oggi è contenta: tutto sta andando bene fra lei e Sailor Ripley (Nicolas Cage). Gli ostacoli che ha frapposto soprattutto la madre di Lula, Marietta Fortune (Diane Ladd) non sono riusciti ad allontanare Sailor e Lula. Non ci riuscirà neppure Perdita Durango (Isabella Rossellini). Lula non si guarda nello specchio, che semplicemente raddoppia la sua contentezza.

Cyrano de Bergerac (1990) di Jean-Paul Rappeneau

Roxane (Anne Brochet) si è appena alzata e sta accudendo a sé nella sua camera. Ha scelto la collana che vuole mettersi e fra poco entrerà da lei il potente Comte de Guiche (Jacques Weber). Roxane sa che deve riuscire a tenerlo a distanza senza indispettirlo, perché può danneggiare il suo amato Christian de Neuvillette (Vincent Perez). Per il suo amore, Roxana ha chiesto l'aiuto di suo cugino Cyrano de Bergerac (Gérard Depardieu). Sul momento l'ha visto un po' perplesso e non ne ha capito il motivo, visto che il cugino è stato sempre generoso con lei, ma adesso Cyrano sta aiutando lei e Christian in tutti i modi. Roxane certamente pensa che è bello avere un amico che ti aiuta in modo così disinteressato.

L'amore molesto (1995) di Mario Martone

Lo sguardo duro e deciso di Delia (Anna Buonaiuto) vestita di rosso, che solo ora ha imparato com'era realmente sua madre Amalia (Angela Luce) e com'era stata Amalia da giovane (Licia Maglietta). Delia, durante il film, imparerà a somigliare ad Amalia.

Il più bel giorno della mia vita (2002) di Cristina Comencini

Gli sguardi tormentati di Rita (Sandra Ceccarelli), che deve scegliere se restare col marito Carlo (Marco Baliani) o mettersi con Davide (Jean-Hugues Anglade), di cui non è ancora l'amante. Poi, ci sono i problemi delle figlie Silvia (Francesca Perini) e Chiara (Maria Luisa De Crescenzo), della madre Irene (Virna Lisi) e della sorella Sara (Margherita Buy). Ma per Chiara, il giorno della prima comunione dovrà essere il più bello della sua vita.

Rubens: Toeletta di Venere (part) c.1608
Collezione Thyssen Bornemisza, Madrid