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lunedì 19 ottobre 2009

Vuoti a rendere di Jan Sverák (1)

Vuoti a rendere (2007) Regia: Jan Sverák Sceneggiatura: Zdenek Sverak Attori: Zdenek Sverak, Daniela Kolarova, Tatiana Vilhelmova, Robin Soudek, Jiri Machacek, Pavel Landovsky, Jan Budar, Miroslav Taborsky Titolo originale: Vratné lahve Fotografia: Vladimír Smutný Musica: Ondrej Soukup (100 minuti) Rating IMDb: 7.5

Giulia

E' molto bella l'idea di volare e soprattutto su una mongolfiera. Mi piace però solo l'idea, perchè se dovessi trovarmi davvero in questa situazione, credo che farei proprio come la donna di questa foto. Eppure senza un po' di coraggio, senza vincere le nostre paure rischieremmo di rimanere sempre fermi e la vita ci scivolerebbe davanti senza assaporarla davvero in tutti i suoi risvolti e le sue sfumature.
E' proprio quello che capita a Eliska, la moglie di Josef, insegnante in pensione. Si intuisce che doveva essere una donna vitale, colta e bella. Ma la quotidianità senza "voli", l'ha invecchiata dentro.

E' proprio quello che il marito non vuole che succeda a lui.

Josef Tkaloun è il protagonista del film: un professore in crisi con i suoi alunni con cui non riesce ad entrare più in sintonia. Sente di non avere più nulla da insegnare a ragazzi che non riescono ad apprezzare una poesia che lui ama molto e che costituisce anche un po' la sua filosofia di vita:
Per un po' d'amore in capo al mondo andrei,
Andrei a capo scoperto ed a piedi scalzi,

Per un po' d'amore in capo al mondo andrei,

Come chi sta davanti ad una porta e chiede

"I piedi poi se li deve lavare?" chiede il suo alunno più strafottente interrompendo con la battuta stupida l'atmosfera magica che il professore, invece, avrebbe voluto trasmettere: i ragazzi ridono, l'incanto si è rotto. E cosa fa il professore esasperato: spreme sulla testa del ragazzo il cancellino bagnato.

Chiamato a rapporto dalla dirigente scolastica, Josef capisce allora che se ne deve andare: "Questo luogo - dice - non mi fa più "felice".

Il motore della storia raccontata in "Vuoti a perdere" è proprio la determinazione di Josef a non rinunciare alla possibilità di rendere più viva e autentica la propria esistenza e quindi, perchè no, di essere più felice, di continuare ad amare. Non cerca grandi cose, non fa grandi progetti, semplicemente vuole approfittare delle occasioni che la vita ancora gli può offrire per non vederla solo passare. Certo non vuole trascorrere il suo tempo in casa ad aiutare la moglie, a passare l'aspirapolvere che a dire il vero sa usare poco o ad oliare una porta.

Il film è del resto anche il ritratto di un matrimonio di lunga durata e tocca dei punti di dolorosa profondità. Eliska, e Josef non hanno smesso di volersi bene, ma, avanzando nell'età, non riescono a trovare un cammino comune e vivono quella vita che caratterizza tante coppie dopo tanti anni di matrimonio: un rapporto stanco che non riesce più a soddisfare nessuno.
Lui cerca di reagire, lei si lascia andare e, ogni giorno di più, perde stima in se stessa e sente di non essere più una donna desiderabile. Accusa il marito di esere "un galletto", sempre alla ricerca di qualche donna che lo faccia sentire più giovane. E' amara Eliska e profondamente insoddisfatta.

Josef la vede guardare alla televisione un film strappalacrime e le dice: "Come fai a guardare certe stronzate, una donna della tua cultura!" lei le risponde calma: "Hai mai stirato tu?"

Cercare la felicità può essere un'impresa ardua, non però per Josef che vuole semplicemente vivere rapporti più veri, più umani, che cerca solo di sentirsi ancora utile e che non vuole smettere di ccredere ancora nell'amore, anche se a volte lo sogna soltanto.


E' la vita quotidiana che offre, a saperle vedere, le occasioni, non i momenti eclatanti della vita.
Josef trova un lavoro, non si ferma davanti alle oggettive difficoltà: quello che sa per certo è che non vuole diventare come i suoi coetanei che passeggiano senza fare nulla e senza più essere più nulla.

Diventa quindi l'unico corriere sessantottenne in bicicletta di tutta Praga.


Purtoppo presto, però, si accorge che non è lavoro per lui.

Torna a casa dove la moglie lo accudisce e lo rimette con grande pazienza in piedi.

La figlia intanto è stata abbandonata dal marito e si lamenta con la mamma, mentre Josef preferisce giocare con il nipotino che lo adora.


Appena rimesso in forze dalla caduta, Josef cerca di nuovo lavoro e viene assunto al banco dei vuoti a rendere in un supermercato del suo quartiere. Da questa nuova postazione instaura una fitta rete di rapporti che gli permettono di riempire la propria vita e migliorare quella degli altri.
In quell'affollato e anonimo negozio Josef sta dentro un magazzino, e riceve le bottiglie vuote attraverso una piccola finestrella. A quel piccolo spazio si affaccia un intero mondo che intorno a lui si anima e intreccia amicizia e persino amori: da lì dove le persone si salutano, si fanno complimenti e chiedono notizie dei figli, si fanno dare consigli. Ecco perché quel luogo lo rende così felice.”
Ed a volte per l'incorreggibile Josef è anche un "bel vedere"

Riuscirà da questo piccolo spazio a combinare anche matrimonio. Troverà moglie persino il "signor Parlantina" (chiamato così perchè non parla mai) con cui condivide lo stesso lavoro.

Una cliente gli aveva confidato che non le dispiaceva che parlasse poco, perchè suo marito defunto parlava troppo: l'unica cosa che le dispiaceva è che non si curasse tanto.

Da quando è stata lasciata dal marito, la figlia frequenta un corso tenuto dalla chiesa sulla "sofferenza".

E' così che il nipotino rimasto con lui gli chiede: "Nonno tu muori?", "sì - gli risponde Josef, ma non è nei miei programmi immediati". "E diventerai uno scheletro?" insiste il bambino. "No, sarò una polverina sottile per non far paura al mio piccolo nipotino"

E' preoccupato Josef per la figlia e farà quindi di tutto per trovargli marito. C'è un suo ex collega a cui la ragazza sembra piacere e Josef si industria per fargliela incontrare.

E così tutti cambiano un po'. Cercano di smussare le loro rigidità e di imparare a sorridersi. Ma i luoghi in cui si parla, si comunica tendono a scomparire ovunque: le macchine prendono il loro posto e così accadrà anche in questo supermarket: Josef sarà licenziato, ma non si darà per perso.

Alla fine non possiamo che concludere che la cosiddetta terza età potrebbe anche essere una fase della vita tutt’altro che noiosa.

Vuoti a Rendere ha vinto numerosi premi in patria ed ha stabilito un record quale miglior incasso nella Repubblica Ceca. Il film è la parte conclusiva di una trilogia sulla vita: il primo film, Scuola Elementare, esplora il mondo dell'infanzia, mentre Kolya, Oscar come miglior film straniero nel 1996, parla dell'età adulta.

Attore protagonista e sceneggiatore è Zdenek Sverak, conosciuto attore del teatro ceco, mentre la regia è sempre quella del figlio, Jan Sverak, quasi a voler ribadire un felice connubio cinematografico di padre e figlio che è arrivato con questa pellicola all’ultima puntata di una trilogia incominciata giusto con Kolya.
“La cosa più difficile di tutte era dover essere sempre in forma per quarantacinque giorni.” dice l'attore “Essere arzillo e allegro e disponibile dalla mattina alla sera, dall’alba al tramonto, questa mi sembrava davvero un’impresa impossibile. Molte volte, dopo i primi giorni in cui pedalavo fra la neve e il ghiaccio, tornavo a casa che non sentivo più il corpo dal freddo.

Mi dicevo: 'Mi ammalerò, e le riprese verranno interrotte…’ Quindi mi facevo un bagno caldo, cosa che non faccio spesso, ma era proprio quello che il mio fisico mi richiedeva In passato ho avuto problemi di insonnia, e temevo anche che se si fossero aggiunti anche problemi con il sonno oltre a tutto il resto, sarei crollato del tutto. Invece è accaduto il contrario e ho sempre dormito come un ghiro.”
Un'altra difficoltà è stata far recitare il bambino.
"Robin Soudek, il bambino che interpreta Tomik, - dice il regista - ha l’incredibile dono di ricordare tutte le battute ed è disposto a ripeterle; però. come tutti i bambini, gli piace giocare e quando non è dell’umore giusto neanche i suoi genitori riescono a convincerlo; naturalmente questo succede sempre proprio quando tutto è pronto per girare! Per fortuna, Robin aveva una forte simpatia per il suo nuovo ‘nonno’, il quale riusciva a persuaderlo a ripetere le battute per un po’ per poi riprendere a giocare".

lunedì 22 giugno 2009

Un matrimonio all'inglese di Stephan Elliott

Un film di Stephan Elliott Titolo originale Easy Virtue Con Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas, Ben Barnes, Kimberley Nixon, Katherine Parkinson, Kris Marshall, Christian Brassington, Charlotte Riley, Jim McManus, Pip Torrens. Da una commedia di Noel Coward Sceneggiatura: Stephan Elliott, Sheridan Jobbins. Musiche: Marius De Vries. Durata 96 min. - Gran Bretagna 2008, IMDb 6.7/10

Giulia

Larita, un'americana anticonformista campionessa di automobilismo, sposa il giovane John (Ben Barnes) dell'aristocratica famiglia Whittaker. Il ragazzo è da molto tempo atteso a casa dalla mamma che spera possa finalmente prendere le redini in mano della antica, ma molto indebitata villa di campagna: "Noi terremo il focolare acceso - dice alla figlia - fino a quando sua altezza non farà ritorno".
E sua altezza finalmente ritorna: è un telegramma ad annunciarlo, ma non sarà solo. Si è sposato, con una donna che non è certo quella che la mamma sperava: Sara, amica da sempre e figlia di un ricco possidente.

Del resto quando Larita arriva nei pressi della grande casa, e vede dove il suo maritino la sta portando, blocca la macchina e la tentazione è quella di fare dietro front, ma il suo giovane innamorato la dissuade. "Tutto fumo e niente arrosto" la tranquilliza, ma poi aggiunge: "A proposito, fumare non si può. Pare faccia appassire le azalee". Le dà un bacio e con questo tutto passa.

L'intera famiglia è quindi in attesa. "Sorridi" dice la mamma alla figlia che però dichiara di non averne voglia. Il padre, allora, le ricorda: "Sei inglese, mia cara. Quindi fingi".

Mrs Whittaker ha riposto tutte le speranze nel figlio perchè il marito, Jim (Colin Firth), è un uomo distrutto che non si è mai ripreso dalla guerra. Sta, ancora, facendo i conti con un’enorme sofferenza: ha combattuto nella prima guerra mondiale e ha perso tutti i suoi compagni. E' chiuso in se stesso, difficilmente parla o interviene nelle conversazioni, si sente "fuori" e non partecipa alla vita famigliare. Quando parla, però, ogni parola che dice è importante. Si porta dietro il classico senso di colpa dei sopravvissuti: "Sono l’unico uomo della mia età rimasto in questo villaggio’.

Le due figlie sono schierate con la mamma, ma è chiaro il loro senso di frustrazione.

Hilda (Kimberley Nixon) è una ragazza molto infantile e spesso molto irritante. La sua ossessione sono i ritagli di giornale. Capita spesso che per il padre leggere un giornale non sia un'impresa facile tra un buco ed un altro.
Sa, però, perfettamente chi sia Larita perchè ha visto le foto di quando ha vinto il Grand Prix di Monaco. Ecco perché il suo arrivo per lei è molto eccitante!

L’altra figlia è Marion (Katherine Parkinson) una ragazza molto religiosa, ma anche molto ipocrita. Rimane attratta da Larita, perchè tanto diversa e molto emancipata e perchè legge libri irriverenti, come "L’amante di Lady Chatterley", che anche lei divorerà voracemente.

Sono, quindi, tutti felici del ritorno di John, ma non altrettanto dell'arrivo della moglie ad eccezione del padre che sembra subito apprezzarla e, strano a dirsi, anche l'ex fidanzata di John entra subito in sintonia con lei.

John, non badando all'accoglienza freddina riservata alla moglie dalla madre, farà entrare Larita in modo trionfale nella casa, così come si addice ad una donna appena sposata. "Venere di Milo, ti presento la mia Venere di Detroit" dice, rivolgendosi alla statua dell'ingresso.

Non possiamo dimenticare un altro membro a tutti gli effetti della famiglia: la cagnolina che partecipa ad ogni vicenda dicendo la sua o pretendendo la sua parte.

Non farà una bella fine la poverina. Sarà schiacciata proprio da Larita per essersi messa comodamente seduta sul divano. Anche se forse un po' sadica, è una delle scene più esilaranti del film. Larita, appena si rende conto di essersi seduta su di lei, oltre ad essere molto dispiaciuta, non sa più cosa fare e finirà col seppellirla in tutta segretezza in giardino con la complicità del maggiordomo e del giardiniere che hanno nel frattempo imparato ad apprezzarla.

La famiglia Whittaker, anche se in modo diverso per ognuno dei componenti, ha subito le conseguenze della guerra. Forse la loro vita sarebbe stata molto diversa se non ci fosse stata.
Mrs. Whittaker (Kristin Scott Thomas) cerca disperatamente di aggrapparsi ad un mondo che non esiste più. Lei e la sua famiglia vivono in una casa che sta cadendo a pezzi, non hanno più soldi, ma non accettano di fare cambiamenti.
Larita si rende subito conto che Mrs. Whittaker non la vede di buon occhio e che non ne fa mistero. Inizierà una sorta di guerra di nervi tra le due donne.
La prima cosa che non gradisce Mrs. Whittaker è che Larita sia americana.
La seconda è che sia stata già sposata anche se il marito è morto. La terza che fumi.

La quarta che abbia un rapporto con la "servitù" più liberale del suo.

Ma ciò che meno tollera è che voglia andare ad abitare a Londra e non accetti di vivere nella sua stessa casa assogettandosi naturalmente alle sue regole consacrate dalla "tradizione". Insomma è una donna troppo libera, troppo allegra, per lei "troppo sfrontata". Inutili saranno gli sforzi di Larita di dialogare con lei: le distanze sono incolmabili.

Lo scontro tra la madre e la moglie è lo scontro tra due figure femminili (che incarnano due generazioni, due culture, due modi d’intendere la vita). Una tutta proiettata verso il futuro, l'altra avvinghiata ad un passato destinato a morire, ma da cui non si vuole emancipare (o non ce la fa).

Larita rappresenta il nuovo mondo che il vecchio disprezza perchè lo teme, ma è anche una giovane donna che suscita l’invidia e il rimpianto di una donna più anziana, che vede consumate tutte le sue chances. In mezzo sta John, l' oggetto conteso, giovane amante capace di leggerezza, ma figlio amato, unica possibilità per salvaguardare uno status che si sta sbriciolando. Dietro ci sta una vita non realizzata per l'allontanamento e forse il tradimento del marito dopo la guerra.

E alle sontuose cene di famiglia con gli amici di sempre la distanza si farà sentire anche nelle conversazioni più semplici:
"Tu monti vero?" le chiede la cognata
" Su navi, macchine o aerei?" le risponde Larita
"No, cavalli sciocchina".
"Ah, sì cavalli: secondo me hanno uno sterzo difettoso e freni inaffidabili".

E' chiaro che Mrs. Whittaker usi tutti i mezzi per vincere la sua battaglia. La freschezza, il dinamismo, la gioia di vivere che vede in Larita e in suo figlio sono insopportabili per chi si è rifugiata nelle sicurezze della tradizione perchè non ha saputo o non ha potuto costruirsi un vita vera.
Quando Larita entra in casa, in lei non vede solo un avversario che ha intenzione di rubarle il figlio, vede anche qualcuno che vive la vita che avrebbe potuto avere lei.

Larita accetta di stare qualche giorno in visita. Ma presto si accorge che questo tempo tende a dilatarsi sempre di più e sempre di più percepisce quanto lei sia lontana da quel modo di vivere. Il suo fidanzato vorrebbe che partecipasse di più, che giocasse a tennis con lui, ma lei preferisce leggere e appartarsi.

Pian piano si accorge di avere molto più in comune con Jim, il padre del suo sposo, che, pur nella sua amarezza e tristezza, in realtà nasconde una grande umanità. Anche lui non crede più a quel tipo di vita che ritiene falso e ipocrita. Sarà lui e non John a difenderla dagli attacchi sempre più feroci della moglie e delle figlie.

Larita si sente abbandonata dal marito che sottovaluta sempre le battute della madre e delle sorelle. "Sii te stessa - le dice - falle vivere sotto il tuo incantesimo".
E sarà se stessa.
Decide che Gran Bretagna ed America devon andare d'accordo e festeggerà quindi la festa del ringraziamento cucinando un tacchino.
Quando il maggiordomo andrà ad annunciare che "il pennuto" (tacchino) era pronto, Mrs. Whittaker chiederà allarmata: "quale pennuto, giovedi patate e cavoli.. Non ho dato disposizioni..."
e Larita risponderà tutta tranquilla "le ho date io".

Larita accetterà di partecipare alla caccia alla volpe anche se contraria. Si raduneranno tutti in pompa magna davanti alla villa e ci sarà anche lei.


Sempre bellissima e corteggiata spiccherà su tutte le altre. Quando la solleciteranno a salire sul cavallo lei, però, indugia. "Voglio dare un leggero vantaggio alla volpe" si scuserà.

Ha promesso e quindi parteciperà alla caccia. Non manca mai alle sue promesse. Lo farà però a modo suo. Cavalcherà un cavallo a motore.

Con lo scorrere dei giorni la situazione si farà, però, sempre più pesante ed insostenibile per lei.
In tutto il film si gioca fra le due donne una partita senza esclusione di colpi, dunque, in pieno stile inglese, con dialoghi serrati e pungenti. A far da sottofondo alla sfida ci sono grandi classici della musica del tempo (soprattutto il jazz, ma anche il tango o il can can), e diverse canzoni contemporane in salsa retrò composte da Marius De Vries, lo stesso compositore del film Moulin Rouge .
E con un tango si concluderà il film. La madre di John ha scoperto un passato di Larita di cui neanche il marito era a conoscenza: il suo ex era morto, ma non di cancro. Si era suicidato perchè malato e sarà la battaglia finale.
Larita rimarrà nella sua stanza a lungo proprio il giorno della festa tanto attesa.
Poi decide di partecipare, nonostante tutto, e si prepara.

Più bella ed elegante che mai scende quando ormai tutti pensano che non oserà comparire.

Chiede al marito di ballare con lei, quasi lo implora, ma John si rifiuta: ormai è dalla parte della mamma e forse Sara è tornata nei suoi pensieri.

Comincerà allora a ballare da sola un tango, ma Jim la guarda e si avvicina a lei: sarà lui il suo cavaliere.Le riprese del film, durate sette settimane e terminate alla fine di febbraio del 2008, sono state effettuate interamente in vere location situate nel Regno Unito: in magnifiche e maestose residenze, come Flintham Hall a Nottingham, Englefield House, vicino a Reading, nel Berkshire, e Wimpole Hall nel Cambridgeshire.
Il film è una commedia sofisticata che sa essere ironica e divertente, ma sa anche emozionare.
Molto brave sono tutti gli attori, in particolare le due attrici Jessica Biel e Kristin Scott Thomas.
Kristin Scott Thomas al principio era restia ad interpretare questo ruolo. Ma il regista ha saputo convincerla dicendole: "Ti renderò terribile! La prima settimana è stata piuttosto dura per lei, ma poi mi ha detto ‘sai una cosa, lo farò’ e poi ha iniziato a divertirsi molto. Credo che il momento più bello come regista sia stato quando le ho gridato ‘più strega Disney’ ed è scoppiata a ridere dicendo ‘ha detto proprio così?’"

Per quanto riguarda l'attrice Jessica Biel, il regista dice: “La cosa positiva di Jessica è che proprio come il suo personaggio anche lei era come un pesce fuor d’acqua. Non aveva mai fatto niente del genere fino ad ora e deve essere stato alquanto terrificante entrare in una stanza e trovarsi davanti Colin Firth e Kristin Scott Thomas e tutti gli altri, ma lei era molto tranquilla, e in effetti ad un certo punto mi sono chiesto cosa avessi fatto, ma Colin mi ha preso da parte e mi ha detto ‘spaccherà il video’!
“Jessica è incredibilmente spontanea, è come una tela bianca, non mi era mai capitato che un’attrice venisse a dirmi ‘In me non c’è un solo briciolo di cinismo, quindi dovrai insegnarmi tu come fare’. E’ totalmente incapace di parlar male di qualcuno e credetemi ho lavorato con attrici e attori che sono capaci eccome!"