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lunedì 16 aprile 2007

Amadeus

Amadeus di Milos Forman (1984) Sceneggiatura di Peter Shaffer Con F.Murray Abraham, Tom Hulce, Elisabeth Berridge, Roy Dotrice, Jeffrey Jones Fotografia: Miroslav Ondricek (160 minuti) Rating IMDb: 8.3
Amadeus
E’ indubbiamente un capolavoro, ma è anche un diamante dalle molte facce, non tutte perfette. E’ curioso vedere che un film così accurato si poggia su un falso storico clamoroso: perché il buon Salieri, se fosse stato ancora fra noi, si sarebbe rivolto a un avvocato e avrebbe avuto un risarcimento miliardario, e probabilmente avrebbe bloccato l’uscita del film.
Mozart, se mai fu ucciso da qualcuno, fu ucciso dai medici che lo avevano in cura. I medici del 700 curavano con salassi, clisteri, mercurio: indebolivano il malato e lo avvelenavano...L’illuminismo era già iniziato, ma la medicina scientifica doveva ancora nascere, e ancora nel 1818 chi studiava anatomia veniva descritto come fece Mary Shelley nel suo “Frankenstein”. E il Requiem, rimasto incompiuto, gli fu commissionato dal conte Walsegg, un ricco signore che voleva poi firmarlo a suo nome: ecco la ragione del mistero e dell’incognito. Oltretutto, il Requiem di Mozart così come siamo abituati ad ascoltarlo è quasi tutto opera di Süssmayr, che ne terminò la scrittura basandosi sugli appunti e cercando di imitare lo stile del maestro. Salieri era ricco e famoso, più ricco e più famoso di Mozart. Mozart gli rubacchiò perfino qualche idea, come il soggetto di “Così fan tutte” che viene proprio da un’opera di Salieri, “La grotta di Trofonio”.
Anche Mozart si sarebbe portato a casa un bel po’ di danari facendo querela: è vero che le cronache dell’epoca lo descrivono come un tipino bizzarro, ma qui si esagera. Però, detto questo, va anche detto che Mozart e Salieri sono interpretati da due attori favolosi, e che il soggetto alla base del film – l’invidia per chi è più dotato di noi, che fa con estrema facilità e naturalezza quello che a noi costa grandi fatiche e pensamenti, e lo fa molto meglio di noi – è di quelli più forti tra i nostri sentimenti. La leggenda di Mozart avvelenato da un rivale nasce nei primi dell’800, facilitata dai deliri dell’anziano Salieri nella fase terminale della sua vita. Viene ripresa da Pushkin ai primi dell’800, musicata da Rimskij Korsakov per un’opera breve, poi ripresa da Schaeffer in epoca moderna: ed è da quest’ultimo adattamento che Forman ha tratto il film.
Ci sono due scene che vanno sottolineate. La prima è all’inizio, quando l’anziano Salieri si rivolge all’infermiere, e gli suona alcuni brani. L’infermiere ascolta, dice che gli piacciono, ma proprio non ne ha memoria. Allora Salieri gli suona qualcos’altro, e l’infermiere si illumina: “ Ah sì, questa la conosco bene! L’ha scritta lei? Che bravo!” . Salieri allora scuote la testa: no, non l’ho scritta io. E’ Mozart... E questa è verità storica: del grande successo di Salieri non è rimasto niente nella nostra memoria, di Mozart è rimasto tutto.
L’altra parte decisamente interessante è tutta quella prima del finale, molto lunga, che parla della nascita del Flauto Magico. Non siamo di fronte solo alla nascita di un capolavoro, ma ad un cambiamento epocale: l’opera non è più il divertimento dei nobili e dei ricchi, esce dai teatri di corte e va nei teatri a pagamento. La Rivoluzione è del 1789, Mozart muore nel 1791: da Vienna, gliene giungono notizie e non sappiamo cosa ne abbia pensato. Ma da allora tutto cambia, il mondo non è più stato lo stesso. Perché Mozart passa tutta la sua vita come servo, di questo o di quel potente; e anche Haydn, il sommo e venerato maestro suo contemporaneo, era al servizio dei conti Esterhazy. I teatri a pagamento, cioè al di fuori delle corti dei signori, cominciano a nascere già nel ‘500; ma è solo a fine ‘700 che diventano una cosa normale. In Inghilterra c’era già stato il Globe di Shakespeare, e Haendel aveva fatto l’impresario; ma in Francia si eseguiva ancora l’Armide di Lully, a Versailles, come cent’anni prima. Beethoven nasce nel 1770, solo 14 anni dopo Mozart; ma Beethoven non sarà mai servo di nessuno. Inizia il Romanticismo, siamo ormai nell’800, d’ora in poi l’artista dovrà rispondere solo a se stesso.